Ho dei ricordi di questo libro legati alla mia infanzia, perché lo trovai casualmente a casa di mia nonna Tina un giorno che andai a trovarla, e ricordo che quel titolo mi rimase impresso. L'ho letto per la prima volta adesso, molti decenni dopo quel periodo. Cristo si è fermato a Eboli è il capolavoro in cui Carlo Levi ripercorre il suo periodo di confino politico, tra il 1935 e il 1936, nei piccoli paesi lucani di Grassano e Gagliano. Il senso del libro è già nel titolo, perché Eboli è l'ultimo paese della Campania dove la civiltà moderna, lo Stato e la storia si fermano. Oltre quel limite, nel cuore rurale e aspro della Lucania degli anni '30, si apre un mondo diverso e senza tempo.
Levi è un medico e pittore torinese che si ritrova immerso in una civiltà rurale dominata da una rassegnazione millenaria, dalla miseria e dalla malaria, ma anche da una una grande dignità. Un mondo regolato da ritmi arcaici, credenze magiche e una solidarietà silenziosa, totalmente estraneo alla logica della modernità e del progresso. Sullo sfondo di questa realtà immobile si staglia l'ombra del fascismo, con la sua retorica imperiale, le sue adunate e le guerre coloniali in Africa (proprio in quegli anni si consumava la campagna d'Etiopia). Levi ci mostra con amara ironia come la propaganda del regime scivoli via sulla pelle dei contadini senza scalfire la loro realtà. Per loro, per i contadini della Lucania, lo Stato fascista non è che l'ennesima maschera del potere cittadino, un'entità astratta, esattrice di tasse e dispensatrice di guerre, percepita come una calamità naturale contro cui è inutile lottare.
Una menzione meritano sicuramente le interessantissime pagine del romanzo in cui Levi descrive il fenomeno del brigantaggio. Secondo l'autore questo fenomeno non va inserito in una cornice romantica o criminale, ma è stato la grande, disperata epopea del mondo contadino. Levi non lo derubrica a semplice delinquenza, ma lo considera una fiammata di ribellione spontanea contro l'oppressione dello Stato, contro le tasse, la leva obbligatoria e i decreti calati dall'alto da una Roma lontana e indifferente. Il brigante, nella memoria collettiva della Lucania, diventa così un eroe tragico, il simbolo di una civiltà che rifiuta di farsi assimilare e distruggere da un potere che non la capisce.
In sostanza, Cristo si è fermato a Eboli è una riflessione attualissima sul concetto di meridione, sull'incomunicabilità tra culture diverse. Attualissimo anche oggi.

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