sabato 21 luglio 2018

Poca tv e Saramago

Dice Giuseppe Conte, tra le altre cose, di guardare pochissima tv e di essere un estimatore di José Saramago, grande scrittore portoghese e uno dei miei idoli letterari, premio Nobel per la letteratura e scomparso alcuni anni fa.

Aggiunge poi, Conte, in riferimento al suo temperamento defilato e alla sua limitata loquacità pubblica: "Parlerò un po' di più quando avrò qualcosa di concreto da dire", encomiabile proposito la cui attuazione non sarebbe male venisse presa in considerazione anche da Salvini. Ma la vedo dura.

Ah, dimenticavo, Giuseppe Conte è l'attuale Presidente del consiglio. Vedi mai che qualcuno ancora non ne sia al corrente.

venerdì 20 luglio 2018

I suoi nemici

Nell'ordine: migranti, Ong, Rom, terroni (ah no, quelli non più; dopo averli insultati per anni, un giorno si è accorto che anche loro votano), Boeri, Saviano, Boldrini. Ultima arrivata: Asia Argento. Ma sant'Iddio, quest'uomo, che sarebbe un ministro dell'Interno, oltre a stare tutto il giorno su twitter e spendere le sue giornate cercando di bloccare migranti che arrivano comunque, non ha qualcos'altro da fare?

mercoledì 18 luglio 2018

Bomba o non bomba

Considerando che la sede dell'azienda dove lavoro si trova qui dal 1993 - prima eravamo a Rimini, sulla circonvallazione - ed è in linea d'aria a meno di duecento metri dal luogo del ritrovamento del residuato bellico, gentile omaggio degli Alleati lasciato durante la Seconda guerra mondiale, ho praticamente lavorato durante gli ultimi 25 anni con un ordigno del peso di 200 chili per un metro e trenta di altezza sotto il sedere.

martedì 17 luglio 2018

Lui lo diceva

Maxi retata a Roma di esponenti del clan dei Casalesi. Si attendono commenti di Giuliano Ferrara, che l'ha menata per anni con la storiella che a Roma la mafia non esiste.

domenica 15 luglio 2018

Là e qua

C'è il caldo afoso, che si potrebbe neutralizzare tirando su i finestrini e accendendo l'aria condizionata, ma ormai sono già appiccicato e tanto vale lasciare stare.

Poi ci sono le biciclette, mari di biciclette, oceani di biciclette come manco a Nuova Delhi. Poi i semafori, regolarmente rossi, e mentre sono fermo, aspettando che arrivi il verde, stormi di moto e motorini (e anche biciclette) avvolgono la mia povera macchina di puzza mefitica di benzina bruciata e di olio motore, e a quel punto tirare su i finestrini e barricarmi dentro è un imperativo.

All'arrivo del verde è tutto un rombare di motori che vanno su di giri, di manopole che danno gas, di esplosioni di fumi azzurrognoli, di frizioni rilasciate, di scooter di ogni tipo che partono a razzo. Sarebbe interessante che quelli dell'Arpa venissero coi loro strumenti, in questi frangenti, a fare rilevazioni sulla qualità dell'aria.

E poi eserciti di persone a piedi. Di tutti i tipi e vestiti in ogni modo, dal bikini al gessato. E poi i pallinari sui marciapiedi, quelli che spillano i soldi ai gonzi. Ogni tanto arrivano i vigili, li portano via, il giorno dopo sono ancora lì a spillare i soldi ai gonzi.

Tra le sei e le sei e mezza c'è il boom di quelli che vengono via dalla spiaggia. Frotte di persone armate fino ai denti che attraversano il lungomare, dirigendosi chi verso il proprio albergo e chi verso la macchina, lasciata sui parcheggi con strisce blu prospicienti alla spiaggia e capaci di portarti via due o tre euro all'ora come niente, ché parcheggiare a Rimini è un lusso.

Rimango in questa bolgia dantesca lo stretto necessario, il tempo di prelevare Francesca che smonta dal lavoro (oggi niente mezzi pubblici) e scappare via. Torno di corsa verso casa, verso la campagna, immaginando di essere già tornato al mio amato divano e ai miei libri.

Ma come fanno, quelli là?

Il suo DL

Una "manina" ha modificato nella notte, a sua insaputa, il suo gioiellino. È un complotto ordito da non meglio precisate lobby, quali non è dato sapere, "lobby di tutti i tipi", dice lui, generica locuzione usata ogni volta che si vuole dire tutto e niente nel goffo tentativo di vendere un po' di aria fritta.

A sua insaputa riporta la memoria al famoso Scajola, indimenticabile ministro dei governi della banda Berlusconi che in merito alla vicenda dell'acquisto di un mega attico vista Colosseo, e relativa inevitabile inchiesta, dichiarò che qualcuno gliene aveva pagato una parte a sua insaputa.

Da Scajola allora siamo arrivati a Di Maio oggi. Non mi pare che abbiamo fatto tutto 'sto progresso, eh.