Matteo Renzi ha le ricette giuste per sconfiggere il terrorismo: camionette dell'esercito, educazione e cultura. Serve la forza, insomma, è importante la mano dura, ma - dice - il grosso del lavoro va fatto a monte, attraverso "un gigantesco investimento educativo e culturale. Perché l'educazione è il principale fattore per la sicurezza di un popolo. [...] Ci investiremo, senza rinunciare alla nostra identità, ai nostri valori, ai nostri ideali."
Perbacco, e come non essere d'accordo con lui, e felici con lui, almeno stavolta, per questa alta dichiarazione d'intenti? Poi, a margine, ci sarebbe da far notare una infelice e sfortunata concomitanza, quella della pubblicazione dei dati Eurostat dove si certifica che l'Italia è all'ultimo posto in Europa negli investimenti nell'educazione e nella cultura. Non in posizioni basse, o magari medio-basse con qualcun altro ancora più in basso, come siamo abituati a essere per tutto il resto, no, per educazione e cultura siamo proprio all'ultimo posto.
Non se ne fa una colpa a questo esecutivo, intendiamoci - è già da almeno quattro o cinque lustri che si è imboccata questa tragica direzione - ma lo si incolpa semmai di aver proseguito nella medesima direzione senza accenni di cambi di rotta. E quindi niente, da un certo numero di anni viene tollerata e avallata quella che potremmo tranquillamente definire come ignoranza di stato senza che a nessuno freghi alcunché, col paradosso tragicomico espresso da capi di governo, con un background culturale forgiato da partecipazioni televisive a telequiz e giochi a premi, che ci raccontano che il terrorismo si batte con la cultura.
Prendiamo atto.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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