giovedì 16 settembre 2021

L'uomo che guarda


Non avevo mai letto nulla di Moravia. Così, a pelle, ho sempre avuto l'idea che fosse il classico scrittore ermetico, introspettivo, psicologico, quindi riguardo a questo romanzo, il primo suo che ho letto, mi ero creato certe aspettative, mettendo pure in conto un suo abbandono in corso di lettura. In parte queste aspettative sono state soddisfatte. L'uomo che guarda narra le vicende di un professore di lettere 35enne, Edoardo, ex sessantottino in perenne conflitto ideologico col padre (nel '68 erano dalle parti opposte della barricata), che ama guardare, osservare lo svolgersi della propria vita e di quella degli altri.

Vive in un grande appartamento a Roma assieme alla moglie Silvia e al padre, un anziano "barone" universitario. Il suo voyeurismo, sia erotico che esistenziale, lo porterà, un passo alla volta, a scoprire la relazione clandestina tra sua moglie Silvia e l'anziano padre, una scoperta che lo sconvolgerà e che, inevitabilmente, modificherà i rapporti tra i protagonisti e aprirà la porta a una lunga serie di domande relative al suo rapporto matrimoniale e al rapporto col padre.

In una delle sue riflessioni, Edoardo dice: "Alla fine mi dico che, in realtà, io non voglio né sono capace di accettare il nuovo rapporto creato tra mio padre e me dalla scoperta del suo rapporto con Silvia. La vita è una questione di rapporti, non di giudizi morali; e bisogna rendersi conto in tempo che un rapporto nuovo modifica tutti gli altri che preesistevano."

È un romanzo ad alto tasso di erotismo ma anche introspettivo e dalle molteplici ramificazioni psicologiche. Alcuni anni fa Tinto Brass girò un film ispirato a questo libro.

Senza internet

Secondo giorno senza adsl in casa. I tecnici Tim dicono che si tratta di un guasto generalizzato in zona, tenteranno di risolvere entro oggi. Nel frattempo mi attacco al wi-fi aperto del bar di fianco a casa. Realizzo che essere senza connessione, oggi, è quasi come essere senza aria.

mercoledì 15 settembre 2021

Libri letti da altri

Leggere libri comprati al mercatino dell'usato significa, spesso, imbattersi in sottolineature, segni, note lasciati dal precedente proprietario del libro. In qualche modo credo sia possibile farsi una vaga idea della sua personalità proprio dalle frasi sottolineate e dai concetti evidenziati. Il tipo che prima di me ha letto L'uomo che guarda, di Alberto Moravia, immagino sia in qualche modo gravemente attirato dal sesso.

Referendum digitali

Quando avevo firmato per il referendum sull'eutanasia non era ancora stata introdotta la possibilità di farlo per via telematica tramite SPID e l'avevo quindi firmato nella maniera tradizionale, recandomi di persona a un banchetto in piazza a Santarcangelo. Da qualche settimana questa possibilità esiste e la relativa comodità di poterlo fare tramite cellulare senza muoversi da casa ha dato un notevole impulso alle altre iniziative referendarie in cantiere, come quella sulla abolizione della caccia e la legalizzazione della cannabis.

La proposta referendaria per l'abolizione della caccia la condivido e la sottoscriverò, quella relativa alla legalizzazione della cannabis la devo ancora valutare bene, ma sono orientato a sottoscrivere anche questa.

Scrive Il Post che la relativa facilità con cui è possibile raggiungere il quorum grazie al sistema di sottoscrizione digitale sta facendo storcere il naso a qualcuno, tanto che già si pensa di portare il numero di firme necessario per richiedere un referendum da 500mila a 800mila. C'è però uno scoglio di notevoli dimensioni da superare per poter ottenere questo risultato. Le 500mila firme necessarie sono infatti previste dalla Costituzione in un apposito articolo, che per essere modificato richiede una lunga e complessa procedura di revisione costituzionale. Ci provò Renzi nel 2014 ma senza fortuna (non ha mai avuto molta fortuna con le modifiche alla Costituzione, come è noto).

