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sabato 21 novembre 2009

"Sono stronzi..."


Quando vuole, il presidente della Camera sa essere terribilmente chiaro...

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Renato Farina, sondaggi, blogger e contorno di balle

Farina sarebbe Renato Farina (foto), un paffuto signore che se non fosse stato radiato dall'albo dei giornalisti nel 2007 a quest'ora scriverebbe su qualche quotidiano. Per la verità su qualche quotidiano scrive - attualmente sul Giornale di Feltri -, ma in qualità di "opinionista", ci dice Wikipedia. Ieri mattina il prestigioso quotidiano, principale house organ del Pdl, ci ha deliziato, tra i tanti, con un pregevole articolo a firma appunto Renato Farina. Un articolo che sotto certi aspetti la dice lunga su parecchie cose (il link all'articolo lo metto alla fine).

Cominciamo dal titolo: Sondaggi choc: su internet l’assassino diventa un eroe. Mamma mia, cosa avrà mai spinto il buon Farina a titolare un articolo in questo modo? Comincio a leggere.

"Plauso unanime per la decisione brasiliana di restituirci Cesare Battisti per gli ergastoli che si è meritati da assassino. Parlamento in piedi plaudente (tranne i radicali). Commenti radiotelevisivi coerenti con la soddisfazione generale. Editoriali idem. Popolo e casta uniti nella lotta. Finalmente un momento di unità che non è un inciucio eccetera".

Ok, adesso è tutto più chiaro; Farina si felicita, assieme all'Italia tutta, della notizia che i giudici brasiliani hanno concesso l'estradizione del brigatista pluriomicida Battisti. A parte il fatto che non so fino a che punto questa soddisfazione sia giustificata, visto che l'ultima parola spetta al presidente Lula che al momento non sembra affatto essere sulla stessa stessa lunghezza d'onda dei giudici brasiliani, il nocciolo del Farina-pensiero arriva comunque subito dopo.

"Poi a pagina 45 del Corriere della Sera appaiono i risultati del sondaggio web di corriere.it. Domanda: «Primo sì del Brasile all'estradizione in Italia di Cesare Battisti. Siete d'accordo?» Risposta: No il 91,3 per cento. Rileggo, forse c'è uno sbaglio. No, tutto giusto".

Tutto giusto. Farina è sicuro. Siccome però a me questa cosa puzza, decido di dare un'occhiata alla versione online del Corriere per verificare. Ed ecco cosa trovo:


Eccolo qua. Cosa leggete voi? Se l'approssimarsi dei 40 anni non mi gioca un brutto scherzo, io leggo (link qui) che il 92,1% degli interpellati (al momento in cui scrivo) è contento che il Brasile abbia concesso l'estradizione. A voi non sembra? Allora i casi sono due: (a) Farina ha preso involontariamente un grosso granchio; (b) ha ribaltato volutamente, per fini strumentali, l'esito del sondaggio pensando che tanto nessuno sarebbe andato a controllare. Siccome io non sono malizioso, non propendo per la seconda ipotesi e mi limito a pensare che il giornalista l'opinionista abbia preso una sonora cantonata.

Il problema, però, è che su questa sonora cantonata ci ha imbastito tutto il suo articolo, a cominciare dal titolo. E quindi, andando avanti, troviamo chicche come questa:

No, tutto giusto. Corriere.it ci dice dunque che - sia pure senza annettere ai risultati valore scientifico eccetera eccetera - i lettori considerano Battisti un eroe perseguitato. Come si è arrivati a questo esito? È stato un colpo di mano di hacker filo terroristi? Oppure l'esito di un passaparola tra reduci della lotta armata?

Farina può evitare di spremersi ulteriormente le meningi, evidentemente già oberate di troppo lavoro. Non si tratta né di un colpo di mano di hacker (che semmai sarebbe cracker, ma non sottilizziamo), né di fantomatici passaparola tra reduci della lotta armata. Semplicemente bastava leggere. In fondo non si chiede molto. Ce la può fare anche Farina. Ma andiamo avanti perché il bello deve ancora arrivare.

Controllo altri sondaggi. Sono tutti girati a sinistra, estrema sinistra, sinistra piuttosto propensa al linciaggio del nemico fascista o berlusconiano e persino dalemiano.

