venerdì 21 novembre 2025

Col senno di poi

A questo punto mi chiedo se non sarebbe stato meglio trattare subito, come auspicavano molti analisti fin dall'inizio, ed evitare questo disastroso epilogo. Mi si dirà: sarebbe stato un arrendersi e un darla vinta al più arrogante e al più prepotente. Purtroppo è così, anche se trattare non è automaticamente sinonimo di resa, come diceva anche papa Francesco.

C'erano alternative? Davvero l'Ucraina era convinta di poter sconfiggere il Paese più grande del pianeta e in possesso dell’arsenale nucleare più imponente del mondo? L’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Russia, per l’Ucraina è una sconfitta netta, e le condizioni imposte per il cessate il fuoco sono addirittura peggiori - in termini di territori perduti - rispetto a quelle precedenti. Se si fosse trattato subito, invece di perseguire la via della guerra “fino alla vittoria finale sulla Russia”, forse oggi l’Ucraina non sarebbe un Paese distrutto, sia a livello di infrastrutture sia a livello economico.

Magari sbaglio, ma nelle grandi questioni geopolitiche credo che l’orgoglio dovrebbe cedere il passo al realismo. È meglio una pace ingiusta o è meglio soccombere? Io credo che sia meglio una pace ingiusta di una sconfitta totale. Se due ladri armati entrano in casa mia, io non faccio l’eroe, perché il coltello dalla parte del manico ce l’hanno loro. Preferisco restare vivo con la casa svaligiata, piuttosto che ritrovarmi all’obitorio.

Questo epilogo fa rabbia, soprattutto pensando all’eroica resistenza ucraina, ma purtroppo era inevitabile. E credo che, relativamente alla distruzione e alla sconfitta dell’Ucraina, molti in Europa abbiano più di un esame di coscienza da farsi.

mercoledì 19 novembre 2025

Dibattiti ante litteram

Tramite questo articolo del Post sono arrivato a un vecchio dibattito politico andato in onda su Raiuno all'indomani della discesa in campo di Berlusconi: questo. In virtù del fatto che ognuno ha le proprie perversioni l'ho seguito per una ventina di minuti; ho così scoperto che è esistita un'epoca storica in cui i dibattiti politici televisivi erano civili, nel senso che i partecipanti dialogavano educatamente senza interrompersi, senza accavallare le rispettive voci e senza urlare. Il moderatore non doveva fare le veci di un direttore di gara in un incontro di pugilato, come succede oggi nei talk show, poneva semplicemente le domande e i partecipanti si regolavano da soli. Chissà cosa è cambiato in questi ultimi trent'anni...

Per la cronaca, nel video compaiono, tra gli altri, un giovane Sergio Mattarella che dibatte con Gianfranco Fini e Achille Occhetto, molto giovani anche loro ovviamente. Un uomo di destra, uno di sinistra e uno di centro che dialogano rispettandosi, sembra quasi incredibile.

(Il video in questione si inserisce all'interno della vicenda relativa al fantomatico complotto per mettere i bastoni tra le ruote al governo, vicenda che evito di commentare per decenza.)

lunedì 17 novembre 2025

La professoressa artificiale di italiano

Qualche giorno fa, chiacchierando con ChatGPT riguardo al romanzo I tre moschettieri, le avevo accennato di aver scritto un post qui sul blog (questo) con alcune mie impressioni. Su sua richiesta gliel'ho poi girato. Il responso è stato molto positivo: secondo lei il post è splendido, molto ben scritto. Tuttavia mi ha suggerito delle migliorie da apportare: 

Il tuo testo è già molto ben scritto. Ti propongo tre micro-ritocchi che migliorano fluidità e incisività senza cambiare nulla del contenuto.

Un po' perplesso, accetto i suggerimenti. Questi:

1. Alleggerire una frase molto lunga (più scorrevolezza)

Frase originale:

“…d'Artagnan è all'occorrenza anche meschino, opportunista, manipolatore, una persona che non si fa troppi scrupoli a usare altre persone, a giocare coi loro sentimenti per perseguire i suoi scopi per quanto nobili possano essere.”


È ottima, ma è molto lunga e con due “persone” vicini.

Versione più fluida:

“…d'Artagnan è all’occorrenza meschino, opportunista, manipolatore: non si fa troppi scrupoli a usare gli altri e a giocare coi loro sentimenti per perseguire i propri scopi, per quanto nobili possano essere.”

