giovedì 23 novembre 2017

Mattia Feltri e le spose bambine

Non credo si possa aggiungere qualcosa di nuovo a quanto è già stato scritto in ogni dove sul grosso granchio preso da Mattia Feltri ieri mattina, all'interno della sua consueta rubrica mattutina su La Stampa, e cioè quello di aver preso frettolosamente per buona una notizia che in realtà era una bufala e averci ricamato su il suo pistolotto quotidiano. Succede. Di bufale ne girano tante e a volte ci si può incappare. Sarebbe bastato limitarsi alle scuse, come ha effettivamente fatto, e chiusa lì. Invece no, in cambio delle scuse ha preteso incomprensibilmente di riaffermare la sua tesi, quella del legame tra religione musulmana e fenomeno delle spose bambine, andando pateticamente a cozzare contro la realtà oggettiva dei fatti, e cioè che questo fenomeno è molto più legato alle condizioni sociali che alla religione. Peccato, giornalismo con la G maiuscola 1, Feltri 0.

Muore Silente



Ebbene sì, il sesto e penultimo libro della saga potteriana, che ho terminato poco fa, si chiude con la morte di Silente. Un epilogo che sinceramente non mi aspettavo. Ma perché Harry Potter, qualcuno si chiederà? Come forse i miei lettori più assidui ricorderanno, a inizio anno avevo preso l'impegno con le mie figlie, specialmente con Francesca, quella più fanatica della saga ideata dalla Rowling, di leggere entro il 2017 tutti e sette i libri che la compongono, e così, tra i vari saggi e romanzi che mi hanno tenuto compagnia durante questo anno ormai agli sgoccioli, ho infilato qua e là anche questi. Adesso mi manca appunto solo l'ultimo, il settimo, quello in cui presumibilmente verranno al pettine tutti i nodi, e sono tanti, rimasti irrisolti.

Credo di essere uno dei pochi, o comunque in netta minoranza rispetto alla massa di fanatici sparsi in giro per il globo, ad aver letto quasi tutti i libri senza aver visto neppure un film. A dire il vero, tempo fa, sempre su input di Francesca avevo iniziato a guardare il primo della serie, ma mi ero addormentato sul divano dopo un quarto d'ora. Niente da fare, i libri sono tutta un'altra storia.

The endless river



Ho messo un po' di tempo fa The endless river nel mio smartphone. Lo ascolto spesso quando vado a passeggiare sulle colline dietro casa mia, il pomeriggio dopo il lavoro. È l'ultimo album in studio dei Pink Floyd ed è uscito nel 2014, quando già Richard Wright era passato a miglior vita. È un album caratterizzato da sonorità tipiche floydiane, che magari a un primo impatto può apparire ermetico, difficile, e la cui bellezza piena si assapora dopo un po' di ascolti. D'altra parte si tratta di musica che induce alla riflessione, evocativa, quella appunto tipica di Gilmour e soci, che va assaporata e goduta centellinandola, niente a che vedere con certa robaccia usa e getta che gira oggi.
E niente, è un gran bel disco.

mercoledì 22 novembre 2017

È candidabile?

Non so, magari là a Strasburgo sentenzieranno che è candidabile, tutto può essere, ma nessuna corte di nessun paese al mondo sentenzierà mai che è presentabile.

lunedì 20 novembre 2017

Novembre in bicicletta



La massima di oggi è 12° e secondo il mio smartphone questo valore si raggiunge a metà pomeriggio, grosso modo quando torno dal lavoro. È vero, la mattina presto è un po' freschino, fra i tre e i cinque gradi, ma è sufficiente coprirsi un po' e il problema è risolto. Tutto questo per dire che, pur trovandoci nella seconda metà di novembre, il coraggioso tenutario di questo blog continua ad andare e tornare dal lavoro in bicicletta.

