domenica 20 gennaio 2019

I miei due centesimi sull'immigrazione

Non credo di poter aggiungere nulla di rilevante a ciò che ormai da anni si dice sul dramma dei migranti che dall'Africa tentano di attraversare il Mediterraneo per giungere in Europa. Provo, da semplice osservatore privo di qualunque autorevolezza in materia, a mettere in fila quelli che secondo me sono alcuni punti fermi, tentando di affrancarmi da valenze ideologiche e/o politiche alla luce delle quali in genere si tende ad affrontare il problema.

La prima considerazione, su cui credo nessuno, alla luce dei fatti, possa obiettare alcunché, è che la politica dei porti chiusi non paga e non è di alcuna deterrenza al fenomeno delle partenze. In primo luogo perché i porti tecnicamente non sono chiusi, checché ne dica Salvini, in secondo luogo perché per chi tenta la traversata non fa probabilmente alcuna differenza che i porti siano chiusi o aperti. La traversata è solo l'ultimo atto di un viaggio della disperazione iniziato spesso mesi prima, a volte anni, e quando ormai la mèta è a un pugno di chilometri e al suo raggiungimento ne mancano solo una manciata, da affrontare su un barcone, non esiste alcuna deterrenza così forte da portare chi la ambisce a rinunciarvi: o la va o la spacca. E allora si parte, con la piena coscienza che qualora si rinunciasse le alternative sarebbero fare a ritroso il lungo e periglioso viaggio fino al punto da cui si è partiti, oppure soggiornare a tempo indeterminato in uno dei tanti e confortevoli lager libici o sparsi sulla costa nordafricana, strutture da anni oggetto di dettagliati reportage dell'orrore.

Quindi, quando si sente chi dice a reti unificate, ogni santo giorno, che coi porti (non) chiusi si bloccano le partenze e si pone fine alle stragi in mare, si sente una palese falsità. E non perché lo dico io, ma perché basta leggere un giornale o seguire un tiggì per capirlo. E neppure risponde a verità l'altra menzogna che gli sbarchi sulle nostre coste sono crollati. Basta dare un'occhiata al sito del ministero dell'Interno per rendersene conto. Più di trecento persone sono sbarcate solo nel mese di dicembre, ad esempio, persone che arrivano spesso con piccole imbarcazioni e attraccano dove possono, come è a accaduto recentemente a Crotone, Taranto ecc. Casi di cui non si parla per non disturbate lo storytelling governativo sulla fine degli sbarchi.

C'è poi il discorso degli scafisti. E qui a mio avviso occorre mettere un altro punto fermo: non è vero che la politica dei porti (non) chiusi porterà alla diminuzione di questa attività criminale, per il semplice fatto che le partenze non si sono mai fermate né si fermeranno, e finché moltitudini di disperati continueranno a voler partire ci sarà sempre qualcuno che continuerà a prendere queste persone e a metterle sui barconi facendosi pagare per il suo sporco lavoro. Ovviamente stendiamo un velo pietoso sulla asfissiante campagna mediatica che equipara scafisti e ONG, mettendo sullo stesso piano chi lucra sulla vita di questi disgraziati e chi si prodiga per salvarli, secondo me una delle campagne mediatiche più odiose e stronze degli ultimi tempi, messa in atto con l'evidente intento di delegittimare chi, col suo operato, mette in luce l'ipocrisia della narrazione governativa. Ci hanno sempre raccontato che i poveretti partivano perché in mare c'erano le navi delle ONG ad attenderli. Sono tutte balle, come dimostra la tragedia di ieri.

Altro punto fermo, questo generalmente sempre ignorato. Il flusso di immigrazione dall'Africa attraverso il Mediterraneo rappresenta appena il 13/14% del flusso totale di immigrati che arrivano nel nostro paese. Del restante 86/87%, principalmente composto da persone provenienti dall'Europa dell'est che entrano con un normale visto turistico e poi ciao, non parla nessuno. Avete mai sentito Salvini in tv strillare contro questi qui? Io mai. Ci si focalizza a reti unificate contro una componente molto minoritaria dei flussi migratori in entrata e si stende un silenzio totale sulla stragrande maggioranza in entrata di questi flussi. Perché? Non si sa. Anzi, si sa benissimo, ma non credo serva spiegarlo ancora qui.