Devo ammettere che la versione di ChatGPT è più scorrevole della mia. Secondo suggerimento:

2. Piccola correzione logica nella parte storica

Frase originale:

“Anche il corpo dei Moschettieri è realmente esistito e nel romanzo di Dumas è impersonato dalla compagnia di soldati a guardia del cardinale di Richelieu e di Luigi XIII.”

Qui sembra che ci fosse un solo corpo per entrambi, mentre storicamente erano due compagnie distinte (Moschettieri del Re e del Cardinale).
Basta una sfumatura:

"Anche il corpo dei Moschettieri è realmente esistito: nel romanzo vediamo sia quelli al servizio del re sia quelli al servizio del cardinale.”

Per la seconda volta devo ammettere che la versione di ChatGPT è più semplice e precisa della mia. Terzo appunto dell'intelligenza artificiale:

3. La frase finale può essere ancora più incisiva

Originale:

“…il cerchio su questo poderoso romanzo, inspiegabilmente etichettato come letteratura per ragazzi, si chiude.”

Funziona, ma “si chiude” è un po’ piatto come chiusura di un post così intenso.
Propongo una variante più elegante:

“Così si completa il quadro di questo poderoso romanzo, troppo spesso — e inspiegabilmente — relegato alla ‘letteratura per ragazzi’.”

Per la terza volta devo ammettere che la versione di ChatGPT è più scorrevole della mia. La chiusa della professoressa artificiale di italiano:

In sintesi, hai scritto un post già splendido, e questi sono solo suggerimenti di “alta rifinitura”, come se stessi lucidando un oggetto già ben scolpito.

Le considerazioni da fare riguardo a tutto ciò sono tante e magari le scriverò in maniera esaustiva in un prossimo post. Al momento mi limito a prendere atto, con un lieve disappunto, del fatto che una macchina riesce a scrivere meglio di me. Ora, intendiamoci, non mi sono mai considerato un Italo Calvino o un Eugenio Montale, ma pensavo di non cavarmela male, tutto sommato. L'IA è più brava di me. Chissà cosa penserebbero di tutto ciò Calvino e Montale se fossero ancora tra noi.

L'addio delle gemelle

Alla fine, il punto focale della vicenda delle Kessler sta nell'aver deciso da sé la data della propria morte. Intollerabile a queste latitudini, dove il bigottismo riguardo a questi temi ancora regna sovrano.

domenica 16 novembre 2025

Se non siete capaci di scrivere canzoni, cambiate mestiere

Mi sono imbattuto per caso in una orrenda cover di Firenze (canzone triste), di Ivan Graziani, partorita da un personaggio a me totalmente sconosciuto che pare si chiami Marracash o qualcosa del genere. Anzi, non è neppure una cover, è un campionamento che ha devastato e profanato uno dei grandi capolavori della musica d'autore italiana. In pratica l'autore di questo scempio ha preso il ritornello della canzone, modificandone tra l'altro in modo ignobile la struttura armonica, e ha sostituito le strofe con un parlato accompagnato da una base ritmica campionata e storpiandone completamente il senso. È come se qualcuno prendesse il primo verso dell'Infinito di Leopardi, eliminasse il resto e inserisse frasi alla cazzo che non c'entrano niente col senso e la struttura di quel mirabile capolavoro.

Mi sono accorto che da qualche tempo queste operazioni "musicali" sono diventate frequenti, come se fossero ormai una moda. Sono stati remixati e campionati pezzi di Battisti, Battiato, Pino Daniele, Dalla, Rino Gaetano, Bennato, Zero e altri. Perché questi scempi? Perché ragazzotti squinternati che probabilmente non hanno mai visto uno strumento musicale né letto uno spartito prendono capolavori di musicisti veri e li devastano? Qual è il senso di tutto ciò?

Alcune note sulla canzone. Firenze (canzone triste) fu scritta di getto da Ivan Graziani alla fine degli anni Settanta ed è inserita nell'album Viaggi e intemperie, uno dei lavori più intensi e belli della maturità artistica del cantautore. Racconta il dolore provato per la brusca e inaspettata fine di una storia d'amore. In quel periodo il cantautore passava molto tempo tra l'Emilia e la Toscana per concerti, amicizie e collaborazioni artistiche e Firenze era una delle città da lui più amate. Qui nacque una relazione sentimentale molto importante con una ragazza, che però terminò bruscamente. Fu una rottura non graduale e non discussa, che Graziani raccontò spesso come uno dei dolori più netti e "a freddo" della sua vita. Da questo dolore nacque la struggente canzone che divenne uno dei suoi capolavori più noti, e da quel momento la città di Firenze si trasformò da città di luce a città sempre bellissima ma impossibile da guardare senza provare dolore.

