domenica 26 marzo 2017

(...)



Avevo comprato questo libro qualche tempo fa, poi l'avevo "parcheggiato" nella mia libreria. Stamattina mi è capitato sott'occhio mentre ero in cerca di qualcosa con cui riempire la domenica, e l'ho cominciato. Poco fa l'ho terminato. Molto brevemente, si tratta di un libro di divulgazione storica che descrive lo svolgersi della vita di tutti i giorni nella Roma antica, e precisamente nelle tre età fondamentali in cui gli storici hanno suddiviso la sua lunghissima storia: l'età règia, l'età repubblicana e l'età imperiale. Si tratta di un libro agevole, scorrevole, semplice. L'ho praticamente divorato. Uno dei libri più belli e istruttivi che abbia letto quest'anno.

sabato 25 marzo 2017

L'attentatore amava il bodybuilding



Magari tra il commettere un atto di terrorismo ed essere fanatico religioso con la passione per il bodybuilding non c'è alcun legame, probabilmente è così. Però, da un certo punto di vista, mi pare sia possibile intravedere una seppur embrionale forma di correlazione tra i due elementi. Il fanatismo religioso e l'ossessione per la cultura fisica, infatti, viene generalmente naturale - o almeno, a me viene naturale - associarli a una certa povertà culturale e intellettuale, sintetizzata in maniera adeguata dalle due note locuzioni "Tutto muscoli e niente cervello" e "Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli", e non è certo un mistero che, perlomeno da quando il terrorismo è prepotentemente - purtroppo - entrato nella nostra quotidianità, questa forma di povertà è facile terreno di attecchimento dell'ideologia del terrore.
Non si offendano eventuali appassionati di culturismo che passassero di qui, per carità, il mio è solo un ragionamento basato su supposizioni.

giovedì 23 marzo 2017

Non sapevano che avesse intenzione di fare un attentato

L'attentatore di Westminster, attentato rivendicato dall'Isis, era quindi un cittadino britannico, nato nel Kent e già noto alle forze dell'ordine per reati come aggressione, lesioni e simili. Pur essendo noto alle forze dell'ordine, "non era sotto indagine e non c'erano informazioni di intelligence riguardo a sue intenzioni di lanciare un attacco terroristico" (Repubblica, 23.3.2017). Ora, da perfetto profano per quanto riguarda le dinamiche di lavoro di questi summenzionati servizi di intelligence, trovo quanto meno improbabile che si possa stabilire una qualche correlazione tra un'intenzione e la sua decodificazione da parte di chicchessia. Semplificando, non è che se uno ha intenzione di compiere una strage lo va a spifferare in giro o sul web o lascia in giro delle tracce che consentano ad altri di scoprirle. Penso anzi che, nel caso, il potenziale attentatore si adoperi in ogni modo per cercare di evitare di suscitare sospetti sul suo conto. Quindi che senso ha affermare che non c'erano informazioni sulla sua volontà di compiere attentati? È naturale che non c'erano, dal momento che se ci fossero state magari l'attentato si sarebbe potuto sventare. Che poi, scusate, se anche sul tal tizio si avessero informazioni riguardanti una sua possibile intenzione di compiere un attentato, che si farebbe? Lo si incarcererebbe così, giusto per stare dalla parte del sicuro e fregandosene dei diritti sanciti da almeno una decina di convenzioni internazionali? Lo si pedinerebbe ventiquattr'ore al giorno per evitare che lo faccia? E, nel caso, come lo si rimedierebbe il personale per pedinare tutti quelli presenti nelle black list? Semplice: non si può fare. Perché sul tizio di cui sopra si possono avere tutte le informazioni di intelligence del mondo, ma se avesse intenzione di prendere una macchina e mettersi a falciare un po' di gente, non servirebbero a niente, dal momento che lo potrebbe fare in qualsiasi posto e in qualsiasi ora di qualsiasi giorno. La verità è semplice: questo tipo di terrorismo non c'è modo di contrastarlo, purtroppo. Amen.

