martedì 24 marzo 2026

Due cose

Due cose ritengo importante sottolineare riguardo a ciò che è successo ieri. La prima è la maggior affluenza al referendum di domenica e lunedi scorsi rispetto alle ultime elezioni politiche e alle politiche in generale. Alle politiche del 2022, quelle dove ha preso il potere questa sciagurata maggioranza, l'affluenza non è arrivata al 59 per cento degli aventi diritto; per il referendum è arrivata quasi al 64. I referendum, almeno negli ultimi due decenni, hanno sempre attirato meno elettori delle già quasi deserte elezioni politiche. Questo significa che quando occorre mobilitarsi per qualcosa che si ritiene importante ci si alza dalla poltrona e si va al seggio, e la poca affezione per il voto a un partito politico si trasforma in slancio motivato quando si capisce il valore di ciò che è in gioco. Significa che la Costituzione è fortunatamente ancora percepita come qualcosa di importante che vale la pena difendere dagli sfregi e dalle manomissioni che certi squallidi e incarogniti personaggi vorrebbero infliggerle.

Ciò non significa che la Costituizione è intoccabile. Si può modificare, l'hanno previsto i padri costituenti, e da quando è entrata in vigore, 80 anni fa, è stata modificata più volte. Ma non così, con l'arroganza, le forzature, l'incompetenza e la protervia che contraddistinguono questi personaggi, senza arte né parte, che ci hanno di nuovo provato dopo i fallimentari precedenti di Renzi nel 2016 e Berlusconi nel 2006. Viene quasi da pensare che in fondo gli italiani alla nostra carta fondamentale vogliano bene, che ci tengano, e quando ritengono che sia in pericolo si alzino per difenderla.

Una percentuale molto alta di chi ha votato No, attorno al 60-70 per cento, è formata da giovani tra 18 e 34 anni, molti di essi hanno votato per la prima volta. Quindi si può dire che sono stati loro a salvarla, e questo è un bellissimo segnale sotto molti punti di vista. Sono anche loro ad avere vinto, assieme a tutti quelli che hanno votato No perché hanno capito il pericolo che si nascondeva in una eventuale vittoria del Sì.

Chi ha perso? Ha perso questo governo di scappati di casa. Ha perso chi ha prodotto una campagna referendaria falsa, bugiarda, basata sugli inganni, le mistificazioni, la malafede - chi bazzica un po' sui social sa a cosa mi riferisco. E comunque dispiace constatare che, nonostante la vittoria del No, milioni e milioni di persone ci sono comunque cascate, si sono fatte ingannare da tale mole di mistificazioni e inganni. Anche questo è un aspetto che dà molto da pensare. 

Ultima cosa. Alle politiche del 2022 questa maggioranza è andata al governo prendendo circa 12 milioni di voti. Ieri i No sono stati circa 15 milioni. C'è una mole impressionante di persone, là fuori, che forse vorrebbe qualcosa di più da questa opposizione lacerata e autoreferenziale che ha permesso a questa banda di incompetenti di prendere il potere quattro anni fa. Questo referendum insegna che è ora di mettere da parte gli stupidi personalismi, i particolarismi ottusi, i giochetti di basso cabotaggio per garantirsi un piccolo posto al sole e di sacrificare qualcosa del proprio ego in nome di un bene superiore: evitare che l'Italia diventi l'Ungheria di Orbàn. Fra poco più di un anno si voterà e un anno è un periodo di tempo più che sufficiente per mettere insieme un'opposizione degna di questo nome con una sua credibilità. Restiamo in attesa che succeda.

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