Non credo esistano sulla Terra due popoli che si odiano più di israeliani e palestinesi, e non credo si troverà mai una soluzione. Umberto Galimberti dice sempre che, nonostante ciò che comunemente si pensa, nonostante la persuasione un po' puerile che tutto prima o poi avrà una soluzione, esistono problemi senza soluzione. Questo è uno di quelli.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
sabato 7 ottobre 2023
Globalizzazione (e altro)
Non so se la globalizzazione interessi a qualcuno. Si tratta in genere di uno di quei temi di cui si sente ogni tanto parlare, spesso in maniera negativa (cose tipo: la globalizzazione ci ha rovinato), ma la cui definizione rimane spesso in una specie di limbo indefinito.
Dario Fabbri, quello del lungo tormentone laureato sì/laureato no, ne parla in questa bellissima conferenza in cui mi sono imbattuto per caso, e lo fa partendo da due punti. Nel primo specifica cosa si intende di preciso con questo termine; nel secondo smonta la narrazione secondo cui noi vivremmo nella prima grande globalizzazione della storia umana, quando in realtà ne abbiamo già avute almeno due: la globalizzazione attuata dall'impero romano e quella dell'imperialismo inglese dell'era vittoriana.
Fabbri parte da questi due punti e arriva fino a noi, alla nostra globalizzazione, descrivendo gli attuali assetti economici e politici mondiali e il modo in cui noi, italiani ed europei, ci muoviamo al loro interno. Una lezione interessantissima e utilissima per capire in fondo cosa siamo.
Oltre la contrapposizione
In merito alla questione della giudice Apostolico, sotto attacco da parte della destra per aver osato disapplicare le direttive del governo in materia di richiesta di asilo da parte dei migranti, c'è da segnalare che, prima del caso Catania, ci sono state altre due pronunce da parte dei tribunali di Firenze e Bologna che vanno nella stessa direzione della pronuncia del tribunale di Catania, e di cui nessuno ha parlato.
La "guerra" tra il governo e la giudice Apostolico è fumo negli occhi. È un tentare di spostare l'attenzione da quello che è il punto focale di tutta la questione: l'incapacità da parte del governo di scrivere decreti che dal punto di vista giuridico stiano in piedi. Ne parla la sempre brava Roberta Covelli in questo dettagliato ed esaustivo articolo, dove evidenzia, dal punto di vista strettamente giuridico, le falle dei provvedimenti governativi e i motivi per cui i giudici li disapplicano.
A margine, ci sarebbe da fare una riflessione su una classe politica che scrive decreti che giuridicamente non stanno in piedi, ma lasciamo stare.
(Attendiamo anche che Salvini si procuri come solo lui sa fare filmini clandestini che inchiodino alle loro responsabilità quei brutti ceffi dei giudici dei tribunali di Firenze e Bologna.)
venerdì 6 ottobre 2023
Un altro pezzo di muro
È passata un po' in sordina la notizia che Biden allungherà di altri 32 chilometri il muro tra USA e Messico iniziato dal suo predecessore Trump. Questo nonostante in campagna elettorale avesse solennemente promesso che ne avrebbe bloccato la costruzione e non l'avrebbe allungato neppure di un metro.
L'ottuagenario presidente USA ha cercato di giustificarsi dicendo che non aveva altra scelta e non poteva opporsi all'uso di fondi già stanziati negli anni precedenti a questo scopo (ma in campagna elettorale non lo sapeva?).
In realtà la decisione sembra essere stata presa come conseguenza del notevolissimo aumento della pressione migratoria dall'America Latina agli Stati Uniti. Trump naturalmente gongola e si chiede, ironizzando (neanche tanto, forse), se adesso il suo successore si scuserà con lui riconoscendo la sua lungimiranza nell'averlo costruito.
Al di là delle schermaglie tra i due, di cui a noi frega il giusto, non si può non constatare come ci sia una piccola parte di umanità benestante e privilegiata che cerca in tutti i modi di difendersi dalla fetta di umanità, molto più grande, povera e disagiata. E cerca di difendersi alzando muri sia su terra (vedi USA-Messico), sia su mare (vedi Mediterraneo). Una piccola parte di mondo (noi occidentali, Europa e America del nord, siamo circa un miliardo sugli otto del pianeta) vive da qualche secolo in maniera insostenibile, cioè consumando l'80% delle risorse mondiali e lasciando al resto del mondo il 20%, e adesso questo resto del mondo viene a reclamare la sua parte arrestandosi ai nostri muri.
