giovedì 30 marzo 2023

Spam nei (miei) commenti


Che il funzionamento dei commenti sia da qualche tempo bizzarro su questa piattaforma, credo sia ormai noto a tutti. Il parossismo di questa bizzarrìa, per quanto mi riguarda, credo si sia raggiunto oggi, da quando blogger.com ha cominciato a classificare come spam i miei commenti.

Vietato (a prescindere)

Il prode ministro Lollobrigida ha vietato produzione, importazione e vendita in Italia della carne in vitro, altrimenti detta carne sintetica. Lo fa per noi, per la nostra salute e il nostro benessere, e anche per tutelare il made in Italy, certo. 

Molto in sintesi, il procedimento in laboratorio prevede che, da una sola cellula, in poche settimane si possono ottenere dieci tonnellate di carne, e il tutto senza abbattere una sola bestia, laddove, come scrive Mattia Feltri su La Stampa di oggi, ogni anno nel mondo si abbattono 50 miliardi di polli, un miliardo e mezzo di maiali, mezzo miliardo di pecore e così via. Senza contare l'impatto sull'ambiente (consumo di acqua, gas serra, deforestazione ecc.) degli allevamenti intensivi.

Anche la questione del made in Italy fa un po' sorridere, dal momento che circa metà della carne che consumiamo la importiamo dall'estero, Brasile principalmente (un milione di tonnellate di carne di maiale, 400mila tonnellate di carne bovina). Ma il ministro vieta perché va' a capire gli impatti sulla nostra salute della carne in vitro (evidentemente quelli della FDA americana, che hanno detto che non c'è alcun rischio per la salute, non capiscono niente).

Ma al di là della questione specifica della carne, su cui ognuno ha legittimamente le proprie opinioni, quello che salta all'occhio è che di fronte a problemi complessi questo governo vieta. Non è che si mette lì ad approfondire, analizzare, studiare, valutare e su queste basi decidere. La decisione, cioè, avviene sulla mera base della soddisfazione della pancia dell'elettorato. Il ministro dice: "Visto, ho vietato la carne in vitro perché io ci tengo alla vostra salute e salvo il made in Italy", e il popolo bue (a proposito di carne), che non sa niente però vede nel ministro un salvatore, applaude e tutti contenti.

Non si è in grado di capire/affrontare i problemi e allora si vieta. È più facile ed evita la fatica di rapportarsi alla complessità per incompetenza e per mantenere consenso.

Si vieta la carne in vitro, si vieta la registrazione dei figli delle coppie omogenitoriali, si vietano gli sbarchi. Si vieta. Non si affronta. È difficile affrontare, richiede impegno, tempo, fatica, risorse; vuoi mettere quanto è più facile proibire tout court? Nel frattempo il mondo va avanti, le società mature si muovono, cambiano, affrontano i problemi e cercano di risolverli. Le società imbalsamate vietano, e muoiono.

mercoledì 29 marzo 2023

L'altra Grace

Quasi 600 pagine divorate in tre giorni, e mi spiace doverlo riportare in biblioteca. 

Narra le vicende di Grace Marks - il romanzo è tratto da una vicenda di cronaca realmente accaduta - ed è ambientato nel Canada di metà Ottocento. Grace, addetta alla servitù in casa di un ricco possidente, viene accusata del suo omicidio e, dopo un processo piuttosto sommario, prima incarcerata e poi rinchiusa in manicomio perché sospettata di insanità mentale. Qui conoscerà il giovane dottore Simon Jordan, l'equivalente di uno psichiatra dei giorni nostri (all'epoca la scienza psicologica era ancora in embrione), col quale Grace, lentamente, riuscirà a instaurare un dialogo basato sulla fiducia e ad aprirsi. Comincerà così a raccontare al medico la sua vita. Simon Jordan resterà affascinato e ammaliato dalla personalità complessa e inafferrabile di Grace, e lentamente, scavando, riuscirà anche a portare a galla la verità sulle vere responsabilità dell'omicidio.

