sabato 28 marzo 2026

Smontare il fulcro

"Una delle storie più famose di tutti i tempi narra di un dio che ha inviato il suo unico figlio in missione per salvare il mondo, permettendo che venisse ucciso per dare pace e salvezza a tutte le persone della Terra. Dopo la sua morte brutale, il figlio è magicamente asceso al cielo dove oggi vive con suo padre. Potremo andare tutti in paradiso e stare con lui dopo la nostra morte, ma soltanto se crediamo in lui e ci pentiamo dei nostri peccati. Naturalmente, questa è la dottrina centrale del cristianesimo. Dev’essere proprio una bella storia, perché il cristianesimo è attualmente la religione più popolare del pianeta, con più di due miliardi di seguaci. Nonostante quattro miliardi di persone ancora non credano in questa storia, è pur sempre la religione numericamente di maggior successo di tutti i tempi. Come tale, ho pensato meritasse un commento, anche se questa motivazione per credere è specifica di una religione particolare. 

La storia di Gesù affascina molte persone che trovano in essa il più perfetto esempio di amore, sacrificio e della sovrabbondante misericordia di Dio. Molti credenti mi hanno detto di sentirsi profondamente toccati e ispirati da essa. Si comprende la sua particolare forza, se si considera l’amore che tipicamente un padre prova per il figlio. Dio deve amarmi davvero, dicono alcuni cristiani, se è disposto a lasciar soffrire e morire il suo unico figlio per me. Tuttavia, se si riflette in modo un po’ più approfondito su questa storia, emerge qualche problema. 

Innanzitutto, in cosa consiste esattamente il grande sacrificio fatto da Dio? È stato davvero un sacrificio, nel modo in cui lo sarebbe per un padre umano che abbandona il figlio? Io ho un figlio piccolo e non riesco a immaginare il dolore che proverei se, per qualche straordinario motivo, dovessi lasciarlo soffrire e morire. È più di quanto potrei sopportare. Ma Dio non ha perso suo figlio; almeno non nel modo in cui io o qualsiasi altro essere umano potrebbe perdere un figlio. Dio non ha fatto un sacrificio. Dio non ha perso nulla. Secondo il dogma cristiano della Santa Trinità, Dio esiste in tre forme: il Padre (il Dio di Abramo), il Figlio (Gesù), e lo Spirito Santo. Nonostante molti cristiani ne parlino e li adorino come se fossero tre dei separati, il cristianesimo si considera una religione monoteista, il che significa che ha un solo dio. Quindi se uno accetta la dottrina della Trinità, deve ammettere che Dio (il padre) non ha davvero sacrificato suo figlio (Gesù). Al limite, ha sacrificato se stesso o una parte di sé – ma non proprio. Anche se in qualche modo fosse morto un figlio distinto e separato, non avrebbe molto senso come sacrificio, perché Dio Padre conosce il futuro. E allora come si può sostenere che abbia “donato a noi il suo unico figlio”, quando sapeva che Gesù sarebbe risorto e si sarebbe unito a lui in paradiso poco dopo? Dove sta il sacrificio? 

Io amo mio figlio tanto quanto qualsiasi altro padre, o anche un po’ di più. Non c’è nulla di sovrumano o di soprannaturale in me, ma io credo che farei esattamente ciò che molti credenti dicono che Dio Padre abbia fatto duemila anni fa. Accetterei di sacrificare mio figlio se mi trovassi nella bizzarra situazione di doverlo lasciar morire per salvare miliardi di esseri umani di oggi e di tutte le generazioni successive dal tormento eterno dell’inferno. In qualità di Dio, avrei saputo che mio figlio si sarebbe comunque salvato e sarebbe tornato da me qualche giorno dopo. Quindi la giusta decisione da prendere è ovvia. Mi turberebbe profondamente farlo soffrire, ma dovrei comunque accettare la proposta. Mettendo le cose in prospettiva – miliardi di vite salvate, inclusa quella di mio figlio, che ritorna felice e in salute da me – non c’è il minimo dubbio su quale sia la cosa migliore da fare. E certamente non penserei di meritare l’epiteto di eroe o di divinità per aver preso quella decisione. Molti cristiani pongono l’accento sulle sofferenze patite da Gesù prima della morte. Secondo la storia, Gesù fu torturato dalle guardie romane e poi inchiodato alla croce. Una giornataccia, decisamente. Il dolore e il terrore che ha provato dev’essere stato inimmaginabile. Chiunque abbia visto il film morbosamente cruento di Mel Gibson, La Passione di Cristo , non può prendere alla leggera la crocifissione. La coraggiosa accettazione della sofferenza da parte di Gesù contribuisce fortemente all’appeal di questa vicenda. 

