venerdì 2 dicembre 2016

(...)

Googlando un po' ho scoperto che oltre l'80% delle leggi fatte in questa legislatura, cioè dal governo Renzi, sono passate al primo colpo, ossia con un semplice passaggio Camera-Senato. Per la precisione: 202 leggi hanno richiesto un solo passaggio Camera-Senato, 43 hanno ne hanno richiesti tre (Camera-Senato-Camera) e solo tre ne hanno richiesti di più. La stragrande maggioranza delle leggi fatte dal governo Renzi, quindi, è passata velocemente e al primo colpo. Quando lui allora racconta che questa riforma costituzionale porrà fine all'eterno ping-pong Camera-Senato che paralizza il processo legislativo, a cosa si riferisce, esattamente?

giovedì 1 dicembre 2016

Le motivazioni di Prodi

"Le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie"
[...]
"...è meglio succhiare un osso che un bastone"
[...]
"Una modesta riforma costituzionale."

Prodi dice che voterà sì, e mi pare più che legittimo che esprima liberamente e pubblicamente le sue intenzioni, come del resto hanno già fatto personalità pubbliche note e meno note. E tuttavia la descrizione delle motivazioni che stanno alla base della sua decisione mi pare strida un pelino con la descrizione che di questa riforma dà Renzi. Cose tipo "riforma epocale" e via di seguito.
Ma giusto un pochino, eh.

Soprassedendo

Nel suo editoriale odierno (Repubblica, 01/12/2016), Scalfari mette in guardia l'"amico" professor Zagrebelsky - qui lo scrivente fatica un tantino a capire se la valenza del sostantivo "amico" sia da intendersi in senso ironico o reale - dalla compagnia di cui si circonda continuando a sostenere le ragioni del no, e cita l'esercito "composto da quanto avanza del berlusconismo, dalla Lega ormai sulle posizioni nazionaliste e xenofobe dei populismi europei e infine il grosso di quell'esercito formato dai grillini 5 stellati."
Ora, soprassedendo sul fatto che Scalfari finge di ignorare che si va a votare per confermare o meno una revisione costituzionale e che quindi è perfettamente irrilevante il tipo di compagine politica che sostiene ognuno dei due schieramenti; soprassedendo anche sul fatto che Scalfari finge di dimenticare che la stragrande maggioranza della compagine politica che oggi si spende per il sì era su posizioni totalmente opposte in occasione della precedente revisione costituzionale del 2006, che aveva moltissimi punti - i principali praticamente tutti - in comune con quella odierna; soprassedendo sul fatto che Scalfari finge di dimenticare che, solo per fare un esempio, nel referendum sull'acqua pubblica del 2011 Pd e Casapound votarono nella stessa direzione e non mi risulta che all'epoca abbia avuto alcunché da ridire, ecco, alla luce di tutto questo, alla fine quello che più stupisce è che l'anziano giornalista raccomandi a Zagrebelsky di guardarsi "da quanto avanza del berlusconismo" e dimentichi di menzionare il fatto che il co-estensore, assieme a Renzi, di questa riforma è Berlusconi stesso.
Però io a Scalfari voglio bene lo stesso.

mercoledì 30 novembre 2016

(...)

Prodi si schiera col Sì e Il Fatto scrive che ormai i 5*, dopo la faccenda delle firme, sono un partito come tutti gli altri. Sono confuso. A questo punto mi aspetto di sentire da un momento all'altro Red Ronnie dire che i vaccini fanno bene.

martedì 29 novembre 2016

Niente da aggiungere, purtroppo

Sono convinto che sarà il Sì a vincere, e credo che sia sempre stato in vantaggio sul No, anche quando i sondaggi dicevano il contrario, per la semplice ragione – qui il lettore mi consenta il bisticcio – che non basta aver ragione per aver ragione, anzi, talvolta può addirittura rivelarsi un handicap, e di questo avremo ulteriore conferma lunedì prossimo, con l’approvazione di una riforma costituzionale che non doveva nemmeno essere mai scritta, perché a promuovere un processo che revisiona un terzo della Costituzione non può essere il Governo, e l’input non può esser dato da un Presidente della Repubblica che condiziona la sua rielezione all’impegno che in tal senso dovrà assumersi chi poi egli sceglierà come Presidente del Consiglio, e ad approvare il testo di una riforma costituzionale, che perciò già in nuce è cosa aberrante, non può essere un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale, autorizzato a legiferare in regime di prorogatio al solo fine di assicurare la continuità dello Stato, di certo non a riscrivere le regole sulle quali è fondato.
Il No ha ragione senza neppure dover entrare nel merito delle modifiche che questa riforma intende apportare alla Costituzione, e a entrarci ne acquista ulteriormente, perché è proprio nel merito che essa rivela quanto non fosse affatto necessaria, tanto meno urgente, rivelando che, a dispetto di quanto afferma chi l’ha scritta, non semplifica affatto il processo legislativo, né ne abbrevia i tempi, né riduce i costi della politica, se non in misura irrisoria, mentre invece di sicuro riduce il peso della sovranità popolare e cancella ogni distinzione tra potere esecutivo e potere legislativo.
È una riforma costituzionale (in realtà, una revisione costituzionale) che non ha visto affatto il concorso ampio e adeguatamente rappresentativo di tutte le forze politiche alle quali fosse stato dato dal voto popolare un esplicito mandato in tal senso, ma il passivo consenso di un Parlamento di nominati costantemente ricattati dalle segreterie dei partiti, e arriva al vaglio referendario in forza di una formalità procedurale più volte forzata fino al limite della sua rottura, per farsi momento di divisione invece che di condivisione, e solo perché ostinatamente concepita come posta di una scommessa tutta personale.
Ogni ragione è dalla parte del No, ma questo non gli darà ragione, c’è da esserne certi, perché il piano sul quale ragione e torto sono chiamati a confrontarsi – quello del diritto, che poi è il piano dove la logica si fa imperativa – è ormai da tempo devastato dall’ignoranza e dall’arbitrio. E tuttavia occorre spendersi in favore del No, per lasciar traccia che, seppur costretta ad aver torto, la ragione non ha taciuto.


