lunedì 7 novembre 2022

Joachim Ebeling

Non so come si concluderanno le molteplici battaglie legali tra la nave Ong Humanity 1 e il governo, ma indipendentemente da ciò, nutro per questo capitano la stessa stima e la stessa ammirazione che provai per Carola Rackete quando, tre anni fa, forzò il blocco imposto da Salvini ed entrò con la nave Sea Watch 3 nel porto di Lampedusa consentendo ai naufraghi salvati in mare di poter sbarcare.

domenica 6 novembre 2022

Cassetti

Stamattina ho messo in ordine alcuni cassetti in cui non mettevo le mani da anni. Tra le tante cianfrusaglie trovate mi è capitata in mano una foto/cartolina molto vecchia che ritrae la Pensione Sacchini.

Quando io ero piccolo, i miei genitori gestivano una piccola pensione a conduzione familiare a Viserbella, a pochi passi dal mare. In quella pensione ci ho trascorso alcune estati della mia infanzia e ne ho dei bellissimi ricordi. Rivedere quella foto mi ha fatto tornare alla memoria quegli anni: i clienti affezionati che tornavano ogni estate, mia madre che faceva le camere e serviva in sala; mio padre che si occupava dell'amministrazione e teneva i contatti con i fornitori; la cuoca Diana che preparava sempre cibi succulenti. 

Quella piccola pensione, con le sue 15 camere disposte su tre piani, era il mio regno, e io il suo re.

sabato 5 novembre 2022

Tra sceneggiate, teatro e propaganda

Le mille persone che da una decina di giorni sono tenute prigioniere (non vedo altra definizione possibile) su tre navi umanitarie nel Mediterraneo sono, loro malgrado, gli attori di un film che si ripete con triste puntualità. Prima il regista era Salvini, ora Piantedosi, ma il film non cambia. Perché non è nient'altro che squallido teatro? Perché, esattamente come succedeva con Salvini, i naufraghi salvati dalle navi Ong e tenuti teatralmente bloccati sulle navi sono una piccola percentuale del totale di quelli che arrivano.

Per la precisione (La Stampa, 5.11.2022), le navi Ong portano a riva appena il 16% dei naufraghi salvati. Dall'insediamento del nuovo governo sono arrivate sulle nostre coste oltre 9000 persone e di queste solo 985 a bordo di navi umanitarie, tutte le altre sono state soccorse da navi della guardia costiera Italiana o della guardia di finanza, oppure sono arrivate in autonomia con piccole imbarcazioni che sfuggono ai controlli. Ma questo governo, esattamente come quello in cui Salvini faceva lo sbruffone sulla pelle dei disperati, deve dare l'idea della forza, del pugno di ferro, perché i voti li ha presi anche (forse soprattutto) con la promessa di chiudere porti, fermare (inesistenti) invasioni e via di seguito.

A proposito di invasioni, o di stupide narrazioni tipo "non possiamo prenderli tutti noi", tutte balle che a forza di essere ripetute hanno acquistato dignità di verità, sono i numeri che parlano. Nel 2021 la Germania ha accolto 191000 richieste di asilo, un terzo del totale; la Francia 121000, la Spagna 65000, l'Italia 53000, mentre gli stranieri oggi presenti sul territorio italiano non arrivano al 10 percento del totale. Se il significato delle parole ha ancora un senso, dove sarebbe quest'invasione?

Una invasione vera, e potenzialmente travolgente, l'avremo se non la smetteremo di affrontare il problema delle migrazioni con la cialtroneria, il dilettantismo e lo sciacallaggio politico con cui le abbiamo affrontate negli ultimi anni. Perché le migrazioni, nonostante ciò che ci vogliono raccontare, non sono più un fenomeno emergenziale, se mai lo sono state, sono un fenomeno storico sociale di portata globale con cui avremo a che fare almeno per i prossimi cinquant'anni, con centinaia di milioni di persone che si sposteranno da una parte all'altra del pianeta a causa di guerre, povertà, inaridimento delle terre causato dai cambiamenti climatici. Ma davvero vogliamo pensare di affrontare questo gigantesco problema bloccando qualche migliaio di disperati su delle navi?

Auguri a noi.

venerdì 4 novembre 2022

L'era della disinformazione

 

 

Se andate in edicola, allegato al numero di novembre del mensile Le scienze trovate questo libro, curato da Walter Quattrociocchi. È una interessante raccolta di scritti con cui informatici, psicologi, sociologi, esperti di comunicazione tentano di spiegare i motivi per cui oggi, nei media digitali, ma anche tradizionali, in generale nella società, impera la disinformazione, e anche i motivi che spingono tantissime persone a credere a bufale e complotti più o meno improbabili.

Gran parte della responsabilità è da addebitare a vulnerabilità cognitive proprie della nostra specie, che gli algoritmi che stanno alla base del funzionamento dei social media hanno imparato a sfruttare tendendo a mostrare a ogni utente contenuti in linea con la sua visione del mondo.

A questo c'è da aggiungere un cambio completo di paradigma, indotto dai social, nel processo di accesso alle informazioni, in particolar modo riguardo al fatto che oggi viviamo immersi in fiumi di notizie e abbiamo pochissimo tempo per elaborarle (i social sono strutturati per agevolare la velocità e i dettati ipnotici a scapito della riflessione), e questi fattori fanno sì che si tenda a soffermarsi su quelle che aderiscono alla nostra visione del mondo piuttosto che a quella avversa.