I credenti dicono che avrebbe potuto scegliere di non farlo. Avrebbe potuto essere egoista, lasciar perdere questa storia del salvare le anime e sottrarsi alla crocifissione, ma non lo ha fatto. Invece si è fatto carico di tutto quel dolore per noi, sostengono i credenti. È legittimo però far notare che molte altre persone hanno sopportato un destino altrettanto orribile, o anche peggiore, di quello attribuito a Gesù. E la loro sofferenza non è neppure servita a salvare miliardi di persone per tutte le generazioni successive. In media, più di cento vigili del fuoco perdono la vita sul lavoro ogni anno negli Stati Uniti, secondo la Fire Administration. Muoiono cercando di salvare le vite e le proprietà di estranei. I vigili del fuoco non intervengono solo in casi di enormi disastri come gli attacchi al World Trade Center, o drammatiche esplosioni di impianti chimici. Più spesso si lanciano all’interno di piccole abitazioni invase dal fumo, nella speranza di estrarre uno o due occupanti che hanno perso conoscenza. A volte i vigili del fuoco muoiono. Lo fanno senza poteri divini e senza conoscere il futuro. Sono persone molto meno potenti degli dei, eppure trovano il coraggio e la compassione necessari per rischiare tutto per persone che nemmeno conoscono. Nel corso della storia sono esistiti guerrieri disposti a sacrificare la vita per i propri compagni. Naturalmente, i soldati non sono diversi dalle altre persone: come tutti, desiderano vivere. Preferirebbero essere eroi sopravvissuti che eroi morti. Si aspettano o si augurano che le loro gesta eroiche a favore di qualcun altro non li portino alla morte. Ci sono comunque stati molti casi negli ultimi secoli in cui i soldati si sono trovati in situazioni in cui sapevano che sarebbero morti, ma hanno lo stesso agito con lealtà nei confronti di un amico o della società. Queste persone reggono il confronto con Gesù? Non hanno dato la vita per miliardi di persone e di certo non avevano la garanzia assoluta che poi sarebbero risuscitati. Hanno sofferto e sono morti per un pugno di vite, o magari per una sola. Molti di loro avranno creduto di andare in paradiso per questo, ma non potevano saperlo con la certezza di un dio. Quindi, come possiamo descrivere questi coraggiosi mortali che si sono sacrificati? In confronto a Gesù, hanno donato così tanto per così poco. Non dobbiamo ammettere che il loro sacrificio è di gran lunga superiore a quello di un dio? 

