giovedì 16 ottobre 2025

A chi importa del Nobel

La mancata assegnazione del Nobel per la pace a Trump ha mandato il suddetto Trump su tutte le furie, non tanto per il mancato riconoscimento in sé ma per il fatto che lui lo considerava un viatico per il paradiso (anche da dichiarazioni come questa si capisce il livello intellettivo dell'attuale inquilino della Casa Bianca).

Ma Trump a parte e polemiche sul Nobel a parte, qualcuno si è mai chiesto cosa importi di questo riconoscimento, per noi di vitale importanza, ai 7/8 del mondo fuori dell'Occidente? La risposta la fornisce il buon Dario Fabbri qui.

Il male?

Se si guardano le cronache si ha l'impressione di essere circondati dal male. Viene da chiedersi se si tratta di una impressione generata da esagerata enfasi data alle notizie o se effettivamente è così. Oppure se questo male ci sia sempre stato, in forme magari meno forti, e abbia avuto una recrudescenza col progressivo degrado morale e culturale della nostra società negli ultimi lustri.

mercoledì 15 ottobre 2025

Il rifugio

Ogni tanto avverto il bisogno di "staccare" dalle vicende del mondo, dai notiziari, dalle polemiche sui social, dal flusso caotico degli avvenimenti. Quindi mi allontano, spengo tutto per un po' e mi rifugio in un libro. Sì, lo so, qualcuno dei miei 32 lettori obietterà che io leggo sempre, quindi dov'è la novità? La novità sta nel fatto che quando stacco non c'è più la lettura come attività tra le altre, c'è solo quella. La lettura intesa come sollievo e come uscita dalla corrente del fiume per sedersi sulla riva e respirare.

Un paio di settimane fa Michela e suo marito sono andati al cinema a vedere The life of Chuck e ne hanno avuto un'ottima impressione. La raccolta di racconti che contiene la novella da cui è tratto il film si chiama Se scorre il sangue e fu pubblicata in Italia nel 2020. Ovviamente la lessi, ma di quel particolare racconto mi erano rimasti solo ricordi molto vaghi, resi poi un pochino più vividi dal racconto del film fattomi da mia figlia. Quindi sono andato in biblioteca, ho preso il libro e oggi pomeriggio ho (ri)letto per intero quel racconto. Un racconto stupendo: malinconico, spirituale quasi, per certi versi simile a romanzi come Il miglio verde o a racconti come Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, inserito nella bellissima raccolta Stagioni diverse. Un racconto sulla fragilità della vita e sulla gratitudine, magnificamente rese dalla prosa visionaria e a tratti poetica del grande Stephen King.

Ovviamente, a questo punto rileggerò anche gli altri tre racconti lunghi della raccolta, continuando a restare seduto sulla mia tranquilla riva del fiume, in barba al casino e alla velocità degli avvenimenti del mondo.

martedì 14 ottobre 2025

Zichichi


Domani il grande Antonino Zichichi compirà 96 anni. Mi è sempre stato simpatico, Zichichi, forse un po' anche a causa di quei tratti somatici che ricordano alla lontana Albert Einstein. Ha avuto una grande carriera accademica e scientifica come fisico delle particelle,  ma nel corso degli anni si è progressivamente spostato su posizioni che con la scienza cozzano non poco. È ad esempio un forte negazionista dell'impatto delle attività umane sul cambiamento climatico, ed è da sempre critico verso la teoria darwiniana dell'evoluzione.

Sul suo negazionismo circa la responsabilità dell'uomo sui cambiamenti climatici c'è poco da dire. Ne è convinta, con prove solidissime, la quasi totalità degli scienziati del pianeta, quindi l'opinione di Zichichi vale più o meno quanto la mia. Per quanto riguarda l'evoluzione darwiniana, la sua aspra critica si fonda sia sui famosi anelli mancanti, un argomento molto caro a papi, cardinali e creazionisti vari, sia sul fatto che mancherebbero solide basi scientifiche e matematiche che la dimostrano. In particolare non esisterebbe un'equazione in grado di spiegarla.

In realtà una base matematica a supporto della teoria darwiniana dell'evoluzione esiste ed è la cosiddetta legge di Hardy-Weinberg. Matematica a parte, oggi ci sono varie branche della scienza che hanno dimostrato la fondatezza della teoria darwiniana: paleontologia, biologia comparata, biogeografia, osservazioni dirette, ma soprattutto genetica e studio del DNA. Nell'epoca dell'Inghilterra vittoriana la genetica ancora non esisteva e quindi Darwin non la poteva conoscere, ma era un signore tanto intelligente e intuì cose che oggi la genetica ha dimostrato essere esatte, come ad esempio che tutti gli esseri viventi condividono un'origine comune e che le mutazioni genetiche sono la "materia prima" su cui la selezione naturale agisce.

Riguardo alla deriva antiscientifica del Zichichi degli ultimi decenni, Piergiorgio Odifreddi curò un simpatico libro, uscito nel 2003, chiamato le Zichicche, una raccolta di articoli a commento delle uscite più controverse del grande fisico delle particelle, che anche se mette sullo stesso piano l'oroscopo e Darwin rimane comunque simpatico.

Lucidità

Credo che il commento più lucido sul surreale comizio di Trump al parlamento israeliano sia quello di Marie Gouze.

lunedì 13 ottobre 2025

Era inevitabile che noi ci fossimo?