La badante e le striscioline

Qualche sera fa, prima che venissi colpito dalla strega maledetta, ero da Brusarul, aspettavo che fossero pronte le pizze da portare via. Lì, davanti al bancone del bar, ci sono un paio di tavolini coi giornali sopra, è la zona dove si assiepano quelli che aspettano le pizze da portare via. Nella parete retrostante c'è uno spazio dove sono attaccati con lo scotch gli annunci di chi cerca o offre lavoro, oppure di chi mette in vendita cose che non gli servono più. Avete presente, no? Generalmente si tratta di normali fogli A4 scritti in orizzontale. Nella parte superiore viene inserito l'annuncio col tipo di prestazione lavorativa richiesta o offerta, mentre nella parte bassa vengono ricavate con le forbici tante striscioline verticali pronte per essere strappate e infilate in tasca, e su ognuna di esse viene stampato il numero di cellulare necessario per contattare l'estensore dell'annuncio. Vado un po' a memoria - magari la prossima volta che ci torno ci guardo meglio - ma mi pare di ricordare, tra gli annunci, quello di uno che vendeva un camper, quello di un altro che si offriva per piccoli lavoretti a domicilio (imbianchino, idraulico ecc.), quello di un altro ancora che vendeva una motocicletta, e poi c'era quello di una tipa che cercava lavoro come badante. Nell'annuncio del tipo che vendeva il camper - vado sempre a memoria - mi pare di ricordare che fosse stata strappata una sola strisciolina, tre in quello tramite cui si offrivano lavori a domicilio, nessuna strisciolina strappata in quello del tipo che voleva piazzare la motocicletta. Nell'annuncio messo su dall'aspirante badante, invece, erano stati strappate tutte le striscioline tranne una. Non le ho contate, ma così, a memoria, credo che siano state in tutto una ventina, di cui quindi diciannove strappate e una ancora attaccata - immagino che se fossi tornato la sera dopo a prendere altre pizze, non ci sarebbe stata più nemmeno quella.
Ora, non è che questa cosa significhi granché o che io abbia la pretesa di ergerla a incontrovertibile e inequivocabile prova della direzione in cui si sta incanalando la nostra società, ma magari può essere uno dei tantissimi riscontri di quanto ogni istituto di statistica ci sta documentando ormai da anni un giorno sì e l'altro pure.

mercoledì 22 marzo 2017

Menti semplici

Sicuramente noi menti semplici non saremo mai in grado di capire le reali, sottili e difficilmente intelligibili ragioni che hanno fatto da input alla sciocchezza di proibire, a chi si imbarchi da determinati paesi, di portare addosso qualunque aggeggio elettronico che sia un pelo più grande di un cellulare e di relegarlo nella stiva del velivolo. Saremo difficilmente in grado di farlo perché è palese che qualunque organizzazione terroristica è in grado di aggirare questa farsa di divieto con facilità, ad esempio facendo decollare un eventuale suo affiliato-kamikaze dall'aeroporto di un paese vicino in cui non viga il divieto; oppure inserendo comunque un ordigno esplosivo in un tablet o pc di quelli destinati alla stiva e comandato con un timer o con un innesco inserito beffardamente nel cellulare che è permesso portare a bordo - dal punto di vista degli effetti è palese che un ordigno che esploda su un aereo provochi gli stessi effetti sia che si trovi nella stiva o nel reparto passeggeri. E si potrebbe continuare - ognuno può trovare con facilità modi di aggirare questa scemenza pure senza essere in possesso di una intelligenza come quella di Gasparri. Quindi, come dicevo, è impossibile che il fine vero di tutta la commedia sia quello dichiarato, ci dev'essere qualcos'altro sotto, ma a noi, menti semplici, temo che la possibilità di capirlo sia irrimediabilmente preclusa.

(...)



(Dalla novella Il corpo, Stephen King.)

martedì 21 marzo 2017

Centri di intrattenimento

I nuovi lager in via di allestimento sulle coste libiche, che presto andranno ad affiancare quelli già esistenti, li hanno battezzati Centri di intrattenimento, nomignolo che riporta alla memoria le sale in cui si balla e si fa bisboccia di certi centri per anziani, in un patetico tentativo, peraltro storicamente neppure nuovo, di edulcorare la brutalità e l'orrore tramite l'utilizzo di un linguaggio più morbido e conciliante. Il tutto, naturalmente, in combutta col governo del tranquillo e affabile Gentiloni, che magari è pure uno di quelli che inveiva contro il muro di mattoni di Trump ma che nello stesso tempo finge di ignorare che i muri non si costruiscono solo coi mattoni, ma anche con certi accordi tra governi.