martedì 15 ottobre 2019

Mattei

Non guarderò la competizione dei due Mattei da Vespa. In primo luogo perché li detesto entrambi, in secondo luogo perché, da ciò che già si legge in giro, si evince chiaramente trattarsi di una lunga serie di battibeccate in stile ragazzini di prima media. Sinceramente, ho di meglio da fare.

L'app Blogger si aggiorna



Dopo un certo numero di anni, gli sviluppatori hanno rilasciato un aggiornamento dell'app che consente di scrivere post sulla piattaforma Blogger tramite smartphone. Niente di rivoluzionario, si tratta a prima vista solo di modifiche di carattere estetico che poco o nulla migliorano la già ben nota poca praticità, specie quando si tratta di caricare immagini (per farlo in maniera ottimale occorre utilizzare un browser).

La foto che vedete in alto, ad esempio (ritrae una porzione della mia libreria), l'ho caricata utilizzando la app aggiornata, ma non essendo possibile modificarne le dimensioni, prima che la sistemassi tramite browser fuoriusciva a destra del bordo del post generando un effetto sgradevolissimo.

Ho notato poi che l'app aggiornata non prevede, a differenza della precedente versione, di inserire nel testo del post link a siti esterni, una funzione molto comoda inspiegabilmente soppressa. Vado subito a disinstallare gli aggiornamenti e torno alla versione precedente dell'app.

Tredici anni

Oggi questo blog festeggia tredici anni, ma non è più lo stesso di tredici anni fa, ne è cambiata completamente la fisionomia. Quando lo aprii mi ci gettai con passione: post lunghi, articolati, pieni di link, ci dedicavo molto tempo (fin troppo, mi rendo conto ora) e molta gente passava di qua; oggi è diventato più una specie di diario in cui scrivo pensieri brevi e slegati solo quando ho voglia, e con pochi ma affezionati lettori. Ma va bene così.

lunedì 14 ottobre 2019

Luke



Il racconto della fuga di Luke dal luogo in cui era rinchiuso, L'Istituto, è una delle pagine più belle del romanzo. Finora.

Bottiglie e tovaglioli

Ricordo che, da bambino, a pranzo e a cena mia madre metteva sulla tavola una caraffa riempita con l'acqua del rubinetto della cucina. A volte comprava, qui al negozio di fianco a casa, anche l'acqua minerale, che il negoziante vendeva in bottiglie rigorosamente di vetro. Se poi, una volta consumata l'acqua, si riportavano al negozio le bottiglie vuote, invece di gettarle nella spazzatura, il negoziante restituiva qualche lira, il famoso vuoto a rendere.

Naturalmente le bottiglie di vetro venivano poi riutilizzate dalla ditta che imbottigliava l'acqua minerale e il ciclo si perpetuava. Discorso analogo per il vino in bottiglia che beveva mio padre (il Tavernello nel tetrapack sarebbe arrivato molto ma molto dopo). Anche i tovaglioli in tavola erano di stoffa, spesso abbinati alla tovaglia, e si riutilizzavano per più giorni. Poi andavano in lavatrice assieme alla tovaglia, mentre ora si disboscano foreste per pulirsi la bocca dai residui di ragù.

Mi è venuta in mente questa cosa ieri sera mentre gettavo l'immondizia. Il cassonetto giallo per la raccolta della plastica era strapieno e qualcuno aveva già cominciato a lasciare bottiglie e contenitori vari all'esterno. Chissà, forse una volta c'era più attenzione a queste cose, magari ci si teneva di più, c'era una maggiore etica di natura, poi è arrivata la plastica e ha seppellito tutto.

domenica 13 ottobre 2019

Armi ai turchi

Nel 2018 l'Italia ha venduto armi alla Turchia per oltre 360 milioni di euro, armi commerciate, chi più chi meno, da quasi tutti i paesi europei. Francia, Germania e Olanda hanno già annunciato di interrompere questo mercanteggiamento e domani Di Maio andrà in Europa ad alzare la voce (non ridete, eh) chiedendo che lo facciano tutti gli altri paesi europei.