Finché reggeranno.
martedì 3 ottobre 2023
Nobel e novax
Che i novax, compreso qualche operatore sanitario, ragliassero scompostamente alla notizia era da mettere in conto. Ma è solo rumore di fondo. Mentre questi ragliano, i due scienziati che con le loro intuizioni hanno reso possibile lo sviluppo di vaccini a mRNA efficaci contro il covid vincono il premio Nobel per la medicina.
Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Infectious Deseases, questi vaccini, specie durante la prima ondata pandemica, hanno permesso di salvare la vita a 20 milioni di persone nel mondo (un milione in Europa).
Intanto gli altri ragliano.
La caduta di Crepet
Ho sempre abbastanza stimato Paolo Crepet. Ho seguito parecchie sue conferenze e letto anche uno o due dei suoi libri e l'ho quasi sempre trovato interessante e istruttivo.
Naturalmente non in tutto concordo con ciò che dice, senza contare che trovo da sempre un poco irritanti i suoi toni eccessivamente paternalistici, ma generalmente mi sembra meritevole di attenzione. Fino alla infelice uscita sui vegani.
Con tutta la buona volontà, non riesco a capire perché una persona vegana non possa essere interessante. Da quando in qua una abitudine alimentare è motivo sufficiente per giudicare le qualità o il carisma di una persona? Senza contare poi il linguaggio usato, tipo "cosa ci fai con una così?", classico esempio di battuta insulsa e superficiale tipica dei cazzari da bar.
Mi piace pensare che questo di Crepet sia stato uno scivolone involontario, diciamo così; quando si parla a braccio davanti a una folla numerosa, magari può capitare. Comunque mi è caduto parecchio.
È basita
La signora Giorgia Meloni si dice basita. Non per il fatto che il suo governo abbia varato un decreto, il cosiddetto decreto Cutro, scritto così piedi, ma per il fatto che un giudice gliel'abbia fatto notare disapplicandolo. Apriti cielo! Sembra di essere tornati ai tempi infausti delle leggendarie battaglie berlusconiane tra politica e magistratura.
La donnetta urlante non ha infatti preso bene la sentenza con la quale il tribunale di Catania non ha convalidato il fermo di quattro migranti che erano in attesa di sbrigare le pratiche burocratiche della richiesta di asilo rimettendoli in libertà. Da qui la decisione di vergare un vibrante post su facebook per urlare al mondo tutto il suo disappunto.
Questioni legulee a parte, il post in questione è interessante perché raccoglie tutto l'armamentario retorico sulla costruzione del nemico di cui hanno parlato nel corso degli anni esperti di comunicazione come Umberto Eco e altri. In questo caso abbiamo un governo che lavora incessantemente per fermare gli sbarchi, che si impegna, che ce la mette tutta, ma c'è un nemico subdolo che rema contro, nemico che di volta in volta può essere identificato in certi stati europei, nella "sinistra ideologizzata", oppure in una parte della magistratura (vedi appunto la sentenza del.tribunale di Catania). Senza dimenticare il ricorso agli onnipresenti complotti, anch'essi armamentario retorico sempre efficace e sempre presente nella creazione del nemico, come quello inventato da Salvini qualche giorno fa.
Lo scopo dell'operazione retorica è chiaro: cercare di scaricare su terzi il proprio fallimento in modo da poter dire: Vedete? Noi ce la stiamo mettendo tutta ma veniamo ostacolati in tutti i modi, per cui non è colpa nostra se non ci riusciamo. Un classico.
Retorica del nemico a parte, il post della Meloni è interessante (si fa per dire) perché intriso di inesattezze e di mistificazioni della realtà enunciati ricorrendo a una terminologia volutamente errata e fuorviante per meri motivi propagandistici. E qui segnalo questo interessantissimo articolo in cui la bravissima Roberta Covelli mette in fila, impietosamente, tutte le inesattezze e le mistificazioni.
La signora Meloni avrà i suoi motivi per essere basita. Ma anche io ho i miei.
lunedì 2 ottobre 2023
Puoi anche fare altro, se vuoi
Volevo sommessamente suggerire all'instancabile troll che continua a infestare questo blog che, volendo, ci sono modi migliori di trascorrere il tempo.