Eccolo lì il punto dove voleva arrivare. In pratica ci vuole dire il Farina che tutta internet è pronta al linciaggio quando è ora di dare addosso a Berlusconi, mentre invece Battisti è considerato un martire. E per dimostrare questo controlla altri sondaggi, dice lui. Beh, ho controllato anch'io e non ho trovato nessun sondaggio, tantomeno "girati a sinistra, estrema sinistra, sinistra piuttosto propensa al linciaggio". A parte quello di Corriere.it, infatti, l'unica cosa che ho trovato è questo articolo del sito O Globo, dove si dice - pensate un po' - che l'83% dei brasiliani è favorevole all'estradizione. Ci si potrebbe a questo punto fermare qui. E invece andiamo ancora un po' avanti, perché ormai il Farina è lanciato e chi lo ferma più?

Resta la questione. Chi sono, quanta e quale parte dell'Italia esprimono coloro che si alimentano di informazioni al computer, e poi si esercitano su corriere, la stampa, repubblica tutti con il .it?

La domanda non è da poco, specialmente se si considera che di sondaggi sulla vicenda di Battisti non ne ho trovati su nessuno dei siti menzionati da Farina. E quindi potrei ribaltare la sua domanda così: quanta e quale parte dell'Italia esprimono coloro che si alimentano di informazioni comprando Il Giornale?

Poi, proseguendo, il prode opinionista si lancia in una lunga e profonda disquisizione sulla questione del crocefisso (che vi risparmio), introduzione necessaria prima di arrivare al vero nocciolo della questione: i blogger.

Diciamo che in Italia c'è una sopravvalutazione della forza e della rappresentatività come campione del famoso popolo dei blog. Sanno usare benissimo il mouse, i motori di ricerca, ma molto meno il cervello e il buon senso.

Eh già, noi poveri blogger, un po' sfigati, che passiamo le nostre giornate in rete per poter attingere a quel poco di informazione libera che ancora è rimasta. Noi poveri tapini, che avremo magari poco cervello e poco buon senso e nonostante questo siamo in grado di leggere e capire le percentuali di un sondaggio online, cosa che evidentemente a molti opinionisti pieni di cervello e buon senso a volte non riesce. Ma attenzione, perché adesso arrivano gli inviti e i consigli di Farina. Tenetevi forte.

Un invito allora. Anzi due. Primo. Quelli che non sono di sinistra comincino a organizzarsi per non lasciare gli spazi cibernetici aperti come una prateria a questi barbari che votano pro Battisti libero.

Come abbiamo visto, "questi barbari che votano pro Battisti libero" esistono solo nella testa di Farina, visto che la stragrande maggioranza si è espressa a favore dell'estradizione in Italia dove lo aspetta l'ergastolo. Ah, e poi, volendo, si può far presente all'opinionista che "quelli che non sono di sinistra" ci hanno già provato a organizzarsi e a prendersi qualche spazio cibernetico, e i risultati sono questi. Non è meglio lasciar perdere?

I ragazzini (anche quelli coi capelli bianchi) passano un sacco di tempo a girovagare tra notizie e opinioni sul web, sarà il caso di non lasciarli lì in preda a questi predatori.

Eh, certo, molto meglio andare in edicola a comprare Il Giornale. Chiudo con la perla finale.

Non si sopravvaluti internet come luogo in cui si addensa l'infallibile consenso o dissenso del popolo. Guai a generalizzare, ma le avanguardie sono tagliatori di teste e di gole. Peccato che i quotidiani e i partiti di sinistra, e qualche volta anche la sponda finiana del centro destra, credano più a questi maniaci della forca e dell'ingiuria che ai voti e al sentimento delle brave persone che non si divertono però a schiacciare i bottoni. Internet è una buona cosa, certo, lo dice anche il Papa, ma oggi è invaso dall'orda barbarica della peggior sinistra. Saperlo giova.

Internet non è una buona cosa perché lo dice il Papa - se fosse quello il motivo saremmo a posto - ma perché con pochi clic del mouse si riesce a sbugiardare la montagna di balle che quotidianamente la stragrande maggioranza dei giornali (Giornale compreso) ci rovescia addosso. Farina non ci crederà, ma anche questo giova.