Comunque, in generale, questa possibilità di sottoscrivere referendum tramite firma digitale è sicuramente apprezzabile. Rimane comunque - almeno così dicono - anche la possibilità di farlo recandosi ai banchetti. In fondo, parlare faccia a faccia coi promotori, scambiare opinioni, è sempre buona cosa.

Modena e Pàvana

Ieri ho concluso la tre giorni sull'Appennino tosco-emiliano facendo una veloce tappa a Modena, prima di rientrare nella mia amata Santarcangelo. I portici del centro storico di Modena assomigliano un po' a quelli di Bologna: stessa fattura, stessa umanità che vi cammina sotto, fatta di giovani annoiati, signore con la borsa della spesa, persone che parlano al cellulare in tutte le lingue del mondo e qualche mendicante. Come in tutte le grandi città ho notato quella lieve forma di degrado fatto di biciclette male in arnese abbandonate, accenni di sporcizia lungo i viali più periferici, persone che camminano sotto gli anonimi palazzoni con fare sospettoso e lievemente intimorito, come se si guardassero dal pericolo imminente di essere aggredite da qualcuno. Su uno dei grandi viali che dalla stazione degli autobus, dove ho parcheggiato, conducono al centro storico mi sono imbattuto in una rissa tra alcuni giovani, e lì mia moglie mi ha sollecitato ad accelerare il passo. 

Per motivi di tempo mi sono limitato a visitare Piazza Grande, Palazzo Ducale e il duomo: bellissimi. Il duomo, in particolar modo, in stile romanico e con la Ghirlandina di fianco, mi ha ricordato vagamente il bellissimo duomo di Bergamo, che visitai in luglio mentre trascorrevo qualche giorno in Val Seriana. 

Alcune immagini del duomo e di Piazza Grande.







Prima di arrivare a Modena ho fatto tappa a Pàvana. Pàvana è un piccolo borgo appenninico, poche case, che si trova sulla Porrettana a una manciata di chilometri da Pistoia. Qui, anni fa, si è ritirato a vivere Francesco Guccini, uno dei miei miti musicali e letterari di sempre, e io sono venuto in questo posto semi-sperduto proprio con la speranza di vederlo e magari strappargli un autografo e un selfie. Purtroppo, niente da fare.

Inizialmente mi sono recato al mulino di proprietà della sua famiglia che si trova fuori Pàvana, tra i boschi, e fiancheggia il fiume Limentra, dove so che abita e dove ha registrato e inciso il suo ultimo album in studio prima del ritiro dall'attività musicale: L'ultima Thùle. Purtroppo il mulino, raggiunto dopo una abbastanza impegnativa scarpinata, l'ho trovato chiuso e una signora lì nei paraggi mi ha detto che Guccini non abita più lì da tempo ma nella sua casa nel borgo di Pàvana. Sono quindi risalito in auto e mi sono fermato nell'unico bar della frazione, che dà sulla Porrettana, uno di quei piccoli e anonimi bar che all'occorrenza vendono anche giornali e qualche genere alimentare, con i due o tre vecchi di paese di fuori al tavolino che giocano a carte e parlano di come si stava bene ai loro tempi, tipo gli avventori dei bar di certi romanzi di Marco Malvaldi. 

Sono entrato e ho notato subito, appesa a una parete, una fotografia in cui si vedono Guccini e Ligabue al banco del bar che ridono e bevono qualcosa. Ho chiesto alla ragazza del bar dove abiti Guccini e lei, con l'aria leggermente contrita, mi ha indicato la casa che si vede dalla vetrata del bar dall'altra parte della strada. Poi mi ha detto che Francesco, da quando abita lì, ha sempre ricevuto chiunque si presenti alla sua porta per autografi, foto, chiacchiere. Purtroppo, da quando è comparso il covid, sua moglie l'ha segregato in casa (sorride) e non riceve più nessuno. D'altra parte ha ormai più di ottant'anni. Sono uscito dal bar e mi sono avvicinato al cancello aperto, mi sono inoltrato lungo il vialetto, sperando magari di vederlo di fuori, ma niente da fare. Sono stato tentato di arrivare al portone e suonare, ma poi, a malincuore, alla fine ho deciso di lasciare perdere. Pazienza. 