Ho riportato integralmente questo articolo di Luigi Castaldi perché il suo contenuto rappresenta in maniera esemplare anche il mio pensiero.

lunedì 28 novembre 2016

Alle neomamme

La manovra economica è stata licenziata e Repubblica, vicina all'orgasmo, elenca tutte le sfavillanti misure contenute all'interno, misure delle quali beneficeranno chi più chi meno tutte le categorie sociali: autonomi, dipendenti privati, statali, pensionati ecc. Un'attenzione speciale - leggo - è riservata alle neomamme. "Il premio alla nascita da 800 euro e il bonus bebè da 1.000 euro non solo si possono cumulare, ma non dipendono dal reddito. Lo prendono tutte, ricche e povere."
Scusate,  perché lo prendono tutte? Che senso ha mettere sullo stesso piano, che ne so?, una mamma che magari ha appena messo al mondo il terzo figlio ed ha pure il marito in cassa integrazione e una neomamma imprenditrice che dichiara cifre a 10 zeri? Logica e buon senso non vorrebbero semmai che si desse di più a chi ha più bisogno e meno (o niente) a chi non sa che farsene di quei 1800 euro?
Già, logica e buon senso, questi sconosciuti.

Corte Costituzionale, Madia e furbetti del cartellino (che non venivano licenziati neppure prima)

Dopo la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha fatto a pezzi gran parte della riforma della pubblica amministrazione voluta da Marianna Madia, nella parte in cui prevede di riformare l'assetto pubblico solo "previo parere" e non "previa intesa" con le Regioni, si sono scatenate le ire funeste del venditore di pentole e seguaci vari assortiti. I ritornelli più utilizzati sono stati due: "È un paese bloccato dalla burocrazia" e "La Corte costituzionale ci ha impedito di licenziare quelli che fanno i furbetti del cartellino." Naturalmente, da buon Wanna Marchi della politica, Renzi non si è certo lasciato scappare l'occasione per una bella strumentalizzazione della vicenda a favore del sì, lanciata in pompa magna dal salotto della signora D'Urso: "Col Sì nessuna Regione potrà più bloccare il Paese." Ovviamente sono tutte balle, ma l'elettore quadratico medio del Pd non è in genere uno che sta lì a farsi tante domande e ad approfondire, prende per buono e bello tutto ciò che gli dicono essere buono e bello e chiusa lì. Ma perché sono balle? Lo spiega Massimo Villone, professore emerito di Diritto Costituzionale all’Università Federico II di Napoli: "La Corte ha dichiarato la incostituzionalità del Decreto Madia perché l’intreccio delle competenze tra i livelli istituzionali avrebbe richiesto non un semplice parere delle autonomie sui decreti delegati attuativi della legge 124, ma una intesa formale da raggiungere nelle Conferenze tra Stato e autonomie. Intesa in cui si realizza il fondamentale principio di leale collaborazione tra i livelli istituzionali. Un principio, quest’ultimo, che rimarrà identico anche in caso di vittoria del Sì al referendum di domenica prossima. Non è vera, quindi, la versione dei sostenitori del Sì, secondo cui la riforma Renzi-Boschi avrebbe evitato la pronuncia di incostituzionalità grazie alle modifiche introdotte nel rapporto Stato-Regioni." (Il Fatto, 28/11/2016)
Per quanto riguarda la questione dei licenziamenti, che la sentenza della Consulta avrebbe vanificato, c'è da chiedersi di quali licenziamenti stiamo parlando. Due inchieste, svolte da Panorama e da Linkiesta e pubblicate in luglio, dimostrano che dei famosissimi licenziamenti in 48 ore promessi da Renzi non c'è traccia quasi da nessuna parte. "La loro rilevanza [le vicende dei furbetti del cartellino, ndr] è diventata quanto mai maggiore da quando il governo ha approvato il provvedimento del ministro Marianna Madia che prometteva proprio per casi del genere il pugno forte dell’amministrazione pubblica, con licenziamenti che sarebbero potuti scattare anche dopo 48 ore. In effetti, a distanza di mesi, se si vanno ad analizzare gli episodi di assenteismo e false attestazioni che si sono susseguiti, si nota che questi tempi celeri di intervento punitivo così tanto sventolati, di fatto sono ben lontani dall’essere reali. Dal caso del Comune di Foggia, a quello dell’Asl di Avellino, dalla prefettura di Pistoia al Comune di Acireale; e ancora, dal Museo delle tradizioni di Roma alla Asl di Caserta, passando per l’Agenzia delle entrate di Asti, per finire agli episodi “calabresi” del Comune di Oppido Mamertina e dell’Azienda sanitaria di Rossano Calabro: sono almeno una decina i casi che in questi mesi hanno conquistato gli onori della cronaca e per i quali, se si vanno a cercare le conseguenze, non si trova assolutamente nulla. L’unica inchiesta che ha portato effettivamente a degli effetti tangibili è quella, tra tutte forse la più eclatante, del Comune di Sanremo [...] La verità dunque è che la legge Madia presenta ancora delle lacune di carattere operativo che andrebbero colmate per rendere davvero più efficiente e veloce la punizione per i dipendenti fannulloni."(Panorama, 14/07/2016)
"'Licenzieremo i dipendenti in 48 ore' tuonava a gennaio il premier Matteo Renzi, promettendo l'impossibile con provvedimenti rapidi e inapplicabili. Inapplicabili perché a farsi un giro di telefonate tra le varie amministrazioni pubbliche coinvolte si scopre che è tutto un po' più complicato di quanto auspicherebbe il Presidente del Consiglio. Tuttalpiù i furbetti e i fannulloni, si possono sospendere, ma per misure più incisive bisogna aspettare la trasmissione degli atti dei magistrati." (Linkiesta, 15/07/2016)
Quindi, alla fine, i dipendenti fannulloni che secondo Renzi la Consulta adesso impedisce di licenziare, in realtà non venivano licenziati neppure prima della sentenza, come si è visto. Ma chi ci bada, in fondo? Bastano un paio di slogan, di tweet, e sono tutti contenti. Poi chi se ne frega del resto?

