giovedì 6 maggio 2010

Letame

Sarà mica che qualcuno non vede di buon occhio l'interesse di Bossi per il ministero dell'Agricoltura? :-)

(fonte immagine: repubblica.it)

Dettagli

Caro lettore berlusconiano, per il quale acquistare un appartamento senza denunciare l’intera cifra non rappresenta questo gran delitto, perché così fan tutti. L’accusa su cui è saltato Scajola non è di aver comprato in nero un ammezzato con vista sul Colosseo e sui cucinini di Raoul Bova e Lori Del Santo, ma di esserselo fatto comprare in nero da qualcun altro, per inciso da un tizio che traffica con gli appalti pubblici. Riesce a cogliere la differenza? E, nel caso, potrebbe spiegarla al condirettore de «Il Giornale» che l’altra sera a Ballarò metteva sullo stesso piano il regalino miliardario a un ministro della Repubblica con l’affitto a equo canone di D’Alema?

(Massimo Gramellini via Wittgenstein)

Congiura?

I media, ieri, hanno riportato il termine "congiura" (ovviamente dei giudici comunisti). Berlusconi oggi smentisce tutto, affermando piuttosto seccato che lui quella parola non l'ha mai detta. Prendiamo atto, visti i precedenti: si vede che hanno capito male anche Fini e Bossi.

A questo proposito è interessante notare la precisazione di Bossi: "Mi sembra che i magistrati facciano solo il loro lavoro". Ora, non salta subito all'occhio, ma mi pare che sia la prima volta che pure Bossi prende le distanze da un'affermazione (presunta, ma qui non è importante) di Berlusconi. All'opposizione siamo abituati, a Fini non ne parliamo; ma a Bossi no. Mi pare che sia la prima volta che fa un distinguo così netto rispetto alle affermazioni del suo miglior alleato. E non mi pare che sia un segnale da sottovalutare, questo. Come forse molti si saranno accorti, il famoso partito di plastica ha già da tempo cominciato a sciogliersi: vuoi per le numerose inchieste giudiziarie, vuoi per colpa di Fini e i suoi, vuoi per tutta la questione Sicilia.

Insomma, il partito del predellino si sta sgretolando, e finora uno dei collanti più forti era appunto il sodalizio con Bossi. Non la vedo bene se anche quest'ultimo comincia a remare contro.

Quale legge ha la precedenza

Non so se avete ben presente come siamo messi. Facciamo un po' il punto sulla situazione. Dunque, ieri ha tenuto banco la vicenda delle dimissioni di Scajola, il ministro che è riuscito a dire - è difficile da credere anche a distanza di tempo - di non essere a conoscenza del fatto che qualche misterioso benefattore possa aver pagato una quota consistente dell'appartamento con vista sul Colosseo acquistato sei anni fa. Nello stesso giorno, e nel silenzio pressoché totale, viene iscritto nel registro degli indagati un altro pezzo da 90 del Pdl: il mitico senatore Giuseppe Ciarrapico, con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Da segnalare che il galantuomo continua tranquillamente a fare il senatore da alcuni decenni nonostante un paio di condanne definitive e un via vai abbastanza intenso dalle maggiori carceri italiane, ma questo ormai fa parte della normalità (italiana).

A distanza di poco, è arrivata la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di Denis Verdini. L'accusa, formulata dalla procura di Roma, è di corruzione nell'ambito dell'inchiesta su illeciti negli appalti pubblici, tra cui progetti sull'eolico in Sardegna. Pronta la risposta del deputato: "Non mi dimetto". Così, a beneficio di qualche illuso che potesse aver anche solo pensato a un suo passo indietro. C'è da segnalare che Verdini, per chi si fosse dimenticato, è quel buontempone che alla manifestazione del Pdl in piazza San Giovanni urlò trionfante dal palco: "Siamo un milione!". Poi, vabbé, in realtà erano dieci volte di meno ma non stiamo a guardare il pelo nell'uovo, anche perché nei numeri i berluscones non hanno mai brillato molto. Oltre a questo c'è da segnalare che per l'illustre deputato questa non è la prima iscrizione nel registro degli indagati, ma la seconda. Già nel febbraio scorso, infatti, la procura di Firenze decise di indagarlo con l'accusa di corruzione nell'ambito dell'inchiesta sulla Protezione Civile in cui è coinvolto anche Bertolaso.

Questi sono solo i due casi di questi giorni, ma all'interno della compagine di governo in questi ultimi mesi c'è stato parecchio movimento in questo senso. Ricordiamo - vado a memoria - il ministro Fitto, rinviato a giudizio nel dicembre scorso dalla procura di Bari con l'accusa di corruzione e finanziamento illecito; lo stesso Bertolaso, indagato dalla procura di Roma sempre con l'accusa di corruzione; Nicola Cosentino, di cui la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha chiesto l'arresto per concorso esterno in associazione camorristica, naturalmente negato dalla giunta per le autorizzazioni della Camera. C'è poi il mitico Dell'Utri, senatore già condannato a 9 anni in primo grado dal tribunale di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Per lui è in arrivo la sentenza d'appello (il procuratore generale di Palermo ha chiesto l'aumento della pena a 11 anni).

