Nel suo editoriale odierno (Repubblica, 01/12/2016), Scalfari mette in guardia l'"amico" professor Zagrebelsky - qui lo scrivente fatica un tantino a capire se la valenza del sostantivo "amico" sia da intendersi in senso ironico o reale - dalla compagnia di cui si circonda continuando a sostenere le ragioni del no, e cita l'esercito "composto da quanto avanza del berlusconismo, dalla Lega ormai sulle posizioni nazionaliste e xenofobe dei populismi europei e infine il grosso di quell'esercito formato dai grillini 5 stellati."
Ora, soprassedendo sul fatto che Scalfari finge di ignorare che si va a votare per confermare o meno una revisione costituzionale e che quindi è perfettamente irrilevante il tipo di compagine politica che sostiene ognuno dei due schieramenti; soprassedendo anche sul fatto che Scalfari finge di dimenticare che la stragrande maggioranza della compagine politica che oggi si spende per il sì era su posizioni totalmente opposte in occasione della precedente revisione costituzionale del 2006, che aveva moltissimi punti - i principali praticamente tutti - in comune con quella odierna; soprassedendo sul fatto che Scalfari finge di dimenticare che, solo per fare un esempio, nel referendum sull'acqua pubblica del 2011 Pd e Casapound votarono nella stessa direzione e non mi risulta che all'epoca abbia avuto alcunché da ridire, ecco, alla luce di tutto questo, alla fine quello che più stupisce è che l'anziano giornalista raccomandi a Zagrebelsky di guardarsi "da quanto avanza del berlusconismo" e dimentichi di menzionare il fatto che il co-estensore, assieme a Renzi, di questa riforma è Berlusconi stesso.
Però io a Scalfari voglio bene lo stesso.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
giovedì 1 dicembre 2016
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