venerdì 6 dicembre 2019

Quanto ci manchi, professor Eco...

Settant'anni


Poco fa mi è passato per le mani Tex, e pensavo che quello in corso è il suo settantesimo anno. Quindi, quando io nascevo lui usciva già nelle edicole da vent'anni. È curioso come basti poco per andare con la mente alla velocità con cui passa il tempo, alle età che non sono più, ai famosi vent'anni cantati da De Gregori, quelli che "sembrano pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più", o al "fugge un cane come la tua giovinezza" di gucciniana memoria.
C'è da dire, comunque, che i suoi settant'anni Tex Willer li porta benissimo. Tipo un eterno Peter Pan. Beato lui.

mercoledì 4 dicembre 2019

Privacy, questa sconosciuta

In circa venticinque minuti, durata della telefonata che la signora due sedie più in là ha fatto ad alta voce nella sala d'aspetto del dentista, sono venuto a sapere:

- Il suo nome

- Il nome del marito 

- Il nome della figlia

- Il nome della signora presso cui lavora come badante

- La somma mensile che la suddetta signora le versa ogni mese (ieri badata e badante hanno avuto un alterco a questo proposito)

- Il voto della figlia nel compito in classe di matematica (7--)

- Il menù della cena di stasera

- L'andamento del diabete di una sorella in Ucraina

Tutto in venticinque minuti.

Non capiamo cosa leggiamo

Uno studio pubblicato qualche giorno fa ha rivelato come la maggior parte dei ragazzi italiani abbia serie difficoltà a comprendere ciò che legge. In particolare, solo un quindicenne su venti riesce a distinguere tra fatti e opinioni nella lettura di un testo. Lo studio conferma quanto già riportato in un'altra ricerca dell'Ocse pubblicata qualche anno fa, secondo cui l'Italia è all'ultimo posto in Europa nella comprensione di un testo scritto.

Ora, di fronte a questa situazione, dove credo sia chiaro che la scuola ha ampie responsabilità, la riforma più grande che ogni ministro dell'Istruzione riesce a fare è quella di modificare un pochino la maturità. Fateci caso, all'avvicendamento di ogni governo, cosa che ormai avviena a cadenza se non annuale poco ci manca, ogni ministro che arriva fa una modifichina all'esame di maturità, perché naturalmente deve lasciare un segno del suo passaggio. E ancora c'è gente che pensa che ci risolleveremo, prima o poi.

La linea sottile

Alla fine di certe giornate lavorative mi viene sempre da pensare che la linea che separa il lavorare per vivere dal vivere per lavorare sia molto sottile.

lunedì 2 dicembre 2019

Anche i libri leggono noi

Hans-Georg Gadamer, filosofo tedesco tra i maggiori esponenti dell'ermeneutica, una volta ha scritto che c'è un motivo ben preciso che spiega perché quando leggiamo un libro alcune storie ci colpiscono più di altre, oppure perché alcuni personaggi li detestiamo mentre altri li amiamo e altri ancora ci sono completamente indifferenti, e il motivo è che noi lettori, quando leggiamo, non ci limitiamo alla lettura passiva della storia ma la interpretiamo. Tramite questa interpretazione, attribuiamo un significato alla storia stessa che si genera dalle nostre idee, dalle esperienze che abbiamo fatto, dal luogo in cui siamo vissuti ecc.

Da ciò deriva che non siamo solo noi a leggere quella storia, ma è anche la storia che legge noi, e lo fa ogni volta che si intreccia con la nostra vita, facendoci pensare a ciò che siamo. In sostanza, Gardener dice che quando leggiamo mettiamo in quelle storie un po' di noi, ma anche loro ci leggono perché ci dicono come siamo fatti. È come se si instaurasse un dialogo tra noi e il libro che stiamo leggendo. Non è bellissima, questa cosa?

La donna cannone (rovinata da me)


Cosa si fa nei pomeriggi piovosi? Si suona un po' il pianoforte.

(Mi scuso anticipatamente con De Gregori, nella malaugurata ipotesi che passi di qui.)

Il salto di qualità

Che la riabilitazione storica dei vari Hitler, Mussolini ecc. venga dall'esercito di ignoranti da social che affollano internet, passi, anche se dà disgusto. Ma che tale riabilitazione venga da un docente universitario (e non è neppure il primo), è il segnale, a mio avviso, di un cambio di rotta che a me preoccupa. E molto.

domenica 1 dicembre 2019

Il mio Black friday

Il mio Black friday è trascorso senza che abbia comprato nulla, per il semplice fatto che non mi serviva nulla (mi pare una motivazione ragionevole, no?). Mi sono limitato, ieri mattina, ad accompagnare mia figlia minore, Francesca, a comprare uno smartphone nuovo, dal momento che il suo, dopo quattro anni di onorato servizio, aveva tirato le cuoia.

Siamo arrivati ai Malatesta attorno a mezzogiorno, pensando che sarebbe stato l'orario con minori probabilità di trovare ressa. E infatti così è stato. Al reparto telefonia c'erano solo un commesso che contrattava con un potenziale cliente e un paio di persone che passavano in rassegna la mercanzia esposta. Francesca sapeva già quale sarebbe stato il suo acquisto e quindi abbiamo fatto presto.

Mentre Francesca sbrigava col commesso le formalità burocratiche, qualche persona era nel frattempo arrivata e il tipo aveva cominciato a chiamare il collega che stava cazzeggiando lì vicino. Quest'ultimo, pur avendo sentito il richiamo del collega impegnato, con la faccia più tosta del mondo ha pensato bellamente di fregarsene e di continuare nella sua attività di cazzeggio e giri a vuoto tra le scansie. "È incredibile," si è poi lamentato il venditore con quelli in attesa, "ogni volta che c'è da fare, lui se la svigna. La gente aspetta e lui, invece di venire qui a darmi una mano, se ne frega tranquillamente."

"Stessa cosa che succede dove lavoro io," ha quindi replicato un signore che era lì in attesa, "e come immagino succeda in ogni luogo di lavoro." Stavo per aggiungere la mia testimonianza a quella del signore e a quella, silenziosa, degli altri astanti che annuivano, poi ho pensato che non ne sarebbe valsa la pena. Mi è venuto in mente quel concetto che ama ripetere Galimberti nelle sue conferenze, secondo cui una civiltà cade per corruzione dei costumi, dove, nello specifico, per corruzione dei costumi si intende il menefreghismo.

Doctor Sleep



Dite quello che volete ma Stephen King è uno che sa scrivere e incolla chi legge alle pagine, e continuo a pensarlo anche dopo aver terminato Doctor Sleep, il seguito di Shining (solitamente i sequel tendono a deludere); perché, dico, qualcuno sarà pur curioso di sapere che fine abbia fatto il piccolo Danny dopo essere sopravvissuto alla distruzione dell'Overlook, no? (Intendo, naturalmente, il Danny del romanzo, non dell'attore che nel 1980 lo interpretò nel celeberrimo film di Stanley Kubrick, che oggi è uno stimato professore di biologia.)

Ogni volta che termino un romanzo che mi è piaciuto, penso: Lasciate perdere tutte quelle bubbole secondo cui bisogna leggere per essere migliori, più bravi ecc. Bisogna leggere perché leggendo può capitare di imbattersi in storie belle, accattivanti, che ti incollano alle pagine e mentre sei lì in magazzino che lavori non vedi l'ora di tornare a casa per riprenderle in mano.

Competenze linguistiche

Nel programma ufficiale di Futuro Nazionale leggo: " Riforma della cittadinanza italiana : ripristino del corretto significato della ci...