venerdì 28 aprile 2017

Su libraccio

Ho acquistato or ora altri tre libri su libraccio.it, anche stavolta pagandoli con Paypal (mi sono risparmiato le spese di spedizione: su libraccio.it le cancellano per acquisti superiori a 29 euro). Sono tre saggi, per una volta niente narrativa. Mi accorgo che col passare del tempo i miei interessi sono sempre più orientati verso la saggistica a scapito della narrativa. Certo, amo pure quella, ci mancherebbe, ma mi rendo conto che il bisogno di imparare e approfondire tende a prendere il sopravvento con l'avanzare dell'età. Il problema vero, come del resto ho già scritto, è che non ho il tempo materiale per leggere tutti i libri che vorrei, perché nella vita ho anche altre cose da fare. 
Sia come sia, il mio conto Paypal è quasi a secco, urge un bonifico che farò molto volentieri, del resto non ho mai lesinato sui libri.

giovedì 27 aprile 2017

L'innaturalità di Macron

Posto che il concetto di naturale, specie se riferito alle unioni affettive, non sta né in cielo né in terra - se c'è qualcosa che è proprio l'antitesi della naturalità è la composizione della famiglia, che per definizione è un prodotto culturale - mi chiedo quale sia il reale motivo che spinge Adinolfi a dire una stronzata ogni volta che apre bocca; discorso che vale, ovviamente, anche per l'uscita sull'unione che lega il candidato centrista all'Eliseo, Emmanuel Macron, a sua moglie, che ha ventiquattro anni più di lui. Riassumendo brutalmente il pensiero del barbuto giornalista, la suddetta unione sarebbe innaturale perché non consente di generare figli, essendo appunto la signora ormai troppo anziana. Il pallino di Adinolfi, insomma, come del resto di ogni cattolico integralista, sono i figli, la cui generazione è l'unico parametro che consente di rivestire un matrimonio col manto della completezza. Ed in sostanza è questo il motivo per cui - e lo dice chiaramente - Adinolfi giustifica maggiormente una unione tra una ventenne e un esponente della terza età piuttosto che il contrario.
Volendo affrontare questa scemenza da un punto di vista filosofico-religioso, ci sarebbe da far presente al tipo che se lo scopo unico di un matrimonio è quello di fare figli, siamo allora di fronte al materialismo più bieco, materialismo strombazzato proprio da quei cattolici che parlano sempre di spirito e di spiritualità, come ha scritto Umberto Galimberti in Cristianesimo, la religione dal cielo vuoto, un libro che a mio avviso andrebbe insegnato nelle scuole. A parte questo, l'unico discorso che sarebbe da fare è che la completezza, qualunque cosa si intenda con questo sostantivo, è un fattore esclusivamente soggettivo e indipendente dal fatto che si mettano al mondo figli oppure no. Non è un concetto difficile, ma semplicissimo, ovviamente per chi ha il cervello sgombro almeno un pochino da indottrinamenti e condizionamenti religiosi, e possibilmente privo di limiti intrinseci.
Non è certo il caso di Adinolfi.

martedì 25 aprile 2017

Alitalia

Non sottovaluterei, né archivierei frettolosamente come poco importante l'esito del referendum interno con cui la maggioranza, quasi il settanta per cento, dei lavoratori Alitalia ha rispedito al mittente il piano di salvataggio, l'ennesimo, messo a punto da sindacati e governo. Riassumendo brutalmente, se la maggioranza avesse deliberato l'accettazione del piano di risanamento, avrebbe accettato tagli salariali a parità di impegno lavorativo, tagli ai permessi, nuove assunzioni con contratti a livelli low cost e altro; in poche parole: più sacrifici e minori riconoscimenti economici a parità di prestazioni, che sono sostanzialmente l'anticamera di qualsiasi rapporto più in odor di sfruttamento che di giusto riconoscimento. Certo, è probabile che molti di quelli che si sono schierati per il no l'abbiano fatto forti della convinzione che la compagnia aerea non sarebbe comunque stata abbandonata al suo infausto destino, che qualcosa per essa (e naturalmente per chi ci lavora) sarebbe comunque stato fatto, convinzione che qualora si avverasse, ed è tutto da vedere, permetterebbe ai lavoratori di prendere i classici due piccioni con una fava, in questo caso salvataggio del posto di lavoro e segnale chiaro e inequivocabile di una rottura di coglioni senza appello verso un sistema generale ormai incanalato inesorabilmente verso l'istituzionalizzazione del precariato e il deprezzamento del valore del lavoro.
Io non credo, comunque. Sono più propenso a credere che i no siano stati no malgrado le catastrofiche conseguenze che probabilmente si trascineranno dietro e di cui i lavoratori erano perfettamente consapevoli. Ecco perché questo no sarebbe bene che chi di dovere non lo sottovalutasse.