C’è un aspetto ancora più problematico in questa drammatica storia di amore, morte e risurrezione. Se davvero è successo, perché doveva accadere in quel modo? Ho posto per la prima volta questa domanda quando ero bambino, molti anni fa, e ancora non ho sentito una risposta accettabile. Perché mai qualcuno, chiunque, deve essere inchiodato a una croce perché io possa andare in paradiso? Davvero è la soluzione migliore che Dio è riuscito ad escogitare? Non ha senso, perché è lui stesso a scrivere le regole. Non sapeva come sarebbe venuta la sua stessa creazione? E allora, perché rendere questa faccenda della redenzione così barbara e crudele? Perché mai un Dio dovrebbe mettere in piedi un sistema che richiede che qualcuno sia torturato e ucciso? Io certamente non vorrei che nessuno soffrisse e morisse per me. È strano che oggi molti cristiani, se non tutti, considerino i sacrifici di animali un rituale ripugnante con cui nessuno dovrebbe avere a che fare. Ma quando la storia del sacrificio umano di Gesù viene presentata come prova della grandezza morale di Dio, due miliardi e mezzo di persone la applaudono. E poi com’è possibile che tu e io siamo nati già peccatori? I cristiani mi ripetono fino alla nausea che ero già peccatore alla nascita. Non importa quanto mi sforzi di essere buono, sono cattivo, mi dicono. È ingiusto che il solo fatto di nascere implichi immediatamente di dover essere salvato. Cosa c’entriamo noi con i crimini di Adamo ed Eva? Io non ho mai mangiato alcuna mela nel Giardino dell’Eden, e allora perché ce l’ho sulla mia fedina penale? I cristiani si chiedono mai se il loro dio non avrebbe potuto trovare un altro modo per regalarci un biglietto per il paradiso, che non fosse un sacrificio umano? Perché non possiamo semplicemente dire tutti in coro che ci dispiace, o pagare una multa, o lavorare ai servizi sociali? Perché Dio non può semplicemente perdonarci e chiudere così la faccenda? 

Tutti noi sapremmo certamente immaginare modi diversi per salvare l’umanità, senza ricorrere alla tortura e alla crocifissione. Come reagirebbero i cristiani se una storia simile si ripetesse oggi? Immaginate se il re di un piccolo Paese annunciasse di voler far picchiare, frustare, inchiodare a un albero il proprio figlio, e infine perforarlo con una lancia. In una intervista alla CNN, il re ammette di rammaricarsi tantissimo che suo figlio debba soffrire e morire, ma è indispensabile perché è l’unico modo che ha per perdonare i cittadini del suo Paese per i loro sgarri morali e garantire loro accesso al servizio sanitario e al welfare l’anno successivo. Il re ama il suo popolo e vuole che questi crimini siano perdonati. Per questo motivo, suo figlio deve morire. Che cosa pensereste di questo re? Che è strano? Crudele? Cattivo? Pazzo? Perché allora aspettarsi uno standard morale più alto da parte del re umano di un piccolo Paese di quello che ci si aspetta dal dio dell’universo? 

Un’altra obiezione alla storia di Gesù è che potrebbe non essere così unica come pensano i credenti. Gli studiosi conoscono molte antiche narrazioni che suonano straordinariamente simili. Randel Helms, autore di Fiction Gospels , ne presenta una: Nel primo secolo dell’Era Comune, apparve nel Mediterraneo orientale un grande leader religioso che predicava un dio unico e affermava che la religione non aveva bisogno di sacrifici animali, ma della carità e della pietà, per allontanare l’odio e l’inimicizia. Si narra che facesse miracoli, esorcizzando i demoni, guarendo i malati, risuscitando i morti. La sua vita esemplare portò alcuni suoi seguaci a sostenere che fosse il figlio di Dio, anche se lui si definiva figlio dell’uomo. Accusato di sedizione nei confronti dell’impero romano, fu arrestato. Dopo la sua morte, i suoi discepoli affermarono che era risuscitato dai morti, che era apparso vivo al loro cospetto e poi era asceso al cielo. Chi era questo insegnante e operatore di miracoli? Si chiamava Apollonio di Tiana; morì intorno al 98 d.C. e la sua storia si può leggere nella Vita di Apollonio di Tiana di Flavio Filostrato. (Helms 1988, 9) 

Il difetto forse maggiore della storia di Gesù è che il piano non ha funzionato molto bene. I cristiani dicono che Gesù è morto per i nostri peccati, perché tutti possiamo essere salvati. Il problema è che oggi, duemila anni dopo, la maggior parte delle persone, di ogni generazione, non vengono affatto salvate e i cristiani sono ancora una minoranza, nel mondo. La maggior parte delle persone semplicemente non crede che la storia di Gesù sia vera. Oggi ci sono 2,2 miliardi di cristiani e 4,5 miliardi di non cristiani. Un numero straordinario di anime perdute ad ogni generazione. Se davvero tutto ciò è successo, non solo il sacrificio di Gesù è strano e raccapricciante, ma è stato per lo più un inutile spreco, dal momento che non è riuscito a salvare la maggior parte delle persone."


