mercoledì 12 agosto 2020

La disgrazia di essere omosessuali oggi

Poco più su di casa mia abita una ragazza. È dolce, carina, sensibile, amante dello studio, della musica (studia pianoforte), della vita. Ma la vita le ha riservato quella che, agli occhi di questa ottusa società, è probabilmente la disgrazia peggiore che le potesse capitare: avere preferenze sessuali non conformi agli standard, dove per standard intendo naturalmente una sana e benedetta eterosessualità.

Conosco di vista questa ragazza, che è nella cerchia di amicizie di una delle mie figlie, e conosco la sua famiglia, una famiglia rigorosamente e, direi, ossessivamente cattolica. Questa ragazza ha scritto ieri un post su Instagram (me l'ha fatto leggere mia figlia, io non ce l'ho) dove sfoga in maniera terribile e commovente il dolore e il male che le sono piovuti addosso negli ultimi due anni, da quando cioè ha deciso di non nascondersi più. È un post in cui scrive di non poterne più dei commentini sarcastici degli "amici", dell'ostracismo e del disconoscimento a cui l'ha condannata la famiglia (sì, la famiglia), degli "amici" che l'hanno abbandonata dopo avere saputo; di non poterne più di sentirsi sporca, colpevole, inadatta, sbagliata. È un post intriso di disperazione che mi ha fatto commuovere e allo stesso tempo provare rabbia.

Rabbia perché in pieno terzo millennio, complice una società retrograda, ignorante e ancora intrisa di una cultura cattolica e politica (penso a una certa destra) che per secoli ha demonizzato l'omosessualità, non si è ancora liberi di vivere senza preoccuparsi delle proprie preferenze sessuali. Se viene ancora catalogati, schedati, emarginati, allontanati, sopportati quando va bene, fatti oggetto di violenza e soprusi quando va male (basta leggere i giornali ogni giorno). E ciò che sconforta è che non si vedono segni, all'orizzonte, che autorizzino un seppur cauto ottimismo in merito a un cambio di rotta. No, non si vedono.

8 commenti:

  1. Sono sorpreso che ciò si accaduto nel riminese, che tutto sommato è un territorio piuttosto aperto...

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    1. Mah, sai, non tutto ciò che sembra e che si dà per consolidato a volte lo è, purtroppo.

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  2. Io non sono così drastico come te nella tua visione.
    Certo non è facile ma manco impossibile.
    Non ti regala niente nessuno.
    Lei ha già fatto il primo passo di fare outing adesso dovrebbe ( secondo me ) fregarmene del giudizio della gente e perseverare nella sua strada.
    Esiste una comunità LGBT ...poi abita in una regione non proprio “chiusa” a queste tematiche e piena di tante realtà come la sua , non dovrebbe in un certo senso sentirsi abbandonata.
    Forse lo scoglio più importante da superare è la sua famiglia.
    Ho amici e amiche omosessuali che la loro famiglia li ha accettati e forse hanno una marcia in più nell’affrontare il mondo esterno.
    Poi è pure vero che ogni età ha i suoi problemi.
    A volte sembrano più grandi di quello che davvero sono.
    E poi avere l’approvazione della famiglia almeno per me è abbastanza relativo, alla fine la famiglia -quella veramente importante -è quella che ci costruiamo con la persona che abbiano accanto.
    Bisogna sempre guardare al futuro.
    Ciao

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    1. Sì, bisogna sempre guardare al futuro, ma temo che in certi casi sia più facile a dirsi che a farsi.
      Ciao Max.

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  3. Brutta storia. Retrogradi, cattolici o fondamentalisti che siano, rimane una brutta storia. Più o meno velatamente c'è emarginazione, bullismo, intolleranza.
    Ancora non siamo il paese civile e progredito che pensiamo di essere.

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    1. No. Magari non è sempre e dappertutto così, ma direi che in linea generale non lo siamo.

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  4. Spero che abbia anche amici e conoscenti che la capiscano, la sostengano e la facciano sentire circondata da tanto calore e solidarietà. Comunque mi sembra positivo che riesca a parlarne, anche se il suo messaggio straziante nei cervelli e cuori sprangati temo che non arriverà mai, men che meno in quelli della famiglia. E che mi vengano ancora a parlare della sacralità della famiglia...

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    1. Sì, alcuni amici nel vero senso della parola le sono rimasti, per fortuna. E non è poco.

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