giovedì 24 settembre 2026

Shantaram


Credo che il primo insegnamento di questo poderoso romanzo sia la differenza tra fare turismo e viaggiare. Fare turismo significa andare in vacanza per una o due settimane da qualche parte, vedere monumenti, imparare qualcosa della storia e delle consuetudini locali per poi tornare a casa e riprendere la vita di sempre. Viaggiare significa partire senza sapere quando si tornerà, a volte senza tornare più. Significa immergersi nella cultura di un luogo, viverla, farla propria, diventarne parte. È ciò che fa Gregory David Roberts, autore di questo splendido romanzo autobiografico, quando evade da un carcere di massima sicurezza in Australia e vola a Bombay.

È un romanzo lunghissimo - oltre 1200 pagine nella versione cartacea - complesso e stratificato, in cui dalla storia principale del protagonista si dipanano una miriade di altre storie. A tratti l'ho trovato prolisso, ridondante, e ammetto di aver fatto fatica ad andare avanti in alcuni punti. Ma queste poche difficoltà sono state ampiamente ripagate da descrizioni interessantissime della società indiana, così complessa, stridente e contraddittoria, e da innumerevoli speculazioni filosofiche sulla vita, sul dolore, su Dio. 

Tutto ruota attorno alla vicenda e alle molte vicissitudini di Roberts, soprannominato Shantaram - in lingua marathi "uomo di pace", o "uomo a cui Dio ha dato la pace". Nel romanzo è la madre del suo migliore amico indiano a dargli questo nome, perché lo vede tormentato e gli augura di ritrovare la pace.

È un romanzo che lascia le stesse sensazioni con cui si torna da un viaggio lungo: stanchezza, un po' di pesantezza, unite però alla consapevolezza di essere cambiati. Non è un libro che consiglierei a chi cerca una lettura leggera per le vacanze. È un libro che consiglierei a chi ha voglia di partire senza biglietto di ritorno.

7 commenti:

  1. Non amo i romanzi così lunghi. Li escludo a prescindere.
    Forse mi sbaglio, ma non ce la faccio proprio!

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    1. Non è uno sbaglio, è semplicemente questione di gusti.

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  2. Se un romanzo ti "prende" non importa quanto sia lungo. A me accadde con Follett, e qualcun altro. Insomma poi finisce e mi dispiaccio.
    Per il turismo invece, da quello che vedo attorno a me, credo vadano ridefiniti i parametri, per certi versi la definirei bulimia.

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  3. Un paio di anni fa ho visto la serie tratta dal libro: non è male. Purtroppo doveva esserci una 2° stagione ma apple tv l'ha cancellata.

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    1. Avevo letto anch'io della serie tv ed ero interessato a guardarla. Poi ho saputo dell'interruzione dopo la prima stagione e ho rinunciato; che senso ha guardare una serie interrotta a metà? Mi faccio bastare il romanzo.

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