Anche per quanto riguarda la credenza nei complotti hanno una certa responsabilità le tare cognitive di cui sopra, aggravate da alcuni fattori peculiari della nostra epoca. Ad esempio l'ansia. L'autore cita numerosi studi da cui si evince che gli eventi che si stanno verificando nel mondo (pandemia, guerra, aumento di povertà e disuguaglianze, catastrofi climatiche, migrazioni ecc.) favoriscono la crescita di emozioni di fondo che rendono le persone più propense a credere all'esistenza di cospirazioni. In situazioni di forte ansia, rivelano sempre questi studi, le persone sono quindi maggiormente spinte a pensare in modi che si avvicinano di più al complottismo. Questo succede perché credere a un complotto è generalmente poco faticoso (richiede molto più tempo analizzare e approfondire le vere cause di un fenomeno), e in più credere a una cospirazine dà la (falsa) sensazione di fare sembrare il mondo più semplice e di poter meglio controllare ciò che succede.

Un libro veramente avvincente, che spiega in maniera chiara molte delle dinamiche sociali che regolano la società in cui viviamo.

giovedì 3 novembre 2022

Raccogliere i migranti

Il modo in cui si utilizza il linguaggio è estremamente indicativo, al netto di eventuali errori di interpretazione sempre possibili, delle idee di chi si esprime. 

Quando ad esempio il neoministro dell'Interno parla di migranti come di qualcosa che si raccoglie in mare, mi viene istintivamente da pensare che la considerazione che lui nutre nei loro confronti non sia eccessivamente elevata. Raccogliere qualcosa in mare a me fa venire alla mente, che ne so?, le azioni meritevoli dei volenterosi di qualche associazione che vanno a raccogliere plastica e rifiuti vari, ad esempio.

Provate a fare la seguente sostituzione. Il ministro ha detto: "Non possiamo farci carico dei migranti raccolti in mare". Se invece avesse detto: "Non possiamo farci carico delle persone che vengono salvate in mare", sarebbe stato diverso? A mio avviso sì, sarebbe stato molto diverso.

In primo luogo perché avrebbe elevato i migranti alla dignità di persone (il sostantivo migrante ha oggi assunto, dopo anni di delegittimazioni politico-mediatiche, una connotazione fortemente negativa); in secondo luogo perché, a livello di impatto psicologico-cognitivo, c'è differenza tra "migrante" e "persona salvata in mare", e in virtù di questo appare meno grave impedire per giorni e giorni lo sbarco a dei migranti piuttosto che a naufraghi salvati in mare.

Boh, non so, magari è solo una mia impressione, quindi prendetela per quello che vale. Ma il fatto che il neoministro dell'Interno fosse capo di gabinetto al Viminale ai tempi in cui era sciaguratamente ministro Salvini, e che sia stato tra l'altro co-estensore dei famigerati decreti sicurezza, mi fa pensare che forse non ho sbagliato di molto.

Gli attivisti sul raccordo anulare

Leggevo ieri del blocco del raccordo anulare a Roma attuato da alcuni attivisti come opera di sensibilizzazione sul problema del riscaldamento globale. Mi chiedevo: posto che il problema è reale, serio, drammatico, è questa una maniera corretta di sensibilizzazione? È giusto creare disagi al prossimo in nome di un ideale, per quanto nobile esso sia? A me sembra di no.

In quel fiume di macchine bloccate ci poteva essere chi andava a un appuntamento medico prenotato magari da mesi, chi a un appuntamento con un notaio, chi rientrava a casa distrutto dopo un turno di lavoro massacrante - aggiungete a piacere ogni esempio che vi viene in mente.

Il problema del riscaldamento globale, tra le sue tante sfaccettature comprende anche quella del piano comunicativo con cui si vuole affrontare. Atti come questo contribuiscono a sensibilizzare o, al contrario, non fanno altro che aumentare le polarizzazioni attorno a un tema che già di per sé è estremamente polarizzante? Temo che la risposta giusta sia la seconda.

martedì 1 novembre 2022

[...]

"Un ordine ha trasformato queste figure in nemici nostri; un altro ordine potrebbe trasformarli in amici." 

 (da Niente di nuovo sul fronte occidentale - E. M. Remarque)

 


 

I rave party

Scopriamo oggi che nel nostro paese esiste una emergenza di un certo rilievo di cui non ci eravamo mai accorti: i rave party. Una minaccia talmente grave da spingere i solerti legislatori non ad inasprire le misure per contrastarli, ma addirittura a istituire all'uopo una nuova tipologia di reato che sarà inserita per decreto nel nostro codice penale. C'è senz'altro da tirare un sospiro di sollievo di fronte a cotanta solerzia, dal momento che la gravissima minaccia rappresentata da orde di giovani squinternati e un po' fatti, che amano riunirsi in capannoni dismessi per ballare, era a gran parte delle italiche genti sconosciuta.

Naturalmente, la misura presa dà anche una chiara indicazione circa l'andazzo ideologico su cui sarà improntato l'agire del nuovo governo per quanto riguarda ordine pubblico e libertà personali, ma di questo avremo modo di avere conferma - o magari smentita, perché no? - nel prossimo futuro. Da queste parti, molto sommessamente, ci si limita a chiedere perché istituire con cotanto impeto una nuova tipologia di reato dal momento che il famoso rave svoltosi a Modena lo scorso weekend, quello che ha rappresentato un po' il casus belli di tutto, è stato sgomberato tranquillamente e pacificamente con le vecchie regole.

Impressioni di settembre

Ieri quelli de Il Post hanno pubblicato un bellissimo articolo, che è una citazione tratta da un libro appena uscito di Mauro Pagani, in cui si spiega come nacque Impressioni di settembre, forse la più iconica e più universalmente nota canzone della PFM. Così invogliato, mi sono messo al pianoforte e ne ho accennato, in maniera molto sgangherata, un piccolo brano.

Competenze linguistiche

Nel programma ufficiale di Futuro Nazionale leggo: " Riforma della cittadinanza italiana : ripristino del corretto significato della ci...