Devo dire che i primi tre racconti di "Storie di ordinaria follia" rispecchiano perfettamente il titolo del libro. Non do ancora un giudizio completo prima di averlo finito; diciamo che devo ancora decidere se Bukowski era un genio o uno scribacchino di quart'ordine da redazione giornalistica.
Quello che sicuramente mi ha stupito e' un tipo di prosa totalmente svincolato dalle regole canoniche, sia dal punto di vista grammaticale che sintattico. Bukowski usa le maiuscole a casaccio, fa ripetizioni che a me ai tempi della scuola sarebbero costate rimbrotti e richiami, gli ausiliari li usa alla cazzo di cane. Per certi versi ricorda Jose' Saramago e la sua scrittura totalmente scevra di riferimenti alle normali regole con cui si usa scrivere - chi ha letto qualcosa del grande scrittore portoghese sa a cosa mi riferisco.
La cosa che lascia un po' perplessi e' che noi, poveri scribacchini da quattro soldi, che scriviamo giusto per quei quattro gatti che ci leggono, cerchiamo di farlo in maniera decente, magari abbiamo pure il sito di quelli della Crusca nei segnalibri; poi arrivano questi, che fanno strame di ogni regola di buona scrittura, e magari vincono pure il Nobel (Saramago).
Vabbe', vado a leggere gli altri racconti, va'.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
venerdì 7 marzo 2014
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