domenica 7 settembre 2008

Google (tra luci e ombre) compie 10 anni

Il 7 settembre di 10 anni fa nasceva ufficialmente Google, quello che ancora oggi, in maniera piuttosto riduttiva, viene indicato come il più utilizzato motore di ricerca di internet. Riduttiva perché forse alla nascita era semplicemente e solamente un motore di ricerca, mentre oggi è anche un motore di ricerca, visto che la sfera delle applicazioni abbracciate vanno dalle immagini alle mappe, passando per i video, le notizie, le applicazioni office, i newsgroup e chi più ne ha più ne metta.

Google è stato quindi, in questo ultimo decennio, nel bene e nel male un protagonista e in qualche misura un responsabile della crescita di internet e del suo sviluppo. Nel bene perché attraverso la moltitudine di servizi, nella stragrande maggioranza gratuiti, messi a disposizione ha consentito a tantissimi utenti di avvicinarsi alla rete e di poterne "far parte"; nel male perché, come è noto (o almeno come dovrebbe essere), quelli che potremmo chiamare lati controversi, o perlomeno discutibili, non sono pochi.

Mi riferisco ad esempio alla questione privacy. Come è noto, Google fa larghissimo uso dei cookies, piccoli files di testo che vengono inviati nei pc degli utenti e che vengono utilizzati dal portale per tenere traccia delle loro abitudini di navigazione per scopi pubblicitari. A dir la verità, oggi, questo sistema non è prerogativa esclusiva del colosso di Mountain View, ma è utilizzato dalla stragrande maggioranza dei siti che offrono servizi in rete. E, comunque, va detto che la maggior parte dei servizi offerti da Google funzionano anche se l'utente sceglie di disabilitarli.

Altro lato controverso, che in passato fece parecchio discutere (ne ho parlato spesso anch'io), è la questione della censura, che Google attua in quei paesi sotto dittatura (vedi ad esempio la Cina) in cui internet è controllata dallo stato, impedendo le ricerche per keywords di termini o argomenti sgraditi ai regimi al potere. Nel 2006, in occasione del lancio in grande stile di Google in Cina, ad esempio, i responsabili dichiararono a tal proposito (della censura) che era meglio un motore di ricerca censurato che nessun motore di ricerca, un modo - molto discutibile - per tentare di giustificare il prevalere delle ragioni economiche rispetto a quelle morali.

La cosa, se rapportata a noi, ha anche dei risvolti che definire paradossali è forse un eufemismo, nel senso che là Google è sostanzialmente connivente con i diktat imposti dal regime, mentre qua da noi viene presa di mira perché lascia troppa libertà (ricordate la causa intentata da Mediaset?). Tutto ciò potrebbe far pensare (anzi, direi che è quasi una certezza), quindi, che anche qui ci sia una forma embrionale di "regime" che non vede di buon occhio l'utilizzo libero da parte degli utenti della rete. Già adesso (anche se è da tempo che il processo - lento ma inesorabile - è in corso) abbiamo persone (politici) che vedono come una sorta di maledizione la grande libertà che consente internet, e tentano di adoperarsi per mettere in atto politiche che ancora non hanno nulla a che vedere con quanto succede in Cina, ma che sono su quella strada.

A tal proposito va segnalato che Google, qui da noi, festeggia i suoi 10 anni con la prospettiva neanche tanto remota (e sicuramente poco felice) che 4 suoi alti dirigenti vengano rinviati a giudizio per favoreggiamento. Probabilmente qualcuno di voi ricorderà la storia del ragazzo down che nel 2006, in un istituto tecnico torinese, venne sbeffeggiato e svillaneggiato da alcuni suoi compagni di scuola, che ripresero il tutto col telefonino e misero il risultato della loro "prodezza" su GoogleVideo.

