giovedì 22 agosto 2019

L'oppio dei popoli



Ho scoperto che la celeberrima "La religione è l'oppio dei popoli", di Karl Marx, è uno dei detti più fraintesi in circolazione. La frase è infatti estrapolata da un periodo più lungo, quello che vedete sopra, e il significato non è quello secondo cui la religione sarebbe una specie di droga data dal clero al popolo per ingannarlo, ma che essa è ciò in cui il popolo cerca consolazione per i propri dolori.

C'è una bella differenza.

martedì 20 agosto 2019

Macigni

Che Giuseppe Conte avesse intenzione di togliersi qualche sassolino l'avevo messo in conto, ma con tutti i mattoni, altroché sassolini, che si è tolto ci si potrebbe costruire una casa.

Non ho mai digerito in alcun modo questo governo, ma il discorso di Conte mi è piaciuto. È un uomo di legge, colto (ha fatto più di una citazione di vari personaggi storici), ha senso della misura e delle istituzioni, e tutto ciò che ha rinfacciato a Salvini lo condivido in toto - d'altra parte è ciò che gli rinfaccia chiunque abbia un minimo di raziocinio e senso delle regole e delle istituzioni.

A parte questo, siamo comunque messi male, e c'è da preoccuparsi per ciò che ci aspetta.

lunedì 19 agosto 2019

Richard Gere e Salvini

Dice il noto attore americano che vorrebbe parlare con Salvini per spiegargli che, se passasse del tempo con i migranti, ascoltasse le loro storie, cambierebbe atteggiamento nei loro confronti. Gere è un povero illuso, naturalmente, e d'altra parte è pure da comprendere perché sicuramente non sa di che pasta è fatto Salvini.

Bene, allora spieghiamo al noto attore che l'unica cosa che farebbe cambiare idea al felpato sarebbe un cambio di idea del suo elettorato. A Salvini non frega niente dei migranti, né della complessità del problema delle migrazioni, allo stesso modo in cui non gli frega niente degli italiani a cui dice sempre di voler dare la precedenza; l'unico faro che muove il suo agire è il consenso, ed è in nome di quello che lascia per settimane centinaia di poveracci a cuocere a bordo delle navi in mare, perché lasciarli in mare, chiudere porti e quant'altro porta consenso e ha un ottimo ritorno in termini politici e di immagine, anche se non risolve (anzi, lo aggrava) in alcun modo il problema. Tutto qua. Se, ipotesi remotissima e ai limiti del ridicolo, la maggioranza del suo elettorato cominciasse a muoversi su posizioni meno ciniche e più umane, le navi delle varie ONG attraccherebbero nei porti italiani accolte dalla fanfara.

Il politico, oggi, almeno in Italia, e Salvini ha portato questa tendenza al parossismo, non va inteso come colui che ha un'idea propria, un impianto tradizionale e culturale di riferimento, una storia personale su cui si impernia in maniera ferma il suo agire politico anche a scapito del consenso; il politico, oggi, è l'equivalente di un segugio, ha un fiuto finissimo per capire cosa vuole la gente, e glielo dà, e siccome gli umori dell'elettorato sono estremamente liquidi, veloci, volatili, ecco il politico prodursi in lunghissime, grottesche e imbarazzanti (per noi, non per lui) giravolte su ogni tema o argomento oggetto della sua attenzione.

Questa è la "politica" come la intendono Salvini, chi l'ha preceduto e chi gli succederà, quindi, francamente, non vedo l'utilità di venirci a parlare.

Prima l'operaio?

Duecento tra le maggiori imprese e colossi finanziari americani hanno pubblicato un documento, che naturalmente non è vincolante ma è solo una dichiarazione di intenti, in cui si dice che "le aziende non devono solo portare dividendi ai propri azionisti costi quel che costi. L'attenzione al profitto deve rimanere, ma dovrà essere solo una delle linee guida: d'ora in avanti i manager devono considerare anche l'impatto sull'ambiente e sulle comunità locali, i rapporti corretti con i fornitori, il rispetto dei consumatori e le condizioni offerte ai propri dipendenti." Insomma, basta col profitto a tutti i costi. Deve essere sempre perseguito, certo, ma complementariamente alla soddisfazioni di altri criteri tra cui, appunto, l'attenzione alle condizioni dei lavoratori.