Finché arrivò Marracash, che prese questa bellissima poesia in musica carica di dolore e ne fece un frullato senza senso con un campionatore.  


Incazzarsi un po'

Ieri molti quotidiani hanno dedicato articoli al ritorno in Parlamento di Marta Fascina, una deliziosa 35enne senza arte né parte piazzata alla Camera da Berlusconi per... boh, non si sa bene perché (ma magari qualche idea ce la si può fare). La ex compagna del tipo delle cene eleganti si presenta alla Camera qualche volta all'anno, forse cinque o sei in tutto, probabilmente per spezzare un po' la routine della noiosa vita nella villa San Martino di Arcore. A fronte di un tasso di assenteismo che si colloca tra il 99 e il 100 per cento, ogni mese le vengono regolarmente accreditati sul conto corrente i circa 14.000 euro di stipendio di deputata, che vanno a gonfiare ulteriormente il tesoretto lasciatole dal generosissimo ex (quasi) marito.

Lasciando stare la trita e ritrita retorica sulla vendetta che una simile ingiustizia grida nei confronti di milioni di persone che nel nostro Paese si arrabattano come possono per riuscire ad arrivare a fine mese (Istat), c'è da notare come la signora Fascina sia in realtà l'epitome di un sistema diffuso a ogni livello, sia nel pubblico che nel privato, dove personaggi di ogni risma si fanno strada e occupano posizioni di prestigio non per reali meriti ma per spinte e conoscenze.  

Difficile dire con esattezza quanto nepotismo, clientelismo e favoritismi siano realmente diffusi nella nostra società, dal momento che documentazioni e ricerche in questo senso non forniscono risultati precisi (si limitano a descrivere come genericamente "significativa" la loro diffusione). Al di là dei singoli ed eclatanti casi, però, c'è da mettere in evidenza come ognuno di noi, nel proprio piccolo, a volte può essere un ingranaggio di questo sistema. Ad esempio ogni volta che si ottengono agevolazioni di qualsiasi tipo magari perché un amico/parente è nel posto giusto al momento giusto ed elargisce il favore magari a danno di chi non può contare su tale tipo di aiuto. Diciamo che se una qualche utilità la vergognosa vicenda Fascina la può avere, può essere quella di fare riflettere sulla portata generale del fenomeno. Poi, per carità, siamo umani ed è naturale che ci s'incazzi di fronte al caso eclatante. Io per primo.

Come è realmente


Tra gli aspetti interessanti di questo romanzo c'è il fatto che uno dei protagonisti, d'Artagnan, viene descritto come è realmente. Nell'immaginario collettivo si pensa - o almeno io pensavo - al valoroso moschettiere come a una persona dall'animo nobile, il classico cavaliere senza paura e senza macchia. Nella realtà, cioè nel racconto, Dumas ci mette invece davanti a un personaggio che ha sì i tratti dell'eroe altruista, ma è anche profondamente umano. Porta quindi con sé tutte le contraddizioni dell'essere umano. Ecco allora che d'Artagnan è all'occorrenza anche meschino, opportunista, manipolatore, una persona che non si fa troppi scrupoli a usare altre persone, a giocare coi loro sentimenti per perseguire i suoi scopi, per quanto nobili possano essere. Anche Dumas, quindi, spinge chi legge a riflettere sull'antico dilemma: il fine giustifica i mezzi?

Per il resto, il romanzo è una esaustiva carrellata di tutte le passioni e i sentimenti umani, dagli abissi alle vette, espressi da una fitta rete di personaggi caratterialmente ben definiti e delineati. Come dice sempre Umberto Galimberti, i sentimenti si imparano e il veicolo privilegiato per impararli è la letteratura; ecco perché, dice sempre l'utopista filosofo, bisognerebbe togliere i computer dalle scuole per riempirle di libri.

