lunedì 28 marzo 2016

5,7 miliardi di ragioni faranno finire la faccenda Giulio Regeni a tarallucci e vino

Nessuno, nemmeno chi ama trascorrere le proprie giornate facendosi devastare il cervello da telequiz cretini in tv, credo sia così sprovveduto da non aver capito che quello di Giulio Regeni è un omicidio di stato destinato a rimanere insoluto e che finirà a breve nel dimenticatoio. È tristemente inevitabile, questo epilogo, e da una certa prospettiva è auspicabile che arrivi pure in fretta: se non altro avremo finito di farci prendere per il culo dal governo egiziano - pure la BBC fa notare che l'ultima versione partorita dalla congrega di Al Sisi è una solenne minchiata.
I motivi per cui tutto finirà in niente, o al massimo con l'inghiottire senza troppi problemi una qualsiasi versione di comodo egiziana, stanno anche nei 5,7 miliardi di dollari di interscambio (dati 2014) tra i due paesi, che entrambi si sono impegnati a portare a 6 entro la fine di quest'anno; sta nella presenza di Eni, Enel, Edison, Ansaldo, Banca Intesa Sanpaolo, Pirelli, Italcementi e altre 123 aziende italiane in Egitto; sta nell'Italia primo paese importatore dell'economia egiziana.
Ora, che il governo italiano accetti tutto questo - le apparentemente dure proteste di Renzi sono a esclusivo beneficio di telecamera - a qualcuno potrà anche andar bene; che si voglia sacrificare la verità su un crimine così efferato (Giulio Regeni è stato barbaramente torturato per giorni prima di essere finito) sull'altare del partenariato commerciale qualcuno lo potrà pure trovare plausibile, ma chiunque sarà ancora convinto che la dignità e il diritto di ottenere giustizia e verità vengono prima dei rapporti economici, non potrà non dire a questo governo di non essere d'accordo.

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