domenica 25 aprile 2021

Sulla "divisività" del 25 aprile

Ci portiamo dietro da circa una settantina d'anni quella che da qualche tempo viene chiamata "divisività" del 25 aprile. 

Ogni anno, cioè, invece di celebrare in maniera unita la festa della Liberazione, ci lasciamo andare a distinguo, divisioni, defezioni, litigi più o meno verbali. Salvini, ad esempio, ogni volta si inventa una iniziativa alternativa o un pretesto per non unirsi alla ricorrenza o comunque per marcare la sua distanza da essa, cosa che naturalmente fanno assieme a lui moltissimi esponenti della destra (ho citato Salvini solo perché è il più noto tra questi). 

Questa divisività affonda le sue radici principalmente nella storia ma, soprattutto, nell'ideologia/partigianeria politica, retaggio della divaricazione tra cattolici e comunisti nel primo dopoguerra. Chi fosse interessato a capirne di più, in questo video il sempre ottimo Paolo Mieli riesce a spiegare le ragioni di questa assurda conflittualità in maniera efficace in soli sette minuti.

Per quanto riguarda Salvini e, in generale, tutti quelli che per qualsiasi motivo non ritengono di dovere unirsi a questa ricorrenza, linko qui di seguito questo brevissimo intervento del sempre grande Alessandro Barbero in cui il famoso storico spiega qual è il senso di questa festa e dove, alla fine, si chiede se veramente chi non la celebra avrebbe preferito che le cose fossero andate diversamente da come sono andate.

12 commenti:

  1. Grazie per la sintesi.
    Comunque è pazzesco l'atteggiamento di questi soggetti della destra.

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  2. Mi piacciono i tuoi post perchè non hanno niente di retorico.

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    1. Considerando che Platone detestava retori e sofisti, lo trovo un bel complimento. Grazie.
      Ciao Cristiana.

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  3. Sempre efficace, oltre che ineccepibile, il discorso di Barbero... penso che uno storico così, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.
    Come, per altri versi, il grande Altan, nella cui vignetta sul 25 aprile compaiono i soliti due personaggi, uno col tricolore e vestito da classe non agiata, l'altro in abbigliamento borghese-capitalista.
    Il primo dice:

    CI SONO IL TORTO
    E LA RAGIONE
    LA LIBERTA'
    E LA TIRANNIA

    e l'altro risponde:

    LEI E' TROPPO
    DIVISIVO

    Occorre aggiungere altro?

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  4. può essere irritante ma non ci vedo niente di illogico nell'atteggiamento della destra che più o meno scopertamente discende dal ventennio.
    personalmente mi darebbe più fastidio vedere Salvini o la Meloni su un palco a condividere (e appropriarsi!) con funambolismi verbali una festa che non appartiene a loro.
    massimolegnani

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    1. Se anche volessero farlo, non potrebbero, perché hanno un elettorato a cui rendere conto che, per gran parte, è dichiaratamente neofascista, quindi il pericolo non sussiste.

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  5. I libri, i saggi, possono essere sempre punti di vista, sfogliare i documenti d'archivio, come mi capita di fare, è immediato. La verità storica è quella!

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    1. Sì, dell'epoca fascista disponiamo di una moltitudine di di documenti: legislativi, editoriali, videografici. Impossibile ricamarci sopra, quello è.

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  6. Il 25 aprile mi provoca oggi un grande senso di disagio. Festeggiamo quello che oggi non siamo più, incapaci di lottare e organizzarci per riprendere in mano gli obiettivi che con lotte e sacrifici avevamo raggiunto. Noi ai partigiani non siamo degni nemmeno di allacciargli le scarpe... Elisa

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    1. Sì, festeggiamo (chi lo fa) quello che non siamo più. E d'altra parte, come dice Barbero nel video, è anche legittimo che sia così. Col passare del tempo, e mano a mano che ci si allontana da quei fatti, coi pochi testimoni diretti che se ne vanno, la Resistenza diventerà sempre più un fatto storico poco "sentito".
      Sì, i libri di storia continueranno a parlarne ma esclusivamente come fatto storico, come oggi leggiamo del Risorgimento o, andando ancora più indietro, del Rinascimento e via di questo passo. Sarà sempre più sottile quel filo di continuità che ci lega a quelle vicende. Sta a noi continuare a tenere viva questa memoria e fare sì che rimanga una memoria attuale e non un rimasuglio storico riportato in qualche manuale di storia.

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