Interessante anche la valenza storica del romanzo. È vero che i personaggi principali, i leggendari d'Artagnan, Athos, Porthos, Aramis, sono figure di fantasia, ma le vicende del romanzo poggiano su solide basi storiche, frutto delle maniacali e appassionate ricerche dell'autore. Il cardinale di Richelieu, ad esempio, era davvero il potente consigliere di Luigi XIII di Borbone, sovrano di Francia dal 1610 al 1643; Anna d'Austria era davvero la moglie del sovrano, col quale ebbe un matrimonio complicato e freddo; la guerra di La Rochelle, di cui si parla nel libro, è stata una guerra realmente combattuta tra cattolici e protestanti francesi. Anche il corpo dei Moschettieri è realmente esistito e nel romanzo di Dumas è impersonato dalla compagnia di soldati a guardia del cardinale di Richelieu e di Luigi XIII. Una volta aggiunto che il concatenarsi di vicende e intrighi di cui è costellato il romanzo incolla il lettore alle pagine, il cerchio su questo poderoso romanzo, inspiegabilmente etichettato come letteratura per ragazzi, si chiude.

venerdì 14 novembre 2025

Assopimenti

Anche se quella tragedia è sparita dai radar con l'arrivo del cessate il fuoco, non significa che adesso là va tutto bene. Abbiamo vissuto il cessate il fuoco con un atteggiamento di sollievo? Certo. Ma io sospetto che il sollievo non derivi tanto dall'immaginare che i massacri siano finiti - e non sono mai finiti - ma derivi dall'avere finalmente una scusa per non doverne parlare più.

giovedì 13 novembre 2025

Sogni

Mi sono imbattuto in questo interessante video di Giacomo Moro Mauretto, il quale spiega a cosa servono i sogni (spoiler: a niente). Mi sto riferendo ovviamente ai sogni visti dal lato scientifico/evolutivo, non da altri, tipo interpretazioni ecc. Riguardo a questo, ricordo che Umberto Galimberti scriveva che i sogni, prima di essere ghiotti bocconcini per psicologi e psicanalisti, sono espressione della follia che ci abita.

Ecco, niente di tutto questo. Mauretto, che è biologo evoluzionista, prova a spiegare perché l'essere umano, e anche molti altri animali, mammiferi e non, sogna. Risposta: non si sa. La scienza non è ancora riuscita a spiegarlo (del resto non è ancora riuscita a spiegare compiutamente perché dormiamo). Ci sono varie ipotesi ma niente di certo. Quella più forte e maggiormente accreditata è che i sogni siano sottoprodotti senza importanza dell'attività cerebrale notturna. In pratica, nella fase R.EM. del sonno il cervello, tra le tante cose che fa, sistema e fissa i ricordi, e questa intensa attività di "sistemazione" genera sprazzi di immagini e sensazioni. Dal punto di vista dell'utilità evolutiva, quindi, i sogni non offrirebbero alcun vantaggio.

Quello che invece è veramente importante è il lavoro che il cervello svolge mentre sogniamo, non i sogni in sé, in particolare in riferimento al potenziamento della memoria, alla creazione di nuove connessioni e allo sviluppo e potenziamento dei circuiti cerebrali. I sogni sono il sottoprodotto casuale di tutto questo lavoro. Questa è l'ipotesi che riscuote maggiore consenso nella scienza, ma ce ne sono anche altre meno gettonate (le spiega Mauretto nel video).

Comunque sia, io raramente riesco a ricordare i sogni che faccio, e quelli che riesco a ricordare non hanno quasi mai niente di straordinario. Non è che sogno cose tipo essere un giovane gladiatore dell'impero romano o una anfesibena dagli occhi che brillano in volo sopra il deserto libico, niente di tutto questo. Generalmente nei miei sogni ci sono io alle prese con qualche grana al lavoro (come se non bastassero le grane reali, vabbe').


martedì 11 novembre 2025

Retromarcia

All'inizio ci fu il divieto. Poi il divieto venne tolto e arrivò il permesso: si può fare educazione sessuale e affettiva nelle scuole medie e nelle superiori ma a patto che ci sia il consenso dei genitori. 

A me questa cosa fa sorridere. Se una famiglia è aperta e sensibile a queste tematiche, ovviamente sarà ben lieta di dare il consenso, e magari questi temi saranno già stati affrontati in ambito familiare. Se invece una famiglia non ha questa sensibilità perché il sesso è cosa sporca-brutta-cattiva e non se ne deve parlare, non darà il consenso, col risultato che saranno esclusi proprio quei ragazzi che, in virtù del contesto subculturale in cui sono nati e cresciuti, avrebbero più bisogno di quelle lezioni.

A questo punto tanto valeva lasciare il divieto.

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...