sabato 7 maggio 2016

I vampiri dello spazio



Non ricordo quando è stata l'ultima volta in cui ho letto un libro di fantascienza. Forse da ragazzo, chissà; probabilmente perché la fantascienza non è mai stata il mio genere preferito. Comunque sia, mi è capitato tra le mani qualche giorno fa questo libro, e non avendo in quel momento altro sottomano ho cominciato a leggerlo. Alla fine non è stato male, anche se l'ho trovato piuttosto privo di mordente. Racconta di una spedizione di astronauti che si imbattono casualmente in una gigantesca astronave alla deriva; l'astronave sembra abbandonata ed è piuttosto malridotta, sostanzialmente a causa degli squarci provocati da vari corpi celesti durante suo eterno vagabondare nell'universo. Gli astronauti decidono di abbordarla e di entrare per esplorarla. All'interno trovano alcuni loculi in cui giacciono dei corpi apparentemente senza vita. Ne prelevano tre e li portano sulla Terra. Si scoprirà poi che i tre alieni non sono in realtà nient'altro che una piccola avanguardia di più vaste legioni di vampiri dello spazio; non i classici vampiri a cui si pensa subito, quelli che succhiano il sangue, per intenderci, ma vampiri di energia vitale, che sottraggono agli abitanti dei pianeti in cui si imbattono nel loro eterno girovagare e che usano per mantenersi in vita (sembra una perfetta metafora per indicare certi politici, non trovate?).
L'aspetto interessante della vicenda non è la trama in sé, peraltro ben poco originale e sostanzialmente priva di mordente, ma certi particolari descrittivi contenuti nella storia. Colin Wilson scrive questo libro nel 1976 e lo ambienta nel 2080, quindi cerca di immaginare come sarebbe stata la vita sulla Terra nel periodo preso in esame. Per alcune cose dimostra una certa fantasia, ad esempio quando immagina gli spostamenti delle persone tramite certe piccole navicelle ("cavallette") in grado di spostarsi a velocità elevatissime viaggiando su una specie di cuscino magnetico. Credo però che abbia peccato gravemente di fantasia per quanto riguarda le comunicazioni tra le persone, che nel libro avvengono tramite videofoni, in sostanza la versione video delle vecchie cabine telefoniche. Altro epic fail: lo spostamento di registrazioni audio da un laboratorio all'altro tramite bobine magnetiche. Eh no, su, le bobine magnetiche nel 2080 quando in quell'epoca saranno già in disuso i messaggi vocali degli smartphone di oggi?
Certo, non è che si può fare colpa a Wilson per queste piccole pecche di anacronismo, in fondo si tratta di fantascienza e altrimenti che fantascienza sarebbe? Comunque, questi divertenti anacronismi hanno compensato in parte le mancanze a livello di mordente del racconto.

4 commenti:

Sbronzo di Riace ha detto...

bè i videotelefoni di allora sono lo skype di oggi

dal libro hanno tratto un film space wampire dove c'era una bella vampira che girava nuda

https://it.wikipedia.org/wiki/Space_Vampires

https://it.wikipedia.org/wiki/Mathilda_May

che proprio come un vampiro si è mantenuta discretamente :-)

Andrea Sacchini ha detto...

Lo Skype di oggi te lo porti in giro sullo smartphone e viedochiami da qualsiasi posto (connessione permettendo), nel romanzo si parla di videofoni pubblici installati negli aereoporti, nelle stazioni ecc. Evidentemente nel '76 Wilson non ha immaginato l'avvento massiccio degli smartphone. Che poi, pensandoci, nel 2080 è probabilissimo che saranno archeologia informatica pure le videochiamate di oggi. Magari si sarà già arrivati a comunicare tra persone col solo pensiero :-)

Sbronzo di Riace ha detto...

perchè questo del 2004 che avrebbe dovuto permettere alle persone di videochiamarsi dalla linea fissa di casa te lo sei scordato? e non è nemmeno fantascienza

http://www.ciao.it/Telecom_Italia_Video_Telefono_DIAL_FACE__Opinione_744492

mi pare che fu un flop degno del fido - dect

https://it.wikipedia.org/wiki/Fido_DECT

nel 2080 saremo noi l'archeologia :-)

Andrea Sacchini ha detto...

Hai ragione :-)