Chi segue un po' questi argomenti, che per me sono appassionanti, sa che in campo evoluzionistico la domanda delle domande è: la nostra specie, Homo Sapiens, è il risultato di un processo che avrebbe inevitabilmente portato a noi, oppure siamo arrivati qui in maniera del tutto fortuita? Le implicazioni di questa domanda sono ovviamente plurime e riguardano ad esempio l'eterna diatriba tra il cosiddetto disegno intelligente e il caso - il buon vecchio Darwin fu crocifisso per aver rimosso l'uomo dal piedistallo che si era costruito.

Comunque, lungimiranza di Darwin a parte, c'è unanime consenso tra gli scienziati sul fatto che noi siamo il frutto di processi contingenti e che la storia evolutiva che ci ha portati fin qui sarebbe potuta andare in infiniti altri modi. In altre parole, non c'era alcuna necessità che noi ci fossimo. Giacomo Moro Mauretto, con la simpatia e la competenza che lo contraddistinguono, riassume in questo breve e interessante video i tanti indizi che corroborano la teoria del caso. 


Quale Fallaci

In risposta alla proposta della sindaca Funaro di concedere la cittadinanza onoraria di Firenze a Francesca Albanese, Salvini replica che semmai sarebbe da dare a Oriana Fallaci. Nella sua immensa ignoranza nemmeno sa che Oriana Fallaci era nata a Firenze e quindi era già cittadina di quella città. 

Ma, a parte questo, sarebbe interessante sapere a quale Oriana Fallaci Salvini vorrebbe dare la cittadinanza. Perché di Oriana Fallaci non ce n'è stata solo una. C'era la Fallaci post-11 settembre che non distingueva più l'islam religioso da quello politico e ne divenne profonda odiatrice, ma in precedenza c'è stata anche la Fallaci che fece la Resistenza, la Fallaci laica, progressista e femminista (anni dai Sessanta agli Ottanta); negli anni Novanta abbiamo avuto la Fallaci che considerava la lega "un covo di pericolosi ignoranti" (difficile darle torto, mi pare). Quindi abbiamo avuto più Fallaci. 

Ovviamente, quando di ogni ramo dello scibile umano non si sa niente di niente, può capitare di chiedere la cittadinanza onoraria per qualcuno che in quella città ci è nato, oppure di prendere di un personaggio complesso e articolato come la Fallaci la parte che fa comodo e glissare su tutto il resto.

Tanto, ignoranza per ignoranza, l'elettorato a cui ci si rivolge è quello lì.

sabato 11 ottobre 2025

Un po' di consapevolezza

Tregua

Chi cerca di capire e di interpretare gli avvenimenti del mondo basandosi su quanto dicono e scrivono gli esperti e gli studiosi (in questo caso di geopolitica), non capisce bene cosa ci sia da festeggiare riguardo al raggiungimento della tregua tra Hamas e Israele. C'è sollievo, ovvio. Si vedono le immagini dall'alto delle centinaia di migliaia di sfollati palestinesi che tornano a casa loro e queste immagini commuovono. Sfollati che tornano perché immaginano che durante questa tregua nessuno gli sparerà più addosso mentre sono in fila per un piatto di minestra e nessuno bombarderà più le loro case. Quelle case che non esistono più, dal momento che il 90 per certo del territorio di Gaza è raso al suolo. Letteralmente.

Ma la tregua raggiunta, che non si sa quanto durerà, è il primo passo di altri cento che ci sono da fare prima di essere sicuri che si arrivi a qualcosa di definitivo. Siamo all'uno per cento del percorso da fare.

Personalmente gioirò quando Netanyahu sarà tradotto in galera per il resto della sua vita per ciò che ha fatto, assieme ai suoi ministri della destra religiosa radicale che non hanno firmato gli accordi e si rifiutano di farlo. Festeggerò quando si comincerà ad andare oltre il primo punto di partenza che è questa tregua, estremamente fragile e dagli esiti incerti. Festeggerò quando la Cisgiordania sarà liberata dalle violenze brutali dei coloni israeliani, che la occupano illegalmente da decenni in barba a ogni risoluzione ONU. Festeggerò quando finalmente i palestinesi potranno vivere nel loro territorio senza essere circondati da ogni lato dai carri armati israeliani. Ma ce n'è di strada da fare, ancora.

Festeggerò quando anche l'Europa risponderà dei due anni di connivenza silenziosa con lo sterminio dei palestinesi. La donnetta urlante a capo del nostro governo è già salita sul carro dei vincitori (vincitori di cosa?) dichiarando che per il raggiungimento di questa tregua l'Italia ha svolto "un lavoro silenzioso". Falso. L'unico lavoro silenzioso che ha fatto l'Italia è stato supportare in tutto e per tutto il genocidio dei palestinesi per due anni. Nient'altro. Festeggerò anche quando questa fabbricatrice seriale di menzogne se ne sarà andata a casa e, in un sussulto di dignità e orgoglio, la maggioranza degli italiani rassegnati e sfiduciati manderà al governo qualcuno che sia veramente degno di rappresentarli. Ma anche qui c'è ancora il 99 per cento di lavoro da fare.

venerdì 10 ottobre 2025

Sospetti

Ho il sospetto che parte del fiume di fango che da tempo stanno riversando su Francesca Albanese sia generato da mero maschilismo. Forse molti maschietti nostrani rimangono un po' urtati dal fatto che una donna sia in possesso di un curriculum accademico del genere e ricopra un ruolo di rilievo all'interno di una istituzione come l'ONU. 

Forse il sospetto non è cosi implausibile, dal momento che viviamo in una società che per larga parte vede ancora la donna come la vede Camillo Langone del Foglio.

Pensieri lenti e veloci

Ogni volta che finisco un saggio che ha come argomento il funzionamento del nostro cervello mi riprometto sempre che non ne leggerò altri. P...