venerdì 11 ottobre 2024

Dopo 50 anni

È incredibile il livello di malafede di chi accusa di antisemitismo chiunque critichi il governo israeliano. E non mi riferisco ai commentatori da social, ché lì spesso è proprio questione di tare culturali/cognitive, mi riferisco a politici, giornalisti, personaggi pubblici in genere, perlopiù appartenenti a una certa area politica. 

È pura malafede, nient'altro.

Sono passati più di 50 anni da quando Abba Eban, cofondatore del sionismo, postulò la teoria secondo cui tra antisionismo e antisemitismo non esiste alcuna differenza, con ciò dando a intendere che chiunque critichi le politiche di Israele è automaticamente un antisemita. Oggi quella dottrina, sempre rimasta piuttosto dormiente nel corso dei decenni, è rinata a nuovo fulgore. È come se fosse stata risvegliata dal letargo in cui avrebbe meritato di restare, e ci sguazza allegramente chi ha tutto l'interesse, strumentale, ad alimentare questa capziosa commistione. 

Lo so che oggi è tutto bianco o nero e le sfumature che stanno in mezzo non esistono più, ma chi ha ancora un minimo di onestà intellettuale non può cascarci. Criticare le politiche di Israele è una cosa, l'antisemitismo un'altra. Punto.

1 commento:

  1. Il punto dolente è quell'interesse strumentale cui accenni: per sostenere le proprie ragioni tutto fa brodo. Ed è una cosa tristissima, ma rispecchia bene i tempi contorti in cui viviamo.

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