Ecco, questo è il quadretto; naturalmente non è esaustivo, ma d'altra parte è difficile tenere a mente tutto. Ora, come sapete, il governo ha in pista un paio di disegni di legge piuttosto importanti: uno è il (tristemente) famoso ddl sulle intercettazioni e l'altro è il meno famoso ddl anti-corruzione, annunciato in pompa magna il primo marzo scorso e poi misteriosamente sparito nei meandri del Parlamento. Ora, alla luce della situazione di cui ho fatto il punto poco sopra (tra parentesi andrebbe ricordate anche che secondo la Corte dei Conti la corruzione costa agli italiani qualcosa come 50 miliardi di euro l'anno), secondo voi quale sarebbe più urgente approvare dei due? Qualsiasi persona dotata del numero minimo di neuroni che consentono di non avere il cervello atrofizzato direbbe il secondo, cioè il ddl anti-corruzione. Sbagliato. Non sarebbe il Pdl, del resto. Infatti abbiamo il ddl intercettazioni che sta scalpitando e correndo a tutta birra, quello anti-corruzione che si avvia invece verso un binario morto. Lo scriveva giusto l'altro ieri il Corriere, segnalando come l'ala finiana del Pdl stia facendo di tutto per dare la priorità al secondo, trovando però l'ostacolo principale - guarda un po' - proprio nei berluscones ("Contrari all'iter veloce" hanno detto).

Qual è la differenza principale tra i due ddl? E' molto semplice: il ddl sulle intercettazioni renderà impossibili le indagini (comprese quelle per corruzione) e metterà il bavaglio alla stampa, che non potrà raccontare più niente; quello anti-corruzione, invece, lo dice la parola stessa. E' abbastanza chiaro, mi sembra, perché il governo spinga per il primo. O no? Per chiarire meglio le idee, vi riporto alcuni estratti di un articolo dell'ottimo Ferrarella apparso giusto ieri sul Corriere. Titolo: "Con la nuova legge neppure una riga". Penso che abbiate capito il succo. Cito qui di seguito solo un paio di estratti (il neretto è mio):

Cosa c’entrano le intercettazioni con il caso Scajola? Niente: alla base della sua vicenda non ci sono microspie, ma solo assegni bancari e dichiarazioni di testimoni, atti peraltro tutti non più coperti da segreto perché depositati al Tribunale del Riesame. Eppure, se fosse già in vigore la legge proposta dal ministro Alfano sulle intercettazioni, gli italiani nulla saprebbero ancora della casa di Scajola. E nulla gli italiani ancora saprebbero perché nulla i giornali avrebbero potuto scriverne in questi 12 giorni, e ancora fino a chissà quanti altri mesi. Al contrario di quello che i promotori della legge raccontano, e cioè che con essa intendono impedire la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, l’attuale testo in discussione alla Commissione Giustizia del Senato vieta, con la scusa delle intercettazioni, la pubblicazione — non solo integrale ma neanche parziale, neanche soltanto nel contenuto, neanche soltanto per riassunto — degli atti d’indagine anche se non più coperti dal segreto, e questo fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza.
[...]
Per dare un’idea dell’impatto, i quotidiani nazionali, con quello che hanno pubblicato di vero e di più non segreto in questi 12 giorni, rischierebbero già 4/5 milioni di euro, e i loro cronisti oblazioni già per 60 mila euro a testa (sempre che il giudice non ritenga, a motivo della gravità del fatto, di negare l’oblazione e avviare il giornalista a un processo che potrebbe concludersi con la condanna a 2 mesi di arresto per ogni pubblicazione arbitraria).

Insomma, avete capito che cos'è in realtà il ddl intercettazioni, vero? Avete capito l'immane presa per il culo quando ci vengono a raccontare che lo fanno per la nostra privacy, per difendere il nostro diritto alla riservatezza?

Da un certo punto di vista io sono tranquillo. Sono infatti convinto che se anche Napolitano firmasse una roba del genere (e non è da escludere, visti i precedenti), tutto l'impianto resterebbe legge il tempo necessario perché arrivi davanti alla Consulta, dopodiché ci penserà lei a farlo a pezzi come ha già fatto coi vari lodi Schifani prima e Alfano poi.

mercoledì 5 maggio 2010

Perché, qualcuno aveva dei dubbi?

(via Corriere)

In Grecia


La situazione si è lentamente deteriorata quando la testa della manifestazione ha raggiunto Piazza Syntagma, sede del Parlamente. "Ladri, ladri", ha iniziato a scandire la folla. Poi qualche centinaio di persone - non anarchici ma soprattutto operai del settore elettrico e portuali del Pireo - hanno cercato di sfondare i cordoni della polizia schierata sulla scalinata davanti all'edificio dove domani i parlamentare dovrebbero approvare i tagli da 30 miliardi al bilancio. E la polizia, fino a quel momento molto defilata, ha risposto a più riprese con fitti lanci di lacrimogeni, respingendo l'assalto, tra i fischi della gente.

