domenica 9 marzo 2008

La storia (siamo noi)

Oggi è domenica. E non ho voglia di parlare delle solite cose tipo la politica, i fatti di cronaca o altro. Parliamo invece di canzoni, o, meglio, di una canzone in particolare: "La storia", di Francesco De Gregori.

Perché questa? Potrebbe giustamente domandarsi qualcuno. Scegliere una canzone a scapito di un'altra dal repertorio sterminato di de Gregori è impresa ardua (e ingrata). Ho scelto questa perché mi è sempre piaciuta, sia come musica che come testo. Un testo che fa riflettere, che istintivamente ti fa dire: "cavolo, è vero!".

Beh, non aggiungo altro. Vi riporto qui sotto le parole e il video: se vi va ascoltatela e interpretatela a piacere, perché le poesie, come la musica, non vanno analizzate col misurino, vanno "sentite".

Ah, dimenticavo, buona domenica.


La storia

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare. E poi ti dicono "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera". Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera. Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione. La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare. La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo. La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano. La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

Francesco De Gregori

sabato 8 marzo 2008

Di nuovo online


Chi ha tentato di connettersi questa sera al mio blog, approssimativamente tra le 18 e le 20, ha probabilmente trovato il messaggio di errore che vedete sopra. Niente di grave, non sono stato oscurato per qualcosa che ho scritto ^^, si è trattato probabilmente di un problema tecnico di accesso ai server di blogger.com che ha impedito la visualizzazione di tutti i blog hostati sulla piattaforma.

Il problema, ora, pare comunque risolto. Posso ricominciare a scrivere.

Operai in parlamento?

Una novità - per ora una delle poche - di questa campagna elettorale rispetto alle precedenti, è che pare ci sia una specie di corsa a candidare i "simboli", se così si può dire. Dopo la candidatura in Toscana, nelle file del Pd, di Mirko Lami, operaio alle acciaierie Lucchini di Piombino, ecco che, abbastanza a sorpresa, nella Sinistra Arcobaleno viene infatti candidato un operaio della ThyssenKrupp: Ciro Argentino.

La cosa che però desta scalpore, almeno nei media, è che per fare posto al candidato operaio si è fatto da parte nientemeno che Oliviero Diliberto (foto), segretario del partito. In realtà la candidatura dell'operaio sarebbe la diretta conseguenza di una polemica scoppiata tra alcuni esponenti del Pd e della Sinistra Arcobaleno: e precisamente dell'accusa, almeno stando a quanto riportano i giornali, da parte di esponenti del Pd, alla sinistra, di non candidare operai.

Non entro nel merito della suddetta polemica, perché di queste ce ne sono già state fin troppe e perché, sinceramente, della cosa non è che mi freghi granché. Espongo solo una breve riflessione.

Perché questo improvviso e inusuale interesse a mettere al centro, o comunque a dare visibilità, a persone comuni? Il gesto di Diliberto, anche se dettato da neanche tanto velate logiche opportunistiche, è in sé apprezzabile. Uno della tanto vituperata casta che si fa da parte per fare posto a un comune cittadino non è certo notizia di tutti i giorni, specialmente in una campagna elettorale finora contraddistinta da sgomitamenti, diatribe e discussioni di tutti contro tutti per riuscire a entrare nel "carrozzone" parlamento.

Ma, al di là dei bei gesti, viene (almeno a me) il dubbio che si tratti di manovre meramente propagandistiche, un modo per generare nell'opinione pubblica l'idea che le persone comuni contino effettivamente qualcosa. Non vorrei sembrare disfattista, magari posso pure sbagliarmi, ma se guardiamo le cose come sono andate finora, margini che lasciano spazi a dubbi di questo genere ce ne sono. Eccome.

Ecco perché penso che ognuno debba avere il ruolo che gli spetta: l'operaio deve fare l'operaio e il politico deve fare il politico. Non fraintendetemi, non è che non mi stia bene che un operaio entri in parlamento, anzi. Quello che semmai non mi sta bene è che ciò venga fatto con lo scopo di far recuperare credibilità alla classe politica. Una credibilità ormai persa da tempo, che comunque non potrà essere recuperata con operazioni di basso cabotaggio tipo questa.

Se la politica avesse dimostrato nel corso di tutti questi anni di essere credibile, di lavorare seriamente, di essere veramente al servizio dei cittadini, di farsi carico dei problemi della comunità e del paese Italia, non ci sarebbe bisogno di mandare un operaio in parlamento per tentare di dimostrare l'indimostrabile.

venerdì 7 marzo 2008

2° giorno consecutivo












E' dall'altro ieri che va avanti questa storia. Va bene che la pioggia serve (problema siccità, impinguamento falde, ecc...), ma io comincio ad averne le scatole piene.

