giovedì 31 luglio 2025

Il cherry picking di Rampini

C'è stato un periodo in cui non mi dispiaceva l'idea di abbonarmi al Corriere della Sera e bypassare così il paywall per leggere integralmente gli articoli, ma non mi sono mai deciso. Poi, quasi due anni fa, è iniziato il genocidio a Gaza e il Corriere ha scelto di seguire la linea dell'omertà, della minimizzazione, se non a volte della giustificazione e lì il mio proposito di abbonamento si è definitivamente spento. 

A dare il colpo di grazia alle mie frequentazioni internettiane del quotidiano su cui in epoche di gloria scrissero Calvino, Buzzati, Montale, Moravia, Pasolini, Montanelli, Biagi (solo per citarne alcuni) è arrivato Federico Rampini a sproloquiare di clima.

Siamo vuoti dentro


Il titolo di questo post non tragga in inganno. Non mi sto riferendo al vuoto inteso in termini psicopatologici ma al vuoto meramente fisico che alberga dentro ognuno di noi. Tutto nasce dalla mia mente un po' ballerina che tende a fare strane associazioni. 

Ieri mi è capitata su whatsapp questa immagine, che ovviamente mi ha strappato un sorriso. Ma, passato il sorriso, la vista di un atomo mi ha fatto venire in mente una conferenza di Stefano Mancuso di qualche tempo fa, conferenza che mi sbalordì parecchio e che appunto aveva a che fare anche con gli atomi. Riassumo brevemente in base a quanto mi ricordo: eventuali laureati in fisica che passassero di qui sono pregati di non ridere ed eventualmente correggere ciò che riporto a memoria.

Dunque, tutto ciò che esiste è composto da atomi, che sono la unità fondamentali che costituiscono la materia. Siamo fatti di atomi noi, le piante, il mare, il nostro smartphone, il pappagallo con cui chiacchieriamo in salotto, la pompa della bicicletta, il tappino di gomma sotto le gambe dei tavolini, il geko che si arrampica sul muro della nostra camera, le vibrisse del nostro gatto, la brioche che immergiamo nel cappuccino la mattina, la prof di italiano e storia che ci chiama per essere interrogati e via così. Più o meno tutti sanno che gli atomi sono composti da un nucleo, all'interno del quale stanno protoni e neutroni, e da elettroni che ruotano attorno, esattamente come l'immagine che mi è arrivata su whatsapp.

Quello che io non sapevo, e che mi ha sorpreso, è che la distanza che esiste tra il nucleo e gli elettroni che gli ruotano attorno è molto grande. Se ipoteticamente potessimo ingrandire il nucleo di un atomo, che di per sé ha dimensioni talmente piccole che la mente umana non riesce a concepire, fino alle dimensioni di una mela, troveremmo che gli elettroni gli ruotano attorno a un chilometro di distanza. Quindi, diceva Mancuso, gli atomi sono sostanzialmente vuoti, e se è vero che noi, il nostro gatto, la prof ecc. siamo fatti di atomi, anche noi siamo vuoti. Ma se siamo vuoti, perché quando andiamo alla sagra della polenta e dello strozzaprete a Saludecio urtiamo l'altra gente? In teoria dovremmo compenetrarci a vicenda. Andiamo a sbattere nell'altra gente perché gli elettroni che ruotano attorno agli atomi di cui siamo fatti hanno carica negativa, e dato che le cariche negative si respingono, vengono respinti dagli elettroni degli atomi che compongono le altre persone.

Questo spiega anche perché distrussi il muso della mia vecchia Punto quando, anni fa, in un giorno di neve, tamponai il mio vicino di casa: gli elettroni degli atomi che componevano la carrozzeria della mia macchina furono respinti dagli elettroni della carrozzeria della macchina del mio vicino, il quale vicino ricordo che s'incazzò assai e per parecchio tempo mi tolse pure il saluto. 

Vabbe', scherzi a parte (scherzi si fa per dire: lo tamponai per davvero), a me quella conferenza di Mancuso mi sorprese davvero. Ancora oggi a 'sta cosa che gli atomi sono vuoti ogni tanto ci penso.

mercoledì 30 luglio 2025

Lorenzo, non è più tempo di equidistanza

Io penso che Jovanotti sia una persona dotata di una normale intelligenza, come la mia o quella di chiunque altro. Ciò mi porta a ritenere un po' ridicola e un po' imbarazzante l'equidistanza tenuta durante il concerto di sabato scorso a Udine su ciò che sta succedendo a Gaza. 