Non so se state seguendo quello che succede in Grecia in queste ore. Comunque niente panico: questa sera Emilio Fede dirà per la ventisettesima volta che noi possiamo stare tranquilli.

"Vada a farsi fottere"

Non so quanti di voi abbiano visto Ballarò, ieri sera (per la cronaca io ho tenuto botta fino alle 22 e qualcosa, poi ho mollato). L'episodio clou della serata è stato sicuramente il litigio tra D'Alema e Sallusti. A parte la scena deplorevole, sul genere "frugando tra le nostre miserie" di gucciniana memoria, devo dire che sono rimasto sconvolto da D'Alema. Ma ce l'avete presente voi D'Alema? E' quel signore sempre pacifico, tranquillo, compìto; uno di quelli abituati a misurare le parole, mai una frase fuori posto, mai una parola di troppo. Ecco, sentirlo inveire contro il suo interlocutore cose tipo "Vada a farsi fottere!", oppure "Io non la faccio più parlare!", oltretutto con gli occhi assatanati, è stato uno shock.

E non chiedetemi per chi facessi il tifo: il livello di antipatia verso i due contendenti è infatti, per quel che mi riguarda, equamente distribuito. Ma cos'ha fatto il povero Sallusti per meritarsi una lavata di capo di questo tipo? Beh, si parlava naturalmente della vicenda Scajola. D'Alema ha detto qualcosa sulle giustificazioni - patetiche peraltro - date dal ministro dimissionario in merito all'acquisto del famoso appartamento, e Sallusti ha tirato fuori la vicenda affittopoli, un argomento che all'occasione fa sempre comodo. Per chi non se lo ricordasse, questo scandalo politico/immobiliare scoppiò agli inizi degli anni '90, quando si scoprì che molti politici prendevano in affitto appartamenti di proprietà di enti pubblici pagando quote d'affitto irrisorie. Per la precisione, scrive Wikipedia, D'Alema abitò a metà degli anni '90 un appartamento di 146 m2 in zona Porta Portese per poco più di un milione al mese - oggi sarebbero circa 780 euro.

Intendiamoci, niente di illegale o di scorretto. Capite però che dal punto di vista della correttezza morale, non è che fosse proprio il massimo. Per cercare di far pari e cavarsi un po' d'impaccio, D'Alema ha quindi tirato fuori il ritornello classico che tutti tirano fuori quando hanno a che fare coi Sallusti e soci, quello cioè di essere un picchiatore mediatico al soldo di Berlusconi. Insomma, mi pare che entrambi i contendenti avessero le loro ragioni. E intanto noi abbiamo assistito a una serata di alta televisione; qualcosa che paragonato a La pupa e il secchione non sfigurerebbe affatto.

E' qui la festa?


Il problema è che non si capisce bene cosa ci sia da festeggiare.

Se il Parlamento si risveglia


Pare che ci sia stata gazzarra, l'altro ieri, in Parlamento, dopo la partita Lazio-Inter. E si vocifera pure di una interrogazione parlamentare da parte di due senatori del Pd per risolvere un nodo dal quale dipende la vita o la morte del nostro paese: come mai le ultime partite del campionato di italiano di seria A non si svolgono più in contemporanea.

Se non son problemi questi...

Quella più divertente


Ieri mi sono dilettato a passare un po' in rassegna, sul sito del Popolo della Libertà, le reazioni degli ex colleghi di partito di Scajola. Devo dire che c'era un bel campionario: difficile scegliere la più divertente.

Quella di tale Valducci, ad esempio, non è affatto male: "Le dimissioni di Claudio Scajola costituiscono una precedente gravissimo: la gogna mediatica porta alle dimissioni prima ancora di un qualsiasi atto giudiziario". Ecco, per il signore in questione le dimissioni rappresentano un "precedente gravissimo". Io direi che rappresentano un precedente inedito, visto che in genere non si dimette mai nessuno. Cosa c'entra poi l'atto giudiziario è ancora tutto da capire. In tutti i paesi del mondo è prassi normale che i ministri si dimettano se "beccati col sorcio in bocca" (copyright Di Pietro), indipendentemente da un eventuale prosieguo giudiziario.

"Qui siamo peggio che durante Tangentopoli, allora almeno si aspettava un avviso di garanzia prima di pretendere e ottenere le dimissioni". Bellissima questa. Chissà se il buon Valducci ricorda che Bertolaso, ad esempio, è indagato da metà febbraio per corruzione ma si è ben guardato dal dimettersi. Chissà se si ricorda di Nicola Cosentino, sul quale pende una richiesta d'arresto da parte della Dda di Napoli con l'accusa di concorso esterno in associazione camorristica per presunti rapporti con il clan dei Casalesi (naturalmente la giunta per le autorizzazioni della Camera ha negato l'autorizzazione). Chissà se si ricorda del senatore Dell'Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, il quale rilasciò un'intervista al Fatto in cui ammetteva senza nessun problema di stare in Parlamento per non andare in galera.

Forse Valducci non ha tutti i torti: si tratta effettivamente di un "precedente gravissimo".

Bollo e balle

Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica. Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del b...