Da quella storia nacque un processo, nato in seguito alla denuncia dell'associazione "Vivi Down" di Milano. A fine luglio di quest'anno si sono concluse le indagini e tutto fa supporre che la procura di Milano chiederà il rinvio a giudizio per i responsabili di Google Italia, che accennavo prima, per aver contribuito a offendere la reputazione e la dignità della vittima consentendo la pubblicazione del filmato. Ma, scusate, cosa c'entra Google in tutto questo? Può essere un fornitore di servizi internet ritenuto responsabile di ciò che fanno gli utenti che utilizzano quel servizio? Per i giudici evidentemente (anzi, probabilmente) sì, e tutto ciò nonostante Google non abbia in realtà permesso un bel niente, ma si sia limitato a fornire uno "strumento" che è poi stato male utilizzato. E, ovviamente, a nulla è valso che gli stessi responsabili (di Google) abbiano nel giro di poche ore rimosso il video e collaborato alle indagini: Google deve pagare.

Se ci pensate è un po' come se Telecom fosse responsabile di quello che gli utenti fanno utilizzando le sue linee. Prendete il caso ad esempio delle molestie telefoniche: quale è in genere la prassi? Il molestato presenta denuncia, dopodiché gli viene messo sotto controllo il telefono e si risale così al molestatore. Può essere considerata responsabile Telecom? Non credo e non mi risulta. E' come se il marito ammazzasse la moglie col coltello da cucina e venissero indagati i vertici dell'azienda produttrice del coltello perché è stato utilizzato per commettere un crimine invece che per affettare il salame. Vi sembra possibile?

Ora, mi rendo conto che il secondo esempio è un po' campato per aria, ma è solo per fare capire un po' i termini della questione in cui è attualmente invischiata Google. Se venisse ritenuta responsabile, magari condannata, o, peggio ancora, obbligata ad attuare una qualche forma di controllo preventivo su ciò che gli utenti mettono in rete, sarebbe l'inizio della fine della libertà di internet. La fine di quello spazio aperto e non vincolato che consente la libera interazione tra gli utenti. Libera interazione il cui prezzo da pagare passa inevitabilmente per una piccola quota di cretini che utilizzano la rete per le loro idiozie.

Piccola quota di cretini che, a seconda dell'esito di questo processo, farà la differenza tra internet come la intendiamo noi e come la intendono in Cina.

Auguri, Google.

Incontro

"E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei..."

Inizia così una delle più note e poetiche composizioni d'amore di Francesco Guccini: "Incontro", appunto, che risale addirittura al 1972 (all'epoca io avevo 2 anni) e che fu inserita nel celeberrimo "Radici". La storia narrata prende spunto, come spessissimo accade nelle composizioni del cantautore emiliano, da un fatto vero. La ragazza di cui si narra nel testo era un'amica (innamorata) di Francesco che, non ricambiata, si trasferisce in Germania e sposa un altro: uno, purtroppo, psicologicamente non molto stabile che si suiciderà dopo alcuni anni. La ragazza tornerà quindi a cercare Francesco: da qui l'"Incontro".

Il testo, ricco di spunti e pensieri sul tema del tempo che passa (tema molto caro a Guccini), contiene rimandi, citazioni, piccole situazioni la cui descrizione si caratterizza dall'uso quasi ossessivo dei particolari:

"Il sole che calava già rosseggiava la città,
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda".

Oppure:


"
Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
dieci anni da narrare l'uno all' altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi".

Oppure:

"Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films".

Non è dato sapere, o almeno lo stesso Guccini non l'ha mai chiarito, quale sia la città che fa da sfondo al racconto. Le più accreditate sono Modena e Bologna, città a cui per vari motivi il cantautore è molto legato e che sono menzionate spesso in molte altre sue composizioni.

Vabbè, ci terremo il dubbio.

Il testo integrale lo trovate qui, mentre la mia interpretazione (con le scuse a Guccini) subito qui sotto.

Buona domenica.


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sabato 6 settembre 2008

Notizie in pillole (4)

Auto? No, grazie. Beh, sembra proprio che nessuno compri più macchine in Italia, o comunque ne compri molte di meno. Il 26% in meno di immatricolazioni di auto nuove rispetto al mese di agosto dell'anno scorso. Per forza: costano un casino, non si gira più da nessuna parte, ti multano che è una bellezza, per fare un pieno ci vuole ormai un mezzo stipendio... chi te lo fa fare di comprare una macchina?