(p.s: ah, dimenticavo, il capolavoro è qui)

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venerdì 20 novembre 2009

Henry mani di velluto



Beh, forse velluto è esagerato, visto che ha controllato la palla due volte con la mano prima di infilarla in rete. Mettiamola così: se ipoteticamente, come è già successo nel 2006, dovessimo disputare la finale dei prossimi mondiali con la Francia, in caso qualcuno dei nostri segnasse nello stesso modo i nostri cugini non potrebbero lamentarsi. :-)

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Da Emanuela Orlandi a Simonetta Cesaroni, storie che ritornano

E così il caso di Emanuela Orlandi è tornato a occupare un posto di rilievo nelle cronache nere nostrane. Non è che fino adesso ci sia granché di nuovo, intendiamoci, almeno ufficialmente. Sono gli stessi investigatori che ci vanno molto cauti, ammettendo però che le probabilità di essere ormai arrivati all'identificazione di colui che per ultimo parlò con la ragazza sono piuttosto buone. Come però scriveva il Corriere appena stamattina, la vicenda Orlandi non si esaurisce col rapimento della ragazza; anzi, questo è solo il primo anello (o l'ultimo) di una catena che passa attraverso la figura del cardinale Marcinkus, lo IOR, la banda della magliana, la vicenda del Banco Ambrosiano, il banchiere Calvi. Tutti elementi e situazioni che, scrive sempre il Corriere, a vario titolo si possono ricondurre al rapimento della ragazza avvenuto 26 anni fa.

Nel frattempo, appena pochi giorni fa, un altro caso è tornato a fare capolino sulle prime pagine, quello di Simonetta Cesaroni, la ragazza romana uccisa nel 1990 nell'ormai famoso stabile di via Poma. A distanza di quasi vent'anni dal quel delitto, le ultime indagini tecniche hanno dato esiti che avvalorerebbero la tesi che vedrebbe responsabile l'ex fidanzato dell'epoca. Insomma, due casi di cronaca nera vecchi di una ventina d'anni si riaprono. Gli appassionati del genere avranno nel prossimo futuro di che appassionarsi. Una cosa riguardo alla vicenda Orlandi non sapevo: "Renatino", cioè Enrico De Pedis, uno dei boss della banda della magliana, l'hanno sepolto nella cripta della basilica di Sant'Apollinare a Roma, nelle vicinze della quale c'era la scuola di musica che frequentava la ragazza sequestrata.

Dan Brown non avrebbe saputo fare di meglio.

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La proprietà intellettuale secondo Confalonieri

A questo punto l'impressione è che non ci si trovi di fronte a una guerra Mediaset contro Sky, ma semmai Mediaset contro il resto del mondo. Dove per "resto del mondo" si potrebbe ad esempio intendere internet e collegate varie (YouTube, Google, solo per citare due esempi a caso).

Ieri, infatti, commentando il nuovo rapporto del Censis su informazione, internet e media, Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ha lanciato l'ultimatum al governo (tra l'altro siamo nel periodo giusto per gli ultimatum): o si fa qualcosa contro i cattivoni del web che usufruiscono a sbafo dei contenuti oppure è la rovina. Ecco le parole come le riporta Repubblica:

"internet si avvale di una parola magica che è free. Se i vari Youtube o Google non riconoscono il valore delle proprietà intellettuali, non si può investire. Noi investiamo la metà di quello che ricaviamo in prodotti e contenuti. Se altri approfittano di questi contenuti che vengono mandati in rete da privati, soprattutto giovani, non ci sarà futuro per chi di fa questo mestiere".

Chissà se Confalonieri è al corrente che il termine free in inglese ha la duplice valenza di gratuito e libero. Comunque, il pensiero di Confalonieri dimostra come chi ha ormai una certa età, e una certa mentalità, ha ben poche speranze ormai di riuscire a entrare un po' nei meccanismi che muovono il mondo di internet.