50 ragioni per cui si crede in Dio, 50 motivi per dubitarne

Guy P. Harrison

26 commenti:

  1. Non ho mai capito come l'umanità potesse essere redenta DOPO aver ammazzato il figlio di Dio, mentre prima non poteva accedere al paradiso.
    Comunque, qualsiasi sia stato il sacrificio, se poi puoi resuscitare, non mi sembra poi così grande. Un po' come Gandalf che si sacrifica ma poi... ritorna.

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    1. L'elenco delle cose che non ho capito io della religione cristiana riempirebbe un libro.

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  2. Interessantissimo, e non fa una piega (né manca qualche tratto di deliziosa ironia).

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    1. Tutto il libro ha questo stile ed è molto godibile.

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  3. Tutte queste riflessioni sono degne di essere considerate persino per gli credenti studiosi della fede.

    podi-.

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    1. Hai sacrosanta ragione Podi, direi anzi che proprio gli studiosi credenti sarebbero tenuti a dare delle risposte sensate a questa come ad altre questioni.

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  4. mi piacerebbe condividere ma non posso farlo perché in Italia è reato

    Vilipendio alle persone (Art. 403 c.p.): Offendere pubblicamente una confessione religiosa vilipendendo chi la professa comporta una multa da 1.000 a 5.000 euro

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    1. Trovo quest'articolo del c.p. giusto. Parla di offesa. E non è giusto offendere, nemmeno una confessione religiosa che personalmente io possa trovare assurda e basata sul nulla.

      Però, adal, dove sarebbero le offese?

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    2. (Naturalmente penso che tra analisi e critica da una parte e offesa dall'altra ci sia molta differenza)

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    3. mi piacerebbe condividere ma non posso farlo perché in Italia è reato

      Si tratta di un libro regolarmente pubblicato in Italia che non ha alcunché di offensivo nei confronti della religione o di chi professa una qualsiasi fede. Si limita a evidenziare in maniera rispettosa le assurdità a cui è obbligato a credere (spesso in maniera inconsapevole) chi si professa cristiano.

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  5. Converrai che non si smonta un fulcro in questo libro, ma accessori.
    Accessori del Se non Dio chi?

    Ne L'ultima missione il pilota destinato a perire per salvare il mondo chiede alla scienziata: "Ma allora credi in Dio?" e lei: "meglio dell'alternativa". Frase sibillina che aggira ogni fronzolo marginale messo su da duemila anni.
    Smontare i fronzoli non risolve il nocciolo della questione. Qualcuno ha dato il via.

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    1. Mi riallaccio al commento sopra sull'offendere e sul fatto che io trovi giusta una legge che vieta l'offesa verso i credi religiosi.

      I saggi come questo, così come quelli di Odifreddi, sono delle ottime letture per approfondire la conoscenza e la riflessione su testi sacri vari o su credi religiosi.
      Ma analizzare con razionalità una religione, la cosa irrazionale quasi per definizione, lascia un po' il tempo che trova.
      Il credo religioso, o chiamiamolo "spiritualità", o anche "bisogno interiore", almeno nei casi che non sono fanatismo, è una cosa molto personale che va rispettata.
      Per la cronaca, conosco molte persone di scienza che si professano cristiani e addirittura vanno le domeniche in chiesa. Conosco persone che lo sono diventate dopo che un figlio ha perso la vita in un incidente o dopo una malattia. E probabilmente ci sono persone che credono in qualcosa di religioso per chissà quale motivo personale o chissà quale vissuto.

      E' un bisogno dell'uomo da sempre. Probabilmente proprio per colmare quello che la razionalità ancora non sa e non riesce a colmare.

      Quindi testi di analisi possono essere degli ottimi spunti di riflessione e conoscenza. Ma va anche bene una legge che ponga un limite e che non faccia arrivare all'offesa.


