"Per un vescovo è 'importante' collaborare con le autorità civili nei casi di presunta pedofilia da parte di un sacerdote, ma non è obbligatorio in ogni caso."
La direttiva qui sopra, come riportata dal Corriere di oggi, è contenuta nelle nuove linee guida antipedofilia appena pubblicate dalla CEI. Direttiva che sostanzialmente manda a ramengo gran parte del lavoro fatto da Bergoglio negli ultimi tempi. Il poveretto si era infatti speso non poco, anche se più che altro a livello di immagine, per far vedere che per il pretame era diventata una questione di vita o di morte la lotta alla padofilia; poi arriva Bagnasco, che notoriamente con Bergoglio non è che si sia mai preso molto, e vanifica tutto con questo ridicolo vademecum. In sostanza, la ragione addotta è: "Non c'è obbligo giuridico perché [il vescovo, ndr] non è pubblico ufficiale."
La domanda, ovviamente, sorge spontanea: ma veramente ci volete prendere per il culo fino a questo punto? Esce dalla CEI una direttiva che viene sbandierata ai quattro venti come una specie di rivoluzione copernicana per quanto riguarda la lotta agli abusi perpetrati dal clero sui bambini, e cosa ci trovi dentro? Che è importante - mica obbligatorio, scherziamo? - collaborare, e che questa eventuale collaborazione è dettata solamente da input di tipo morale e di coscienza del vescovo (tradotto: se gli gira bene la denuncia la fa, altrimenti ciccia). In sostanza, si perpetuano e si avallano, con un po' di fumo negli occhi e una bella lucidata alla corrozzeria, ad uso e consumo dei soliti creduloni, quell'omertà e quell'insabbiamento a cui siamo abituati da decenni.
Per come la vedo io, la vera rivoluzione copernicana sarebbe che qualcuno cominci a vergognarsi.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
sabato 29 marzo 2014
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