Se effettivamente il Pdl non potrà presentarsi nel Lazio alle regionali, il responsabile del patatrac potrà sempre consolarsi con la notorietà raggiunta in rete.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
martedì 2 marzo 2010
Colpa d'Alfredo
Se effettivamente il Pdl non potrà presentarsi nel Lazio alle regionali, il responsabile del patatrac potrà sempre consolarsi con la notorietà raggiunta in rete.
Gradisce una "leggina"?
Civati pensa che questi abbiano una specie di generatore automatico di leggine. C'è un problema? Un problemino? Qualcosina da risolvere? Ecco pronta una bella leggina ad hoc, da aggiungere all'occorrenza alle 30 e passa già in vigore elencate ieri da Travaglio.
Però questa volta pure il cavaliere sembra perplesso, se non altro perché servirebbe l'appoggio del Pd per fare una cosa di questo genere, e Bersani ha già fatto capire che non se ne parla neppure. Insomma, quel panino galeotto di Alfredo Milioni (c'è già un gruppo su Fb) al Pdl rischia di costare caro - si stanno analizzando i ricorsi in queste ore.
Per il resto, la cosa più interessante da notare è che le critiche più forti, più aspre nei confronti dei responsabili di quanto accaduto vengono tutte dalla galassia che ruota attorno al Pdl, mentre dall'opposizione si limitano per ora alle battute in stile Casini. Quel "Un partito di matti" con cui Sallusti deliziava ieri i berluscones dalle colonne del Giornale è infatti in questo senso un piccolo capolavoro. Ma anche i militanti non scherzano. Ieri segnalavo qualche commento trovato sul sito della Polverini; oggi può risultare interessante fare un giretto sul sito del Pdl per vedere cosa scrivono i berluschini.
Si possono citare ad esempio cose come "I fattacci delle liste di Roma e Milano sono preoccupanti. Vanno analizzati a fondo per evitare che si ripetano o la sinistra avrà facile gioco"; oppure chicche come "...ma chi hanno mandato Gianni&Pinotto a Roma? che figura!! E poi noi dovremmo pure votare 'sta gente. Fuori subito dal PDL i cialtroni!". Non mancano naturalmente le stoccate nei confronti di Fini: "Finchè c'è Fini e i suoi io non voterò Pdl ma Lega, mi dispiace Presidente, ma Fini sta facendo di tutto per rompere il Pdl". E questa non è neanche la più "pesante". Insomma, da come si stanno mettendo le cose mi pare che neppure una "leggina", a questo punto, potrebbe servire.
Però questa volta pure il cavaliere sembra perplesso, se non altro perché servirebbe l'appoggio del Pd per fare una cosa di questo genere, e Bersani ha già fatto capire che non se ne parla neppure. Insomma, quel panino galeotto di Alfredo Milioni (c'è già un gruppo su Fb) al Pdl rischia di costare caro - si stanno analizzando i ricorsi in queste ore.
Per il resto, la cosa più interessante da notare è che le critiche più forti, più aspre nei confronti dei responsabili di quanto accaduto vengono tutte dalla galassia che ruota attorno al Pdl, mentre dall'opposizione si limitano per ora alle battute in stile Casini. Quel "Un partito di matti" con cui Sallusti deliziava ieri i berluscones dalle colonne del Giornale è infatti in questo senso un piccolo capolavoro. Ma anche i militanti non scherzano. Ieri segnalavo qualche commento trovato sul sito della Polverini; oggi può risultare interessante fare un giretto sul sito del Pdl per vedere cosa scrivono i berluschini.
Si possono citare ad esempio cose come "I fattacci delle liste di Roma e Milano sono preoccupanti. Vanno analizzati a fondo per evitare che si ripetano o la sinistra avrà facile gioco"; oppure chicche come "...ma chi hanno mandato Gianni&Pinotto a Roma? che figura!! E poi noi dovremmo pure votare 'sta gente. Fuori subito dal PDL i cialtroni!". Non mancano naturalmente le stoccate nei confronti di Fini: "Finchè c'è Fini e i suoi io non voterò Pdl ma Lega, mi dispiace Presidente, ma Fini sta facendo di tutto per rompere il Pdl". E questa non è neanche la più "pesante". Insomma, da come si stanno mettendo le cose mi pare che neppure una "leggina", a questo punto, potrebbe servire.