Nightmare Gandus. Tra gl'incubi peggiori dell'attuale premier c'è sicuramente Nicoletta Gandus, il giudice titolare del processo Mills, quello che vede Berlusconi rinviato a giudizio per corruzione in atti giudiziari. Nonostante il tribunale di Milano abbia rigettato a suo tempo - bollandola come infondata - l'istanza di ricusazione presentata dal premier (la Gandus ce l'avrebbe a morte con lui), lui ci riprova. Sarà mica perché la sentenza di primo grado s'avvicina e bisogna provarle tutte? Vabbè, lui ormai è protetto dal suo lodo Alfano ma Mills no, e penso che non sia difficile immaginare le conseguenze di una eventuale certificazione di colpevolezza dell'avvocato inglese.


Linee guida. Verso ferragosto, ricorderete, il Vaticano prese le distanze ("Famiglia Cristiana non esprime la nostra linea") dal noto settimanale cattolico, reo di aver apertamente accusato il governo di riportare in auge vampate di rigurgiti fascisti. Oggi prende le distanze dall'Osservatore Romano, principale house organ della combriccola vaticana, dopo che in un editoriale, che ha suscitato parecchie polemiche, aveva espresso il parere che l'encefalogramma piatto non è il criterio adatto per sancire la fine della vita. Sulla seconda accusa, invece, lanciata sempre da Famiglia Cristiana ("Berlusconi vuole i giudici meno liberi"), per ora tutto tace. Mah...


Primo giorno di caccia.
Dopo poche ore dall'apertura - il 3 settembre -, il primo morto, nelle Marche, in un incidente di caccia. Alla fine della prima giornata saranno due. Lo so, sarò cinico, ma non riesco a dispiacermi più di tanto.


Alti e bassi. Per tutta la settimana ci hanno (giustamente) rotto le scatole con la storia del petrolio che cala e la benzina no. Tutti a chiedersi (ipocritamente, lo sanno benissimo) come mai.


Cause perse. Berlusconi ha perso una causa per diffamazione intentata contro quei cattivoni dell'Economist, che nel 2001 avevano scritto, papale papale, che non era adatto a governare. Ora (come è già successo per la causa - sempre persa - contro Travaglio) dovrà sobbarcarsi le spese processuali. Resta un mistero come abbiano fatto quelli dell'Economist a pensare una cosa di questo genere.


Felici (?) ritorni. Pare proprio che la Gruber abbia intenzione di lasciare la politica e tornare in tv. Immediatamente mi sono chiesto perché lei sì e Barbareschi no. Non farebbe meno danni lì?


125 euro. Sempre i cattivoni dell'Economist, hanno fatto una botta di conti e hanno scoperto che la meravigliosa operazione di salvataggio dell'Alitalia costerà a ogni contribuente italiano 125 euro. Altra causa per diffamazione da parte del premier?

venerdì 5 settembre 2008

"Scaricate sempre, scaricate tutto", parola di Pietro Valsecchi

L'appello che leggete qui sopra non è stato lanciato - come a prima vista potrebbe sembrare - da qualche esponente di punta di qualche misteriosa organizzazione p2p, ma da Pietro Valsecchi (foto), uno dei più noti e attivi produttori di fiction italiani.

L'esternazione del produttore, nell'ambito di un convegno a Venezia proprio sul tema della pirateria, ha lasciato ovviamente di stucco molti degli addetti ai lavori, e, com'era facilmente prevedibile, ha trovato ben poco spazio sui media.

