Sull'ultimo Venerdì di Repubblica c'è una interessante inchiesta (qui) sulla diffusione dei fumetti nel nostro paese, dove tra le altre cose si parla dell'ottimo stato di salute in cui versa questo particolare settore editoriale. Due cose interessanti: nel 2021 appena chiuso circa nove milioni di persone sono andate in libreria, più o meno regolarmente, per comprare fumetti (rilevazione relativa alle sole librerie, che quindi esclude edicole e fumetterie); il fumetto è solo cartaceo. A differenza dei libri, che possono essere acquistati e letti su aggeggi elettronici, il fumetto viene letto solo su carta.
La cosa un po' mi ha sorpreso, dal momento che lavoro in un'agenzia di distribuzione stampa e ogni giorno mi vedo passare per le mani tonnellate e tonnellate di fumetti destinati esclusivamente alle edicole. Non pensavo che anche le librerie avessero un così attivo mercato dei fumetti. Bella, questa cosa.
L'inchiesta in questione mi ha fatto venire in mente l'infinita serie di fumetti che leggevo da bambino e da ragazzino prima del passaggio ai libri: Topolino, Braccio di ferro, Tex, Zagor, Diabolik, Il comandante Mark, Dylan Dog i primi che mi vengono in mente e che mi riportano al periodo più spensierato della mia vita. Tra l'altro, molti di questi (in particolare molti numeri di Topolino) li conservo ancora, da qualche parte.
I fumetti mi fanno venire in mente un aneddoto di cui parlò Francesco Guccini in una intervista di qualche anno fa, in cui raccontava che quand'era giovinetto doveva leggerli di nascosto perché suo padre glieli proibiva. Glieli proibiva perché temeva che i fumetti, con tutte quelle figure, lo disabituassero alla lettura. I libri andavano bene, e suo padre gliene regalava in continuazione, ma i fumetti no, quindi lui se li faceva prestare di nascosto da qualche amico e li leggeva quando suo padre non c'era. Dal momento che Guccini in mezzo ai libri ci ha passato tutta la vita e che è diventato a sua volta scrittore di romanzi, direi che i timori di suo padre erano palesemente infondati.