Bene. A questo punto, preso coscienza che nonostante i porti (non) chiusi e la cacciata della navi umanitarie dal Mediterraneo le persone partono comunque, cosa si fa? Non lo so. Non ho soluzioni. L'unica che a questo punto, dato il fallimento della linea dura governativa, potrebbe essere valida è quella dell'istituzione di corridoi umanitari come si è già provato a fare nel recente passato. Quello che è certo è che non è più accettabile che accadano tragedie come quella di ieri perché non si è potuto (o voluto, a seconda delle versioni) fare niente per evitarle. E soprattutto non è più accettabile che ministri cinici e stronzi vadano ogni ora in televisione a strumentalizzare tragedie di questo genere e a lavarsi la coscienza scaricando responsabilità su chi non ne ha. Come ha già detto qualcuno, non ricordo chi, prima si faccia il possibile per salvare queste persone, poi si chieda eventualmente nome e cognome.

sabato 19 gennaio 2019

Il crollo dei luoghi comuni

Chi aveva già realizzato, anche solo parzialmente, che tutto ciò che ha raccontato Salvini in questi mesi sull'immigrazione era solo un'accozzaglia di balle, falsità, stereotipi e luoghi comuni, non aveva bisogno che si verificasse una tragedia di queste proporzioni che lo confermasse.

Adesso che la conferma è arrivata, serve altro perché si aprano gli occhi anche a quelli che li hanno sempre tenuti chiusi?

Sabato

Nell'antichità, se ci fosse stato il sole per tutta la settimana e il venerdì sera fosse cominciato a piovere, con ottime probabilità che anche tutto il weekend ne venisse investito, si sarebbe incolpata qualche divinità, tipo ad esempio Giove pluvio, o magari qualche astro in posizione sfavorevole. Oggi, che da quei tempi e quella mentalità ci si è bene o male affrancati, o almeno si dovrebbe, si tende più a incolpare la sfortuna. Che poi, alla fine, tra incolpare la sfortuna e Giove pluvio forse non passa neppure tutta questa differenza.

E va bene, facciamo buon viso a cattivo gioco, che per me è abbastanza facile non avendo programmato niente in particolare tranne leggere. E anche qui il salto è stato notevole. Terminato il pesante (qui l'aggettivo va inteso nel suo significato letterale) tomo di Oz, ho cominciato il ben più leggero (qui l'aggettivo va inteso nella sua duplice valenza) Il giovane Holden, di Salinger, uno dei tanti classici (classici?) che mi sono perso da ragazzo e che affollano l'incasinato reparto della mia libreria che raccoglie i libri in attesa.

Per ora è gustosissimo, divertente. In certi punti, ad esempio quello in cui lui incontra sul treno la madre del suo compagno di scuola stronzo, mi sono dovuto addirittura fermare, togliere gli occhiali e asciugare gli occhi dalle lacrime provocate dall'ilarità della scena descritta. Credo, se non ricordo male, che il grande Roberto Vecchioni abbia scritto una canzone su questo libro. O forse era Guccini? Boh, dovrei andare a controllare.

Massì, che piova pure, fuori.

venerdì 18 gennaio 2019

Una storia di amore e di tenebra

Alla fine il celebre romanzo di Amos Oz non mi ha entusiasmato più di tanto, e le aspettative che mi ero creato leggendo pareri favolistici in rete sono state in parte disattese. Certo, rimane comunque un bel romanzo, scritto divinamente, e non guasta il fatto che attraverso di esso si ripercorrano ampi stralci della storia della Palestina, sia nell'epoca del protettorato inglese che a partire dalla suddivisione del territorio per mano delle Nazioni Unite, a metà degli anni '40, in due parti con la fondazione dello stato di Israele e relativa guerra civile, innescata dagli arabi da sempre contrari all'attuazione del progetto.

Accanto a pagine di rara bellezza narrativa ce ne sono altre in cui la prolissità si fa importante, specie nella prima parte del romanzo, quasi esclusivamente dedicata alla storia delle varie migrazioni (Polonia, Romania, Russia, Stati Uniti) di genitori, nonni e bisnonni dell'autore nella sconquassata Europa pre Seconda guerra mondiale. Voto? Diciamo sette meno meno, via. Ah, dopo aver letto il libro si sa tutto su Begin e Ben Gurion, e per chi è un po' appassionato di storia è certamente cosa buona.