Ecco un estratto dell'articolo pubblicato da articolo21.info:
'Scaricate sempre, scaricate tutto. Anzi, fotocopiate pure i libri di testo che costano un sacco di soldi': con queste invito rivolto ai giovani e agli studenti il produttore televisivo Pietro Valsecchi entra senza peli sulla lingua nel dibattito sulla 'retorica dell'antipirateria' intervenendo a Venezia nel salotto in diretta di RAISAT EXTRA, condotto da Italo Moscati. E oggi si scatenano le reazione di Anica, Siae e del Comitato contro la pirateria. Nell'intervista, che seguiva quella del giorno prima, sempre a RAISAT EXTRA, del Presidente della Siae Giorgio Assumma: Valsecchi ha aggiunto: 'Si fanno troppi convegni sulla pirateria, il paese ha altri problemi. La fiction 'I liceali', da noi prodotta, e' stata trasmessa prima da Mediaset Premium, vista, scaricata, trasmessa poi dalla tv generalista e nonostante tutto cio', una volta fatti i dvd, ne abbiamo venduti tantissimi. La pirateria e' un problema molto marginale, basterebbe pagare forse lo 0,50. Ben vengano i ragazzi che scaricano. La cultura va divulgata, e' un bene che vi si possa accedere facilmente'.
Le reazioni, prevedibili, degli addetti ai lavori alle parole del produttore non si sono naturalmente fatte attendere: frasi farneticanti, sconcertanti, irresponsabili, ecc... Ora, naturalmente, prima che a qualcuno venga in mente di cominciare a scaricare a destra e a manca in maniera scriteriata tutto ciò che gli capita sotto mano, qualche precisazione va comunque fatta.

Scaricare materiale protetto da copyright, sul quale non si hanno diritti, è reato, e qui non ci piove. E quindi l'invito del produttore non va preso alla lettera. Il concetto che ha voluto esprimere (da parte mia più che condivisibile) è condensato nelle ultime parole: "La cultura va divulgata, è un bene che vi si possa accedere facilmente". Una frase che, detta da uno che in teoria dovrebbe trovarsi dall'altra parte della barricata, risulta ancora più significativa.

Ma, in genere, quando si parla di p2p, scambio di files audio e video e compagnia bella, i detrattori del libero scambio sono soliti tirare in ballo i gravissimi danni in cui incorre l'industria cinematografica e dell'intrattenimento a causa dei cattivoni che si scambiano i films in rete. Da ogni parte trovate facilmente cifre terribili sulle perdite (in termini di proventi e posti di lavoro) riconducibili all'odioso fenomeno della pirateria. Peccato che accanto a queste ci siano - molto, ma molto meno strombazzate - anche cifre che raccontano una realtà un tantino diversa (tipo queste, ad esempio), ma che difficilmente raggiungono gli onori delle prime pagine.

E la conferma a tutto ciò l'ha implicitamente (e probabilmente involontariamente) data il presidente della SIAE, Giorgio Assumma, che in risposta alle parole di Valsecchi ha affermato:
Il fatto che le sue opere [di Valsecchi, ndr] televisive abbiano venduto moltissimo malgrado siano state vittime di scaricamenti illeciti - continua la nota - dimostra quanto lui sia bravo nel suo lavoro e quanto i frutti dello stesso, quantunque danneggiati dalla pirateria realizzino un proficuo successo economico'.
Cosa vuol dire tutto questo? Che se un prodotto (cinematografico, musicale, ecc...) è di qualità non c'è pirateria che tenga. E i dati sfornati dal produttore sono lì a dimostrarlo. Non ci sono certo grosse speranze che a breve termine cambi qualcosa, sia a livello di legislazione che di presa di coscienza della cosa da parte di tutta la cricca delle lobby dell'intrattenimento, ma a volte una colomba (in questo caso Valsecchi) potrebbe anche fare primavera.

giovedì 4 settembre 2008

Due parole per Luca e Davide


Non mi capita spesso di segnalare o portare all'attenzione di chi legge questo blog situazioni o eventi di questo tipo, specie se riguardano fatti che hanno a prima vista pertinenza "locale", per così dire. Faccio un'eccezione questa volta perché penso che la storia in questione meriti di essere segnalata.

Dal filmato qui sopra probabilmente avrete già più o meno capito quali sono i termini della vicenda. Molto brevemente, Luca e Davide sono due ragazzi di Santarcangelo che nel 2005, durante una vacanza in Grecia, sono stati fermati per un controllo dalla polizia ellenica e trovati in possesso di 21 grammi di hashish. Arresto immediato in loco e scarcerazione dopo pochi giorni dietro pagamento di una cauzione.

