mercoledì 10 luglio 2019

Odiano i poveri

Cioè, magari non li odiano neppure, forse detestano vederli e vorrebbero solo nasconderli, un po' come si fa con la polvere nascosta sotto il tappeto: si sa che c'è, però non si vede e va bene così.

Mi venivano in mente questa considerazioni mentre leggevo della tipa che prenderà il posto di Fontana al ministero della Famiglia: una vita passata nella lega e fedelissima di Salvini. Come vicesindaca di Como si è fatta notare in passato per alcune ordinanze dall'alto valore civile, etico e morale, tipo togliere di mezzo i clochard dal centro cittadino, impedire ai volontari la distribuzione di pasti, non concedere uno spazio per festeggiare il ramadan ai musulmani e cose simili, tutte iniziative encomiabili, no?

Se ci fate caso, i leghisti hanno la fissa dei poveri, sia che si tratti di senzatetto che vagano per le città e sia che si tratti di poveretti che arrivano qua con qualche barcone. Mi viene quasi da pensare che sotto sotto non siano neppure razzisti, quanto semmai classisti. Se i barconi fossero pieni di ricchi imprenditori di colore, pensate che Salvini ingaggerebbe la guerra che ha ingaggiato per impedirgli di arrivare? Io credo di no.

Comunque sia, mi pare che il ministero della Famiglia passi tipo dalla padella alla brace. Vedremo.

lunedì 8 luglio 2019

Guerre di ieri e di oggi

Stretto di Surigao (Filippine), 25 ottobre 1944, Seconda guerra mondiale. L'ammiraglio americano Jesse Oldendorf schiera sei corazzate, otto incrociatori e tredici cacciatorpedinieri. Dalla parte opposta, il viceammiraglio Shōij Nishimura schiera due incrociatori pesanti, due corazzate e sette cacciatorpedinieri. Per i nipponici è una sconfitta pesantissima. Nishimura perde un incrociatore pesante, entrambe le corazzate, metà dei cacciatorpedinieri e cinquemila uomini. La sconfitta segna la fine dell'egemonia giapponese sul Pacifico che si protraeva dal 1905.

Canale di Sicilia, Mediterraneo centrale, 8 luglio 2019. In seguito a un drammatico vertice a Roma del Comitato ordine e sicurezza, il governo italiano (principalmente su input del ministro dell'inferno) decide di schierare un non precisato numero (qualche decina?) di motovedette della Guardia di finanza e della Marina militare di fronte ai porti di Sicilia e Calabria. Schiera altresì navi veloci e aerei da ricognizione coi radar davanti alle coste della Libia e località limitrofe. Tale spiegamento di forze avrà come avversari decine e decine di barconi, barchini, gommoni, zattere carichi di pericolosissimi uomini, donne e bambini in fuga da lager, persecuzioni, fame e miseria.

Una guerra che il ministro dell'inferno aveva già perso prima ancora che la cominciasse.

Newton e i pitali

Sto letteralmente divorando Newton e la rivoluzione scientifica, un bellissimo saggio di Paolo Rossi, il quale non ha niente a che fare col noto calciatore dei mondiali del 1982, come mi ha chiesto uno dei miei contatti su Whatsapp (Cristo, più in là del pallone in Italia non riusciamo proprio ad andare).

Due cose, tra le tante, mi hanno colpito. La prima è che Newton nacque da una famiglia poverissima e fu ammesso al Trinity college di Cambridge, nel 1661, con lo stato di subsizar, categoria che allora indicava chi riceveva agevolazioni economiche in cambio di servizi offerti ai compagni. Nello specifico, i servizi che il padre della gravitazione universale offriva erano la pulizia delle scarpe dei colleghi e lo svuotamento dei pitali al mattino. Che poi, pensandoci, non so perché il fatto che Newton provenisse da una famiglia povera mi stupisca, dal momento che la maggior parte degli uomini che hanno lasciato il loro segno nella storia del mondo venivano da contesti di povertà.

Il secondo motivo di sorpresa deriva dal fatto che oggi Newton è considerato un grande scienziato, giustamente, ma all'epoca, scrive Paolo Rossi (il filosofo, non il calciatore), gli scienziati non esistevano e quindi non poteva essere definito tale. Il termine scienziato, infatti, fu coniato in Francia nella prima metà dell'Ottocento. Nel Seicento, invece, quelli che oggi chiamiamo scienziati venivano definiti "filosofi naturali", ossia dei pensatori che si occupavano della natura. Quella distinzione, oggi nettissima, tra filosofia e scienza era ancora molto al di là da venire.