      Da sempre trovo molto più irrazionali persone che bestemmiano, o offendono, o deridono chi ha bisogno di credere in qualcosa. Oltre che arroganti. E anche prive di sensibilità o empatia.

      E sta parlando, non dico un ateo completo, ma uno che mette molto in dubbio. E che è da sempre molto critico verso le istituzioni religiose, soprattutto sul lato politico.


      PS: Franco, non so se parli del romanzo o del film, ma quest'ultimo, che ho visto circa 10 giorni fa (e rivisto qualche giorno dopo), è uno dei più belli degli ultimi due o tre anni (e vado al cinema almeno una volta alla settimana).

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    2. Franco, nessuno pretende di risolvere il "nocciolo della questione", tanto meno questo libro. L'autore non vuole dimostrare che Dio non esiste, ma solo stimolare il pensiero critico. È un libro di scetticismo e metodo razionale. Per quanto riguarda il "Qualcuno ha dato il via" è una asserzione lievemente tautologica che secondo me non significa granché e che epistemologicamente mi sembra fragilissima.

      Maurizio, so che analizzare le religioni e le credenze alla luce della razionalità lascia il tempo che trova. Ma noi non siamo solo esseri irrazionali: abbiamo (o almeno dovremmo avere) dubbi e perplessità. Dovremmo avere la capacità di problematizzare dogmi e credenze. Poi, una volta fatto, uno potrebbe dire: Ok, ho riflettuto e analizzato alcuni aspetti delle cose in cui credo e sono giunto alla conclusione che sono sì assurde ma ci voglio credere lo stesso. Va benissimo, del resto lo diceva già sant'Agostino 16 secoli fa che la fede presuppone il sacrificio dell'intelletto. Libri come questo e come quelli di Odifreddi o Richard Dawkins o Telmo Pievani non vogliono dimostrare che Dio non esiste, solo spingere il credente a prendere consapevolezza dell'assurdo delle cose in cui diceva di credere. Poi, se decide di crederci comunque, liberissimo.

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    3. "Qualcuno ha dato il via." E chi? Non potrebbe essere l'universo stesso "sovrannaturale", ovvero in grado di esistere senza essere creato da altri, e tantomeno da un dio?
      Io sono agnostico, quindi non lo so, ma perché un altro dovrebbe pretendere di saperlo?

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    4. Temo che questa domanda non avrà mai risposta, o almeno non avrà risposta finché saremo in vita noi. Poi chissà. Riguardo al concetto di "qualcuno ha dato il via", può darsi benissimo che dietro ci sia un dio (qualunque cosa si intenda con questo sostantivo), non lo sappiamo, ma in linea generale è sbagliato tirare in ballo il sovrannaturale quando non si trovano risposte "naturali". Lo insegna la storia.
      Qualche anno fa Guido Tonelli, il fisico italiano facente parte del team di scienziati che ha isolato il bosone di Higgs, ha scritto un libro in cui sostiene (la faccio breve) che la nascita dell'universo è stata causata da una fluttuazione dello stato di vuoto precedente. Chi ha prodotto questa fluttuazione? Non si sa. Magari Dio, magari il caso, magari altri motivi. Dio è solo una delle ipotesi in campo, nulla di più.

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    5. Passo di palo in frasca come al solito.

      Io la vedo che bisogna sempre cercare un dialogo ed un confronto rispettoso e pacifico. Non parlo né del post, né dei commenti precedenti. Anzi, ogni promozione di un buon libro ben venga sempre. Ma mi riallaccio al discorso sull'arroganza sopra.

      La cultura non dev'essere quella di Sgarbi, dove lui è uno studioso e tutti gli altri degli ignoranti (a proposito, guardate un po' che fine ha fatto; e sulla sua di cultura, aveva anche sposato posizioni no-vax se non ricordo male).
      A parte che il "bias di autorità" è una trappola tremenda sempre. Ma con le persone, almeno finché non dimostrano arroganza gli altri, ci si confronta pacificamente e nel pieno rispetto.
      Non immaginate quanti esperti di omeopatia, o olistica, o reiki ho conosciuto che mi hanno sventolato davanti l'enorme quantità di libri letti.
      Dove voglio arrivare? Qui: evito di criticare o contestare le credenze religiose degli altri, indipendentemente da quanto le trovi irrazionali o prive di qualsiasi logica. Né tantomeno mi sembra utile analizzare ai fini di smontare, salvo giusto per una questione di cultura personale.