domenica 27 novembre 2016

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Eugenio Scalfari, nel consueto editoriale della domenica su Repubblica, dice che "il referendum costituzionale ha ampiamente cambiato il significato che gli attribuisce la gran parte dei cittadini che hanno deciso di votare [...] Per quanto risulta a noi, chi voterà Sì lo farà per rafforzare l'autorevolezza politica di Renzi; chi voterà No lo farà per mandarlo in soffitta." Vero, verissimo, ma Scalfari dimentica di dire che il significato che attribuisce al referendum gran parte dei cittadini ha assunto questa connotazione personalistico-plebiscitaria sulla persona di Renzi perché è stato Renzi stesso a volere così, a detta di molti per costruire una sorta di legittimazione popolare che lui stesso avverte come mancante - fu lui, in passato, a dire più di una volta che sarebbe andato a palazzo Chigi solo passando per regolari elezioni; non è andata così, come sappiamo, e questa cosa gli viene rinfacciata con una certa frequenza. All'inizio, infatti, quando era sicurissimo dell'esito disse che se il referendum non fosse passato se ne sarebbe andato a casa. Poi ha parzialmente ritrattato quando ha visto che i sondaggi cominciavano a imboccare una strada pericolosa e anche dopo la reprimenda di qualche tempo fa di Napolitano, il quale si è accorto già da qualche tempo che la sua ultima creatura gli sta sfuggendo di mano. Cosa che potrebbe costare, sia a Renzi che a Napolitano stesso, piuttosto cara.

sabato 26 novembre 2016

Fidel Castro e le edicole

La morte di Fidel Castro è un altro degli infiniti esempi che dimostrano l'inutilità, oggi, dei quotidiani nelle edicole. La notizia della sua morte è infatti arrivata qui in Italia a notte inoltrata, quando i giornali erano già nelle rotative, e ovviamente su nessun giornale di stamattina la trovate. Ci sarà però domattina, quando chi bazzica in rete o guarda la tv l'avrà già archiviata ma se la ritroverà di nuovo nelle rassegne stampa.

venerdì 25 novembre 2016

Gli insulti a Laura Boldrini

Non mi pare di aver capito che la signora Boldrini abbia intenzione di perseguire per vie legali i responsabili delle offese a lei rivolte dal vasto esercito di stupidi che pullula in rete. Credo che comunque, data la carica che ricopre, eventuali querele potrebbero attivarsi d'ufficio. Credo, ma non sono un esperto, quindi prendete la cosa col beneficio del dubbio. In ogni caso, se la signora Boldrini (o chi per lei) lo facesse, a mio avviso farebbe benissimo. Sicuramente non estirperebbe la maleducazione e la stupidità da internet, ma magari la sua iniziativa potrebbe costituire per il futuro un buon deterrente al reiterarsi di simili esempi di stupidità. Ma prendete anche questo col beneficio del dubbio.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...