È un romanzo psicologico, poetico, scritto con una prosa accattivante, che scava in profondità nella natura umana e che racconta come in un certo passato le donne, spesso, siano state vittime del sistema sociale sia perché donne e sia perché povere, mettendo in luce le contraddizioni della società maschilista dell'epoca. Per me è un capolavoro.

martedì 28 marzo 2023

Eccesso di soccorso

Quindi la nave di Banksy è stata fermata e sanzionata perché nel tragitto verso il porto assegnatole dopo aver effettuato un salvataggio ha incrociato un'altra inbarcazione in difficoltà e l'ha soccorsa. È come se un'ambulanza che sta recandosi verso un ospedale con un ferito a bordo venisse sanzionata perché nel tragitto si imbatte in un sinistro con feriti e si ferma a soccorrerli.

Sono riusciti a inventarsi il "reato" di eccesso (colposo?) di soccorso, da contrapporre all'ormai anacronistica omissione di soccorso. Perché loro sono innovativi.

domenica 26 marzo 2023

Morte

 


 

Ho letto in un giorno questo bellissimo saggio filosofico di Daniela Steila. Il tema del libro è la grande rimossa della nostra civiltà occidentale: la morte. Si tende a non parlarne, è quasi un argomento tabù, un tema che è tanto universale e comune quanto difficile da accettare. È come se non stesse bene tirare in ballo l'argomento. La cosa è comprensibile, in realtà, dal momento che siamo pieni di "io" (io sono, io vivo, io faccio, io programmo, io progetto, io...) e la morte è la fine di tutti questi "io" (non a caso Sartre diceva che per l'uomo "la mort est l'absurde"). In più, come scriveva Max Scheler, "la società contemporanea ha prodotto una radicale negazione della morte attraverso l'idea del progresso e della sua infinità; la scienza moderna in particolare è nata per realizzare il dominio sulle cose del mondo e implica la rimozione della morte."

Questo interessantissimo libro è in pratica una rassegna in cui si analizza il modo in cui i grandi filosofi e pensatori della storia, da Platone a Heidegger, da Hegel a Sartre, passando per sant'Agostino, Tommaso D'Aquino, Montaigne, Marx, Freud, fino ai bioeticisti moderni, hanno descritto e inteso la morte (compresa la sua variante del suicidio), quale è stata la loro idea, come l'hanno inquadrata e spiegata. La filosofia si è occupata da sempre della morte, del suo significato, delle sue implicazioni morali, ma anche le persone comuni, prima o dopo, si sono interrogate su questo. D'altra parte noi umani, rispetto agli altri esseri viventi, abbiamo consapevolezza della nostra finitudine, quindi noi non solo moriamo ma pensiamo al nostro destino mortale, meditiamo sulla fine della nostra vita e di quella altrui. Da questo infinito pensare sono nate anche le idee che hanno tentato di neutralizzare e lenire l'assurdità inaccettabile della morte. Su queste basi è stata concepita ad esempio l'anima, la sua immortalità, l'idea della resurrezione, oppure quella di una vita oltre la morte, idee ricorrenti, queste, che ogni civiltà apparsa sulla terra ha elaborato.

È un libro che stimola molte riflessioni a cui generalmente non si pensa, appunto perché in genere si tende a rimuovere l'argomento, riflessioni che possono però aiutare a considerare la nostra umana vulnerabilità come un valore. Anche se non è facile.

sabato 25 marzo 2023

Paolo Nori a Misano

 

 

Ieri sera sono andato al teatro Astra di Misano ad assistere a una conferenza/monologo di Paolo Nori. Nori è lo scrittore che poco dopo l'inizio della guerra in Ucraina fu al centro delle cronache per la decisione dell'università Bicocca di annullare un suo ciclo di lezioni su Dostoevskij (ne avevo accennato qui), sull'onda degli insensati e un po' stupidi atteggiamenti collettivi volti a boicottare ogni espressione della cultura russa nei nostri paesi occidentali.

Paolo Nori è forse uno dei maggiori conoscitori di letteratura e cultura russa in Italia e ieri sera ha incentrato il suo intervento sulla figura di Anna Achmatova, la più grande poetessa russa del Novecento. Nella mia stratosferica ignoranza non conoscevo questa figura e ne sono rimasto affascinato. L'intervento di Nori ha poi spaziato prendendo in esame i grandi scrittori russi, la loro influenza e importanza nella cultura mondiale, il tutto descritto col suo modo di raccontare affabulatorio, spesso ironico, che cattura l'attenzione e rende godibili e gradevoli anche argomenti che a prima vista possono sembrare pesanti o noiosi.