Quella sottile e impercettibile voglia di censura
Ieri il consiglio dei ministri ha approvato quello che in rete è noto da tempo come "decreto Romani", il provvedimento che inizialmente prevedeva "La cancellazione delle norme a sostegno delle produzioni indipendenti di fiction e di cinema italiano; la limitazione degli affollamenti pubblicitari per il satellite (a quasi esclusivo detrimento di Sky); il giro di vite sul web, dato che la disciplina dei siti Internet che trasmettono immagini non occasionalmente viene assimilata a quella delle emittenti televisive". Perché ho scritto prevedeva invece di prevede? Perché pare che la versione entrata in vigore sia leggermente più "edulcorata" rispetto alla bozza che era stata diffusa all'inizio. Sarebbe infatti sparita, tra le altre cose, la contestata norma che di fatto equiparava i videoblog, o comunque qualsiasi sito in grado di trasmettere filmati in streaming, alle normali emittenti televisive, con tutti gli obblighi burocratici che ciò comportava. Naturalmente è ancora presto per cantare vittoria. In primo luogo perché il testo completo è, almeno al momento in cui scrivo, ancora ignoto, e in secondo luogo perché chi, come ad esempio Scorza, di queste cose ci capisce fiuta comunque puzza di bruciato.Ma mi premeva maggiormente, rispetto al decreto Romani, allargare un po' la visuale, perché sempre ieri sono state prese alcune decisioni che, seppure tecnicamente su piani diversi, sono tutte caratterizzate da una sorta di denominatore comune. Mi riferisco in particolare alla decisione presa dai vertici della Rai in applicazione della famosa "par condicio", la legge voluta dal centrosinistra e in vigore dal 2001 che nelle intenzioni originarie doveva servire a garantire una sorta di parità di comunicazione a tutti i soggetti politici in periodi di campagna elettorale. In pratica, il cda della tv di stato ha deciso di interpretare l'attuazione della par condicio oscurando di fatto tutte le trasmissioni di approfondimento da qui fino alle elezioni di fine marzo. A farne le spese Annozero, Porta a Porta, Ballarò e altre. Ovviamente, e giustamente a mio parere, i vari conduttori non ci stanno, e d'altra parte è la prima volta, da quando è in vigore la legge, che la sua applicazione passa attraverso l'oscuramento di intere trasmissioni televisive. A parte il danno economico per la Rai stessa, determinato dalla mancanza di spot pubblicitari in trasmissioni di grosso seguito, questa decisione è la prova provata che anche in Rai comanda la politica (non che ci fosse bisogno di provarlo, intendiamoci). La cosa curiosa è che nei paesi normali è la tv che controlla la politica, le fa da cane da guardia. Da noi è il contrario.
In questo quadro c'è anche da segnalare la sospensione della trasmissione di Gad Lerner, L'Infedele, che ieri sera, come tutti i lunedì, sarebbe dovuta andare in onda su La7. Il motivo ufficiale viene ricondotto alla solita par condicio, ma la trasmissione doveva occuparsi dello scandalo del riciclaggio in cui sarebbero coinvolte Fastweb e Telecom Italia Sparkle S.p.A. Non so se sia difficile fare due più due, specialmente se si considera che La7 è di proprietà proprio di Telecom. Gad Lerner si è opposto in ogni modo alla decisone presa dai vertici dell'emittente (qui e qui ne parla nel suo blog), ma alla fine si è dovuto arrendere. Che dire? Niente di particolare. Solo il fatto che - impressione personale - con la scusa di questa bendetta par condicio qualcuno sembra si stia levando parecchie soddisfazioni.
lunedì 1 marzo 2010
Disoccupazione?

Voglio vedere chi avrà ancora il coraggio di dire che questo governo non ha fatto niente contro la disoccupazione.
Se non vi viene da vomitare
Siamo ormai in piena campagna elettorale e tra un po' in molte regioni si andrà alle urne; penso quindi che questo filmatino capiti a proposito, se non altro perché così veniamo a sapere quanto costano, a noi contribuenti, queste elezioni. Alcune cose sulla storia del finanziamento pubblico ai partiti, che adesso si chiama "rimborso elettorale", le sapevo, altre no. Adesso ho colmato la lacuna, anche se devo dire che stavo meglio prima.
