lunedì 10 agosto 2020

Settimana di Ferragosto

Questa settimana l'azienda in cui lavoro è l'unico segno di vita nella zona industriale. È chiuso il falegname, il carrozziere, il concessionario Fiat, l'officina dei mezzi pesanti, la fabbrica di infissi, l'azienda degli elettricisti, tutti. Oggi, uscendo in bicicletta alla fine del turno, mi è sembrato di ripiombare nel periodo del lockdown, quando tutti erano chiusi eccetto noi. Invece è solo la settimana di Ferragosto. Non è stata una bella sensazione. Poi, tempo cinque minuti, sono uscito dalla zona industriale e sono arrivato alla via Emilia, col suo solito traffico di macchine e camion, e sono tornato alla realtà.

domenica 9 agosto 2020

La Papessa


Le ultime 250 pagine le ho divorate in un fiato ieri pomeriggio. Istruttivo, avvincente, coinvolgente; uno dei romanzi storici più belli letti quest'anno, che  racconta le vicende di Papessa Giovanna, la figura a metà strada tra storia e leggenda che avrebbe pontificato dall'853 all'855. Al di là della questione verità/leggenda (l'autrice, docente universitaria, elenca in appendice una esaustiva documentazione a supporto della storicità, nonostante la Chiesa abbia fatto nel corso dei secoli l'impossibile per cancellarne ogni traccia), il romanzo, oltre a essere avvincente, è altamente istruttivo (l'autrice ne ha cominciato la stesura dopo sette anni di studi e ricerche) e descrive in dettaglio la considerazione miserrima della donna da parte della Chiesa e della società nel periodo tormentato e oscuro successivo alla caduta dell'Impero romano. Un piccolo capolavoro. 

No al taglio dei parlamentari

Al referendum confermativo del taglio dei parlamentari del 20 e 21 settembre credo voterò No. Per almeno un paio di motivi. Il primo è che non vedo di buon occhio una diminuzione della rappresentanza parlamentare sotto questi chiari di luna, dove velleità autoritarie di singoli individui (ricordate, un anno fa, il tipo che chiedeva pieni poteri dal Papeete?) spuntano con una certa frequenza. Il secondo motivo è che, a mio parere, il problema più grosso che abbiamo in Italia non è tanto il numero di parlamentari (certamente elevato rispetto ad altri paesi europei), quanto il livello di competenza, conoscenza della Costituzione e senso delle istituzioni di molti di questi (abbiamo un Ministro degli esteri che non spiaccica una parola di inglese, tanto per fare un esempio).
Il discorso dell'eventuale risparmio (100 milioni di euro all'anno), invece, non lo analizzo neppure, tanto è ridicolo. Insomma, vedo il tutto come un'operazione che ha molto di demagogico e di esteriore e ben poco di sostanzioso, e io preferisco la sostanza.

venerdì 7 agosto 2020

Lockdown

Il grosso delle polemiche postume di queste ore, relative al lockdown di marzo e aprile e nate dopo la desecretazione di questi giorni degli atti relativi da parte del governo, ruota tutto attorno al fatto che l'istituzione di una zona rossa nazionale sarebbe stato frutto, secondo molti, di una "decisione politica". Cosa significa? In sostanza, si accusa il governo di aver preso la drastica decisione di una chiusura nazionale senza accordo col comitato tecnico-scientifico. Non è esattamente così, in realtà, come è spiegato bene qui, ma è noto che una volta che un'opinione si diffonde, poi diventa verità. 

Ora, se ricordate, l'accusa principale rivolta al governo in quel drammatico periodo di isolamento totale, specialmente all'inizio, era di incapacità di decidere. Ogni giorno arrivava un nuovo modulo, una nuova autocertificazione, e tutto dava l'impressione di estrema improvvisazione e incapacità di prendere e impartire poche e solide direttive. Adesso, dopo la desecretazione dei documenti del famoso comitato tecnico-scientifico, si scopre che non era esattamente così, e che più di una decisione autonoma il governo la prese eccome. Poi, certo, sulla giustezza o meno di quelle decisioni si può discutere, ma questo è un altro discorso.

In ogni caso, agli accusatori di indecisionismo della prima ora si aggiungono adesso gli accusatori di autoritarismo, quelli secondo cui l'eccessiva disinvoltura nell'istituire la zona rossa nazionale sarebbe stata, come detto sopra, una decisione politica. Quindi, quando il governo non decideva non andava bene; adesso che si scopre che qualche decisione l'ha presa (la famosa "decisione politica"), non va bene lo stesso. 

Vi do una notizia: la funzione primaria della politica è di prendere decisioni (giuste o sbagliate è un altro discorso, come ho detto), e chi si lamenta perché il governo l'ha fatto potrebbe andare a leggersi qualcosa di Platone, quello che la politica l'ha inventata definendola il luogo della decisione.

