sabato 14 gennaio 2023

Sottovalutavo la professoressa

Sto leggendo Pulvis et umbra, di Antonio Manzini, e la scena di Rocco Schiavone che incontra sul pianerottolo, la mattina presto, Gabriele che gli chiede una mano per l'imminente interrogazione di latino mi ha fatto venire in mente un episodio che mi capitò ai tempi delle medie.

Si era nell'ora di italiano e storia, l'ora della temibile professoressa Poli (il nome non lo ricordo più). Aveva terminato di spiegare la lezione e siccome restava ancora del tempo decise di interrogare. Panico in classe, ovviamente. Io alzai la mano per fare una domanda. Non sapevo di preciso cosa le avrei domandato ma speravo che la risposta alla mia domanda durasse abbastanza da arrivare alla fine dell'ora, in modo che non restasse tempo per le interrogazioni.

Mi schiarii un po' la voce - ero molto timido - e le chiesi: "Prof, in quell'epoca quale lingua si parlava nell'impero romano?" La signora Poli sorrise. "Bella domanda, Sacchini", mi rispose, poi cominciò una appassionata spiegazione che ovviamente non riporto qui, anche perché non la ricordo di certo. 

Il termine della spiegazione, alla quale mi mostrai estremamente interessato (è noto che se un prof vede gli allievi interessati è più invogliato a dilungarsi e a profondersi in particolari), coincise quasi con la fine dell'ora: lo scopo che mi ero prefisso era raggiunto! Quando suonò la campanella la signora Poli, dopo aver raccolto i suoi libri e i suoi appunti, prima di congedarsi da noi si girò verso di me e mi disse: "Sacchini, la domanda era interessante, ma so perché me l'hai fatta, e comunque la prossima volta interrogo."

Mi aveva sgamato! E lì mi resi conto che sperando che non si accorgesse del doppio fine della mia domanda l'avevo sottovalutata.

7 commenti:

  1. Ci sono ricordi che rimangono impressi per sempre, altri che spariscono. Chissà poi perché. E comunque, come dici, l'avevi proprio sottovalutata da quel punto.

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  2. ma allora la terribile professoressa di italiano è una specie endemica in Italia ahahah

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  3. Mai dimenticarsi che un insegnante è stato studente prima di noi! 😉
    Sapessi quanti tentativi di furbate becco io tra le mie classi, sebbene in videoconferenza...

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  4. Aneddoto divertente: fa pensare a come i giovani siano sicuri di saperla più lunga degli adulti... :-)

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