Ad aprile di quest'anno le autorità greche hanno emesso un mandato di cattura internazionale con richiesta di estradizione alle autorità italiane. Richiesta che è stata recentemente accolta dalla Cassazione. I due dovranno quindi obbligatoriamente tornare là, dove li attende:
  • L'immediata tradotta in carcere.

  • Processo di cui non si hanno date certe (non si sa neppure se sia già stato iscritto a ruolo, né tanto meno, quindi, una sua ipotetica data d'inizio).
Il codice penale greco non fa distinzione tra possesso di sostanze stupefacenti per uso personale e spaccio, e quindi Luca e Davide dovranno rispondere del reato di spaccio internazionale di sostanze stupefacenti, la cui pena minima prevista dalla legislazione greca sono 10 anni di carcere.

Perché ho segnalato questa vicenda? In primo luogo perché conosco di persona entrambi (sono stati miei colleghi di lavoro per alcuni anni), anche se questo ovviamente non va inteso come una forma di "garanzia", e in secondo luogo perché ritengo la pena sproporzionata rispetto al reato commesso. Attenzione, non sto mettendo in discussione il reato o il fatto che abbiano commesso un errore, perché è evidente (come ammettono anche loro stessi) che questo c'è stato.

Sto solo cercando di mettere in luce quella che secondo me (e non solo) è la sproporzione tra il dolo e la pena. Chi volesse approfondire un po' i termini della questione (anche per farsi un'idea più completa della vicenda), leggere i vari articoli pubblicati anche sulla stampa nazionale e magari firmare la petizione a loro sostegno, trova tutti i dettagli qui.

mercoledì 3 settembre 2008

I personaggi di Alitalia

Qualche giorno fa, ricorderete, ho scritto alcune impressioni mie sulla vicenda Alitalia. Impressioni che, come ho già accennato, ho ricavato leggendo qua e là cosa riportavano in proposito i media.

Marco Travaglio, nel suo appuntamento settimanale di lunedì scorso, si è spinto oltre, analizzando piuttosto dettagliatamente le varie figure che compongono la ormai leggendaria cordata di "capitani coraggiosi", ed esponendo alcuni pensieri suoi in merito ai reali motivi che hanno spinto la squadra di temerari imprenditori a gettarsi in quest'impresa.

Ecco il video.

Google Chrome

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Alla fine è arrivato, anche se - ammetto - pure io sono a conoscenza della cosa solo dall'altro ieri. Intendo ovviamente il nuovo browser targato Google, e cioè Chrome. L'annuncio ufficiale del rilascio della nuova applicazione è apparso ieri sul blog ufficiale di Google.

Ovviamente non scrivo questo breve articolo a mo' di recensione, in primo luogo perché ancora non posso provarlo (per ora è disponibile solo per Windows, Linux e Mac devono pazientare ancora un po'), e in secondo luogo perché nei prossimi giorni di recensioni e dettagli tecnici ne troverete a bizzeffe (Corriere e Repubblica hanno già cominciato).

Da quel poco che ho potuto leggere, pare comunque che l'intenzione del colosso di Mountain View sia quello di erodere significative quote di mercato a Internet Explorer e Firefox (poteva essere diversamente?), e a questo proposito l'uscita in concomitanza con la Beta 2 di I.E. 8 potrebbe essere una conferma del tutto.

Tra le prerogative interessanti del nuovo prodotto di casa Google, va menzionato sicuramente il fatto che si tratta di un browser open source, un software cioè in cui il codice sorgente è libero e non ad accesso esclusivo di una ristretta cerchia di sviluppatori. Un programma, quindi, in cui tutti possono "mettere le mani" contribuendo a modificarlo, svilupparlo e, perché no, migliorarlo. E la storia insegna che in genere la qualità del prodotto ci guadagna (vedi Firefox vs. I.E.).