La barzelletta della probabile esclusione della lista romana del Pdl
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Non ho tirato in ballo il termine "barzelletta" per caso, ma perché è il più adatto a descrivere cosa sta succedendo nel Lazio in queste ore. Breve riassunto per chi non avesse seguito la vicenda. Sabato a mezzogiorno scadeva il termine utile entro il quale i partiti che concorrono alle prossime regionali dovevano obbligatoriamente presentare in tribunale le liste coi candidati. Per tutta una serie di motivi l'incaricato del Pdl è arrivato in ritardo, esattamente alle 12,45. Risultato logico e scontato: estromissione. Ovviamente (si fa per dire) scatta il ricorso all'ufficio centrale Regionale, ma viene respinto e scatta l'appello a Napolitano, il quale, poveretto, ha già il suo bel daffare a tenere a bada le intemperanze del premier e non penso sentisse la necessità di questa ulteriore grana. E qui, comunque, cominciano i deliri più stravaganti e impensabili: "Napolitano garantisca gli elettori", strilla la Polverini; "La magistratura usi il buon senso", si accoda Storace, e via di questo passo.
La barzelletta è tutta qui, e non è una barzelletta da poco. Insomma, i termini per presentare le liste erano a conoscenza da mesi. E' come se io sapessi da un mese di dover prendere un treno importante, che parte a mezzogiorno, e arrivassi in stazione alle 12,45: di chi è la colpa? del treno che è partito in orario o mia che sono arrivato in ritardo? E cosa faccio, quindi, vado in tribunale a protestare perché il treno doveva aspettarmi? Ecco, siamo più o meno a questo livello. Questa gente qua, se non fosse sufficientemente chiaro, si appella a Napolitano, che tra l'altro in questa cosa non pare avere nessuna voce in capitolo, perché venga in pratica violata la legge, le regole. Perché insomma si faccia una deroga al regolamento per rimediare alla leggerezza di questi signori.
Ovviamente Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl non ci stanno, perché la circoscrizione di Roma non è cosa da poco e una eventuale esclusione della Polverini potrebbe pregiudicare seriamente una probabile vittoria nella regione. Fortunatamente, però, pure all'interno del partito stesso si accorgono che non serve e non ha senso gridare al complotto come era stato fatto nelle prime ore. Il Giornale, infatti, stamattina (a proposito, la rassegna stampa di oggi è spettacolare) titola come vedete nell'immagine qui a fianco, sostenendo che tutto il casino venuto fuori è frutto della lotta tra correnti (ex An e ex FI) all'interno del Pdl. Fin qui i fatti.
Stamattina Repubblica offre una versione piuttosto curiosa dell'accaduto. Dietro al pasticcio ci sarebbe la mano, involontaria, del premier. In pratica il buon Silvio si sarebbe accorto, da uno dei suoi sondaggi, che la vittoria della Polverini non è così scontata e avrebbe quindi deciso di mettere mano all'ultimo momento alla lista dei candidati. Scrive Repubblica: "E se il berlusconiano Alfredo Milioni si è allontanato per poi rientrare nel tribunale di Roma a ridosso della dead line per le liste, è stato proprio per raccogliere le correzioni dell'ultimora, provenienti proprio dal premier. Di più, sembra che in quelle ore sia balenata nella mente di Berlusconi anche l'idea di guidare in prima persona la lista Pdl nel Lazio. Idea poi accantonata. Ma nel tira e molla concitato delle battute finali si è consumato il pastrocchio, con ritardo letale". E' così? Non è così? Non si sa. Quello che si sa è che, a questo punto, anche gli elettori del Pdl che hanno ancora il cervello funzionante hanno capito cosa è successo e se la sono presa con gli "incapaci", chiunque siano, che hanno combinato il fattaccio.
Alcuni dei commenti che si leggono stamattina sul sito della Polverini, ad esempio, sono illuminanti. Uno per tutti: "Da elettore del centro-destra, mi chiedo se dentro al PDL siete diventati pazzi!! Ma vi pare che uno non porta la documentazione in tempo? Vi immaginate se, per un concorso pubblico, uno presenta la domanda con mezzora di ritardo? E’ ovvio che venga escluso!!! Cacciate piuttosto gli inetti che hanno causato questo casino e concentratevi sulla campagna elettorale a meno che non vogliate regalare la regione alla sinistra! A volte mi chiedo se ci fate o ci siete". Vedremo come andrà a finire questa curiosa storia. L'unica cosa sicura è che se il Pdl venisse estromesso per davvero e questo causasse la vittoria del centrosinistra nel Lazio, beh, i berluscones non dovranno andare molto lontano per trovare i responsabili.
Aggiornamento 16,26.
