Dalle parti del Giornale, quelli che sulle intercettazioni sono sul piede di guerra da sempre, non hanno niente da dire sulla vicenda Sarkozy. Strano, vero? Si limitano a riportare la vicenda titolando "Ora Sarkozy non ha niente da ridere" senza scrivere una sillaba sul fatto che il telefono dell'ex presidente francese fosse sotto intercettazione da parte delle autorità da almeno un anno, da quando cioè la magistratura francese cominciò, nel 2013, a indagare sui presunti finanziamenti illeciti di matrice libica per la campagna elettorale di Sarkò del 2007.
Niente, neppure una riga. E pensare che quando le intercettazioni misero alla gogna il padrone di Sallusti per la vicenda Ruby e tutte le altre (impossibile elencarle tutte), la campagna contro le intercettazioni fu durissima, tanto che B. propose la famosa legge che prevedeva il carcere per i giornalisti che le pubblicavano (fortunatamente non divenne mai legge). E il ritornello era sempre quello: "siamo il paese più intercettato del mondo", "tutti gli italiani sono intercettati", "negli altri paesi le intercettazioni sono un centesimo delle nostre" e balle varie assortite. Il bello è che il telefono di B. nessuno l'ha mai intercettato - era parlamentare e occorreva il permesso - quelli sotto ascolto erano i telefoni dei delinquenti coi quali amava intrattenersi amabilmente (Tarantini, Lavitola e via andare). In Francia, invece, a essere ascoltato era direttamente il telefono di Sarkò. D'altra parte, è noto: i nostri cugini d'oltralpe vanno direttamente al sodo senza passare per troppe vie traverse.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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