Dal punto di vista tecnico, una delle novità più interessanti introdotte dagli sviluppatori del progetto è senz'altro la separazione operativa delle tab. In pratica, ogni nuova scheda aperta è gestita da una propria macchina virtuale che utilizza a sua volta una propria memoria. Questo dovrebbe effettivamente - come scriveva ieri PI - essere garanzia di maggiore stabilità del tutto, nel senso che se va in palla (per dirla brutalmente) una pagina web non rimane bloccato tutto il browser, cosa che però dovrebbe significare al tempo stesso anche un aggravio nella richiesta di risorse.

Vederemo. Nei prossimi giorni sentiremo inevitabilmente parlare ancora di questa novità (volenti o nolenti l'uscita di un nuovo browser rappresenta sempre una novità). Se nel frattempo qualche windowsiano lo vuole provare e magari scrivere qualche impressione a caldo nei commenti, può scaricare Chrome da qui.


Aggiornamento 04/08/2008.

Quando si parla di prodotto targati Google il pensiero va (o dovrebbe andare) sempre alla questione privacy. Alcuni utenti si sono accorti ad esempio di una strana clausola riguardante i diritti d'autore contenuta nell'Eula del software (in pratica, brevemente, tale clausola consentiva a Big G di arrogarsi i diritti di copyright su qualsiasi cosa venisse pubblicata dagli utenti attraverso Chrome).

Ora Google (colta con le mani nel sacco?) pare stia facendo retromarcia. Dettagli qui e qui.

martedì 2 settembre 2008

Italia a due velocità?

L'episodio un sé pare quasi banale: una pattuglia di vigili urbani multa un ragazzo perché se ne va in giro con lo scooter senza casco. Ora, in certe realtà del sud già questa potrebbe essere una notizia, ma la cosa non finisce qui. Scrive il Corriere:
Secondo quanto si è appreso, Borriello [il sindaco di Torre del Greco, ndr] stava partecipando ai controlli predisposti dalla polizia municipale e si è avvicinato ad una pattuglia dei vigili mentre erano intenti ad multare un motociclista senza casco. La presenza del sindaco ha scatenato la reazione del giovane, che prima ha inveito e poi si è scagliato contro Borriello aiutato da un gruppo di persone giunte sul posto. I vigili hanno allora fatto salire il sindaco a bordo della loro auto di servizio, ma la folla ha continuato a inveire contro Borriello, prendendo a calci e pugni la vettura, fino a sfondare il finestrino del posto dove il sindaco era seduto. L'auto della polizia municipale ha poi rapidamente lasciato il posto.
L'episodio - che malgrado ciò che potrebbe apparire a prima vista ha a mio avviso valenze che vanno al di là del mero fatto di cronaca - mi pare sia la conferma (se mai ce ne fosse bisogno) di un'Italia che va a due velocità. Dispiace dirlo ma è così. Episodi come questo dimostrano che in molte zone del nostro paese è purtroppo ancora molto radicata la cultura del menefreghismo e dell'insofferenza verso qualunque forma di appartenenza a uno stato e conseguente rispetto delle sue leggi, fossero pure quelle che regolano il normale vivere civile.

E questo episodio ne è una prova lampante. Odio fare questo genere di distinzioni - e soprattutto vorrei evitare di essere frainteso - ma è evidente che una delle differenze tra nord e sud sta anche in queste cose. Non sto dicendo che in generale il nord sia meglio del sud, sto dicendo che in questo specifico modo di fare e di agire, forse, il nord è migliore del sud.

Non conosco le cause che hanno portato a tutto ciò. In questi casi - è noto - si tende sempre a tirare fuori questioni caratteriali, di mentalità, di retaggio culturale che affonda le sue radici nel passato e cose di questo genere, e probabilmente una risposta univoca non c'è.

In ogni caso, negare l'esistenza di queste differenze, o, peggio, fare finta che non esistano, non rende sicuramente giustizia alla realtà.

lunedì 1 settembre 2008

Idioti in trasferta e relative motivazioni

Come avrete sicuramente letto, la prima giornata di campionato di calcio ha subito fatto capire quale sarà il trend da qui al prossimo giugno. Ma non voglio sprecare un post per parlare del gruppetto (come definirli?) che ieri ha dato una così ampia dimostrazione di quanti guai possa fare un neurone che si trova a dover vagare solo soletto all'interno di una scatola cranica vuota.