Il Corriere ha appena pubblicato un'intervista fatta al presunto responsabile di tutto questo casino, Alfredo Milioni. Una intervista in cui il politico sembra in stato confusionale - data la situazione mi sembra abbastanza comprensibile. Prima, infatti, afferma di essere uscito per mangiare un panino, poi ritratta dicendo che non è potuto rientrare perché minacciato non si capisce bene da chi. Forse ha bisogno di una camomilla. In ogni caso l'intervista è qui: se volete provare a capirci qualcosa voi...
Nel frattempo si apprende che un casino quasi analogo a quello di Roma si sta verificando in Lombardia con l'esclusione della lista di Formigoni. Non c'è che dire, si preannuncia una bella tornata elettorale.
Non ho tirato in ballo il termine "barzelletta" per caso, ma perché è il più adatto a descrivere cosa sta succedendo nel Lazio in queste ore. Breve riassunto per chi non avesse seguito la vicenda. Sabato a mezzogiorno scadeva il termine utile entro il quale i partiti che concorrono alle prossime regionali dovevano obbligatoriamente presentare in tribunale le liste coi candidati. Per tutta una serie di motivi l'incaricato del Pdl è arrivato in ritardo, esattamente alle 12,45. Risultato logico e scontato: estromissione. Ovviamente (si fa per dire) scatta il ricorso all'ufficio centrale Regionale, ma viene respinto e scatta l'appello a Napolitano, il quale, poveretto, ha già il suo bel daffare a tenere a bada le intemperanze del premier e non penso sentisse la necessità di questa ulteriore grana. E qui, comunque, cominciano i deliri più stravaganti e impensabili: "Napolitano garantisca gli elettori", strilla la Polverini; "La magistratura usi il buon senso", si accoda Storace, e via di questo passo.
La barzelletta è tutta qui, e non è una barzelletta da poco. Insomma, i termini per presentare le liste erano a conoscenza da mesi. E' come se io sapessi da un mese di dover prendere un treno importante, che parte a mezzogiorno, e arrivassi in stazione alle 12,45: di chi è la colpa? del treno che è partito in orario o mia che sono arrivato in ritardo? E cosa faccio, quindi, vado in tribunale a protestare perché il treno doveva aspettarmi? Ecco, siamo più o meno a questo livello. Questa gente qua, se non fosse sufficientemente chiaro, si appella a Napolitano, che tra l'altro in questa cosa non pare avere nessuna voce in capitolo, perché venga in pratica violata la legge, le regole. Perché insomma si faccia una deroga al regolamento per rimediare alla leggerezza di questi signori.
Ovviamente Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl non ci stanno, perché la circoscrizione di Roma non è cosa da poco e una eventuale esclusione della Polverini potrebbe pregiudicare seriamente una probabile vittoria nella regione. Fortunatamente, però, pure all'interno del partito stesso si accorgono che non serve e non ha senso gridare al complotto come era stato fatto nelle prime ore. Il Giornale, infatti, stamattina (a proposito, la rassegna stampa di oggi è spettacolare) titola come vedete nell'immagine qui a fianco, sostenendo che tutto il casino venuto fuori è frutto della lotta tra correnti (ex An e ex FI) all'interno del Pdl. Fin qui i fatti.Stamattina Repubblica offre una versione piuttosto curiosa dell'accaduto. Dietro al pasticcio ci sarebbe la mano, involontaria, del premier. In pratica il buon Silvio si sarebbe accorto, da uno dei suoi sondaggi, che la vittoria della Polverini non è così scontata e avrebbe quindi deciso di mettere mano all'ultimo momento alla lista dei candidati. Scrive Repubblica: "E se il berlusconiano Alfredo Milioni si è allontanato per poi rientrare nel tribunale di Roma a ridosso della dead line per le liste, è stato proprio per raccogliere le correzioni dell'ultimora, provenienti proprio dal premier. Di più, sembra che in quelle ore sia balenata nella mente di Berlusconi anche l'idea di guidare in prima persona la lista Pdl nel Lazio. Idea poi accantonata. Ma nel tira e molla concitato delle battute finali si è consumato il pastrocchio, con ritardo letale". E' così? Non è così? Non si sa. Quello che si sa è che, a questo punto, anche gli elettori del Pdl che hanno ancora il cervello funzionante hanno capito cosa è successo e se la sono presa con gli "incapaci", chiunque siano, che hanno combinato il fattaccio.