Ho finalmente deciso per chi votare

Probabilmente stupirò molti di voi, cari amici lettori, ma ho finalmente deciso per chi votare alle prossime elezioni di aprile. Lo so, finora ho sempre detto che non mi sarei presentato al seggio elettorale, oppure, in caso, che avrei annullato la scheda, ma non avevo fatto i conti con questo nuovo partito appena nato:



p.s.

Scusate, ma in questa campagna elettorale, in cui si ride per non piangere, mi pare che sdrammatizzare un po' con due risate genuine non sia male. Anche perché, alla fin fine, non è detto che i partiti "seri" facciano molto più di questo. :-)

giovedì 6 marzo 2008

Li teniamo d'occhio questa volta?

Qualche tempo fa, in uno dei miei tanti post in cui parlavo di politica, dissi che in occasione delle elezioni di aprile di quest'anno mi sarei scaricato i programmi di governo delle due coalizioni e li avrei custoditi gelosamente per il futuro.



Detto, fatto. La cartella in cui li ho inseriti l'ho chiamata "promesse_2008" e l'ho messa in bella vista sul desktop. Al suo interno ci ho infilato i programmi di governo del Pdl e del Pd. Non dovrebbe servire, perché in genere ciò che viene promesso in campagna elettorale viene mantenuto (^_^), ma non si sa mai.

L'esercizio mi sembra abbastanza utile. Se volete farlo anche voi, il programma del Pd lo trovate in questa pagina del suo sito, mentre quello del Pdl lo trovate qui.

Cosa dite, li teniamo d'occhio questa volta?

mercoledì 5 marzo 2008

Ci sono scioperi e scioperi

Pannella (foto) ha iniziato un altro sciopero della sete. L'ennesimo della sua lunga militanza politica nelle file dei radicali. Pannella è uno dei pochi politici di cui ho ammirato, e ammiro tuttora, alcuni aspetti: principalmente la coerenza, la costanza, la determinazione e il fatto che a mio avviso in quello per cui ha combattuto - a volte condivisibile, a volte no - ha sempre creduto.

Eppure questa volta c'è qualcosa che non mi torna. E probabilmente questo qualcosa sta tutto nel motivo per cui ha iniziato questo suo ennesimo sciopero della sete, e cioè nove esponenti radicali: il prezzo pagato dal Pd per stringere l'accordo col partito di Pannella per le prossime elezioni di aprile. Nove radicali (inizialmente) dati per sicuri da Veltroni. Evito ovviamente di commentare tutto il tira e molla di dichiarazioni sulla questione: Veltroni che dice che accordo non è automaticamente sinonimo di posto prenotato su un tram, Emma Bonino che dichiara di non essere un soprammobile, ecc...

Questo, come avrete sicuramente notato, è solo un episodio dei tanti che contraddistinguono questa campagna elettorale. La quale non si discosta di un millimetro dalle precedenti e sicuramente dalle future, e che con queste ha un comune denominatore: tutti vogliono salire, e non sul pullman di Veltroni, ma dentro il ben più confortevole e capiente Parlamento.

Niente di nuovo, quindi, solo la (amara) constatazione che, ancora una volta, prima degli ideali, della coerenza e della passione, viene l'amore per il famoso posto al sole, per ottenere il quale si litiga, si sgomita, si fanno accordi e compromessi più o meno sottobanco. E per il quale si è pure disposti a fare uno sciopero della sete.

Blogger e tribunali vanno a braccetto?

Si può essere denunciati per diffamazione per ciò che si scrive su un blog? Sì, eccome! Date un'occhiata a questo breve filmato, poi vi dirò alcune cose:



(Fonte video: Puntoinformatico.it)

Mi pare che il tutto sia sufficientemente chiaro. Ogni tanto capita di leggere qua e là - ne ho parlato spesso anch'io in queste pagine - di blogger che in alcuni paesi vengono incarcerati per ciò che scrivono. Da noi queste cose (ancora) non succedono: insomma, se le patrie galere scoppiano non è certo perché sono piene di blogger.

Nel contempo, però, sta prendendo piede un'abitudine sicuramente meno drastica ma un tantino più subdola: la denuncia per diffamazione. Nel recente periodo alcuni blogger ci sono passati e altri ci sono ancora dentro. Penso ad esempio a Piero Ricca, querelato qualche tempo fa da Emilio Fede, ad Anna Setari, a Pier Luigi Tolardo, ad Alessandro Ronchi, denunciato per un commento a un post nel suo blog rimosso quasi subito, fino ad arrivare al caso di questi giorni: cinidisicilia.it, il cui titolare è stato denunciato per il semplice copia e incolla di una notizia poi risultata falsa (il blog in questione è attualmente chiuso: qui l'home page).