Ho voluto partecipare a questo incontro anche come forma di presa di distanza dalla stupida ostracizzazione della cultura russa imperante, e mi chiedo come possiamo essere arrivati a un tale punto di ridicolo da non riuscire a distinguere tra cultura e attualità.

Antropologizzazione del mercato

Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, in merito alla crisi europea delle banche di questi giorni, dice (La Stampa, 25.3.2023): "I mercati fanno il loro mestiere. Quando ci sono delle variazioni tendono ad accentuarle perché dall'accentuazione delle variazioni si guadagna. C'è nervosismo ed è bene che le banche centrali diano messaggi attendibili delle loro decisioni." 

Non so se ci avete fatto caso, ma espressioni che si sentono spesso come "i mercati sono nervosi" o "i mercati soffrono" danno l'idea di una antropologizzazione del mercato e dell'economia. Cioè, la nostra vita è talmente impregnata di economia, di denaro, di mercato che, forse senza accorgercene, abbiamo cominciato a descriverlo utilizzando categorie e sentimenti umani (nervosismo, sofferenza ecc.). 

Siamo ormai al punto in cui non esiste più distinzione tra mondo della vita e mondo dell'economia. Il guaio è che le due dimensioni, mercato e vita, non sono compatibili perché non hanno gli stessi fini né le stesse caratteristiche, e la loro equiparazione e fusione sarà forse il lascito più deleterio della società che abbiamo costruito.

venerdì 24 marzo 2023

Revisionismo meloniano


Le ipotesi sono due: o la signora Meloni non sa la storia o la sa ma la racconta a modo suo. Oppure, come è già successo, si tratta della riproposizione della nota tattica di sparare una corbelleria per distrarre le masse. 

Da quando il suo esecutivo governa, gli sbarchi sono infatti decuplicati, la riforma della giustizia che comprende il vecchio sogno berlusconiano di separare le carriere tra giudici e PM e azzoppare le intercettazioni si è persa nella nebbia; la tanto strombazzata riforma copernicana del fisco è un guazzabuglio dove tutto è in divenire e in cui l'unico punto chiaro sono le carezze ai benestanti e i calci in culo a chi non sa dove sbattere la testa (la Meloni pensa per caso di essere stata votata solo dalle fasce medio-alte? Spero di no, perché se è così temo che finita la luna di miele il risveglio sarà eufemisticamente brusco).

Diciamo che, alla luce di tutto questo, la teoria dell'uscita infelice sulla strage delle Fosse Ardeatine come arma di distrazione di massa ha parecchie chance di essere quella giusta.

giovedì 23 marzo 2023

Avviso ai naviganti


Raramente un romanzo mi ha così favorevolmente impressionato. Un romanzo che è spettacolare sotto diversi punti di vista: la bravura dell'autrice nella descrizione di terre lontane e sconosciute, bravura espressa attraverso uno standard descrittivo altissimo; la prosa accattivante e poetica, ricca di simbologie e metafore. 

Il protagonista è Quoyle, giornalista che sbarca il lunario scrivendo per un piccolo quotidiano newyorkese. Ha due figlie e una moglie infedele patologica. Una vita, quella di Quoyle, con pochissime gioie e molte frustrazioni. Un giorno, di punto in bianco, viene licenziato dal giornale in cui lavora e, di lì a poco, viene abbandonato dalla moglie che fugge con uno dei suoi amanti.

Si ritrova così solo, senza soldi e con due figlie da mantenere, una situazione che getterebbe chiunque nello sconforto e nella disperazione. In un moto di ribellione che sorprende anche il protagonista, Quoyle prende il primo traghetto per Terranova e si trasferisce, assieme alle figlie e a un'attempata zia, nella casa dei suoi avi, in un villaggio ai confini del mondo ricoperto di neve per gran parte dell'anno; un luogo aspro, estremo, legato ad antiche superstizioni e ricco di legami col passato, dove Quoyle riesce piano piano a riprendere in mano la sua vita e a ritrovarsi.

Per me questo libro è un piccolo capolavoro.

Genitori o nonni?

In un ospedale di Salerno è nata una bimba, Francesca Pia. La mamma ha 59 anni e il papà 70. Non è chiaro se la fecondazione sia stata natur...