
Nello stesso momento in cui io chiamavo il direttore del Moulin Rouge e davo la mia disponibilità a fare parte delle Doriss Girls, ché io sono bravo a ballare il Can-can.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
Domani il carrozzone del Giro d'Italia passerà da Santarcangelo. Io non lo vedrò. In primo luogo perché il ciclismo è uno sport che non ha mai suscitato in me il minimo interesse - se dovessi dire così, su due piedi, il nome di un partecipante di quest'anno non saprei cosa rispondere. In secondo luogo perché il carrozzone passerà attorno alle 14:30 e io sarò al lavoro. Pensavo che del ciclismo inteso come sport non mi frega una ceppa, mentre invece andare in bicicletta mi piace un sacco. Strana 'sta cosa, no?
Comunque, il passaggio del carrozzone qualche beneficio l'ha portato, come ad esempio la rimessa in sesto di ampie porzioni di asfalto nel tratto di via Emilia interessato. Nella zona di Santa Giustina, ad esempio, ma anche altrove, in alcuni tratti c'erano dai tempi delle grande piogge di febbraio delle buche che manco a Roma, che venivano saltuariamente rattoppate alla bell'e meglio e che puntualmente si riaprivano ogni volta che faceva due gocce.
Adesso, invece, è arrivata una bella stesa d'asfalto nuovo di zecca, perché il carrozzone è importante, mica noi poveri cristi che usiamo quella strada per andare al lavoro.

Da qualche tempo, forse qualcuno dei miei 32 lettori l'avrà notato, scrivo qui a intervalli sempre più lunghi. Non c'è una ragione particolare, è solo mancanza di voglia di scrivere unita al fatto che la politica, che è sempre stato l'argomento principe di cui ho scritto in tutti questi anni, mi interessa sempre meno, anzi niente, anzi diciamo pure che mi sta venendo a nausea, quando non arriva a farmi proprio incazzare.
Potrei parlare di altro, ma è anche, come ho già detto, la voglia di scrivere in sé che mi sta venendo meno - ho anche cinque o sei idee buone per buttare giù dei racconti ma mi manca lo sprone per trasformarli da idee in parola scritta. E pensare che il tempo per farlo non mi mancherebbe.
Solo di leggere non mi è passata la voglia, anzi, quella è semmai è aumentata, e infatti la stragrande maggioranza del mio tempo libero lo passo sui libri - inizio oggi Tempi glaciali, di Fred Vargas, il 33° libro di quest'anno.
A volte mi viene pure la tentazione di chiuderlo, questo blog, d'altra parte bloggo ormai da dodici anni e i blog hanno ormai fatto il loro tempo, quindi è forse arrivato ormai il tempo di tirare i remi in barca. Poi desisto, pensando che forse prima o poi mi tornerà la voglia di scrivere coi vecchi ritmi. E poi, a dirla tutta - sentimentalone che non sono altro! - mi spiacerebbe cancellare con un clic dodici anni di post, di pensieri, di racconti e quant'altro.
Vabbe', scriverò quando avrò voglia di farlo. E poi, parafrasando Guccini: "Io canto [scrivo] quando posso e come posso, quando ne ho voglia, senza applausi o fischi, vendere [essere letto] o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi [non leggete il mio blog] e sputatemi addosso."
Beh, magari con quest'ultima cosa andateci piano, eh!
Ho un paio di figlie che sono da oggi e per due o tre giorni (e chi lo sa di preciso?) in giro per Milano per vedere 'sta roba qua. Niente in contrario, naturalmente, e d'altra parte ormai sono grandi, lavorano tutte e due, la loro autonomia è cosa assodata e la voce in capitolo di noi genitori nelle loro cose ha ormai la stessa valenza del famoso due di denari quando comanda bastoni.
Il problema è che a questa cosa, che detta così sembra semplice e naturale, mica è altrettanto semplice e naturale abituarsi.
Questa sorta di incredibile riabilitazione non faccia dimenticare che esiste una differenza abissale tra candidabilità e presentabilità. Banale, certo, ma visto l'andazzo di questi tempi, sempre meglio sottolinearlo.
No, mi spiace, due campagne elettorali in un anno non le reggo. Vi immaginate altri due mesi di balle, di improbabili promesse, di bufale, di inesistenti invasioni di migranti (a proposito: com'è che dal 4 marzo in qua non ne ha più parlato nessuno? Non era un'emergenza, dicevano?), di no-euro, di redditi di cittadinanza o di dignità e di tutto e di più?
No, basta, risparmiateci tutto questo: abbiamo già dato.
Non so se qualcuno dei miei trentadue lettori abbia avuto la voglia (e lo stomaco) di seguire l'evolversi delle vicende politiche da due mesi a questa parte, cioè da quando si è votato a oggi. Chi l'ha fatto si è sicuramente reso conto che, a partire da quel fatidico giorno, a vicende, se con questo termine intendiamo fatti e/o azioni, stiamo ancora a zero, mentre a chiacchiere stiamo a vagoni.
I titoloni con cui ogni giorno ci hanno ammorbato in questo periodo non erano altro, infatti, che riproposizioni di dichiarazioni insulse del Di Maio o del Salvini di turno. Chiacchiere. Aria fritta. Nient'altro. E per due mesi su questo mare di chiacchiere sono stati vergati fior di articoli, di dietrologie, di ipotetici retroscena, di improbabili scoop e relativi fiumi di inchiostro, ingigantendo le cretinate che i due signori partorivano la mattina a seconda di come si svegliavano.
Il nulla come protagonista. Semplicemente.
Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...