martedì 5 maggio 2015

Il ritornello (da cambiare) dei renziani

Il ritornello che va per la maggiore tra i filo-renziani è grosso modo sempre il seguente: finalmente arriva uno che non chiacchiera e fa. Seguono poi vari riferimenti all'immobilismo e alle paludi che hanno contraddistinto i periodi precedenti il suo rivoluzionario arrivo. Ora, intendiamoci, il fatto che ci sia a capo del governo un tizio propositivo, volitivo - a mio avviso anche parecchio arrogante e testa di cazzo, ma questa è una roba mia - che ha fatto del "fare" la sua missione di vita ("finché sarò al governo proverò a cambiare l'Italia" ha farfugliato qualche giorno fa), è senz'altro cosa lodevole, ma c'è un aspetto di tutto questo che a mio avviso sempre i famosi filo-renziani non hanno capito: tra fare e fare cose buone c'è di mezzo un mare, e l'iperattivismo non è automaticamente sinonimo di buon governo e di cose fatte bene.
Un esempio fra i tanti che si potrebbero fare: il famoso/famigerato ‪Jobsact‬. Ricordate la gestazione, no? Casini, scioperi, sindacati in piazza e ‪Renzi‬ che sfotteva tutti e lanciava accuse a destra e a manca di non voler cambiare le cose. Adesso si scopre che la legge che doveva rappresentare la rivoluzione copernicana del lavoro è un bluff, almeno finora. Basta guardare i dati sull'occupazione: la legge è entrata in vigore i primi giorni di marzo e il picco delle nuove assunzioni c'è stato in gennaio, quando è partita la defiscalizzazione per chi assumeva, poi una costante parabola discendente fino appunto a marzo (ultimi dati disponibili), mese in cui è entrata in vigore la nuova legge. Pure Scalfari, che non può certo essere annoverato tra gli anti-renziani, né tantomeno assimilato ai famosi gufi e rosiconi, ha scritto domenica scorsa che il Jobsact non serve a niente ma è solo un bel giocattolino elettorale. Intanto, però, sull'altare delle fantasmagoriche nuove assunzioni Renzi ha sacrificato l'art. 18, ha istituzionalizzato il precariato con le tutele crescenti e riportato i diritti dei lavoratori agli anni '50 del secolo scorso. Bello, no? E adesso cosa credete che succederà con l'Italicum appena approvato? Esattamente ciò che è successo al Porcellum: sarà fatto a pezzi dalla Consulta perché incostituzionale (e poi siamo sinceri e usiamo per una volta il buon senso: cos'ha di democratico una legge che assegna a chi raggiunge il 40% il 55% dei seggi? Eddai, su).
Capito, cari amici renziani, perché il ritornello di cui parlavo all'inizio non sta in piedi? Guardate che non vi si chiede molto: un po' più di onestà intellettuale e un po' meno partigianeria acritica. In fondo non è così difficile.

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