sabato 6 aprile 2019

Compleanno tra tecnologia e umanità

Stamattina le lettere che compongono il logo di Google sono sormontate da candeline, una su ogni lettera. Il motore di ricerca si ricorda che oggi è il mio compleanno e mi festeggia. Tutto questo alla luce di una antropologizzazione e umanizzazione del fenomeno della comparsa delle candeline - d'altra parte è noto che noi umani abbiamo questa innata tendenza a umanizzare tutto ciò che ci circonda e interagisce con noi. Per certi versi, pensandoci, è paradossale che nell'età della tecnologia, dove tutto viene disumanizzato e messo in vendita, resistano certe pulsioni foriere forse di un desiderio di riappropriarsi di un'umanità ormai largamente perduta, ma tant'è e ben venga, se di questo si tratta.

Fuor di sentimentalismi e pulsioni antropologizzanti, è palese che in realtà a Google non frega assolutamente niente del mio compleanno, anzi nemmeno sa cosa sia un compleanno. Molto più semplicemente e freddamente, uno dei suoi algoritmi informatici fa comparire le candeline ai milioni di individui iscritti al motore di ricerca che ogni giorno festeggiano il compleanno. Che è la medesima cosa che fanno anche faccialibro e la maggior parte dei servizi informatici a cui siamo iscritti.

Ricordo che anni fa, quando sul social di Zuckerberg c'ero anch'io, ogni giorno mi veniva notificato il compleanno di qualcuno dei miei contatti, e ovviamente ai miei contatti veniva notificato il mio, in una perenne giostra di scambio di auguri anche con persone mai viste né conosciute. Difficile capire il senso di questa cosa, e in fin dei conti uno dei motivi per cui mi sono cancellato era anche questo. Sì, magari lì per lì faceva piacere ritrovarsi la bacheca invasa da auguri e quant'altro, ma poi?

Una volta che ci si toglie da FB, ci si rende conto che quelli che in realtà si ricordano della ricorrenza sono principalmente i familiari più stretti, un paio di colleghi di lavoro e qualche amico, cioè le persone che si frequentano abitualmente e fisicamente tutti i giorni. Finita lì. E forse è giusto così. Se poi, come lo scrivente, ci si avvicina inesorabilmente al giro di boa del mezzo secolo, ci si accorge dell'inutilità e della sempre maggiore avversione nei confronti di tale ricorrenza.

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