giovedì 26 febbraio 2015

Lacrime di coccodrillo postume

Ottimo elenco delle tappe che hanno portato la piccola Tele Milano 58 dei primi anni '70 all'impero Mediaset di oggi. Un conflitto di interessi mostruoso consolidatosi, nel corso di tutti questi anni, anche grazie alla connivenza e alla complicità del centrosinistra, lo stesso centrosinistra che oggi strilla pateticamente contro il tentativo di Berlusconi di comprarsi la Rai.

Comunque barbari

Le immagini degli integralisti islamici che, a Mosul, sono entrati in un museo e hanno distrutto a colpi di martello pneumatico sculture e altre opere d'arte, mi hanno fatto venire in mente le devastazioni compiute dai tifosi olandesi a Roma, qualche giorno fa. Essere barbari non è una questione né geografica né religiosa.

mercoledì 25 febbraio 2015

Per tutti c'è una speranza

C'è speranza di guarigione per tutti, anche per Red Ronnie. Si tratta solo di trovare un professionista in gamba, ma veramente in gamba, che sappia trattare i cazzari da bar. Credo si possa fare. Lo so, si tratta di una speranza molto flebile, specie se il paziente in questione afferma che Gino Paoli è vittima di un complotto ordito dalle multinazionali e che è sempre lo stesso cazzaro che intravide una correlazione tra il terremoto in Emilia del 2010 e una profezia dei Maya, attirando su di sé camionate di sacrosante pernacchie. Ma perché disperare? La speranza è sempre l'ultima a morire.

Stephen Hawking

Anche la malattia si arrende alla sua grandezza.

martedì 24 febbraio 2015

Spot elettorali (certificati)

"Anche l'impulso del bonus può essere vanificato se considerato non come elemento aggiuntivo permanente del reddito, ma come elemento compensativo di un aumento di pressione fiscale."
Tradotto per le menti semplici: i famosi #80euro di #Renzi erano solo un dare da un parte e un togliere dall'altra, cioè niente più di uno spot elettorale, come del resto avevano capito fin da subito i più arguti.
Ah, l'ha detto oggi la Corte dei Conti (http://tinyurl.com/lsrrsmt), che, come è noto, non sta all'opposizione.

lunedì 23 febbraio 2015

Renzi, Gasparri e la selce

La questione dei tweet al veleno che si scambiano Renzi e Gasparri credo si possa analizzare da diversi punti di vista. In uno di questi si potrebbero paragonare i due contendenti a bambini delle elementari (grosso modo, a livello intellettivo siamo lì). Avete presente, no, i dispettini, i dispettucci, le battutine stupide, le frecciatine idiote, le prese in giro sciocche con cui appunto ci si trastullava da bambini? Oppure, prendendo a prestito l'immagine dal sempre grande Malvino, si potrebbero paragonare ai primi ominidi apparsi sulla terra, quelli che risolvevano i contenziosi sfondandosi vicendevolmente il cranio con schegge appuntite di selce. Certo, di paragoni su questa falsa riga se ne potrebbero fare a bizzeffe, lavorando un po' di fantasia, ma credo che l'idea sia stata resa chiaramente.
Il problema vero, ironia a parte, è che i due tizi in questione sono uno il presidente del consiglio, l'altro un senatore. Certo, entrambe le posizioni occupate dai due signori sono a tutt'oggi inspiegabili, ma questo è. Io direi di lasciarli tranquillamente giocare, tanto, a questo punto...

(...)

Vittorio Emanuele di Savoia è stato risarcito con 40.000 euro per sei giorni di ingiusta detenzione. La vicenda risale al 2006, quando il figlio dell'ultimo re d'Italia si fece sei giorni nel carcere di Potenza con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e di sfruttamento della prostituzione. Dopo quattro anni fu assolto da tutte le accuse con tante scuse.
Certo, il risarcimento gli spetta, come del resto spetta a ogni vittima di errori giudiziari, ma io non glieli darei, e sapete perché? Perché quello lì mi sta sulle balle. Avete presente il tipo? Prendete una sua foto e guardatelo bene. Fatto? Vero che sta istintivamente sulle balle anche a voi?

domenica 22 febbraio 2015

Mafia e marketing

Sinceramente, non vedo altro fine se non il tirare ancora un po' di acqua al suo mulino propagandistico e d'immagine, nell'invito alla conversione rivolto l'altro ieri da Bergoglio ai mafiosi. Sono appelli che, ciclicamente, tutti i papi fanno - lo fece anche Wojtyla in occasione di una sua visita in Sicilia, se ricordate.
Niente di nuovo, tutti sanno che sono appelli destinati a cadere miseramente nel vuoto (il parossismo dell'ilarità fu, qualche tempo fa, la pronuncia di scomunica dei mafiosi sempre ad opera di Bergoglio), e il primo a saperlo è lo stesso pontefice, naturalmente, che sarà pure il simpatico bonaccione della porta accanto, ma certo non è scemo - avete mai sentito una parola sul rapporto IOR/riciclaggio di soldi della mafia?
Per carità, va tutto bene, ovviamente, Bergoglio è stato messo lì come esperto di marketing e pubbliche relazioni appunto per tentare di risollevare la chiesa cattolica dal mare di guano in cui stava affondando, e il suo lavoro lo sta tutto sommato facendo bene. Sono annunci, proclami in pompa magna ad effetto, come le finte aperture sui gay, sulle coppie di fatto, sui sacramenti ai divorziati, tutti contenitori belli vistosi, colorati, all'interno dei quali non c'è niente. Ma va bene così: la pubblicità è in fondo sempre stata l'anima del commercio.

sabato 21 febbraio 2015

Chi sconfiggerà definitivamente l'Isis



Chissà se andrà da solo o se si prenderà dietro qualcuno dei famosi fucilieri della Val Brembana di cui parlava Bossi anni fa?
No, dico, guardatelo bene, questo qui: chi sono al suo confronto Rambo e Schwarzenegger?

Quarto grado e abiezione

Una delle rarissime volte in cui accendo un attimo la tv, m'imbatto per caso in una trasmissione che si chiama Quarto grado. Argomento: l'omicidio della povera Yara Gambirasio. Ci sono luminari in studio e in collegamento esterno: avvocati, esperti di informatica forense, periti, ognuno dietro la sua scrivania coll'immancabile libreria alle spalle che fa tanto scenografia. Ascolto per qualche minuto. Si parla dei filamenti di cui sono composti i sedili del furgone del presunto omicida, poi del suo computer e della sua cronologia delle ricerche svolte su Google. Poi, l'apoteosi dello schifo morboso: vengono mostrate le mutandine che indossava la povera ragazzina quando è stata assassinata. La telecamera indugia su di esse: esterno, interno, composizione del tessuto. Penso al tipo di pubblico che si ciba di questi programmi. Penso a come si possano sentire i genitori di quella ragazzina nel vedere ciò che resta di lei dato in pasto a un pubblico di morbosi e cinici decerebrati.
Spengo, sempre più convinto di avere fatto bene a chiudere con la tv, anni fa.