A Gaza non c'è una guerra, Lorenzo, a Gaza c'è un genocidio pianificato scientemente. Una guerra c'è semmai in Ucraina, dove si fronteggiano due eserciti, ma a Gaza non si fronteggiano due eserciti, a Gaza c'è uno dei più forti e tecnologicamente meglio attrezzati eserciti del mondo che spara su civili disarmati mentre sono in fila per il pane e l'acqua. Non è una guerra, è uno sterminio, c'è differenza tra le due cose. E non è accettabile che tu dica: "non è una questione di tifoseria. Io sono tifoso solamente per sostenere la pace, la tregua." 

Non è vero che non è una questione di tifoseria, perché a un certo punto bisogna schierarsi, non si può stare sempre con quelli che non scelgono, non prendono parte, non si sbilanciano, o molto comodamente e facilmente sostengono la pace. Grazie al cazzo. Tutti sosteniamo la pace. Conosci forse qualcuno che è contro la pace? Io no. Ma durante un genocidio ci si schiera, o di qua o di là. Altrimenti meglio starsene zitti: suonare, cantare e basta. 

Dio santo, che fastidio l'equidistanza.

Troppo poco tempo

Ogni tanto prendo atto di questa verità: non ho tempo per fare tutto. È una cosa che in maniera più o meno conscia so da sempre, ma ci sono momenti in cui questa consapevolezza emerge in maniera più vistosa rispetto ad altri. Torno a casa dal lavoro verso le tre di ogni pomeriggio e da lì in poi vorrei fare tutto ciò che mi piace: andare avanti col libro in lettura, scrivere qui sul blog, suonare il pianoforte, la chitarra, ascoltare conferenze e interventi su youtube dei divulgatori che amo, oppure un vecchio album dei Genesis. Ma non riesco a fare tutto perché il tempo non basta. E c'è poi da mettere in conto che alcuni pomeriggi ho comunque incombenze e commissioni da sbrigare.

Dovrei smettere di lavorare e recuperare così quelle otto/nove ore di vita che ogni giorno sono obbligato a sacrificare sull'altare del lavoro per poter vivere. A volte penso che le persone che non hanno alcun interesse e alcuna passione forse vivono meglio. Mi capita di vedere quelli che passano le ore seduti ai tavolini del bar a cazzeggiare e a parlare di Temptation island e mi chiedo se non stiano meglio loro di me. Magari non sanno niente di come funziona il mondo e non gli importa niente di saperlo, ma stanno bene lo stesso e non si fanno i problemi che mi faccio io. Forse essere interessati e curiosi di troppe cose è una condanna, non una virtù.

martedì 29 luglio 2025

Figlio di Dio?

Mentre ascoltavo questo breve intervento di Galimberti pensavo che se l'avesse pronunciato appena un po' di tempo fa probabilmente non l'avrebbe scampata. Magari non sarebbe stato mandato al rogo, ma un bel processo per eresia non gliel'avrebbe tolto nessuno. Mi sembra comunque che almeno un paio di punti siano interessanti. 

Il primo è quello in cui il filosofo afferma che Gesù non ha mai detto di essere figlio di Dio, quindi non lo è. A supporto di questa sua affermazione cita il dialogo tra Gesù e Pilato nella parte in cui quest'ultimo gli chiede se è figlio di Dio e Gesù gli risponde: "Tu lo dici", a significare che questa affermazione l'ha fatta Pilato, non Gesù. Ora, intendiamoci, io non sono un teologo ma tra le mie perversioni passate c'è stata quella di aver letto alcuni libri su questi argomenti. Ma anche senza leggere libri, è sufficiente una breve googlata per vedere come invece ci sono alcuni passi del nuovo testamento in cui Gesù fa capire di esserlo, figlio di Dio, anche se non lo dice mai in maniera esplicita ma sempre implicita, racchiudendo il concetto all'interno di perifrasi, parabole o discorsi. Quindi diciamo che qui Galimberti potrebbe avere in parte ragione e in parte no. In ogni caso, sulla natura del rapporto tra Gesù e il suo presunto padre celeste dibattono da secoli pensatori, filosofi e teologi, spesso con morti e feriti, quindi non sarò certo io in questo post a mettere la parola fine alla secolare diatriba.

