Nella odierna gara a chi, giornalisticamente parlando, ce l'ha più lungo, una gara combattuta a suon di titoloni e scoop più o meno improbabili, la vittoria va quasi sicuramente al solito fogliaccio di zio Tibia, che è riuscito a evidenziare nel sommario dell'articolo - articolo, vabbe' - in cui si parla della cattura del criminale, che il terrorista più ricercato d'Europa "raccolse [udite udite] 3 complici in un centro di rifugiati tedesco." In realtà, scorrendo l'articolo, cosa che generalmente pochi fanno, si legge semplicemente che "la notte fra il 2 e il 3 ottobre" [...] "l'auto di Abedslam è rimasta ferma davanti ad un centro per rifugiati dove si trovavano molti siriani." Quindi? Che ha fatto? Ha raccattato qualcuno, lì, o no? Boh, non si sa. E, soprattutto, qual è la rilevanza e lo scopo di questa evidenziazione? La rilevanza si ferma al semplice dato di cronaca, nient'altro; lo scopo invece è chiarissimo: cercare di dare l'idea che ci sia un collegamento tra il terrorismo di matrice islamica e il fenomeno dei rifugiati, e tirare in questo modo acqua al mulino della propaganda stronza, perché falsa e strumentale, che contraddistingue da sempre Il Giornale e certi ambienti della destra xenofoba.
Inutile dire che in tutto il penoso scritto non si trova una riga in cui si accenni al fatto che il terrorista catturato oggi, unico superstite del commando di 10 persone responsabile della strage del Bataclan, era un cittadino europeo, così come cittadini europei erano gli altri terroristi deceduti.
Una prece per il giornalismo italiano.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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