Protesi quasi naturale

Pubblico uno stato su Whatsapp e noto che il 90% delle visualizzazioni avviene nei primi venti minuti delle ventiquattr'ore in cui rimane visibile. Magari non significa niente, eh, però...

domenica 7 luglio 2019

Virgole zingarettiane

Passi per uno scivolone su un congiuntivo, ché ormai in Italia non se li fila più nessuno, ma se è vero che l'utilizzo della punteggiatura può fino a un certo punto godere di una certa discrezionalità, è anche vero che qui, Zingaretti, di questa discrezionalità ha largamente abusato. Ricorda un po' certi editoriali di scalfariana memoria, leggibili solo dopo essersi dotati di maschera e bombole. E andiamo, Zingare'; pure Renzi, che era quello era, metteva almeno le virgole dove servivano.

Sul significato di difendere

Si sente solo, il tapino; dice che nella eroica e meritoria battaglia (persa) per difendere i confini del sacro suolo patrio non riceve l'adeguato sostegno di Tria, dal cui ministero dipende la Guardia di finanza, e Trenta, dal cui ministero dipende la Marina militare. Si sente solo a difendere i confini. Ma cosa significa difendere? E da che cosa? Cito dal Treccani: "Proteggere, preservare dal male, dai pericoli". Ora, una nave che si avvicini all'Italia dopo aver raccolto dei naufraghi, di quale pericolo o male può essere foriera? Rappresentano per caso un pericolo i membri dell'equipaggio? Carola Rackete era un pericolo per il nostro paese? Forse il pericolo e il male da cui ci difende il solitario eroe si incarnano in quelle poche decine di poveretti, disidratati e allo stremo, che di volta in volta vengono raccolti?

A me viene il dubbio che l'unica cosa che voglia difendere il capitano della paura sia la sua narrazione e il consenso, purtroppo sempre più ampio, che raccoglie speculando sull'effetto teatrale mediatico generato dall'eroica azione di bloccare navi al largo per giorni, mentre barchini di fortuna continuano tranquillamente ad arrivare nell'indifferenza di tutti, capitano compreso. E neppure lo stantio e reiterato ritornello secondo cui le navi delle Ong sarebbero complici degli scafisti sta in piedi. Questi criminali mettono i migranti sui gommoni e li fanno partire allo sbaraglio, e se questi gommoni vengono successivamente intercettati da navi, in base a quale ragionamento si può affermare che chi salvi quei poveretti dal naufragio diventa poi complice, dal momento che è ormai acclarato che barconi e gommoni partono indipendentemente dalla presenza o meno nel Mediterraneo di navi di soccorso? A me pare logica spicciola, semplice.

Epistème è una parola greca (da cui epistemologia) che significa che si regge da solo, che sta su da sé. I ragionamenti di Salvini ne sono totalmente privi, e non è grave tanto il fatto che lui lo sappia benissimo, quanto che una larghissima parte delle italiche genti non se ne renda conto. Un po' per pigrizia, perché analizzare un ragionamento per vedere se sta in piedi richiede impegno, un po' perché i teoremi salviniani, seppure logicamente debolissimi e fallaci, infondono sicurezza e perorano e corroborano il comune sentire falsamente generato dalla propaganda di governo. Come se ne esce? Non se ne esce. Del resto siamo sempre il paese col minore numero di laureati in Europa e con la maggiore percentuale di analfabetismo funzionale.

Mi sono stancato, chiudo i commenti

Ho portato pazienza finché ho potuto, ma io non posso ogni volta che mi affaccio alla sezione moderazione dei commenti mettermi a selezionare i pochissimi buoni dai tantissimi spam (solo stamattina me ne sono trovati in coda più di trenta).

Questo blog lo gestisco da ormai tredici anni per hobby nei ritagli di tempo, e in coda a una classifica di interessi che vedono prima leggere libri, suonare il pianoforte, la chitarra, ascoltare qualche buon CD, passeggiare in collina e altro (senza escludere che nella vita devo pure lavorare, purtroppo, ma questo non rientra nella categoria degli interessi).

Mi piace scriverci, intendiamoci, chiunque lo faccia sa che scrivere è una potente forma di terapia e di sfogo, ma non sono disposto a sacrificarci più tempo di quello richiesto per la stesura dei post. Perciò chiudo i commenti, almeno finché Google, a cui appartiene questa piattaforma di blogging, non farà qualcosa per arginare questo problema in qualche modo, e non credo che non avrebbe la possibilità di farlo, se volesse.