Volevo semplicemente far notare il tenore e l'enfasi con cui è stata strombazzata l'immediata scarcerazione dei nostri eroi oggi stesso:

(fonte: Corriere.it)

(fonte: Repubblica.it)

Ora, secondo voi, se altri decerebrati avessero avuto qualche dubbio se provarci o meno di nuovo domenica prossima, adesso ce l'hanno ancora?

Flickr, DivShare, Box e Picasa, breve rassegna di siti di condivisione di immagini

Può darsi che a una prima e frettolosa lettura, la sequela di nomi elencati qui sopra a qualcuno non dica niente. Si tratta, molto brevemente, di siti internet nei quali è possibile caricare e condividere con altri utenti, tra le altre cose, immagini e fotografie.

Ovviamente non ci sono solo questi quattro, ma siccome su ognuno di essi ho un account, ho pensato di fare una breve carrellata spiegandone sommariamente le caratteristiche principali, cosicché chi ha l'esigenza di utilizzarne qualcuno può già farsi una idea del loro funzionamento e delle peculiarità principali.

Molti potrebbero chiedersi perché sia necessario mettere le proprie foto in rete, visto che magari è già abituato a scaricarsele nel proprio pc dalla fotocamera e a riversarle poi su cdrom o penna usb da dare agli amici. Beh, potrebbe ad esempio presentarsi un caso del genere: Tizio abita in Trentino, se ne va in vacanza in Finlandia e al ritorno vuole mostrare le foto scattate al fratello Caio che abita in Calabria. Senza perdere tempo e denaro a mettere le foto su un cdrom da spedire magari per posta al fratello, si crea gratuitamente un account su uno di questi siti, ci carica le foto e manda il link via e-mail, della pagina così creata, al lontano fratello.

Certo, le foto si possono anche mandare come allegati direttamente via e-mail, ma volete mettere quanto è più "figo" linkare una slide piuttosto che spedire delle fredde immagini come allegati di posta elettronica?

Questa ovviamente è una delle tante possibilità. In linea generale tutti questi siti hanno almeno due caratteristiche in comune:
  1. Sono gratuiti nella loro versione base di utilizzo.

  2. Presentano la possibilità di rendere pubbliche e visibili a tutti le immagini pubblicate oppure di consentirne la visione solamente ad alcuni utenti selezionati.
A meno di particolari esigenze di spazio e di risorse, la versione base di ognuno di questi siti dovrebbe essere più che sufficiente per soddisfare le esigenze dell'utente medio. Ma vediamo le caratteristiche principali di ognuno.


Flickr.


E' probabilmente il più famoso e utilizzato sito di condivisione di immagini al mondo (home page qui). Appartiene al gruppo Yahoo! e attualmente conta globalmente circa 7.000.000 di utenti. La versione gratuita consente di caricare al massimo 200 fotografie, creare tre gallerie fotografiche e utilizzare non più di 100 MB mensili in termini di spazio occupato.

La versione pro, a pagamento, consente invece di non avere alcuna limitazione, né di spazio, né di numero di foto caricate, né di gallerie fotografiche (sets) allestibili. Flickr è comunque qualcosa di più di un semplice sito di archiviazione di immagini, in quanto nel tempo è diventato una sorta di comunità virtuale attraverso la quale è possibile interagire con gli altri utenti, inserendo ad esempio commenti alle foto, come se si trattasse di un vero e proprio blog.


Attraverso questa pagina, accessibile tramite connessione protetta https://, è possibile registrarsi al servizio ed effettuare il login ogni volta che si vuole accedere al proprio spazio.


Il caricamento delle foto, come vedete dall'immagine qui sopra, avviene tramite una facile procedura guidata, semplicemente inserendo il percorso dei files da caricare, presenti nel pc, nell'apposito form. Qui trovate l'home page del mio account.


DivShare.