L'altro punto interessante, e qui mi pare che Galimberti abbia ampi margini di ragione, è quello in cui afferma che Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione che porti il suo nome, né ha mai avuto intenzione di farlo. A questo proposito ricordo un libro di Remo Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo (Cacitti è stato ordinario di Storia del cristianesimo antico all'Università degli studi di Milano), nel quale lo studioso esprime il medesimo concetto, e cioè che Gesù è venuto per rinnovare, non per creare una nuova religione, e il cuore della sua predicazione è l'annuncio del Regno di Dio, non l'istituzione di una "Chiesa" nel senso moderno. Poi vabbe', le cose sono andate come sono andate e ancora oggi ci ritroviamo sul groppone il cristianesimo inteso come religione, ma anche come cultura e inconscio collettivo, tutte cose che ovviamente non hanno nulla a che fare con la spiritualità.

lunedì 28 luglio 2025

Il turista cretino

Confesso che, inizialmente, sentire apostrofare come cretino chi va a visitare paesi o città - nel mio piccolo a volte lo faccio anch'io - mi ha un po' spiazzato, per non dire infastidito. Poi, riflettendoci un po', mi sono reso conto che una certa dose di ragione Fabbri ce l'ha. Magari ha calcato un po' troppo la mano nel suo ragionamento, ma credo che i fondamenti siano condivisibili. Probabilmente il problema nasce dal fatto che noi, in genere, facciamo molta fatica a distinguere il viaggiare dal fare turismo, tendiamo a considerarle due attività analoghe, mentre invece sono profondamente differenti.

Comunque sia, mi sembra un ragionamento in grado di stimolare più di una riflessione. Se poi avete voglia di ascoltare la lezione per intero e non solo i cinque minuti che ho selezionato io, direi che le riflessioni aumentano esponenzialmente.


800.000 anni

Il livello di CO2 presente oggi nell'atmosfera terrestre è il più alto degli ultimi 800.000 anni. Qualcuno, legittimamente, potrebbe chiedersi: Come è possibile poter fare questi calcoli dal momento che in quell'epoca remota non esistevano strumenti di rilevazione? Beh, se è per questo, 800.000 anni fa non esistevamo neppure noi, dal momento che la nostra specie ne ha qualcosa meno di 300.000. Tuttavia oggi abbiamo gli strumenti per vedere e studiare il clima e l'atmosfera di epoche così lontane e rapportarli a quelli odierni.

È uno degli argomenti di cui parla il climatologo Luca Mercalli in questa bellissima lezione apparsa sul canale youtube di divulgazione scientifica Lucy. Dura appena mezz'ora, ma in questa mezz'ora il noto climatologo riesce magnificamente a condensare la storia del clima da quelle epoche remote al 2003 e a oggi. Perché il 2003? Perché nell'estate di quell'anno per la prima volta nella storia alcune grandi città del nord tra cui Forlì, Bologna, Milano e altre superarono la temperatura di 40° e in quell'estate, sempre per la prima volta nella storia, si ebbero quasi due mesi consecutivi di caldo con temperature elevatissime.

Come suggerimento, io terrei sottomano il link a questa lezione e lo manderei a tutti quelli che vi mostrano le prime pagine di Libero o del Giornale dove si dice che i cambiamenti climatici e gli aumenti delle temperature ci sono sempre stati. Che poi niente, lasciate stare, va'. Come dicono a Roma: Quelli so' de coccio. Tutta fatica sprecata.


domenica 27 luglio 2025

Silenzio

Stasera ho fatto una lunga camminata nel silenzio più assoluto. Nelle campagne dietro a casa mia ci sono chilometri di stradine, alcune asfaltate e altre sterrate, che si snodano in mezzo a campi e boscaglia dove non ci passa mai nessuno. 

A tratti mi è capitato si sentire i canti delle cicale, mentre a un certo punto è spuntato fuori un gatto, un bel micio nero con chiazze bianche che mi ha guardato con la stessa espressione che devono avere avuto gli indio d'America quando hanno visto i primi conquistadores spagnoli. È scappato via subito.