      Tutto il resto è la classica cosa che causa discussioni da social.

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    6. Io la vedo che bisogna sempre cercare un dialogo ed un confronto rispettoso e pacifico

      È uno dei punti cardine di questo libro. L'autore scrive che nei tantissimi incontri e dialoghi che ha avuto e ha coi credenti di qualsiasi religione in giro per il mondo, ha sempre usato un approccio improntato alla curiosità e non ha mai giudicato. In pratica l'autore non si posiziona su un "altare", ma si interfaccia con l'interlocutore facendo domande riguardanti la sua fede: perché credi? Perché pensi che la tua religione sia giusta e le altre sbagliate? Cosa ne pensi della dottrina della Trinità? E via di questo passo. Da lì nasce il dialogo. Lo fa conscio del fatto che lui è nato e cresciuto in un ambiente sociale e familiare di stampo scientifico, se fosse nato e cresciuto in una famiglia religiosa probabilmente lo sarebbe anche lui, visto che è ormai dimostrato che la fede è quasi sempre determinata da influenze ambientali.
      Anzi, a un certo punto del libro arriva a tirare un po' le orecchie a Richard Dawkins, il biologo evoluzionista che nei suoi libri tende a trattare i credenti con una certa "durezza".
      L'autore non giudicare chi crede, lo spinge solo a un maggiore spirito critico.
      Per quanto riguarda la critica alle convinzioni religiose, se rimane nel solco del rispetto non vedo dove sia il problema. Del resto pure noi atei impenitenti siamo spesso oggetto di critiche anche aspre da parte dei credenti. Senza contare che le convinzioni religiose sono fenomeni interessantissimi da esaminare anche alla luce dell'antropologia, dell'evoluzione e della psicologia. Insomma, indagare il modo in cui le convinzioni religiose fanno parte dell'essere umano significa anche capire qualcosa di più di quest'ultimo.

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    7. Perfetto. Bello. (Y)
      D'accordissimo con tutto.

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  6. Mah... Io in questo campo sono una testa dura. Lo so che persino Galimberti dice che se di fronte alle difficoltà e alle durezze della vita uno sente il bisogno di aggrapparsi alla religione, perchè no? Ma per quanto mi riguarda non credo riuscirò mai a convincermi che abbia un senso o una qualche utilità credere o comunque in qualche modo aderire a qualcosa di palesemente fasullo. Sempre con il massimo rispetto per chiunque, naturalmente.

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  7. Quando si tocca il tasto religione, si rischia sempre di finire in dei vespai: polemiche, strumentalizzazioni, contraddizioni. Rimane il fatto che si sia credenti oppure no, il Vangelo dà spunti di riflessione. Quanti però lo leggono, anche solo tra i credenti? Quanti si affidano a quello che dicono gli altri? Quanti si soffermano ad osservare che si dice una cosa ma si predica e se ne mette in atto un'altra?
    Non conosco questo autore, ma sull'argomento ho trovato interessante quanto scritto da Igor Sibaldi.

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    1. Ma per quanto mi riguarda non credo riuscirò mai a convincermi che abbia un senso o una qualche utilità credere o comunque in qualche modo aderire a qualcosa di palesemente fasullo

      Neppure io, ma la mente umana è sfaccettata, ha molte "stanze" e c'è posto per tutto, anche per la religione e le credenze in varie cose. Siamo fatti così, c'è poco da fare.

      Quando si tocca il tasto religione, si rischia sempre di finire in dei vespai

      È normale che sia così, perché le credenze religiose non sono fatti innocui, hanno a che fare con l'identità e nessuno è disposto a rinunciarvi o a metterla in discussione.

      il Vangelo dà spunti di riflessione. Quanti però lo leggono, anche solo tra i credenti?

