Il tipo (un tipo a caso) non ha il pc, è fuori dalle cose della rete, e non appena provi a nominargli facebook, blog e compagnia bella, ti guarda come se avessi nominato belzebù. Per lui i social network sono il male assoluto e si domanda che gusto provino quelli che li frequentano a mettere in piazza i cazzi propri. Tu ti armi di pazienza e provi a spiegargli che è vero: spesso i social pullulano di soggetti che non hanno niente da fare e trascorrono il tempo scrivendo scemenze, spesso di portata megagalattica, ma il nodo della questione è che i soggetti in questione le suddette scemenze le sparerebbero anche se fossero al bar, o in piazza, o al lavoro. Insomma, se uno è un cazzaro da bar lo è indipendentemente dalla piattaforma, virtuale o reale, utilizzata per seminare le sue scemenze.
Allargando un po' il discorso, c'è da considerare un altro aspetto della faccenda. I social network, a prescindere dall'uso che se ne fa, sono solo un aspetto di internet, un modo di utilizzarla che a mio avviso ne svilisce un po' il valore, perché la rete - questa è una cosa che a molti credo sfugga - rappresenta un privilegio che nessuna generazione umana ha mai avuto da quando l'uomo si è affacciato sulla terra, e il privilegio è quello di avere a portata di clic praticamente tutto lo scibile umano, un privilegio che, ad esempio, già alla generazione precedente era negato. Ecco perché utilizzare la rete solo per scambiarsi cretinate su whatsapp equivale a svilirne il valore. E al tipo di cui sopra dico: rimani pure nel tuo passato, quando ti accorgerai cosa hai perso sarà sempre troppo tardi.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
mercoledì 13 agosto 2014
Fuori dalla rete
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