Come consolazione mi sono fatto fare da mia moglie una foto davanti all'entrata del suo mulino. Magrissima consolazione.


martedì 14 settembre 2021

Libri già letti

Non è la prima volta che mi succede: comincio a leggere un libro e mi accorgo, prima o dopo, di averlo già letto. Mi è accaduto recentemente con Ti prendo e ti porto via, di Niccolò Ammanniti, e mi è accaduto in questi giorni con La rabbia e l'orgoglio, di Oriana Fallaci. Forse sono cose che succedono, specie quando si leggono decine e decine di libri ogni anno, o forse è l'età che avanza, chi lo sa? 

Ma l'aspetto curioso della faccenda è che il libro della Fallaci mi sono accorto di averlo letto dopo averlo terminato. Stavo per iniziare a scrivere qualche impressione qui sul blog quando ho trovato, seguendo l'etichetta Oriana Fallaci, il post in cui l'avevo già recensito. Tanto vale, quindi, linkare quello. Nel frattempo io vado a farmi qualche domanda sulle implicazioni dell'età che avanza.

lunedì 13 settembre 2021

Femminicidi

Spulciando il sito dell'Ansa ho letto che oggi due donne sono state uccise dal marito, una in Lombardia e una in Calabria. Poi mi è venuto in mente che anche ieri avevo letto di un femminicidio, e anche il giorno prima. Per curiosità sono andato a cercare qualche numero. Nel 2020 in Italia sono state uccise 71 donne dai rispettivi partner o ex partner. Quest'anno, alla data di oggi, 13 settembre, sono 46. Così, a occhio, se il trend rimarrà costante, in questo 2021 le donne uccise dai partner potrebbero essere in numero superiore rispetto all'anno passato, e quel 71 dell'anno scorso era già superiore alle 69 del 2019.

A me sembra che ci siano tutti gli estremi per parlare di emergenza, ma mi pare che non siano in molti a concepirla in questo modo. Ogni volta che succede, e ormai succede quasi giornalmente, appare la notizia e poi quasi subito sparisce, inghiottita dal fiume in piena di notizie che invadono le home page dei siti. Forse si tende a non classificare il fenomeno del femminicidio come emergenza perché consci che si tratta del classico problema senza soluzione. D'altra parte, ogni volta che succede si tende sempre a tirare in ballo il famoso raptus, e per definizione i raptus non si possono né prevedere né, quindi, prevenire.

Ma si tratta veramente di raptus? Tempo fa sentii Umberto Galimberti (qui) che in una trasmissione televisiva diceva che i raptus sono fantapsicologia, non esistono, si tratta di invenzioni prodotte dal senso comune che cerca sempre una giustificazione, e le cause di questi atti omicidi vanno ricercate nelle biografie di chi li compie. Non so se sia così, non sono assolutamente competente in materia. Sia come sia, il problema rimane, e la mancanza di una sua soluzione pure.

domenica 12 settembre 2021

Ma qualcuno controlla il Green pass?

Un giorno, speriamo presto, finiremo anche di parlare di Green pass, perché nella vita tutto passa e anche lui inevitabilmente passerà. Ma fino a quel giorno con questo benedetto documento verde dovremo farci i conti, perché possederlo o non possederlo è ciò che fa la differenza tra vivere una vita normale e una vita da pària. 

In realtà non so se sia davvero così, almeno per ciò che riguarda l'accesso ai locali pubblici. Non sono un frequentatore assiduo di ristoranti, pizzerie e compagnia bella, ma capita che a volte ci vada, specialmente nei bar (colazione con cappuccino e brioche, la mattina presto prima di andare al lavoro, è un rituale al quale rinuncio con fatica). Bene, a me il Green pass non l'ha mai chiesto nessuno. L'unica volta che è successo è stato in una pizzeria di Cesena in cui mi sono recato un sabato sera in agosto con alcuni amici. Per il resto, niente. Oppure mi è stato chiesto sulla fiducia. "Lei ha il Green pass?" "Sì, glielo mostro." "No, non ha importanza."