Comunque, due ore di totale solitudine, silenzio, pensieri. Ogni tanto bisogna farlo.

sabato 26 luglio 2025

L'amore mio non muore


Mi sento di dire solo un paio di cose relativamente a questo bellissimo romanzo di Saviano, che ho appena terminato. Solo due perché penso che dire di più sia superfluo. 

La prima è che, probabilmente, se i genitori di Rossella fossero ancora vivi ringrazierebbero l'autore per avere "riportato in vita" la loro figlia perduta. Dopo la loro morte, infatti, nulla sembrava rimanere di lei.

La seconda riguarda il fatto che si tratta fondamentalmente di un romanzo sulla disillusione, il disincanto. In particolare qui viene ridotta a brandelli la romantica e un po' ingenua convinzione, ampiamente diffusa, che l'amore può tutto, che l'amore vince su tutto. No, non è così. O almeno non sempre è così. A volte l'amore soccombe, così come a volte soccombe chi se ne fa latore contro tutto e tutti.

La storia raccontata in questo libro in forma romanzata è una storia vera, realmente accaduta e rimasta sepolta per decenni in un faldone di un tribunale, una storia drammatica e ingiusta. Veri sono perfino i nomi dei personaggi che ne fanno parte. Vera, fino alla fine, è stata sicuramente Rossella.

Distanze

Stamattina, quando sono arrivato dall'oculista, nella sala d'aspetto c'erano due persone che erano posizionate agli antipodi una rispetto all'altra. Io mi sono seduto in posizione di equidistanza da entrambe. La persona che è arrivata dopo di me ha fatto lo stesso, posizionandosi alla maggiore distanza possibile dai presenti. E via così tutte le altre che mano a mano arrivavano. Ovviamente gli ultimi arrivati, per evitare di stare in piedi, hanno occupato i posti rimasti liberi tra una persona e l'altra. Mentre osservavo tutto questo mi chiedevo perché, in generale, entrando in una sala con un certo numero di posti liberi si tende a scegliere quelli più distanti dagli altri e, dando in pasto il quesito a ChatGPT, la risposta è stata questa:

"È una tendenza psicologica molto comune e ha a che fare con diversi fattori legati al comportamento umano e alla gestione dello spazio personale. Ecco le ragioni principali:

1. Spazio personale (o "zona di comfort")

Le persone hanno bisogno di mantenere una certa distanza dagli altri per sentirsi a proprio agio, specialmente con sconosciuti. Questo spazio invisibile varia a seconda della cultura, della personalità e del contesto, ma in generale si tende a evitare di sedersi troppo vicino ad altri se non necessario.

2. Ricerca di privacy

Anche in spazi pubblici, le persone cercano un minimo di riservatezza. Sedersi lontano dagli altri dà l’illusione di maggiore controllo e isolamento, riducendo il rischio di essere osservati o ascoltati.

3. Evitare l’imbarazzo sociale

Stare vicini a sconosciuti può portare a situazioni scomode: contatti visivi forzati, conversazioni indesiderate o semplicemente disagio per il silenzio condiviso. Sedersi lontano minimizza queste potenziali interazioni.

4. Norme sociali implicite

C’è una sorta di "etichetta non scritta" secondo cui, se ci sono posti liberi, è meglio lasciare spazio tra sé e gli altri. È una forma di rispetto e di buona educazione.

5. Istinto di auto-protezione

In ambienti sconosciuti, molte persone scelgono istintivamente una posizione "strategica", ad esempio con le spalle al muro o con una buona visuale della stanza, per sentirsi più sicure. In pratica, è un mix di istinti sociali, culturali e psicologici che ci porta a comportarci in questo modo. È così comune che in psicologia ambientale è stato anche studiato come "comportamento di distribuzione spaziale" nei luoghi pubblici."

Tutte risposta molto interessanti, ma credo manchi quella che forse più si attaglia a me: la misantropia :-)

Per quanto riguarda la visita, il mio oculista mi ha confermato ciò che so più o meno da quando andavo alle elementari, e cioè che gli occhi sono la parte del mio organismo più fragile e con maggiori problemi. Amen.

Chiacchiere sul caldo

Siamo nel pieno della quarta ondata di calore di questa torrida estate, ammesso che esista un confine che le separi (credo che ormai si poss...