È il primo romanzo di McEwan che leggo e mi è piaciuto tantissimo. Interessante la storia raccontata e affascinante il suo modo di scrivere. Sostanzialmente è un romanzo sull'errore. In questo caso non l'errore tragico dei classici, ma quello piccolo, umano, di una ragazzina di tredici anni che crede di aver capito il mondo e invece lo devasta con un'accusa.
Il romanzo è costruito in tre tempi: l'estate del 1935 nel Surrey inglese, all'interno della grande tenuta in stile georgiano della famiglia Tallis; il fango di Dunkerque nella seconda guerra mondiale; il tempo lungo dell'espiazione, la parte più "densa" del romanzo dove Briony, la protagonista, trascorre il resto della vita a cercare di rimediare a ciò che non si può rimediare.
Credo sia anche un romanzo sulla valenza della letteratura e sul significato dell'arte di scrivere, anche quando si cerca di farlo per dare forma a un dolore che non ha redenzione.

L'avevo letto quand'era uscito, credo una ventina d'anni fa, per cui sono giustificata nel non ricordare quasi niente... Però ricordo che mi era piaciuto.
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