La scelta

Posto che la distinzione tra destra e sinistra non ha più alcun senso, almeno nell'attuale sistema politico italiano, e dal momento che comunque dove ti giri è tutta destra a perdita d'occhio - e sorvoliamo sui tantissimi segnali sociali di rigurgiti fascisti - che si fa? L'unica distinzione politica rimasta, è forse tra chi prende per i fondelli e chi cerca di essere serio. Altre opzioni non ne vedo.

domenica 19 novembre 2017

(...)

Mille euro al mese di pensione per tutti

Dice l'inossidabile tipo delle cene eleganti che se il centrodestra vincerà le elezioni, il primo provvedimento all'esame del governo sarà l'innalzamento delle pensioni per tutti a mille euro, ovviamente per tredici mensilità, perché è noto che una balla più si spara grossa e più risulta credibile. Che Berlusconi prometta questa cosa non è una novità, l'aveva già fatto altre volte in passato, e ogni volta aveva sempre trovato qualche gonzo disposto a crederci - Renzi, ad esempio, altro noto cazzaro, questa cosa non l'ha mai promessa, conscio che non è fattibile. Ma perché non è fattibile e non lo sarà mai? Proviamo a fare due conti.

I pensionati sotto i mille euro al mese sono attualmente, su una platea totale di circa 15,5 milioni di persone, 5,6 milioni, di cui due milioni sotto i cinquecento euro. Ipotizziamo per comodità di calcolo che tutti i 5,6 milioni di pensionati sotto i 1000 euro ne percepiscano 750 al mese e facciamo due conti. 250 x 5.600.000 = 1.400.000.000. Quindi, se si innalzasse la pensione per tutti a mille euro, lo Stato dovrebbe aggiungere la bellezza di un miliardo e quattrocento milioni di euro per pagare un solo mese di adeguamento a mille euro alla platea di aventi diritto. Siccome il cazzaro di Arcore ha promesso tredici mensilità, si fa presto a fare il conto: 1.400.000.000 x 13 = 18.200.000.000, scritto in lettere: diciotto miliardi e duecento milioni euro. Tutto questo, attenzione, non come spesa totale, ma, come scrivevo sopra, solo per compensare la differenza tra i 750 e i 1000 al mese e ovviamente per un solo anno.

Chi ha una qualche dimestichezza coi conti dello Stato (e dell'Inps) si rende conto subito che si tratta di una boutade elettorale, che tra l'altro viene dal tipo che tra le tante cazzate che ha sparato c'era quella della sconfitta del cancro in tre anni, giusto per rendere l'idea. Eppure molti ci crederanno, come hanno creduto a tutto quello che ha promesso questa specie di mummia imbalsamata e non ha mantenuto.

Only in Italy.

sabato 18 novembre 2017

Le particelle elementari



Fino a circa tre quarti delle trecento e passa pagine di questo libro, sono stato indeciso se considerarlo un capolavoro o un obbrobrio. Poi sono arrivato alla fine e il dubbio non si è sciolto, e non si è sciolto perché il tomo in questione è composto da pagine piene di profonde e interessanti riflessioni sulla vita, sulla morte, sull'uomo e sulle sue paturnie e manie, alternate ad altre che sembrano prese pari pari dal Kamasutra. Alla fine, insomma, non si capisce - io almeno non l'ho capito - se si abbia in mano un saggio storico, un'opera di narrativa o cosa.
Molto brevemente, nel libro si narrano le vicende di due fratellastri, Michel e Bruno, accomunati dall'abbandono da parte della madre nell'epoca libertina degli anni '70 e '80. Michel è uno scienziato dedito alla biologia molecolare, che vive una vita totalmente priva di passioni ed emozioni in quanto completamente dedita alla scienza; Bruno è un insegnante, ossessionato dal sesso e costretto, a causa di questa sua patologia, a entrare e uscire continuamente da cliniche psichiatriche. Due vite sostanzialmente parallele che alla fine saranno destinate ad incontrarsi. Mentre ancora sono indeciso se aver letto un capolavoro o un obbrobrio, segnalo come molto interessante tutta la parte in cui Houllebecq descrive il contesto sociale e l'evoluzione storica, a partire dal 1970, che ha portato al massacro dei valori morali di cui oggi vediamo i risultati.