Ieri è invece stato protagonista di un'altra improvvida uscita, stavolta nell'ambito del diritto. Secondo il ministro degli Esteri che tutto il mondo ci invidia, i magistrati non dovrebbero scarcerare le persone con facilità ma dovrebbero tenerle dentro per restituire alla collettività un'immagine di maggiore sicurezza. Dovrebbero insomma "colpirne uno per educarne cento". In pratica, secondo Tajani, la magistratura non dovrebbe giudicare le persone secondo la legge ma in virtù di una non meglio precisata... funzione pedagogico/educativa.
A parte il fatto che "colpirne uno per educarne cento" è un motto ripreso da Mao Zedong durante la rivoluzione culturale cinese degli anni '60 e poi dalle Brigate Rosse nostrane (Tajani non lo sa?), viene da chiedersi come possa un ministro non capire la portata e le implicazioni di ciò di cui sproloquia. La magistratura non deve educare, deve giudicare le persone applicando la legge. Nel nostro codice penale, e in qualsiasi Paese ove sia presente lo stato di diritto, non esistono pene esemplari, esistono pene comminate secondo quanto prescrive la legge. E se a Tajani e compagnia bella le leggi non piacciono, le cambino: non sono il governo più longevo della storia repubblicana? Intimare alla magistratura di comminare pene esemplari a fini educativi è tipico delle autocrazie e delle dittature.
Boh, non so, a volte mi sembra di sognare.
Ne ha parlato, di questa frase, anche Gustavo Zagrebelsky
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