sabato 9 luglio 2022

Di là

Leggo nel romanzo storico Il traditore di Roma, di Simon Scarrow, che gli antichi romani credevano che se in vita avessero servito al meglio Roma, dopo la morte sarebbero stati accolti nei Campi Elisi. Oggi qualsiasi religione, nei termini più diversi, promette un premio se in vita ci si sarà comportati in un certo modo e seguendo certe regole.

È innato in noi umani un rifiuto naturale di pensare che tutto possa finire qui. Non riusciamo ad accettare che la morte ponga fine a questa esperienza; per il nostro "io" non è concepibile, tanto che Jean-Paul Sartre diceva: "la mort est l'absurde".

Quindi ci siamo inventati di tutto per cercare di lenirla. Questa cosa è affascinante, se ci si pensa. Non dico questo per manifestare una sicurezza sul fatto che tutto finisce qui e di là non c'è niente (io credo che finisca tutto qui, ma di fatto non lo so), è solo perché appunto mi affascina vedere i millemila modi in cui l'uomo si ingegna per convincersi che di là ci sia altro.

3 commenti:

  1. Non sono parole stupide. Niente di ciò che viene da dentro può esserlo.
    Ciao Valeria.

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  2. In tanti abbiamo paura di millemila stupidaggini, figurati della morte. Si costruisce tutti un futuro, siamo architetti di percorsi, anche la coscienza del "finirà tutto qua", se ci pensi bene, è un gran bel costruire ipotesi.

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    1. Vero, e costruire ipotesi è una delle cose in cui noi umani siamo più bravi.

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