Secondo Confalonieri, infatti, tutto deve essere monetizzato, deve avere una contropartita in soldi. Senza un ritorno sicuro e garantito non si può investire in contenuti. L'esatto contrario di quello che è la filosofia della condivisione libera in rete. Mediaset, forse qualcuno di voi ricorderà, ha citato Google l'anno scorso per 500 milioni di € per i presunti danni causati dagli utenti cattivi che mettono su YouTube abusivamente spezzoni di trasmissioni Mediaset. L'azienda del biscione ha calcolato che le tre reti televisive del gruppo hanno perduto ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori. Come è arrivata a questo calcolo, ovviamente non è dato saperlo. Ci fidiamo.

Ora, intendiamoci, nessuno mette in dubbio che caricare e condividere contenuti protetti da copyright sia un'azione illegale, ma il punto è un altro. Confalonieri, assieme a tutti i matusa come lui, è rimasto ancorato a un concetto di distribuzione e fruizione di contenuti che è da tempo sulla strada del tramonto. E gli esempi non mancano. Guardate cosa accade con la musica. I Marillon, ad esempio (a proposito di matusa), hanno messo l'anno scorso il loro ultimo album liberamente in circolazione nei circuiti p2p. Al primo ascolto dei brani così scaricati, una finestra popup invitava i fan a fornire l'indirizzo e-mail tramite cui ricevere proposte di acquisto di biglietti per i concerti e gadget vari.

I Radiohead, già un paio di anni fa (due anni nel campo dell'IT sono l'equivalente di un'era geologica), hanno messo online sul loro sito l'album In Rainbow, liberamente scaricabile, il prezzo lo facevano gli utenti (era possibile scaricarlo anche gratis). E i risultati sono qui. E Confalonieri è ancora qua che piange perché il ragazzino prende uno spezzone di Striscia e lo mette su YouTube?

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giovedì 19 novembre 2009

Abitudini

ROMA - "Ci sarebbero i suicidi anche se i detenuti fossero in hotel a cinque stelle". Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa in merito alle notizie dei recenti suicidi in carcere. Intervistato a 'SkyTg24', La Russa contesta "l'equazione tra condizione di vita non buone e suicidi". "Non e' che se gli mettiamo il frigobar, otto ore di aria e la musica soffusa non ci sara' neanche un suicidio...", ha concluso. (RCD) (fonte)

Si dice che ogni popolo ha i governanti che si merita. Prima o poi ci abitueremo anche a questi.

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Sky Tg24 è comunista?

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4 anni e 1/2 per lo zainetto

La notizia non è interessante solo perché documenta l'ennesimo caso di mala-giustizia, ma per un parallelo abbastanza particolare. Molto brevemente, un signore di Bari, arrestato nell'estate del 2008 qui a Rimini per furto e rinchiuso nel carcere del capoluogo pugliese, si è ucciso nonostante il provvedimento di scarcerazione fosse giunto già 24 ore prima senza che nessuno glielo notificasse.

Scrive il Corriere che il signore in questione si era beccato una condanna a 4 anni e mezzo per il furto di uno zainetto, con l'aggravante della recidiva. 4 anni e mezzo è la stessa condanna che ha avuto Mills in appello per aver, secondo la procura di Milano, ricevuto i 600.000 $ per testimoniare il falso e assicurare l'impunità a Berlusconi.

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Mediaset contro la chiavetta Sky

Ricordate la chiavetta Sky? quella che una volta infilata nell'apposito decoder HD consentirà (salvo sorprese) di vedere pure i canali in chiaro del digitale terrestre? La guerra da tempo in corso tra la società di Murdoch e quella di Berlusconi si è arricchita di un nuovo capitolo. Mediaset ha infatti presentato ricorso all'antitrust contro la "maledetta" chiavetta di Sky.

Tra le giustificazioni all'iniziativa si legge:

«la normale risposta a un'iniziativa anti-concorrenziale». A sintetizzare così la posizione dell'azienda è stato il vicepresidente, Pier Silvio Berlusconi, a Montecarlo per lanciare i nuovi pacchetti di cinema e l'offerta di film on demand di Premium. «Riteniamo l'esposto all'Antitrust giusto, addirittura doveroso - ha spiegato Pier Silvio Berlusconi - per tutelare gli interessi di Mediaset, ma anche dei consumatori finali, visto che con la chiavetta Sky offrirà solo un'offerta parziale del digitale terrestre».