Reddito e Quota 100

E così, alla fine, il famoso decreto che dà il via libera da quest'anno alle due misure cardine dei gialloverdi è arrivato. Impossibile, naturalmente, giudicarlo ora, in ossequio alla medesima filosofia che impone di non giudicare un film prima di averlo visto, quindi per valutare la bontà di tutto il progetto occorrerà attendere. Gli osservatori sono mi pare equamente divisi tra chi sostiene che il Rdc sarà un inutile e dispendioso regalo ai fancazzisti e chi sostiene che invece rappresenterà un formidabile strumento per sconfiggere la povertà (quella della sceneggiata sul balcone, ricordate?) e rilanciare la nostra economia in perenne stato di coma. Stessa cosa per Quota 100. Vedremo.

Nel frattempo non si può non notare lo stile clownesco e infantile col quale il decreto in questione è stato approvato e annunciato. Li avete visti, no, i tre moschettieri, in piedi, a favore di telecamere. Ognuno che stringeva tra le manine il suo bravo cartelloncino con su indicati i nomi dei provvedimenti, stile recita dei bambini delle elementari. Perché questo, ormai penso sia chiaro a tutti, è un governo che ha sempre tenuto in particolare conto l'effetto scenografico, gli slogan, strumenti tipici utilizzati dai grandi imbonitori per irretire i poveri di spirito - c'è da dire che anche Renzi su questo versante si diede a suo tempo parecchio da fare.

Ciò che si può dire con una certa sicurezza è che, checché ne dica Salvini, Quota 100 non è né un superamento della legge Fornero né, figurarsi, una sua abrogazione, quella che ha strombazzato per anni in campagna elettorale: si tratta semplicemente di una deroga a tempo. Per tre anni a partire da quello in corso, chi lo desidera, previa raggiungimento dei necessari requisiti, può lasciare il lavoro con le nuove regole, per tutti gli altri rimangono invece quelle della Fornero, legge che rimane ben stabile al suo posto senza essere minimamente scalfita. Diceva iera sera il felpato che la signora Fornero si farà un altro bel pianto, dopo l'approvazione della Quota 100, ma è più probabile che si farà invece una risata (amara, ahimè) al pensiero di quanti crederanno che la sua legge sarà superata mentre invece è ancora lì salda al suo posto. Ma si sa che all'elettorato leghista si può far credere ciò che si vuole.

Sarà interessante, tra l'altro, vedere quanti saranno disposti ad usufruirne, dal momento che questa possibilità di uscita anticipata costa una decurtazione dell'assegno mensile che può arrivare fino a un quarto dello stesso, cosa questa ben poco strombazzata nelle sceneggiate pubbliche. Così come del resto è passato rigorosamente sotto silenzio il fatto che le due misure, Quota 100 e Rdc, saranno costantemente monitorate e non è escluso che possano essere bloccate e/o rimodulate in caso di richieste superiori a quelle previste. Ovviamente, neppure una parola sull'accettazione da parte del governo di due clausole di salvaguardia che si attiverebbero in caso le cose si mettessero male, una delle quali è l'aumento dell'IVA a partire dal 2020, cioè ancora più tasse per tutti, nonostante Di Maio e Salvini abbiamo fino ad oggi giurato che il rialzo dell'IVA non si sarebbe mai fatto. E niente, speriamo di non farci troppo male.

giovedì 17 gennaio 2019

Di nuovo in campo

Niente, lui è fatto così, ogni tanto sente il bisogno di scendere in campo, quasi che glielo ordini il medico. Ed eccolo quindi di nuovo in campo alle prossime Europee di maggio, alla veneranda età di... boh, sicuramente più di ottanta. Ricorda un po' il mitico Stravecchio De Vecchionis del fumetto Alan Ford, avete presente? Il ricchissimo e sempre incazzoso anziano taccagno in sedia a rotelle con coperta di lana sulle ginocchia e bastone in mano. 

Potrebbe anche essere una patologia, la sua, la patologia dell'improcrastinabile e incontenibile bisogno di scendere in campo, l'equivalente politico della patologia dell'ipertrofia prostatica di certi anziani che li spinge ad alzarsi di notte per andare a urinare, così, giusto per fare il primo paragone che mi viene in mente.

