Non sarà una settimana tranquilla, per il cavaliere, la prossima, quella che condurrà al pronunciamento della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento. Lo scrive stamattina Repubblica. Berlusconi ha una paura matta (e, da parte mia, penso abbastanza giustificata) di una sentenza sfavorevole, che di fatto riaprirebbe immediatamente tutti i processi congelati grazie alla sua legge ad personam.
Le conseguenze del resto sono abbastanza prevedibili. Prima fra tutte: il mercato delle vacche salterebbe all'istante (quanti sarebbero i parlamentari disposti a passare con un premier a rischio permanenza a palazzo Chigi?). Ma Berlusconi teme anche l'ipotesi che la Consulta se ne lavi un po' pilatescamente le mani, delegando ai pm milanesi la decisione, di volta in volta, dell'applicazione o meno del legittimo impedimento.
Ecco le ragioni di quel "vogliono farmi fuori" dell'altro ieri. Berlusconi sa che l'unico modo per salvare capre e cavoli è una sentenza favorevole della Consulta. Ma sa anche che le probabilità che venga dichiarata costituzionale una legge che costituzionale non è sono molto basse (vedi lodo Alfano). E noi scopriamo così, con un certo stupore, che in Italia c'è ancora qualcosa che anche il cavaliere teme e che non può comprare: le sentenze della Consulta.
Almeno per ora.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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