Finché il problema dei commenti spam non si risolverà, o almeno finché non mi tornerà la pazienza di mettermi di nuovo a spulciare nella pagina di moderazione, ho pensato di fare così: chi vuole commentare un post lo faccia via mail. Non è il massimo della praticità e dell'immediatezza, lo so, ma al momento mi sembra sia l'unico modo, spero solo temporaneo, per consentire un minimo di interazione tra me e i miei trentadue lettori. Poi si vedrà. La mia mail la trovate nella colonna qui a destra e la riporto qui sotto:

andreasacchini116@gmail.com

Buona domenica a tutti.

sabato 6 luglio 2019

Sulla strada (dell'inciviltà)

Poco prima della sbarra che delimita l'ingresso alla strada privata che conduce al campo di decollo degli ultraleggeri, c'è un piccolo spiazzo, poco frequentato. Ci passo spessissimo quando vado a camminare. Quel piccolo spiazzo, probabilmente in virtù del fatto di essere poco frequentato, viene usato spesso come discarica. Capita che vi si abbandonino frigoriferi, materassi, divani, reti da letto, una volta mi è capitato persino di vedere un comò e un paio di comodini.

Qua da noi c'è Hera, l'azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti urbani, un'azienda che avrà tutti i difetti del mondo (e ne ha, come tutte le aziende che lavorano in regime di monopolio) ma che fornisce un servizio impagabile di cui ho usufruito pure io più di una volta: su richiesta, viene a domicilio a ritirare rifiuti ingombranti di cui non si sa come disfarsi. Si chiama un numero verde, si indica all'operatore il tipo di rifiuto di cui ci si vuole disfare e ci si accorda circa il giorno e l'orario del ritiro, tutto gratuitamente. Nonostante ciò, orde di incivili continuano ad abbandonare rifiuti più o meno ingombranti in ogni dove.

E poi vogliamo il progresso.

mercoledì 3 luglio 2019

I paradossi della storia

Non credo che il muro che Salvini e Fedriga vorrebbero costruire sul confine orientale tra Friuli e Slovenia vedrà mai la luce. In ogni caso lui ha la fissa dei muri, dei porti chiusi, chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori, ha un debole per le società assediate. Anche Trump ha la fissa dei muri, e magari non è un caso. La storia vive di paradossi, a volte. I benestanti occidentali capitalisti che oggi costruiscono i muri per non fare entrare gli indesiderati sono gli stessi che ieri stigmatizzavano i paesi dell'Est comunisti perché costruivano muri per il motivo opposto, per non fare uscire le persone che volevano fuggire dalla brutalità di quei regimi totalitari (il muro di Berlino ne è l'emblema).

Quello che Trump, Orban, Salvini e soci non capiscono è che i muri sono l'estrema unzione di ogni civiltà. Vi siete mai chiesti perché le più grandi civiltà del mondo (Grecia, Egitto ecc.) sono nate sul mare? Perché era attraverso il mare che l'umanità si spostava, si muoveva, e muovendosi contribuiva a perpetuare quegli scambi reciproci di mercanzie, usanze, lingue, culture che facevano grandi gli imperi. Avete per caso notizia di civiltà nate sulle montagne? No, le civiltà nascono e diventano grandi grazie ai mari e ai porti aperti. Questa è storia. Ecco perché chiudendo porti e costruendo muri si muore, perché dalle società assediate non può nascere più niente.

La pasta, ad esempio, vanto del nostro paese nel mondo, mica l'abbiamo inventata noi, ha visto la luce tra il Tigri e l'Eufrate nella Mesopotamia di settemila anni fa, ed è arrivata a noi grazie agli spostamenti delle genti che da quei posti sono arrivate qui. Perché abbiamo i pomodori e le melanzane? Perché Cristoforo Colombo ha attraversato l'Atlantico e li ha portati qua, su input e finanze di Lorenzo de' Medici. Perché abbiamo conosciuto le spezie, la seta, le porcellane? Perché Marco Polo, stanco di vedere i marinai che facevano una spola incessante e inutile tra Venezia e Chioggia e Chioggia e Venezia ha intuito che doveva esserci qualcosa di più grande, ha preso su, ha attraversato l'Asia ed è arrivato in Cina, e ci ha aperto un mondo. Perché l'Europa del 1400, 1500, 1600 era potente? Perché era aperta, ci passava tutto il mondo. È l'umanità che si sposta che fa le civiltà.

La nostra civiltà occidentale è comunque già avviata al tramonto (occidente: nomen, omen) e il paradosso è che quelli che credono di salvarla costruendo muri non fanno altro, in realtà, che velocizzarne il declino.

martedì 2 luglio 2019

Carola Rackete è libera



E poi arrivano così, all'improvviso, quelle belle notizie in grado di far rinascere quella piacevole sensazione che forse non tutto è perduto. Sono contento per quella ragazza. E che il ministro della paura cuocia pure, adesso, nella schiuma puteolente della sua rabbia.

Perché l'Occidente odia la Russia

Il livello del dibattito pubblico sull'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, dopo quasi cinque anni di guerra è generalmente...