E ogni volta ci deve salvare da qualcosa. Nel '94 doveva salvarci dai comunisti, alle ultime politiche dai pericolosissimi grillini, più pericolosi ancora dei comunisti del '94, oggi, oltre che per salvarci dai grillini/comunisti, la sua ennesima discesa in campo alle Europee origina, dice, dal "senso di responsabilità di andare in Europa dove manca il pensiero profondo del mondo". Capito? In Europa, regno incontrastato di freddi burocrati, oggi ciò che manca e di cui si sente la assoluta necessità è la componente filosofica che, nello specifico, si occupi del pensiero profondo del mondo. E quale migliore maître à penser dell'inventore del bunga bunga poteva colmare questa importante lacuna?

mercoledì 16 gennaio 2019

Il maestro delle giravolte

Nel 2015 diceva: "Io non sopporto la spettacolarizzazione. Chiederei agli inquirenti, agli avvocati, ai magistrati, di fare tutto nel massimo riserbo e nel massimo silenzio. [...] Poi non bisogna mai esibire un catturato. Se devi portare via uno, lo porti via di nascosto, la notte"; oggi accoglie un ergastolano a Ciampino, con tanto di tavolino ai bordi della pista, tv, microfoni, diretta fb e conferenza stampa. 

Nel 2016 solidarizzava con i consiglieri regionali leghisti della Regione Umbria che protestavano contro l'inceneritore che Renzi voleva costruire a Terni; lo slogan che i leghisti avevano ideato era: Ambiente e salute, non mandiamoli in fumo! Oggi l'inceneritore va bene e, dice il maestro delle giravolte felpate, "I rifiuti vanno smaltiti producendo anche utili, energia, ricchezza"

Fino al 2005 la Lega era graniticamente NO TAV, con Borghezio che sfilava per tutta la Val Susa a braccetto coi comitati che si battevano contro la realizzazione dell'opera (googlando si trovano ancora i manifesti in cui il simbolo della Lega era abbinato a quello dei NO TAV). Oggi, per Salvini, il TAV si deve fare senza se e senza ma. 

Per 25 anni la Lega ha insultato il sud (per sud intendeva tutto ciò che sta sotto l'Emilia Romagna) con una serie lunghissima di espressioni spregevoli che qualcuno, bontà sua, si è preso la briga di raccogliere e catalogare. Oggi Salvini fa i comizi al sud, la dicitura Padania è sparita dal simbolo, il nome Lega Nord ha perso il Nord, la secessione con cui ci hanno frantumato le appendici pendule per cinque lustri è in soffitta (rimane nello Statuto ma tanto non lo sa nessuno) e la nostra bella Italia è tornata a essere una e indivisibile, e i terroni, dopo che Salvini si è reso conto che il loro voto in fondo non fa poi così schifo, sono tornati a essere dei cari fratelli. 

Capitolo euro. Nel 2012 il ruspista diceva: "La Lombardia e il Nord l'euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa". Dal 2015, contrordine compagni: l'euro non va bene, è lui che ci ha rovinato, e cominciano da lì i No Euro Day della Lega, con Salvini intento a farsi fotografare con vistose magliette con su scritto Basta Euro! Arriva il 2018. Contrordine di nuovo: l'euro torna nei favori del tipo dalla Nutella facile. "Noi non vogliamo uscire da niente", strilla sui social. Tre giravolte in sei anni: notevole, direi.

Ora, capite bene anche voi che uno che cambia idea su tutto con la frequenza con cui Liz Taylor cambiava i mariti, qualcosa che non va ce l'ha sicuramente, forse anche a livello psicologico. Anzi, da un certo punto di vista è auspicabile che tale comportamento abbia a che fare con la patologia, perché altrimenti vorrebbe dire che il soggetto in questione è semplicemente un cretino. Cosa che francamente non mi sento di escludere. Una parola di compassione per tutti quelli che lo seguono e continuano a non rendersi conto di quanto, da anni, li sta prendendo per il culo, e l'auspicio che magari piano piano si sveglino e se ne accorgano.

Amos e la maestra

Il piccolo Amos, che a otto anni si innamora perdutamente della maestra trentenne, mi ha ricordato me quando alle medie mi innamorai della professoressa di italiano e storia quarantenne. Cioè, non so dire di preciso se si trattò di vero e proprio innamoramento, all'epoca probabilmente non ero in grado di capirlo, col senno di poi tendo più a propendere per la classica infatuazione adolescenziale che ogni studente, da che mondo è mondo, si prende per un suo insegnante.

E adesso che ci penso, chissà che fine ha fatto la professoressa di cui da ragazzetto mi invaghii? Mah...