mercoledì 18 febbraio 2026

Trasferimenti e diritto

La vicenda del ministero dell'Interno condannato a risarcire con 700 euro un uomo tunisino per irregolarità nelle procedure di trasferimento in un CPR albanese ha provocato l'ennesimo intervento indignato della signora che urla. Stavolta però nel video pubblicato sui suoi social ha parlato in modo pacato e tranquillo, non ha urlato - un cambio di strategia? Il sotteso del suo intervento è comunque sempre il solito: Vedete? Noi ci sbattiamo in tutti i modi per rimpatriarli e i giudici (comunisti, ovviamente) ce lo impediscono. Il ritornello è noto e stranoto. Se si guarda però al fatto in sé, si scopre che la sanzione comminata dal tribunale civile di Roma al ministero dell'Interno riguarda semplicemente una violazione procedurale, non riguarda il merito dell’immigrazione o del diritto d’asilo in generale. Si concentra sulla specifica procedura adottata, non sulla legittimità dell’espulsione o del trattenimento, come la signora che urla vuole fare credere.

Secondo i giudici, il trasferimento verso il CPR albanese è stato effettuato senza provvedimento scritto, motivato e senza fornire informazioni all’uomo sulla reale destinazione e le sue conseguenze. Il tribunale ha stabilito che la procedura adottata dal Ministero ha leso alcuni diritti fondamentali della persona, tra cui il diritto alla vita privata e familiare tutelato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (articolo 8), perché il migrante non era stato messo in condizione di conoscere dove e perché veniva trasferito. A questo va aggiunto il fatto che il trasferimento è avvenuto mentre la persona era trattenuta e senza un atto amministrativo formale. In breve, si tratta di un sentenza circoscritta a questo singolo fatto, non al modo in cui il governo attua le sue politiche migratorie. Il fatto che il soggetto in questione abbia numerosi precedenti penali non c'entra nulla con la sentenza e non va mischiato a questa per generare confusione. Il giudice non ha risarcito la persona "perché meritevole", ma perché ha ritenuto che la procedura amministrativa non abbia rispettato le garanzie previste dalla legge.

In diritto, i precedenti penali non eliminano i diritti fondamentali, non rendono legittima una procedura irregolare, non incidono sul dovere dello Stato di rispettare le regole formali. È un principio cardine dello Stato di diritto: le garanzie valgono anche per chi ha commesso reati. Qualcuno può spiegare questi basilari concetti alla signora che urla? Anzi, non alla signora che urla, che li conosce benissimo, ma alla massa di chi la segue e non capisce le sue strumentalizzazioni e mistificazioni. Grazie.

2 commenti:

  1. Grazie, caro Andrea, per aver dettagliato con la tua consueta, impeccabile chiarezza quanto avevo pensato un po' confusamente di fronte agli sproloqui, più fallaci e strumentali che mai, della signora che a quanto pare adesso urla a fasi alterne.

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    1. Il rammarico è che post come questo non servono a niente, perché il "pubblico" a cui è rivolta la propaganda mistificatrice del governo non ha gli strumenti per capirli. Però, perché non provarci lo stesso?

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