domenica 23 aprile 2017

Musica oggi

Quando ero ragazzino, ascoltare musica era un'attività molto piacevole ma che richiedeva un certo impegno, se così si può dire. Intendo naturalmente l'ascoltare musica da appassionato, non da ascoltatore alla leggera di quelli che anche oggi accendono la radio sorbendosi disinvoltamente tutto ciò che viene da lì propinato. Ascoltare un trentatré giri in vinile, ad esempio - il discorso vale anche per le vecchie musicassette a nastro magnetico, il cui ciclo vitale si è esaurito grosso modo in concomitanza con quello del vinile - richiedeva tutta una serie di operazioni preliminari che, spiegate a un adolescente di oggi, possono provocare ilarità mista a incredulità. La prima operazione da compiere era l'accensione del giradischi, a cui seguiva l'accensione dell'amplificatore. Gli impianti stereofonici più avanzati avevano pure un equalizzatore a parte, non integrato nell'amplificatore, tramite il quale era possibile modulare le varie definizioni del suono secondo i gusti dell'ascoltatore. Con religiosa attenzione si estraeva quindi il disco in vinile dalla relativa custodia di cartone, facendo attenzione a che le dita afferrassero il supporto solo dalla parte circolare esterna senza che entrassero in contatto con la superficie incisa dai solchi. Si appoggiava quindi il disco sul piatto del giradischi e si azionava l'avvio, poi si prendeva il braccetto alla cui estremità era sistemata la puntina e si appoggiava sul disco. Si alscoltava quindi, finalmente, il tanto agognato trentatré giri. Gli ascoltatori più contagiati da manie di tipo paranoico - non era il mio caso - prima e dopo l'ascolto pulivano il supporto in vinile con un panno antistatico per liberarlo da eventuali parti di polvere depositatesi sul supporto stesso.
Tutta questa serie di operazioni trasformava quello che oggi è considerato frettolosamente ascoltare musica in molto di più. C'era qualcosa di, come dire?, liturgico in tutta questa procedura. E il disco si ascoltava per intero e con attenzione, traccia dopo traccia, lato A e lato B. Il ripetersi di questa liturgia permetteva di interiorizzare l'album, di scoprirne ad ogni ascolto passaggi nuovi, fraseggi melodici di sottofondo sfuggiti magari all'ascolto precedente, intuizioni armoniche non immediatamente intelliggibili alle prime riproduzioni, e con i ripetuti ascolti si imparavano naturalmente a memoria i testi.
In aggiunta, la produzione discografica dei cantautori italiani, ma anche stranieri, e dei gruppi che io ascoltavo quand'ero ragazzino, non era improntata alla fretta; difficilmente un cantautore buttava fuori un album ogni sei mesi, ma spesso tra un lavoro e il successivo faceva intercorrere uno, due, tre e a volte più anni, dimodoché la pubblicazione di un nuovo trentatré giri diventava una festa, dello stesso tenore che ha il Natale per un cristiano osservante, giusto per buttare lì il termine di paragone che mi pare più calzante. Tutto questo per dire che ai miei tempi anche il semplice ascoltare musica era un'attività che presupponeva di essere affrontata senza superficialità, in maniera approfondita, lo stesso approfondimento e la stessa applicazione che si utilizzavano ad esempio per studiare.
Lungi da me l'idea si scadere nelle facili generalizzazioni, naturalmente, ma ce lo vedete, oggi, un ragazzino che si appassioni a un cantautore o a un genere e ne collezioni i lavori? Difficile. In primo luogo perché i cantautori non esistono più; in secondo luogo perché sono cambiate le dinamiche di fruizione della musica e anche l'atteggiamento in cui si pone di fronte ad essa. Al posto dei cantautori ci sono, tranne ovviamente poche e lodevoli eccezioni, ragazzotti tutti belli e fighi che le case discografiche danno in pasto al pubblico con pezzi miserrimi, vuoti, sia musicalmente che a livello di testi, e che rimbombano per le radio per una settimana, due quando va bene, per poi sparire nel meritato oblio da cui sono venuti. Non c'è più il concetto dell'approfondimento musicale di un autore, c'è solo un fluire incessante di pezzi strutturalmente tutti uguali da scaricare in mp3 sul proprio device, per poi lasciarli ammuffire in una cartella fino alla loro cancellazione perché il device in questione ha bisogno di liberare memoria sulla scheda SD. Oggi va così, e questo sciattume e questa superficialità non concernono purtroppo solo il campo della fruizione della musica.
E niente, pensavo a queste cose stamattina, mentre ero a passeggio ascoltando mp3 dal mio cellulare.

venerdì 21 aprile 2017

Xavier

Xavier Jugel, il poliziotto ucciso ieri sera nell'attentato terroristico agli Champs Élysées, aveva da tempo un compagno ed era membro attivo di una nota associazione Lgbt. Ho fatto una rapida googlata e ho scoperto che le unioni civili, in Francia, sono riconosciute dalla legge dal 1999, periodo in cui da noi la discussione infinita in merito era ancora in fase embrionale - qui da noi la legge è arrivata solo l'anno scorso, ben diciassette anni dopo i nostri cugini d'oltralpe.
Diciassette anni.

mercoledì 19 aprile 2017

La coerenza dei cattolici

Mentre in Parlamento sembra si stia per mettere la parola fine a un vergognoso vuoto normativo che si protrae da decenni, quello che riguarda il fine vita, pensavo all'ipocrisia del mondo cattolico, o almeno di quello più oltranzista, nel porsi di fronte alla nascita e alla morte. Se infatti gli ipocriti cattolici starnazzano e strillano ogni volta che sentono nominare cose come fecondazione assistita e simili, perché la scienza e la tecnica non devono intromettersi nelle fasi del concepimento, ecco che gli strepiti e gli strilli si acquietano quando la scienza e la tecnica vengono utilizzate per tenere forzatamente in vita chi non ne può più e vorrebbe andarsene in pace. Insomma, bisogna nascere in maniera naturale, senza interferenze esterne, ma non si può morire in maniera altrettanto naturale, no, bisogna continuare a soffrire aiutati dalla scienza.
Fatevi curare voi, piuttosto, ma da uno bravo.