Come non ha importanza? E allora cosa me lo chiedi a fare? È come se a un posto di blocco la polizia mi chiedesse se ho la patente di guida ma senza volerla vedere. Questa cosa nella giornata di oggi mi è successa ben due volte, in un bar a Santarcangelo e in un ristorante a Porretta Terme. In entrambi i casi i gestori si sono limitati a chiedere a me e a mia moglie se avessimo il Green pass ma senza volerlo controllare. A questo punto che differenza fa averlo o non averlo?

Ora, non dico che questa cosa sia la regola, non pretendo che la mia esperienza sia generalizzata, ma qualche domanda e qualche perplessità mi sorgono. Tutte le discussioni, le proteste, le litigate sui social e fuori a causa del Green pass a cosa servono se poi all'atto pratico nessuno lo controlla?

Vabbe', Green pass o non Grenn pass, mi sono capitati tra capo e collo tre giorni di ferie e ne ho approfittato per scappare da Santarcangelo e rifugiarmi tra i boschi dell'Appennino tosco-emiliano, sulle montagne del Corno alle Scale. Ho con me il mio fidato Green pass, ma so già che tanto non me lo chiederà nessuno. Queste qui sotto sono alcune immagini di Porretta Terme. 

sabato 11 settembre 2021

Bella d'estate

Mango è stato un cantautore che ha scritto musiche molto belle, raffinate, evocative, tanto che era molto apprezzato anche da Battiato. 

Oggi pomeriggio mi ronzava in testa questo suo vecchio pezzo che ascoltavo, ricordo, quand'ero giovane. Mi sono seduto al pianoforte e ne ho accennato alcune battute, improvvisando un po' (andavo a memoria). 

È una registrazione alla buona: cellulare appoggiato di fianco alla tastiera e finestre della sala aperte, col rumore delle macchine che passavano sulla strada a fare da sottofondo. A condire il tutto, il pianoforte leggermente scordato (mi riprometto ormai da un anno di farlo accordare ma rimando sempre, in perfetto stile dei nostri politici). Mango, da di là, mi perdonerà l'affronto.

11 settembre

L'11 settembre di vent'anni fa, mentre le torri crollavano, ero su un camion e percorrevo la tratta Ravenna - Santarcangelo carico di giornali, le rese stagionali delle edicole del comprensorio di Ravenna e dei lidi ferraresi. Non avevo ancora il cellulare, all'epoca, ma mentre guidavo sentivo alla radio ciò che stava succedendo. In particolare, ricordo la voce concitatissima di Enrico Mentana che raccontava in diretta la tragedia. 

In ogni posto in cui mi fermavo a caricare mi accorgevo dell'apprensione e della paura vera delle persone con cui parlavo, che apprendevano dalle immagini delle dirette televisive i dettagli dell'atto terroristico. Ricordo che anche io avevo paura, non era difficile capire che stava succedendo qualcosa di completamente nuovo e dalle implicazioni future imprevedibili. 

Rientrai in azienda verso le sei del pomeriggio, quando le torri erano crollate e tutto era compiuto, e ricordo l'affannarsi concitato del personale aziendale per organizzare al meglio il lavoro della notte che sarebbe arrivata, a causa dell'aumento impressionante di tiratura dei principali quotidiani, che poi noi avremmo dovuto distribuire e consegnare alle edicole.

Vent'anni sono quasi una generazione e chi, come le mie figlie, all'epoca era troppo piccolo per capire la portata di quello che stava succedendo, tende oggi a inserire quei fatti nell'ambito delle normali conoscenze storiche che si leggono sui libri. Sì, si sa che è accaduto ma rimane un fatto comunque "lontano", che non ha inciso più di tanto la coscienza, un fatto paragonabile a una delle tante vicende di storia passate che si leggono sui libri di scuola. Per chi l'ha vissuto, invece, nonostante la inevitabile sedimentazione di quella tragedia dovuta al trascorrere dei decenni, l'incisione rimane.

Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...