sabato 18 gennaio 2014

Prima di Renzi

Stavo pensando: in questo momento c'e' il segretario del Pd, un partito che in teoria (molto in teoria) si richiama a sinistra, che sta amabilmente conversando di legge elettorale con un avanzo di galera, estremista e fascista (anche se lui continua a raccontare la balla di essere un moderato).
Ecco, mi stavo chiedendo: ma come cazzo siamo messi? E pensavo al lungo e sgraziato percorso che ha portato il vecchio Partito Comunista a chiamarsi Partito Democratico. Due entita' talmente distanti che e' difficile perfino accettare l'idea di azzardare un paragone. Sarebbe un po' come voler accostare, che ne so?, Umberto Eco a Dan Brown. Vado con la mente indietro nel tempo, e ripenso a Berlinguer, che da bambino intravedevo a volte nella tv in bianco e nero di mia nonna. Penso alla sua statura politica e morale, immensa, grandissima, e poi guardo Renzi, l'ultimo arrivato, reduce dall'ultima puntatina a casa di Briatore e oggi a simposio con Berlusconi. Oddio, non e' che Renzi, in fondo, abbia fatto chissache' di inaspettato, eh? E' solo l'ultimo anello di una catena che ha visto passare i D'Alema, i Veltroni, i Violante, gente che con la sinistra c'azzecca come Carlo Rubbia col mago Otelma.
Anche la trasformazione del partito comunista delle origini, da' da pensare: il Pds, poi l'Unione, poi il Pd, e a ogni passaggio la perdita di un tassello di storia e di radici (il punto piu' basso credo si sia raggiunto con l'abolizione della falce e del martello dal simbolo). E' triste pensare come una storia cosi' ricca di spessore si sia annullata in nemmeno un ventennio. Ma, forse, era cosi' che doveva andare. In fondo, non abbiamo potere di decidere quasi niente della nostra vita, figurarsi della storia. Pace e amen.
E tristezza.

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