      Il punto non credo sia tanto il numero di lettori, ma il fatto che si selezionano i concetti che interessano. Credo che molti ignorino che il nuovo testamento non è un testo in cui si parla solo di pace, amore e fratellanza universale. Ci sono punti ad esempio in cui Gesù dice di non essere venuto a portare la pace ma la spada; oppure che seguirlo implica l'odio verso i propri familiari e amici. Per non parlare poi dell'antico testamento, che il 99% di chi si professa cristiano non ha letto e che contiene cose che fanno accapponare la pelle. Che sono poi i passi che i preti non leggono mai durante le loro funzioni. Penso, solo per un esempio trani tanti, a certi passi di Ezechiele, Levitico, Giosuè. Credo che il sacerdote che provasse a declamarli durante una messa assisterebbe allo sbigottimento collettivo dei presenti.

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    2. C'è tanta mancanza di conoscenza dovuta al poco leggere. Certo, si selezionano i concetti da promulgare, ma se si leggesse da soli, ci si accorgerebbe che ci sono delle cose che non tornano. Si dice che i preti non si sposano perché i discepoli non erano sposati, poi c'è un passo che parla della suocera di uno di loro. Il Vangelo dice di non giurare, poi i preti devono fare un giuramento quando prendono i voti. La religione cristiana è fondata sull'amore, poi ci sono state le persecuzioni ai pagani nei primi secoli, per non parlare dell'Inquisizione (e non solo queste). Non bisogna ricercare la ricchezza materiale, ma poi Paolo per diffondere la religione cristiana ha ricercato l'appoggio di nobili e ricchi; qualcosa di sbagliato, al punto che Pietro si è fatto crocifiggere a testa in giù per dare monito che si stava prendendo la via opposta di quella di Gesù. C'è il culto della Madonna, ma poi la donna dalla Chiesa è stata trattata peggio che male, quando non perseguitata.
      E questi sono solo alcuni esempi. Quando un'idea, un principio, diventa istituzione, cominciano i problemi (e anche gli orrori).

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  8. In effetti se la si guarda con gli occhi dell'emozione e della Fede, piuttosto che con quelli della Ragione, la storia è una bella storia.
    Poi, certo, la si può analizzare come e quanto si vuole, magari contestualizzandola meglio nell'epoca in cui fu originariamente concepita. La faccenda della croce ad es. è connessa al fatto che presso i Romani antichi quello era il supplizio destinato agli schiavi, a coloro che in qualche modo stavano fuori dalla società: quindi è un modo per sottolineare l'umiliazione di quella morte, e l'umiltà di chi l'ha subita.
    In ogni caso più che il Credo in sé (a cui si è liberi di aderire o meno) io deploro soprattutto ciò che la Chiesa è diventata nel tempo: una cosa che non mi è mai piaciuta, nemmeno quando di Fede ne avevo ancora un po'.

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    1. Io credo di non avere mai avuto la fede. Da piccolo frequentavo la parrocchia e le funzioni perché cresciuto in una famiglia cattolica che mi obbligava, ma non ho mai "sentito" niente che potesse vagamente configurarsi come una forma di afflato spirituale. Poi sono arrivati i libri (antropologia, scienza, storia, storia delle religioni, qualcosa di filosofia) e quelli hanno definitivamente reciso ogni legame con la religione.
      Per quanto riguarda la Chiesa e quello che è diventata, non mi pronuncio per decenza.

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  9. Io sono vissuta in una casa dove tutti erano cattolici, specialmente era molto osservante la mamma di mia mamma, non mi hanno mai imposto niente, la fede non viene imposta ma sentita dentro di sé. Ciao

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    1. Ovviamente si trattava di "imposizioni" in buona fede. Mia mamma pensava che indirizzarmi alla religione cristiana fosse una cosa buona per me così come lo era (ed è ancora) per lei. Le religioni sopravvivono e si perpetuano in questa maniera: per trasmissione tra generazioni.

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