lunedì 17 settembre 2018

Il fascismo eterno



Ho terminato in un paio d'ore questo agile saggio di Umberto Eco, pubblicato l'anno scorso. In esso il grandissimo scrittore evidenzia come il fascismo, oggi, palesi tracce di sé in maniera più subdola, più sfumata, più strisciante rispetto al famigerato ventennio, e delinea alcuni atteggiamenti, spesso esternati da personalità pubbliche, in presenza dei quali è bene alzare le antenne e mettersi in guardia.

Il culto della tradizione, ad esempio. Mica è tanto difficile, anzi non lo è per niente, oggi, sentire certi personaggi menarla col culto della tradizione, delle radici, delle origini ecc. Che va anche bene, volendo, entro certi limiti; il problema nasce quando il richiamo al culto della tradizione travalica il fisiologico per scadere nell'ossessivo. Qui bisogna alzare le orecchie. Scrive Eco: "È sufficiente guardare il sillabo di ogni movimento fascista per trovare i principali pensatori tradizionalisti. La gnosi nazista si nutriva di elementi tradizionalisti, sincretistici, occulti". 

Altri "segnali" che devono mettere sull'attenti sono il sospetto verso la cultura (viene attribuita a Göbbels la celebre frase "Quando sento parlare di cultura, estraggo la mia pistola"); e poi ancora la paura delle differenze, quindi il razzismo; l'ossessione del complotto, possibilmente internazionale; il machismo, che implica il disdegno per le donne e una condanna senza appello delle preferenze sessuali non conformiste, vedi ad esempio l'omosessualità. Questi sono solo alcuni degli esempi che Eco prende in esame nel suo saggio, ma ce ne sono tanti altri. 

Ciò che maggiormente sorprende, alla fine, è che questo breve saggio è la trasposizione scritta di un intervento che Umberto Eco fece alla Columbia University nel 1995, ossia più di vent'anni fa. Chi non lo sa può tranquillamente pensare che sia stato scritto oggi, tanto è attuale, tristemente attuale.

sabato 15 settembre 2018

La macchina straniera

La Santarcangiolese, strada trafficatissima, passa di fronte a casa mia. Si può attraversare a piedi - macellaio, alimentari e tabacchi sono dalla parte opposta - grazie alle strisce pedonali, che il Comune ha qualche tempo fa provveduto a dotare di illuminazione per rendere visibili i pedoni nelle ore notturne. Le suddette strisce pedonali hanno in realtà principalmente una funzione decorativa, in quanto gli automobilisti, non tutti ma comunque la stragrande maggioranza, se ne fregano dei pedoni e tendono a tirare dritto, come del resto è prassi comune non solo sulle strisce pedonali di fronte a casa mia ma su tutte le strisce pedonali dello stivale.

Ieri, come al solito, mi ci sono affacciato per attraversare, perché dovevo andare al negozio di alimentari a comprare un paio di cose. Naturalmente il traffico era sostenuto, come al solito, e mi sono messo ad aspettare con pazienza e con ben poche speranze che qualcuno si fermasse in tempi brevi per farmi attraversare. A un certo punto una macchina ha rallentato, poi si è fermata, immagino sollevando i fastidi di quelle che la retrocedevano, e mi ha fatto passare. Io sono andato, alzando la mano in segno di riconoscenza - un giorno qualcuno indagherà sui motivi che spingono a ringraziare in risposta alla concessione di un diritto, che in questo caso è quello dei pedoni di avere la precedenza sulle macchine, ma facciamo finta di niente.

Mentre attraversavo in fretta ho dato un'occhiata veloce alla targa della macchina ferma che mi ha fatto passare: era una targa straniera. Non saprei dire di quale paese, aveva numeri e lettere neri su sfondo bianco, forse la Svizzera o qualche paese dell'Est, non so, comunque non era italiana. Qualunque paese fosse, era comunque uno di quelli in cui la gentilezza degli automobilisti verso i pedoni e il rispetto delle regole del codice della strada hanno una certa importanza. Quindi, eccetto il nostro, poteva essere un qualsiasi paese europeo.

venerdì 14 settembre 2018

La Taverna si arrende (ai vaccini)

Ogni tanto capita di leggere qualche buona notizia, cosa che non fa mai male, visto l'andazzo. Una di queste è che Paola Taverna non parlerà più di vaccini. La signora Taverna è colei che affermava che da piccoli ci si immunizzava andando a trovare i cugini malati, quindi capite bene che se ha deciso di non parlare più dell'argomento c'è solo da guadagnarci. Rimane abbastanza inspiegabile, almeno per me, il suo avallo ai vaccini, tanto da aver fatto immunizzare senza problemi il pargoletto, ma la sua contrarietà all'obbligo.

Signora mia, se tu hai fatto i vaccini a tuo figlio, azione sacrosanta, vuol dire che pensi che siano importanti, che abbiano una funzione sociale di prevenzione di pericolose malattie, alcune delle quali hanno pericolosamente ricominciato a fare capolino, non credo tu l'abbia fatto per altri motivi, e se quindi ritieni che sono importanti non avrai difficoltà a capire che l'obbligo si è reso necessario perché molti, troppi, seguendo i vari Red Ronnie, Eleonora Brigliadori e ignoranti vari assortiti, avevano smesso di vaccinare i propri figli.

Non è difficile, su.

giovedì 13 settembre 2018

Tbc

Salvini torna a lanciare l'allarme (infondato) sulla tubercolosi diffusa dai migranti. Svariate personalità scientifiche, e pure un prefetto, affermano che l'allarme è appunto infondato e invitano il cazzaro ad andarci piano con la diffusione (strumentale) di ingiustificati allarmismi. Non è difficile intuire i seguaci del felpista quale delle due campane staranno a sentire.

domenica 9 settembre 2018

Lucio

Lucio Battisti è stato un cantautore con cui non ho mai avuto particolare affinità. Certo, ha scritto dei capolavori, è indubitabile, capolavori che ogni tanto mi piace pure suonare al piano o alla chitarra, ma finita lì. Non l'ho mai sentito un cantautore mio, tanto è vero che di lui, in casa, a differenza di tanti altri cantautori, di molti dei quali conservo la discografia completa, non credo di avere neppure un CD.

Credo sia perché sono cresciuto con una compagnia di amici più inclini ad ascoltare un tipo di cantautorato più, come dire?, serio, forse, impegnato (penso ad esempio ai Fossati, ai Guccini, ai De Gregori e altri), laddove invece Battisti rappresentava il genere di cantautore più "leggero". Insomma, per me diciamo che è stato una sorta di... grande a metà, via.