domenica 3 aprile 2016

Cicchitto docet

L'Unità, per bocca di Fabrizio Rondolino, sulla vicenda del famoso emendamento che è costato le dimissioni alla ministra Guidi sposa la tesi di Frabrizio Cicchitto: si tratta di giustizia a orologeria. Una superficiale lettura di questa scemenza, specie da parte di chi non fosse particolarmente dotato di memoria storica, potrebbe produrre la classica alzata di spallucce, per certi versi pure giustificabile.
A chi sia invece rimasto ancora qualche brandello della summenzionata memoria storica, come ad esempio allo scrivente, l'uscita di Cicchitto non può non suscitare una qualche ilarità, per una serie di motivi. Ne cito alcuni.
Fabrizio Cicchitto è stato, nel periodo in cui il sacro berlusconiano impero era nel suo massimo fulgore, oltre che un galoppino di gran fama - uno dei tanti, intendiamoci - anche uno dei principali sostenitori del presunto complotto della giustizia a orologeria. Sintentizzando brutalmente a beneficio dei poveri di spirito, questa scemenza cospirazionista, che in quanto a cretinaggine può tranquillamente essere equiparata a complottismi undicisettembrini, scie chimiche ecc., prevedeva che la magistratura avesse un piano segreto ordito per far cadere e mandare a casa l'illustre cavaliere. Su quali basi si reggeva tale teoria? Sul fatto che alla vigilia o poco prima (a volte pure dopo: dettagli) di ogni appuntamento elettorale, tacchete!, si faceva vivo in qualche modo un Pubblico Ministero o un Giudice. Coincidenze? Sì, coincidenze, e la spiegazione, che valeva allora come vale adesso, è semplicissima: in Italia si vota molto frequentemente (referendum, elezioni comunali, regionali, politiche ecc.) ed esponenti più o meno noti della classe politica locale o nazionale vengono messi sotto inchiesta un giorno sì e l'altro pure. C'è quindi un complotto? No, c'è un ceto politico per larghissima parte corrotto e disonesto e c'è una magistratura che fa quello che è deputata a fare. Tutto ciò che esula da questo semplice quadro può con poco margine di dubbio essere classificato come scemenza.
Oggi il cavaliere non è più in sella, al suo posto c'è il suo naturale erede, e al povero Cicchitto - lui c'è ancora - non sembra vero di poter di nuovo dare aria alla bocca per propinare lo stesso ritornello con cui ci ha fracassato i cabasisi durante il ventennio berlusconiano - e poi, via, ogni essere umano, anche il più insignificante, si dice abbia uno scopo sulla Terra: Cicchitto va inquadrato esattamente in quest'ottica, quella di ricordare ai tre gatti e mezzo che ancora lo ascoltano che esiste un complotto chiamato giustizia a orologeria.
Uno degli aspetti curiosi della faccenda, è che a dare spazio ai deliri del poveretto è L'Unità, la testata che nell'epoca berlusconiana spernacchiava il cavaliere e i suoi corifei ogni volta che tiravano fuori la scempiaggine della giustizia a orologeria. Adesso che L'Unità è per Renzi l'equivalente di ciò che Il Giornale era per Berlusconi, ecco che ciò che era stato sempre etichettato come stronzata viene riabilitato da Rondolino, elevato al rango di notizia e come tale dato in pasto ai lettori de L'Unità, che se tanto mi dà tanto non devono essere granché dissimili da quelli del Giornale.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

L'orologeria sarebbe per il referendum sulle trivelle? Cioè quello che non otterrà il quorum nemmeno per sbaglio (nemmeno se l'Isis stermina i tre quarti degli aventi diritto al voto)? Boh? Rinuncio a capire. Cristina

Francesco ha detto...

E pensare che avevo letto qualche tempo fa che parte dei debiti dell'Unità erano stati ripianati con soldi pubblici, ma spero di ricordare male.

Andrea Sacchini ha detto...

@Cristina, vallo a spiegare a Cicchitto :-)
@Francesco, credo ti stia ricordando bene, purtroppo :-(