Alcuni dei commenti che si leggono stamattina sul sito della Polverini, ad esempio, sono illuminanti. Uno per tutti: "Da elettore del centro-destra, mi chiedo se dentro al PDL siete diventati pazzi!! Ma vi pare che uno non porta la documentazione in tempo? Vi immaginate se, per un concorso pubblico, uno presenta la domanda con mezzora di ritardo? E’ ovvio che venga escluso!!! Cacciate piuttosto gli inetti che hanno causato questo casino e concentratevi sulla campagna elettorale a meno che non vogliate regalare la regione alla sinistra! A volte mi chiedo se ci fate o ci siete". Vedremo come andrà a finire questa curiosa storia. L'unica cosa sicura è che se il Pdl venisse estromesso per davvero e questo causasse la vittoria del centrosinistra nel Lazio, beh, i berluscones non dovranno andare molto lontano per trovare i responsabili.
Aggiornamento 16,26.
Il Corriere ha appena pubblicato un'intervista fatta al presunto responsabile di tutto questo casino, Alfredo Milioni. Una intervista in cui il politico sembra in stato confusionale - data la situazione mi sembra abbastanza comprensibile. Prima, infatti, afferma di essere uscito per mangiare un panino, poi ritratta dicendo che non è potuto rientrare perché minacciato non si capisce bene da chi. Forse ha bisogno di una camomilla. In ogni caso l'intervista è qui: se volete provare a capirci qualcosa voi...
Nel frattempo si apprende che un casino quasi analogo a quello di Roma si sta verificando in Lombardia con l'esclusione della lista di Formigoni. Non c'è che dire, si preannuncia una bella tornata elettorale.
Dalle carriole al popolo viola. Un pezzo di Italia che non ci sta
Magari non saranno moltissimi, e non godranno neppure di molta visibilità - comprensibile, del resto, visto l'andazzo -, ma ci sono. Gruppi di persone che cercano di tenere la schiena dritta, che non abboccano alla marea di palle con cui, con la complicità di giornali e telegiornali compiacenti, si cerca dall'alto di anestetizzare le coscienze e manipolare l'informazione per inculcare l'idea di un mondo dove tutta va bene, tutto è stato risolto e chi ci governa lo fa nel nostro esclusivo interesse. Gli ultimi due esempi li abbiamo avuti sabato e ieri. Sabato a Roma c'è stata la manifestazione del popolo viola, sceso di nuovo in piazza per ribadire un concetto che in qualsiasi altro paese civile è una cosa normale: la legge uguale per tutti. Punto. Senza legittimi impedimenti, lodi, immunità, processi brevi, sotterfugi e grotteschi stratagemmi per farla franca ed evitare di rispondere di ciò che si commette.Ieri invece c'è stata a L'Aquila la cosiddetta "rivolta delle carriole": gli aderenti sono entrati nella zona rossa de l'Aquila con pale e carriole per rimuovere, simbolicamente, i 4 milioni di tonnellate di macerie che ancora ingombrano il centro della città. Un modo per richiamare l'attenzione su una ricostruzione che di fatto, a quasi un anno dal sisma, non è ancora cominciata e su cui tutti glissano, preferendo convogliare l'attenzione sul miracolo delle "new town", le casette prefabbricate in cui hanno trovato sistemazione poco più di 12.000 persone su oltre 60.000 sfollati.
E non si scende solo in piazza. Internet, che è il mezzo di comunicazione e aggregazione per eccellenza fa la sua parte. Nell'arco di una giornata il gruppo "La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini" ha superato i 22.000 iscritti. Una pagina e un'iniziativa ideata da Arianna Ciccone e rivolta al presidente dell'ordine dei giornalisti, con cui attirare l'attenzione sulle palle che quotidianamente ci propina il Tg1, il telegiornale di punta dei canali Rai, quello più seguito dagli italiani. Sabato Michele Serra su Repubblica scriveva: "Certo che per dire in un tiggì, o scrivere su un giornale, che 'Mills è stato assolto', spacciando la prescrizione di un reato accertato per 'assoluzione', bisogna essere dei bei mascalzoni. Non dico faziosi, o manipolatori, o servi, dico proprio mascalzoni perché per un giornalista manomettere la verità è un crimine, tal quale per un fornaio sputare nel pane che vende". Il riferimento è ovviamente a come il Tg1 di Minzolini ha vergognosamente riportato la sentenza definitiva in cui Mills è stato prescritto (e non certo assolto).
Insomma, siamo circondati da una marea di organi di informazione, alcuni notoriamente "autorevoli", che in ossequio ai voleri di chi li dirige ci sommergono di balle, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti da anni. Ben venga qualcuno che ancora ha voglia di scendere in piazza per denunciare questo gigantesca presa in giro.
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