Per come la vedo io, l'istituzione di una zona rossa nazionale è stata una decisione azzeccatissima, nonostante gli immensi disagi sociali ed economici che ha comportato, perché ha consentito che il disastro epidemiologico verificatosi in Lombardia non si sia diffuso al centro e al sud. Se fosse successo, allora sì sarebbe stata una tragedia di ben diverse proporzioni.

lunedì 3 agosto 2020

Educazione e centro estivo

Venerdì mia figlia maggiore, pedagogista, ha fatto il suo ultimo giorno come educatrice nel centro estivo comunale qui vicino a casa, in cui aveva a che fare con bambini tra i quattro e i cinque anni. "Allora, come ti è sembrata l'esperienza, in generale?" le chiedo. 
"A parte qualche difficoltà iniziale, molto bella. Ma ho notato alcune cose che mi sono dispiaciute." 
"Tipo?" 
"Alcuni bambini sono già abbastanza maleducati a quell'età." 
"Davvero?" 
"Sì. Uno di questi, ad esempio, quando aveva bisogno di me mi chiamava con un 'Ehi!' Ci ho messo un po' a fargli capire che quando ha bisogno si deve rivolgere a me col termine 'maestra'. Non per una forma di particolare deferenza nei miei confronti, o almeno non solo per quello, ma anche perché i bambini devono imparare che nella vita ci sono gerarchie da conoscere per capire i ruoli di ognuno. E poi, alla fine, anche per una questione di educazione, certo." 
"Ha imparato?" 
"Sì, sono riuscita a farglielo imparare." 
"E poi?" 
"Un'altra cosa che mi ha dato fastidio è che molti bambini non hanno alcuna dimestichezza con l'ABC dell'educazione, cose tipo per favore, per piacere, grazie. Un bambino, ad esempio, ogni volta che voleva qualcosa si limitava a formule come 'voglio il pennarello!', 'voglio i fogli!' e così via. E quando gli facevo notare che ogni volta che si chiede una cosa occorre sempre accompagnare la richiesta con una formula di cortesia, rispondeva: 'I miei genitori non me l'hanno mai detto, a casa nostra non si usa'." 

Ogni tanto ripenso a questo dialogo con mia figlia. Naturalmente non generalizzo, voglio pensare che i casi di cui mi ha parlato occupino una parte minoritaria dell'insieme. Tuttavia non posso fare a meno di pensare che se molte famiglie, per prime, abdicano al ruolo principale che spetta a loro, e cioè insegnare l'educazione e il rispetto, poi non ci si può lamentare di quello che si legge nelle cronache di tutti i giorni. La famiglia è il primo mattone su cui i bambini costruiscono sé stessi, viene ancora prima della scuola, e se già quello è un mattone che si sbriciola, non c'è granché da sperare.

domenica 2 agosto 2020

La versatilità dei migranti

I migranti sono il jolly che può fare vincere qualsiasi mano, il capro espiatorio su cui convogliare il rancore, la paura e l'insoddisfazione generalizzata le cui cause sono da addebitare a tutto tranne che a loro. Così, di volta in volta, a seconda del problema contingente, li si può incolpare del tasso di criminalità del paese, della mancanza di lavoro, della crisi economica, di inesistenti invasioni, di infondati progetti di sostituzioni etniche e quanto di più fantasioso offra il mercato.
L'ultima colpa che hanno, in attesa della successiva, è di essere responsabili dell'aggravarsi, in alcune zone d'Italia, della pandemia che tutti, stupidamente, credevamo esserci messa ormai alle spalle.
Il ragionamento non fa una grinza, se ci pensate; nell'ultimo periodo c'è stato un aumento degli sbarchi e vuoi che tutta 'sta gente che arriva non ci porti altro virus? Se in autunno, come molti esperti temono (sperando che si sbaglino), ci sarà un riaggravarsi della situazione con annesse altre restrizioni, di chi sarà la colpa? Dei migranti arrivati sugli ultimi barconi, è naturale, mica dell'esercito di incoscienti che in ogni parte dello stivale avrà trascorso l'estate fregandosene bellamente di mascherine, distanziamenti e di ogni basilare regola di prevenzione contro il virus, sapientemente aizzati da politicanti (uno in particolare, sempre quello) che si vantano di apparire sui media senza mascherine e in spregio a qualsiasi forma di cautela.
Chi se ne frega? Tanto ci sono i migranti, possiamo stare tranquilli, la colpa sarà comunque loro.

Marsiglia

Le tre del mattino, di Gianrico Carofiglio, mi ha fatto venire in mente un altro romanzo che lessi qualche mese fa: Marinai perduti, di Jean-Claude Izzo. Mi è venuto in mente perché entrambi i romanzi sono ambientati a Marsiglia, anche se le storie sono completamente diverse. Le tre del mattino è un romanzo che narra la riscoperta di un rapporto perduto (forse mai esistito) tra un padre e un figlio. Un romanzo sulla disillusione, il rimpianto, l'amore, il passare del tempo; e Marsiglia, coi suoi improbabili e bellissimi personaggi notturni, è la cornice entro cui si sviluppa il romanzo. 
Marinai perduti, invece, narra la storia di un gruppo di marinai "imprigionati" su una nave mercantile bloccata nel porto di Marsiglia per il dissesto finanziario dell'armatore. Anche qui, Marsiglia fa da sfondo alle vicende e alle vite di questi marinai, tra amori naufragati, famiglie perdute, e la solitudine che avvolge chi non ha più una casa eccetto il mare. Pensavo che un giorno mi piacerebbe visitare Marsiglia, allo stesso modo in cui mi piacerebbe visitare Lisbona dopo aver letto i libri di Saramago.

Settimana di Ferragosto

Questa settimana l'azienda in cui lavoro è l'unico segno di vita nella zona industriale. È chiuso il falegname, il carrozziere, il c...