Nel frattempo quel gentiluomo di Erdogan continua tranquillamente, anche con le nostre armi, a massacrare i curdi, popolo senza patria storicamente abituato a essere ciclicamente massacrato dal prepotente di turno; curdi che fino a ieri erano stati risparmiati dalla furia sterminatrice del mastino turco solo perché nel territorio dove erano situati, il nord della Siria, c'erano un centinaio di soldati americani (americani e curdi hanno combattuto insieme l'Isis. In realtà i curdi, gli americani si sono limitati a dare una mano).

Poi, improvvisamente, Trump decide di levare le tende, sapendo benissimo quali sarebbero state le conseguenze, perché, dice, mica può sprecare tempo ed energie (cento soldati americani!) per queste guerrigliole del cazzo, e giustifica l'azione dicendo che i curdi sono terroristi (quando ci combatteva assieme non lo sapeva?) e nella Seconda guerra mondiale non hanno mosso un dito in supporto degli americani durante lo sbarco in Normandia (voi vi rendete conto, vero, che il tizio che dice queste scempiaggini è a capo della prima potenza del mondo?).

E così siamo tutti qua, oggi, a stracciarci ipocritamente le vesti perché Erdogan massacra i curdi con armi vendutegli dall'Europa. Europa che naturalmente viaggia in ordine sparso e senza fare troppo casino, perché in Turchia non ci sono solo aziende italiane ma anche francesi, tedesche ecc. Un po' come in fondo noi non abbiamo fatto troppo casino con l'Egitto per la vicenda Regeni, dal momento che l'import-export tra l'Italia e l'Egitto viaggia su numeri dell'ordine di qualche miliardo di euro.

Nel mezzo ci sono gli immancabili profughi, questa volta quelli stanziati in territorio turco, che Erdogan ha quantificato in oltre tre milioni di persone e minacciato di espellere dalla Turchia e spedire in Europa se non la smettiamo di agitarci per la carneficina perpetrata in Siria. Non so se notate: anche in questo caso i profughi trattati non come persone ma come arma di ricatto nei confronti dell'Europa; uomini, quindi, considerati come mezzo e non come fine, quindi mai come persone. Lo faceva Salvini quando li teneva imprigionati sulle navi e lo fa Erdogan con quelli ammassati nei campi profughi turchi. Con buona pace di Kant e di ogni brandello residuo di Umanesimo.

La sicurezza (sul lavoro)

Settecento lavoratori sono già morti dall'inizio dell'anno, e dal momento che a capodanno mancano ancora due mesi e mezzo abbondanti, è facile pronosticare che a tale scadenza il conteggio contemplerà più di mille "caduti", numero purtroppo in linea coi dati forniti annualmente dall'Inail. In un simile contesto di vera e propria "guerra", ci si aspetterebbe che un ministro faccia un decreto sicurezza per cercare di risolvere questo problema, che spenda le sue energie in questa direzione, che per sicurezza metta al primo posto questo tipo di sicurezza.

Per quattordici mesi siamo invece stati catapultati in una specie di realtà parallela, totalmente infondata e priva di qualunque ancoraggio alla realtà, dove ci è stato ripetuto fino alla nausea che la lotta per la sicurezza passava esclusivamente dall'impedimento di ingresso nei nostri porti ad alcune navi con a bordo dei naufraghi. E la cosa ha funzionato: su questa palese e gigantesca distorsione della realtà, personaggi infimi hanno costruito un consenso politico altissimo. E molti di noi, come polli, ci sono cascati e si sono prestati per consentire che quegli infimi personaggi crescessero.

Personaggi ora lì in attesa di tornare nelle stanze dei bottoni per poter ricominciare con la stessa propaganda, certi di trovare ancora, allo stesso posto, una plebe ragliante pronta a osannarli di nuovo. E poi vogliamo progredire? Parliamo di grandi orizzonti, di sviluppo, di un'Italia che si rialzerà?