L'instancabile troll in questione è un tizio simpatico che verga i suoi elevati pensieri in calce ai miei post commentando in forma anonima (tranquillo, so benissimo chi sei). Elevati pensieri (Kant, fatti pure più in là) del tenore "perché non te li porti a casa tua se ti piacciono tanto?" e simili. Ricorre frequentemente anche il nobilissimo lemma "kompagno" (scritto con la k, ovviamente) e altri dello stesso tipo.
Ecco, caro troll, volevo dirti che a me fa anche piacere che i post del mio blog siano oggetto di una tua così fervente attenzione, ma ti puoi risparmiare la fatica. Per due motivi. Il primo è che i commenti sono sotto moderazione e quindi nessun lettore di questo blog leggerà mai i tuoi deliri; il secondo è che non li leggo neppure io. Ormai ho imparato a riconoscerli e mi è sufficiente leggere le prime tre parole per capire che sei tu e cestinarti seduta stante.
In sostanza, le alte perle di saggezza che posti qui non le leggono i lettori e non le leggo neppure io, quindi stai scrivendo per nessuno. Ecco perché il mio modesto suggerimento è quello di risparmiarti la fatica e utilizzare il tempo che perdi qui leggendo qualcosa, magari un libro. Sai quegli oggetti per voi troll generalmente abbastanza misteriosi, fatti di tante pagine con delle cose scritte da cui magari si può anche imparare qualcosa? Ecco, quelli.
Ho esperienza diretta di casi ritenuti irrecuperabili coi quali un libro è riuscito a fare il miracolo. Prova, non si sa mai.
Sul senso di umanità perduto
Stamattina La Stampa pubblica uno splendido articolo di Luigi Manconi, persona che adoro, sulla perdita del senso di umanità dilagante e sul male che ci faremo se non ne recupereremo un po'.
Prendetevi tre minuti, se volete, e dateci una letta. È tutto qui dentro.
domenica 1 ottobre 2023
L'oblio che saremo
C'è una regola non scritta che vuole che i libri più belli che capita di leggere vengano scelti per caso. Questo l'ho appunto pescato a caso, senza pensarci troppo, nel reparto dei libri in attesa della mia libreria, attirato dal titolo (una citazione di Borges. La versione completa è: "Noi siamo già l'oblio che saremo"). L'ho trovato splendido.
Siamo a Medellin, Colombia, anni Ottanta, un paese devastato dalla violenza generata dalle diseguaglianze tra una piccola parte di persone ricche e la massa di persone povere e disagiate, strette nella morsa dei narcotrafficanti e di una classe politica reazionaria complice. Il 25 agosto 1987 Héctor Abad Gòmez, medico, professore universitario e presidente del Comitato per i diritti umani, viene trucidato per strada da un commando dei famigerati squadroni della morte.
Vent'anni dopo suo figlio decide di raccontare la sua storia e nasce questo libro, questa sorta di "memoriale del dolore", come lo definisce lui. Qui racconta la sua infanzia e il legame d'affetto profondo che fin da piccolo l'ha legato a suo padre. Un padre che per lui è stato un eroe, non tanto per aver pagato col prezzo più alto il suo battersi contro la violenza, la prevaricazione, i suoi tentativi di scardinare interessi consolidati di una classe politica e di una chiesa cattolica fortemente collusi con lo status quo imperante, ma un eroe per essere stato un faro nella sua formazione intellettuale e morale.
È stato infatti suo padre a trasmettergli la passione per il pensiero critico, la razionalità, il dubbio costante attorno a verità che altri danno per certe. Soprattutto, è stato suo padre a insegnargli il senso di giustizia, l'idea che in una società tutti devono essere uguali, avere accesso alle stesse possibilità e alle stesse opportunità.
È un romanzo di formazione, poetico, profondo, coinvolgente, che fotografa impietosamente la società colombiana degli anni Settanta e Ottanta, schiacciata dall'eterno conflitto tra un'anima minoritaria liberal-democratica e un nucleo inossidabile della più reazionaria conservazione. Ma è anche un libro sull'uomo, sulla sua psicologia e il suo rapporto con la morte, con Dio, col dolore, con la perdita degli affetti, col senso della vita e con "l'oblio che saremo".
Splendido.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Dissociazioni?
Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...
-
La professoressa accoltellata da uno studente italiano e salvata da un altro studente originario del Congo, professoressa a cui va tutta la ...
-
Nell'arena della campagna referendaria sulla riforma della giustizia è sceso in campo Alessandro Barbero, il quale ha pubblicato questo ...
-
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. No, non preoccupatevi, non sono impazzito. Si tratta di uno dei commenti ...