domenica 15 dicembre 2019

Non contatevi, Sardine, non serve a nulla

Care Sardine, guardate che se vi avviate partendo dalle prove di forza non andate lontano. Sì, va bene, fate una botta di conti se volete, ma non montatevi la testa coi numeri di quelli che scendono in piazza perché non andate lontano. Anche Salvini ha riempito piazza San Giovanni, e anche quei buzzurri del Popolo della famiglia qualche anno fa. Anche Mussolini riempiva le piazze ma quello che diceva in quelle adunate lo sappiamo. La piazza va bene, è un momento di incontro, di festa, ci si rincuora a vicenda, ma non fatevi illusioni su quei numeri lì perché il numero silenzioso di quelli che vanno nelle urne è infinitamente maggiore di quelli che occupassero anche tutte le piazze d'Italia. E poi, quando arrivano i riscontri reali, sono dolori.

La Bibbia non parla di Dio

Uno dei miei peggiori difetti, come i miei lettori di più vecchia data sanno, è quello di essere al tempo stesso curioso e dubbioso e di non accontentarmi mai della prima spiegazione che mi viene data. Io lo considero un difetto, ma magari è un pregio, non lo so, so solo che questa cosa a volte mi crea qualche problema nei rapporti con le altre persone. Mettere sempre tutto in discussione, o quanto meno accettarlo in prima battuta col beneficio del dubbio e, in seconda battuta, con la riserva di verificare dal punto di vista epistemologico la consistenza di quel tutto, è infatti un atteggiamento che tende a isolare, specie in una società dove ormai si accetta ogni cosa acriticamente senza porsi tante domande (dove non a caso regnano i Salvini, i Renzi, i Berlusconi e compagnia bella, solo per restare alla politica).

Quando poi questo atteggiamento filo-socratico, diciamo così, viene applicato non solo alla politica ma anche alla religione, apriti cielo! E i motivi sono semplici da intuire. Politica e religione sono infatti i maggiori ambiti in cui si esprime l'identità di ciascuno e metterli in discussione non disturba a causa della messa in discussione dei rispettivi "pregiudizi" (qui il sostantivo è da intendersi nella sua accezione latu sensu, non in quella negativa a cui siamo abituati), ma disturba perché collegati a quei pregiudizi c'è l'identità, che è tutta un'altra faccenda. Ma della cosa, tutto sommato, m'importa relativamente, dal momento che non ho mai scritto su questo blog, che gestisco dal 2006, per avere "consenso" (ho infatti poche decine di lettori) ma esclusivamente per mettere nero su bianco ciò che mi inquieta e perché ho sempre considerato terapeutico scrivere. Non so se capiti anche ad altri, ma a me succede che la rielaborazione scritta di un fatto che m'inquieta, m'incuriosisce, mi stupisce, mi fa incazzare, oppure gioire, o commuovere, me ne modifichi la percezione, quasi la sostanza, e la cosa mi piace. 

Perché questo palloso preambolo? Da qualche tempo seguo, ogni tanto, spezzoni di conferenze di Mauro Biglino e la prossima settimana farò un salto in biblioteca per leggere qualcuno dei suoi libri. Biglino è un saggista e scrittore che per vent'anni ha fatto di mestiere il traduttore della Bibbia dai cosiddetti codici masoretici (sarebbero le matrici ebraiche dei testi) all'italiano per le edizioni San Paolo, la casa editrice di Famiglia Cristiana, per capirci. Sono in circolazione in Italia diciassette edizioni della Bibbia tradotte da lui per la San Paolo, ovviamente approvate dalla CEI. Diciamo che è uno che ha quindi una certa competenza in materia. Bene, facendo questo mestiere si è accorto che c'è una differenza enorme tra la traduzione letterale di quei testi e la loro interpretazione. L'interpretazione è ciò che si trova nelle Bibbie "ufficiali" che abbiamo nelle nostre case, la traduzione letterale è quella che si trova nei testi degli studiosi della Bibbia e che non vengono messi a disposizione del pubblico.

Il motivo è semplice: traduzione letterale e interpretazione di quesi testi raccontano due storie diverse. Non un po' diverse: totalmente diverse. Quella che lui offre è la traduzione letterale, niente di più e niente di meno, ed è un discorso, come si premura di ribadire nei suoi interventi, che non ha nulla a che vedere con la fede o con l'esistenza di Dio, ma unicamente con la traduzione letterale e non interpretativa di quei testi. Lui la mette sul piatto; chi la trova degna di attenzione la può approfondire, chi la ritiene un mucchio di sciocchezze la può tranquillamente buttare nella spazzatura, amici come prima.

A me Biglino in sé non dice granché, ma, tornando a ciò di cui scrivevo sopra, trovo interessanti e degni di credito i suoi assunti perché dal punto di vista delle argomentazioni addotte a supporto non mi pare ci sia nulla da eccepire. Insomma, per dirla alla Socrate, stanno benissimo in piedi da sole. Ognuno, poi (mi riferisco naturalmente a chi è interessato a queste tematiche), si regoli come crede.