Mediaset prosegue:

«La digital key - ha aggiunto il consigliere di amministrazione Mediaset Gina Nieri - è un'ulteriore verticalizzazione della loro piattaforma: è il tentativo di mantenere nel mondo satellitare con lo stesso telecomando anche coloro che vogliono vedere il digitale terrestre. Dunque non è un elemento di libertà, ma di mantenimento dei clienti dentro la propria piattaforma, per di più senza permettere loro di avere l'interattività nè l'offerta a pagamento del digitale terrestre».

L'attenzione e la preoccupazione da parte di Mediaset verso la libertà dei clienti è ammirevole, commovente quasi. Sarebbe stato bello che tale preoccupazione ci fosse stata quando Mediaset ha obbligato gli utenti della sua pay-per-view ad acquistare pacchetti aggiuntivi per poter continuare a vedere le singole partite.

Pay per view letteralmente significa “pagare per vedere”: questo era l’intento iniziale della carta prepagata Mediaset Premium e una delle ragioni del suo successo. Nessun abbonamento, nessuna rateizzazione, ma una carta da ricaricare periodicamente presso i negozi specializzati o le ricevitorie del lotto o anche tramite call center per poter di, volta in volta, pagare per fruire dell’evento televisivo desiderato. Così chi si serviva di Mediaset Premium solo sporadicamente, non era costretto a pagare una rata mensile per un servizio che di fatto restava inutilizzato, ma vedeva scalare il credito alla sua scheda prepagata solo all’atto dell’acquisto della trasmissione scelta.
Ora le cose sono cambiate: la tesserina prepagata, innanzitutto, ha mantenuto la caratteristica di essere a tempo (scade dopo un periodo prefissato) ma negli anni ha visto impennarsi i suoi costi. Oggi si acquista a un prezzo iniziale di 39 euro grazie ai quali si fruisce di un mese di visione di tutto il mondo Mediaset Premium. “Solo un assaggio” come ci dicono dall’ufficio stampa di Mediaset. Allo scadere del trentesimo giorno, infatti, l’incanto scompare. La novità è che non basta più ricaricarla per poter acquistare una partita di calcio specifica, ad esempio, al prezzo di 8 euro o il film tanto atteso a 6 euro. È necessario acquistare un Pass Gallery dalla durata variabile: senza la sottoscrizione di questa speciale offerta, la prepagata è inutilizzabile.
Solo per fare un esempio: per poter vedere un match di calcio, è necessario caricare sulla prepagata un Pass Gallery della durata di 4 mesi (l’unico in commercio in questo momento a 49 euro, mentre i Pass della durata di 3 o 6 mesi sono stati ritirati); a cui poi va aggiunto il costo della partita (8 euro, per l’appunto).
[...]
Facendo un po’ di conti, salta subito all’occhio che il sistema pay per view si è trasformato e di certo non in favore del cliente che non segue tutto il campionato.
Non per nulla Mediaset Premium incoraggia l’acquisto della Easy Pay, la formula abbonamento annuale vera e propria, pubblicizzata a prezzi vantaggiosi e, a ben guardare, più convenienti rispetto alla prepagata. Se il prezzo di partenza della carta è lo stesso, 39 euro, fino al 31 agosto si poteva acquistare il pacchetto completo, Gallery più Calcio, con una quota bimestrale di 38 euro (da settembre si è tornati a 48 euro al mese).
Sia che si acquisti una formula prepagata, sia che ci si affidi alla Easy Pay, gli utenti denunciano su blog, forum e via mail, la scomparsa della formula pay per view che dava la possibilità di utilizzare la scheda ricaricandola come si fa con i telefoni, scegliendo il momento migliore per comprare la visione di un film o di una partita, esattamente come si fa quando si decide di godere di una prima visione al cinema o allo stadio, senza l’obbligo di sottoscrivere un abbonamento.
Ma, si sa, tutte le cose belle finiscono. Specie quando non c’è concorrenza. (fonte)

La soddisfazione degli utenti di Mediaset Premium, all'epoca, è stata talmente tanta che ha riempito blog e forum in tutta internet. Alcune manifestazioni di gioia le trovate qui, per tutte le altre potete spulciare un po' Google.

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Manca solo la ruota su cui uscirà il numero...





(fonti: Libero, Messaggero)

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