Spesso il blogger, quindi, non viene neppure denunciato per ciò che scrive in prima persona, ma solo per un commento inserito da terzi. In questo senso potrebbe sicuramente aver fatto scuola la celeberrima (almeno in rete) sentenza di un giudice, che ha condannato un blogger per diffamazione equiparandolo di fatto al direttore di una testata giornalistica.

Tutto nasce dal marasma legislativo che vige in materia, il quale, sostanzialmente, dà al giudice elevati margini di discrezionalità quando si trova a decidere in merito a questo tipo di controversie. Controversie il cui nocciolo ricade sempre nello stesso amletico dilemma: la vigente normativa sulla stampa può/deve essere estesa alla telematica? (consiglio in proposito questa interessante lettura di Vincenzo Zeno)

A questo va aggiunto che da molti, in rete, il sempre maggiore ricorso al sistema della denuncia per diffamazione - pratica in qualche modo agevolata dal fatto che la legislazione vigente dà il diritto a chiunque di denunciare chiunque se ritiene di essere stato diffamato - viene visto come una sorta di tentativo di intimidazione che va al di là dello scopo originale per cui è stato previsto, e cioè la tutela dell'onorabilità e della reputazione della persona, ma anche qui le opinioni sono ovviamente discordanti. E difficilmente potrebbe non essere così.

Chiudo riportando un estratto di questo articolo di Punto Informatico di qualche giorno fa, che mi sembra sintetizzi perfettamente il succo di tutta la vicenda:

I casi di blogger denunciati per diffamazione aumentano di continuo prefigurando un clima ostile alla libera espressione del pensiero sulla rete italiana. Una situazione che rischia di diventare esplosiva: sono ormai decine i blogger italiani che rischiano un processo per quanto hanno scritto o quanto qualcuno ha scritto nei commenti ai propri post, o per un link ritenuto diffamante. Una situazione fin qui sfuggita al Legislatore, spesso incapace di seguire con la dovuta attenzione i nodi critici dello sviluppo della Società dell'Informazione. Lasciare che siano normative interpretate in senso restrittivo e la scarsa conoscenza della rete a determinare magari in tribunale quali debbano essere i confini dei diritti degli utenti nell'era digitale - si dice da più parti in questi mesi - potrebbe rivelarsi un clamoroso boomerang oltreché una nuova imperdonabile leggerezza di chi abita la stanza dei bottoni.

martedì 4 marzo 2008

Ineluttabilità

In Italia ci sono almeno due cose ineluttabili: le tasse e i morti sul lavoro. La differenza principale è che il "problema" tasse è aggirabile con una certa facilità (è sufficiente vedere il livello di evasione fiscale nel nostro paese), mentre la tragedia delle morti bianche non è aggirabile. Non esiste soluzione. Dal giorno della tragedia alla ThyssenKrupp è morto in media un lavoratore al giorno, e nessuno sembra poterci fare niente.

E quindi, quando avvengono tragedie come quella di ieri, è naturale che non si sappia più che pesci pigliare. Nessuno sa cosa fare. Napolitano si limita a fare l'ennesimo (inutile) accorato appello affinché si faccia qualcosa e dal resto dell'armata brancaleone si levano le solite voci di indignazione e protesta che domani saranno già dimenticate, forse maggior fonte di indignazione queste della tragedia stessa.

Il resto segue più o meno uno sterile copione già visto e rivisto: convocazione di un consiglio dei ministri (ovviamente sempre dopo), una accelerata a un misterioso pacchetto di misure di sicurezza che giace da giugno scorso in qualche cassetto in parlamento (evidentemente c'erano questioni più importanti sul tappeto), ecc... ecc...

Sempre, ovviamente, in attesa della prossima tragedia e del prossimo copione, identico ai precedenti.

lunedì 3 marzo 2008

Avete degli omonimi in giro per l'Italia?

Quante persone si chiamano come voi in Italia? In quali regioni e province sono maggiormente localizzate? Beh, se volete sapere tutto sul vostro cognome o su quello di qualche conoscente, fate un giretto qui (e non chiedetemi come sono capitato su questo sito ^_^).




Come potete vedere, di Sacchini non è che ce ne siano molti in circolazione.

Ma forse è meglio così...

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...