Gli altri siti che ho elencato nel titolo hanno più o meno le stesse caratteristiche di Flickr. La differenza più marcata rispetto a quest'ultimo, è che gli altri (a parte Picasa, che vedremo dopo) non hanno una home page propria che permette la visualizzazione del materiale inserito semplicemente collegandosi, ma consentono solo l'archiviazione suddivisa per cartelle (un po' come accade quando archiviamo le foto nel pc) visibili solo al titolare dell'account. Sarà poi lui a decidere quali rendere visibili, e a chi, tramite il relativo link.


Qui sopra vedete alcune delle cartelle presenti nella mia dashboard su DivShare.com. Le cartelle, così come il loro contenuto, sono visibili solamente da me. Nel momento in cui io voglio per esempio mostrare una galleria a un amico, oppure linkarla sul mio blog, non devo fare altro che aprirla e comunicare il link a chi voglio che la visualizzi, copiandolo dall'apposita finestra:


La procedura di caricamento delle foto è anche qui estremamente semplice, e permette di scegliere se caricare il materiale in una cartella già esistente o se crearne una nuova:


DivShare è il portale che nella sua versione free mette a disposizione più spazio rispetto agli altri: ben 5 GB e nessun limite al numero di gallerie (cartelle) che si possono creare. Gli unici due punti negativi sono la presenza di popup pubblicitari - a volte un tantino fastidiosi - che si aprono all'avvio della visualizzazione delle immagini e la procedura di login che avviene in chiaro senza fare uso di protocolli https://. Insomma, se avete file personali piuttosto importanti, direi che non è il posto migliore dove metterli. Mi pare comunque che il rapporto costi/benefici vada decisamente a favore dei secondi.


Box.net.

Questo (home page qui), a differenza degli altri, non è un sito di archiviazione esplicitamente dedicato alle immagini, ma a tutti i tipi files (documenti, filmati, mp3, pdf, ecc...) che per un motivo o un altro desideriamo archiviare online, magari anche solo per liberare spazio sull'hard disk del pc.

Non mi dilungo perché già l'anno scorso pubblicai una recensione del sito con tutte le caratteristiche principali (in alternativa potete leggere questo di Salvatore, fatto sicuramente meglio del mio). Mi limito a inserire qui sotto una breve galleria di immagini delle mie gatte archiviata appunto su box.net (la potete vedere anche qui).





Picasa.

Originariamente era solamente un'applicazione da installare nel pc per effettuare operazioni di fotoritocco. Nel 2004 è stata acquistata da Google (c'è qualcosa che ancora non ha acquistato?) e nelle ultime versioni è disponibile anche solo come web album, ossia come spazio online in cui caricare e condividere immagini.

La home page è qui, e chi è già in possesso di un account su Google di qualsiasi tipo (va benissimo anche quello utilizzato da chi commenta in questo blog), lo può usare anche per Picasa. Chi invece ne è sprovvisto può crearlo con pochi semplici passaggi passando da qui.


Dopo aver settato le impostazioni richieste in questa pagina, ecco che si possono cominciare a caricare le immagini per mezzo di una semplicissima procedura guidata, praticamente identica a quella vista per gli altri siti, che si avvia cliccando sul pulsante "Carica":


Ed ecco come si presenta la pagina a chi si collega (in questo caso la mia):


Ovviamente si può decidere di non rendere visibili all'universo mondo tutte le gallerie che si creano, ma di tenerne qualcuna nascosta, visibile solo a noi o a chi vogliamo che la visualizzi: un'impostazione che si attua apponendo un semplice segno di spunta nell'apposita casella in fase di creazione della galleria (e che può essere modificato a piacimento anche successivamente).

Picasa dispone, nella sua versione base, gratuita, di un GigaByte abbondante di spazio (1.024 MB), e non esiste limite al numero di gallerie che si possono creare (max 500 foto per galleria).

Beh, io ho finito. Questa breve rassegna non ha certo la pretesa di essere completa e/o esauriente, ci mancherebbe, ma solo segnalare a chi magari non ne fosse al corrente l'esistenza di questi siti. Lieto se la cosa è stata utile a qualcuno.

Conad e gli alberi

A Reggio Emilia il comune ha autorizzato l'eradicazione di 45.000 metri quadrati di alberi e boschi per fare posto a un ipermercato Cona...