Per una curiosa coincidenza sto leggendo in questi giorni un saggio su Marx (Marx, di Mario Cingoli). Nei Manoscritti economico-filosofici (1844) il grande filosofo ed economista scrive: "L'industria si è trovata fino ad oggi nello stadio della guerra di conquista, essa ha prodigato la vita degli uomini che componevano il suo esercito con la stessa indifferenza dei grandi conquistatori. Il suo fine era il possesso della ricchezza, e non la felicità degli uomini."

Ora, questa cosa che l'unico scopo del capitalismo è sempre stato il proprio sviluppo e nient'altro, credo sia da sempre chiaro a tutti, anche a chi, come chi scrive, non fa l'operaio da ormai più di trent'anni, e tuttavia fa un certo effetto vedere come le massime espressioni del capitalismo si stiano accorgendo che si sta cominciando ad avverare quanto disse alcuni decenni fa il grande scrittore americano Charles Bukowski: "Il capitalismo ha sconfitto il comunismo, ora il capitalismo sta divorando se stesso."

domenica 18 agosto 2019

Gimondi

La morte di Gimondi mi ha fatto venire in mente mio nonno paterno, nonno Gino. Ho delle vaghe reminescenze di lui perché morì che io ero ancora in tenera età, ma ricordo perfettamente la sua passione per il ciclismo e anche l'automobilismo, e le lunghe ore che passava davanti alla TV ogni volta che trasmettevano giri d'Italia, Tour de France e simili.

A me, invece, non è mai fregato nulla né del ciclismo né dell'automobilismo. Non mi sono mai appassionato ad alcuna disciplina sportiva. A me piaceva la musica, e mentre mio nonno seguiva le imprese di Gimondi in TV o alla radio, io mi intrufolavo di nascosto nella due cavalli verde di mio zio Mauro e ascoltavo per ore i nastri di Guccini, Bertoli, Battiato, Bubola. No, quello di Gimondi non è mai stato il mio mondo.

sabato 17 agosto 2019

Non c'è più rispetto

Non so come si possa ancora portare una qualsivoglia forma di rispetto alla politica e ai politici. Non ne vedo la possibilità. Non mi riferisco in particolare allo spettacolo osceno che ci è stato propinato in questo ultimo mese, dove lo sconcio teatrino dell'opportunismo e del consenso è stato portato all'esasperazione, ma allo spettacolo messo in scena da almeno cinque lustri in qua.

Le giravolte di Salvini (innesco la crisi poi mi pento, chiudo definitivamente con Di Maio ma la mia linea telefonica è sempre aperta ecc.) hanno qualcosa di diverso da quelle di Renzi (se perdo il referendum lascio la politica e mi dedico ad altro, mai coi grillini fino a ieri e oggi apertura "perché la situazione è diversa") o da quelle di Berlusconi? No.

Non è per essere qualunquisti, è un semplice prendere atto, alla luce dei fatti, che la politica oggi è questa roba qua: ricerca esasperata del consenso personale e assenza di qualsiasi visione progettuale che vada oltre la situazione del momento. Ha altra spiegazione lo stillicidio di detti e contraddetti su ogni aspetto dello scibile umano che si susseguono ormai a cadenza giornaliera? Ha altra spiegazione che non sia la capitalizzazione del consenso, un consenso sempre molto volatile, cosa che Salvini sa bene, la crisi innescata a Ferragosto da una discoteca di Milano Marittima? No, non ha altra spiegazione.

E si può avere rispetto di tutto ciò? No, non si può.

mercoledì 14 agosto 2019

Noi lettori e il Ferragosto



Noi lettori di libri ci accontentiamo di poco per svagarci: un divano, un libro (ho iniziato ieri The danish girl, di David Ebershoff, da cui è stato tratto un celebre film che naturalmente non ho visto), le finestre aperte e questa bellissima aria fresca che gira per la casa.
La vigilia di Ferragosto per me è un giorno come un altro, dal momento che sono rientrato un'oretta fa dal lavoro. Domani festa e venerdì di nuovo in trincea, ché il direttore al solo sentire nominare la parola ponte va in crisi epilettica. E vabbe', è tutta vita anche questa. Buon Ferragosto a chi passerà di qui.

lunedì 12 agosto 2019

La bufala su Carola Rackete

Quando voi sentite la Meloni che apre bocca, tenete sempre presente che nel 99,9% dei casi racconta una fesseria o una bufala. È matematico. D'altra parte lei è fatta così, poveretta: se non ripubblica la sua bufala quotidiana non è contenta.