sabato 4 febbraio 2023

Seal Driver

Ieri ero in giro in macchina e ascoltavo i Jethro Tull. Tra le tantissime canzoni che si potrebbero citare come esempi della geniale creatività di Ian Anderson c'è sicuramente Seal Driver, contenuta in quello scrigno di perle che si chiama The broadsword and the beast, pubblicato nel 1982. Ci sono alcune peculiarità che rendono questo pezzo meritevole di entrare nel novero di quelli più rappresentativi della cifra stilistica della band capitanata da Ian Anderson. 

Una di queste peculiarità riguarda la parte di basso. In questo pezzo, ma in generale in tutto l'album, questo strumento, generalmente relegato a eseguire parti di sottofondo e di mero accompagnamento, viene elevato quasi al rango di strumento solista, come si evince già dall'incipit del pezzo, dove un pregevolissimo riff si adagia su un bellissimo ed evocativo tappeto sonoro realizzato da sintetizzatori. Ma in tutta la canzone il basso è protagonista, e qua e là fa capolino in maniera evidentissima, accostandosi fino quasi a integrare la linea melodica vocale o strumentale di strofe e intermezzi. 

Altra peculiarità del brano è il bellissimo assolo di chitarra elettrica che esplode tra la seconda e l'ultima strofa. Assolo che presenta alcune particolarità degne di nota. La prima è che è suonato in tempo ternario. Mentre il pezzo è fino a lì tutto in tempo binario (presumibilmente un 4/4), Ian Anderson spiazza l'ascoltatore e infila questo assolo su un tre tempi. Geniale e di grande effetto. Qui c'è da segnalare un tocco di grande raffinatezza stilistica che manda in sollucchero chi ascolta: la ripetizione della prima parte dell'assolo fatta una terza sopra. In pratica, terminata la prima parte, l'assolo viene ripetuto sovraincidendo la medesima melodia suonata una terza sopra rispetto alla fondamentale e fondendo insieme le due parti. Da brividi! 

Merita sicuramente una menzione, oltre all'assolo, anche l'intermezzo di sintetizzatori e pianoforte che segue, i quali eseguono una musica evocativa, cupa, che genera quasi suspence e che ricorda le colonne sonore di quei film drammatici e carichi di tensione che fanno sobbalzare gli spettatori sulla sedia. Poi tutto si placa all'improvviso, come una quiete dopo la tempesta. Il tempo torna a essere binario e regolare e parte l'ultima strofa, che sostanzialmente è stilisticamente uguale a quella di apertura. 

Il pezzo si chiude quindi sfumando, riproponendo il riff di basso su tappeto sonoro di sintetizzatori che apre la canzone. Ecco, direi che per capire chi e cosa sono i Jethro Tull, canzoni come questa sono imprescindibili.

 

5 commenti:

blogredire ha detto...

Mitici,sono andato a un loro concerto qualche anno fa,Ian Anderson protagonista assoluto,senza dare torto agli altri musicisti naturalmente.

Andrea Sacchini ha detto...

Io invece dal vivo non li ho mai visti. Ma prima o poi, vedi mai...

Andrea Sacchini ha detto...

Di niente. Buona domenica, Valeria.

blogredire ha detto...

Il concerto si è svolto a Piazzola sul brenta,paese dove abito,sono andato in bici...

Gas75 ha detto...

Dire che hai buon gusto musicale è poco!

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