venerdì 24 febbraio 2023

Un anno di invasione

Un anno fa, come oggi, quando le truppe russe entrarono in Ucraina, sull'onda dell'emozione mi sembrava di avere ben chiaro chi fosse il "cattivo" e chi il "buono", dove stessero i torti e dove le ragioni. Poi, nel corso del tempo, contemporaneamente al progressivo sopirsi della inevitabile onda emozionale iniziale, ho letto, ascoltato esperti, tentato di approfondire la storia pregressa di come si è arrivati al tragico epilogo di un anno fa, e sono arrivato a una conclusione che di per sé è banale ma che quando si esterna produce quasi sempre il rischio di venire etichettati come filo-russi. Tutto questo a causa di un meccanismo psicologico - ne avevo parlato qui - che equipara approfondimento e apologia.

La conclusione banale, ma pericolosa, cui accennavo è che nessuno dei due contendenti ha completamente ragione e nessuno dei due ha completamente torto. Fermo restando il ripudio e la repulsa per gli orrori seguiti all'invasione russa e detestando Vladimir Putin per tutto ciò che rappresenta - chi ha letto La Russia di Putin, di Anna Politkovskaja, sa bene di cosa parlo - solamente chi non conosce il pregresso o è in malafede può negare che l'Occidente abbia commesso errori gravissimi e abbia avuto enormi responsabilità nell'impedire che si arrivasse al tragico epilogo.

E che l'Occidente abbia elevate responsabilità non lo dico io, che sono solo un povero blogger di campagna, lo ammette ogni esperto e ogni studioso che analizzi senza pregiudizi la storia e le vicende storiche russo-ucraine degli ultimi cento anni. Perfino il papa, ormai una delle ultime persone mediaticamente autorevoli rimaste, utilizzando la metafora se volete puerile di Cappuccetto rosso e del lupo cattivo, stigmatizza la fuorviante banalizzazione del bianco e nero senza sfumature, dei torti e delle ragioni tutti da una parte, tentando di mettere in rilievo come responsabilità ci siano su ambo i fronti.

Non è giustificazionismo, questo. Che ci sia un aggressore e un aggredito, che Putin abbia una visione eufemisticamente autoritaria del potere e che sia condannabile per tutto ciò che ha scatenato sono elementi oggettivi su cui non si discute, è solo il tentativo di analizzare le vicende dal punto di vista dei fatti, se volete una sorta di reazione fisiologica alle facili, invitanti e confortanti banalizzazioni imperanti che, se da una parte offrono sollievo e conforto, dall'altra impediscono di vedere le cose come sono realmente.

13 commenti:

  1. L'Ucraina, ovvero una nazione dove le coppie potevano comperare i figli nati con l'utero in affitto! Chissà con che ansia i gestori di questo business aspettano la fine della guerra, per ricominciare ad affittare uteri e a vendere bambini!

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  2. Mica c'è alcun automatismo tra guerra e fine di un business.

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  3. Nulla giustifica la guerra. NULLA. Se non si è in grado di partire da questo assunto allora è meglio estinguersi.

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    1. Nulla giustifica la guerra è un concetto che a noi europei, nati in un angolo di mondo pieno di benessere dove l'ultima guerra c'è stata settant'anni fa, sembra logico, naturale. Ma per gran parte del resto del mondo di motivi che giustificano le guerre ce ne sono a vagonate.

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    2. Ovvio, nato in Yemen, Siria o Afghanistan senza il calduccio del blog, la tisana, il libro sul comodino.

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  4. D'accordo sull'analisi delle responsabilità. Ma adesso il problema, enorme problema è: come se ne esce?

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  5. Domanda da cento milioni di dollari. Non lo so, e non ho ancora sentito nessun analista serio che si sia sbilanciato in questo senso.

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  6. Anni fa, il pissi pissi pissi pettegolo del pro-parentame (prozie e prozii e anche qualche affine di non meglio precisata ascendenza) per parte di mamma ravanava nella recente separazione di qualche lontano bis-cugino.
    "Ma de chi l'è la culpa? La serà stai lè? El serà stai lü?"
    "La cülpa l'è de nisüna, i g'han torti tüti dü!", tuonò mio nonno, "Muchèla de spetegulà!" (Serve la traduzione?)
    Come sempre con gli eventi più drammatici, le responsabilità saranno individuate quando saranno morti i figli e i nipoti dei protagonisti e quando gli storici avranno avuto modo di analizzare i documenti. Adesso bisogna pensare a come venirne fuori.

    Libro favoloso, Guerra e pace, l'ho amato molto (ultima parte esclusa, un po' una palla a mio parere). Tu cosa ne pensi?

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    1. >(Serve la traduzione?)
      No, sono riuscito a tradurre :-)

      >Tu cosa ne pensi?
      Ho finito ieri le 800 pagine del primo volume e inizio oggi il secondo. Mi sta piacendo molto, anche se devo ammettere di aver saltato alcune descrizioni eccessivamente prolisse. Ti dirò poi se condivido il tuo giudizio sulla seconda parte :-)

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  7. Risposte
    1. Capolavoro, sia il testo che la musica. Grazie Maurizio.

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    2. Dalla pagina Wikipedia di Vinicio Capossela:
      "il 24 febbrario 2023, ad un anno dall'invasione russa dell'Ucraina, pubblica il brano La crociata dei bambini ispirato al poema di Bertolt Brecht La crociata dei ragazzi (1942, in Italia edito da Einaudi nel 1959) che affronta il tema della "peggiore delle catastrofi: la guerra, con tutto il corollario di avvelenamento, di semplificazione, di inflazione, di vanificazione di ogni sforzo “culturale”".

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