"Dai giudici cose mai viste", ha commentato oggi Antonio Conte dopo le recenti sentenze sul caso calcio-scommesse. Ora, non entro nel merito della vicenda specifica - non ne ho né tempo, né voglia e non m'interessa - ma alcune considerazioni diciamo che vengono abbastanza spontanee. Mi riferisco in particolar modo al ruolo della magistratura - ordinaria, sportiva, quello che volete voi, non ha importanza.
Se i magistrati corrono dietro al tipo delle cene eleganti, questi strilla a reti (sue) e giornali (suoi) unificati che i giudici, comunisti, vogliono sovvertire la volontà popolare, perché lui, poverino, è stato messo lì dai cittadini e, secondo il suo malato ragionamento, solo questi ultimi possono toglierlo da dove l'hanno messo. Se un giudice impone delle restrizioni a un'azienda accusata di reiterare gravissimi reati ambientali e contro la salute delle persone, ad esempio l'Ilva, la politica tutta e - spiace constatarlo - i sindacati si stracciano le vesti perché la magistratura non può chiudere una fabbrica (di veleni), non può fermare la produttività.
Se un Conte viene condannato ad alcuni mesi di sospensione per illeciti sportivi, ecco che siamo di fronte a "una vicenda assurda", quel giudice "ha qualcosa di personale contro di me" e via andare.
Allora, in definitiva i casi sono due: o abbiamo i magistrati più rompicoglioni del pianeta, oppure in questo cazzo di paese c'è qualcosa che non va.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
giovedì 23 agosto 2012
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