Il TAV come simbolo di un paese destinato a morire

Tempo fa un commentatore del mio blog mi chiedeva cosa ne pensassi del TAV e io gli ribadii ciò che ho sempre pensato fin da quando cominciai a interessarmi della faccenda, cioè, sostanzialmente, che si tratta di un'opera inutile, dannosa, e di cui non ci possiamo permettere i costi. Qualche giorno fa Marco Travaglio ha presentato in una conferenza un suo libro in cui, dati alla mano, spiega i motivi che lo hanno spinto a scrivere quel libro. Tra le righe e le parole è facile capire, TAV a parte, perché questo paese è sostanzialmente ormai finito. E non è pessimismo, è realismo.

sabato 14 dicembre 2019

Val d'Aosta, il cerchio (della mafia) si chiude

Tra le notizie arrivate e rapidamente sparite, c'è l'accusa al presidente della regione Val d'Aosta di collusioni con la 'ndrangheta e voto di scambio. 

Ora, avete presente la Val d'Aosta? È quella piccola porzione dell'Italia nord-occidentale caratterizzata da verdi vallate con mucche al pascolo, paesaggi bellissimi e tradizioni montanare antichissime, e con alcune tra le vette più alte e più belle d'Europa. Ecco, se le indagini confermeranno le accuse, vorrà dire che anche questo piccolo angolo di paradiso, che io sempre pensato essere immune dal cancro della mafia, ne sarà invece stato infettato. 

Quella mafia da noi inventata, esportata nel mondo, e che è anche una delle prime "aziende" del paese per fatturato, risalendo ogni regione dello stivale avrà conquistato anche la piccola Val d'Aosta, e il cerchio si sarà chiuso. Ma nessuno ne parla, e c'è stato pure qualcuno che per quattordici mesi ci ha fatto credere che il problema più grosso che abbiamo in Italia sono i poveracci che arrivano coi barconi sulle nostre coste.

Primavera?

E poi, dopo che ieri è nevicato e il vento per poco non si portava via il tetto, arriva una giornata come quella di oggi: sole, temperatura gradevolissima (sono appena rientrato da una passeggiata in collina in maniche corte) e voglia di tirare fuori la bicicletta. E tutto questo a pochi giorni dal Natale. Una volta il meteo dava delle certezze, oggi nemmeno lui ne dà più.
Bah!

Bojo e la Brexit

La tornata elettorale appena conclusasi in Inghilterra non era naturalmente la classica competizione tra laburisti e conservatori, o almeno non era solo quello, ma era in pratica un secondo referendum sulla Brexit, e la schiacciante vittoria di un figuro come Boris Johnson, l'alter ego europeo e cialtronesco di Trump, dice chiaramente che gli abitanti della perfida Albione sono stanchi di melina e vogliono uscire una volta per tutte da quella Europa a loro sempre stata abbastanza stretta. A questo punto mi pare ci siano ben pochi ostacoli alla realizzazione del loro desiderio.

Che fosse una competizione pro o contro l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa è dimostrato anche dal fatto che molti dei collegi in cui i laburisti hanno perso sonoramente e in maniera decisamente inaspettata, come ad esempio Blyth Valley, Workington e altri delle West Midlands, in cui dominavano da almeno un secolo, sono composti da popolazione generalmente anziana e di classe medio-bassa - difficile infatti pensare che i giovani cosmopoliti di oggi, che considerano l'Europa una patria unica senza confini, vedano favorevolmente l'uscita dall'Unione Europea. Sia come sia, questo il popolo vuole. Diceva Churchill che la democrazia è il peggior sistema di governo esistente ma finora non se n'è trovato uno migliore, e forse è vero, basta guardare in casa nostra per rendersene conto.

Naturalmente, in caso l'Inghilterra esca davvero dall'Europa senza accordi, come tutto lascia pensare che succederà, saranno non poche le grane a cui andrà incontro, grane che si paleseranno in tutta la loro consistenza e pesantezza una volta che la sbornia e i festeggiamenti saranno evaporati. L'Inghilterra dovrà ad esempio rivedere e ridiscutere gli accordi commerciali non solo con l'Europa (è facile immaginare che, per ripicca, quest'ultima ben difficilmente si mostrerà benevola) ma con ogni paese del mondo, e sarà interessante vedere ad esempio come si interfaccerà con gli USA di Trump o la Cina di Xi Ping senza il supporto dell'"ombrello" europeo. Ma Bojo, un tizio abituato a governare per slogan che ha sempre rifuggito la complessità, avrà sicuramente già messo in preventivo tutto ciò, così come avrà messo in conto la probabile perdita, oltre che dell'Europa, anche della sempre tumultuosa Scozia, dove gli indipendentisti, da sempre supportati dai conservatori dello stesso Johnson, hanno largamente aumentato la loro forza e sarà molto difficile, adesso, opporsi alle loro velleità autonomiste. Ma Bojo avrà certamente messo in conto anche questo. Forse.

mercoledì 11 dicembre 2019

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(da Ricordati che eri straniero, Barbara Spinelli)

Una metallara alla Consulta

Ho esagerato, via, ma secondo quanto scrive l'Ansa, Marta Cartabia, la prima donna nominata al vertice della Corte Costituzionale, tra i suoi interessi annovera anche quello per la musica rock, compresi i Metallica, che a me non piacciono, se si esclude Nothing else matters, perché troppo... "cattivi" (preferisco di gran lunga gli Iron Maiden, per dire).

Poi, vabbe', Metallica a parte, la signora in questione vanta un curriculum che lèvati: tanto di cappello. Salvini, al suo confronto, è come il mago Otelma paragonato a Carlo Rubbia, per dire. Spiace solo che la notizia sia riportata a caratteri cubitali; penso che saremo un paese un po' più civile quando sarà normale che le donne ricoprano cariche così importanti.