Sarà mica che qualcuno non vede di buon occhio l'interesse di Bossi per il ministero dell'Agricoltura? :-)(fonte immagine: repubblica.it)
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
Sarà mica che qualcuno non vede di buon occhio l'interesse di Bossi per il ministero dell'Agricoltura? :-)
I media, ieri, hanno riportato il termine "congiura" (ovviamente dei giudici comunisti). Berlusconi oggi smentisce tutto, affermando piuttosto seccato che lui quella parola non l'ha mai detta. Prendiamo atto, visti i precedenti: si vede che hanno capito male anche Fini e Bossi.
Non so se avete ben presente come siamo messi. Facciamo un po' il punto sulla situazione. Dunque, ieri ha tenuto banco la vicenda delle dimissioni di Scajola, il ministro che è riuscito a dire - è difficile da credere anche a distanza di tempo - di non essere a conoscenza del fatto che qualche misterioso benefattore possa aver pagato una quota consistente dell'appartamento con vista sul Colosseo acquistato sei anni fa. Nello stesso giorno, e nel silenzio pressoché totale, viene iscritto nel registro degli indagati un altro pezzo da 90 del Pdl: il mitico senatore Giuseppe Ciarrapico, con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Da segnalare che il galantuomo continua tranquillamente a fare il senatore da alcuni decenni nonostante un paio di condanne definitive e un via vai abbastanza intenso dalle maggiori carceri italiane, ma questo ormai fa parte della normalità (italiana).Cosa c’entrano le intercettazioni con il caso Scajola? Niente: alla base della sua vicenda non ci sono microspie, ma solo assegni bancari e dichiarazioni di testimoni, atti peraltro tutti non più coperti da segreto perché depositati al Tribunale del Riesame. Eppure, se fosse già in vigore la legge proposta dal ministro Alfano sulle intercettazioni, gli italiani nulla saprebbero ancora della casa di Scajola. E nulla gli italiani ancora saprebbero perché nulla i giornali avrebbero potuto scriverne in questi 12 giorni, e ancora fino a chissà quanti altri mesi. Al contrario di quello che i promotori della legge raccontano, e cioè che con essa intendono impedire la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, l’attuale testo in discussione alla Commissione Giustizia del Senato vieta, con la scusa delle intercettazioni, la pubblicazione — non solo integrale ma neanche parziale, neanche soltanto nel contenuto, neanche soltanto per riassunto — degli atti d’indagine anche se non più coperti dal segreto, e questo fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza.
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Per dare un’idea dell’impatto, i quotidiani nazionali, con quello che hanno pubblicato di vero e di più non segreto in questi 12 giorni, rischierebbero già 4/5 milioni di euro, e i loro cronisti oblazioni già per 60 mila euro a testa (sempre che il giudice non ritenga, a motivo della gravità del fatto, di negare l’oblazione e avviare il giornalista a un processo che potrebbe concludersi con la condanna a 2 mesi di arresto per ogni pubblicazione arbitraria).

Non so quanti di voi abbiano visto Ballarò, ieri sera (per la cronaca io ho tenuto botta fino alle 22 e qualcosa, poi ho mollato). L'episodio clou della serata è stato sicuramente il litigio tra D'Alema e Sallusti. A parte la scena deplorevole, sul genere "frugando tra le nostre miserie" di gucciniana memoria, devo dire che sono rimasto sconvolto da D'Alema. Ma ce l'avete presente voi D'Alema? E' quel signore sempre pacifico, tranquillo, compìto; uno di quelli abituati a misurare le parole, mai una frase fuori posto, mai una parola di troppo. Ecco, sentirlo inveire contro il suo interlocutore cose tipo "Vada a farsi fottere!", oppure "Io non la faccio più parlare!", oltretutto con gli occhi assatanati, è stato uno shock.

Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica. Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del b...