martedì 30 aprile 2019

Andiamo come un treno, dice

Ci si arriva anche senza essere economisti. Un trimestre positivo (+ 0,2 %) dopo tre cali consecutivi non significa che la recessione è finita né, tantomeno, che andiamo come un treno. Si tratta infatti di piccole fluttuazioni percentuali che girano comunque sempre attorno allo zero, in un quadro quindi di persistente stagnazione, come del resto precisa l'ISTAT.

Ma la comunicazione politica, forte di destinatari in gran parte poveri di spirito, è questa roba qua. Siamo ai livelli della famosa e patetica sceneggiata sul balcone di palazzo Chigi in cui si annunciava la definitiva sconfitta della povertà.

domenica 28 aprile 2019

Astrusità

Ubertoso, calefattivo, tropo, paronomasia, cervogia, sabordo, nepente, marcidaglia, logogrifo, vermocane, solo per citare i vocaboli di cui non so il significato incontrati nelle ultime venti pagine. Poi, certo, spesso un significato si intuisce dal periodo in cui è inserita la parola, ma, a meno che non si abbia una laurea in lettere, quando si legge un qualsiasi romanzo o saggio di Umberto Eco è buona norma tenere sempre sottomano un dizionario.

Intuii questa cosa quando lessi per la prima volta Il nome della rosa, l'intuizione si corroborò con La misteriosa fiamma della regina Loana e Pape Satàn Aleppe, ed è diventata certezza in questi giorni leggendo L'isola del giorno prima.

Il "nuovo" che avanza

Magari è solo un'impressione mia, ma vedo la ricandidatura a sindaco di De Mita come perfetto emblema di quello che è oggi il nostro paese.

venerdì 26 aprile 2019

Legittima difesa

Leggevo qualche giorno fa del drammatico problema della carenza di organico nelle forze dell'ordine in Italia. Vado a memoria, ma mi pare che tra carabinieri, polizia e finanza, manchino all'appello circa undicimila uomini (attualmente l'organico è di circa cinquantamila con una età media che ormai supera i quarant'anni). Mi chiedevo se invece di fare una legge sulla legittima difesa che, nel suo impianto generale, irrobustisce la linea della giustizia fai-da-te, non si potevano rimpinguare gli organici delle forze dell'ordine. Sì, lo so, conosco l'obiezione: dove si prendono i soldi per stipendiare tutti? Meglio armare i cittadini, forse costa meno, devono aver pensato.

(Ah, Mattarella ha firmato la legge, accompagnandola però con una lettera in cui evidenzia varie irragionevolezze e quattro errori marchiani, il tutto relativamente a una legge su cui si discute da anni e di cui già parlavano i due cicisbei in campagna elettorale. Così, giusto per farsi un'idea del livello di questa gente.)

Il neofascista

Il neofascista ha il cranio completamente rasato, occupato per intero da un vistoso tatuaggio. Sì, un tatuaggio, che poi cosa rappresenti mica sono riuscito a capirlo. È un bravo ragazzo, tra l'altro, quando vuole è pure simpatico, e poi a lavorare s'impegna, ha voglia. Un giorno gli ho chiesto: "Non è stato doloroso farsi un tatuaggio sul cranio?"
"Dolorosissimo," m'ha risposto, "ho patito come un cane."
"E allora perché te lo sei fatto?"
"Così, mi piaceva..."

Un giorno, passando tra i bancali, nota sul banco una pila di calendari del duce, pronti per essere distribuiti. Ne solleva uno, lo mostra agli astanti, sorride. "Va' là che quando c'era lui..." dice.
"Quando c'era lui... cosa?" rispondo.
"Come, 'cosa'? Guarda che se un giorno andrai in pensione sarà solo merito suo."
"Ah, sì?"
"Sì. E delle bonifiche pontine cosa mi dici?"
"Ti dico che un primo abbozzo di previdenza sociale è stato istituito alla fine del 1800 e le bonifiche pontine sono state iniziate dai Volsci nel sesto secolo avanti Cristo, se vogliamo essere precisi."

Mi è venuto in mente questo vecchio dialogo con un mio collega (sì, tra tanti, ce n'è anche qualcuno di loro), dopo aver letto delle sfilate neofasciste a Milano e a Roma nella vigilia del venticinque aprile. Dietro quegli striscioni c'erano per la maggior parte ragazzi, che, probabilmente come il mio collega, del fascismo hanno al massimo sentito qualcosa al bar o hanno fatto incetta delle bufale che girano sui social. Tutto qui. Oltre a questo, niente, il buio, il vuoto. E come puoi discutere col vuoto?

giovedì 25 aprile 2019

25 aprile

Solo una classe politica ignorante o in malafede può concepire il 25 aprile come una festa divisiva tra destra e sinistra. Ed è solo in funzione strumentale che tale dicotomia viene puntualmente, ogni anno, propagandata. La storia racconta altro. Racconta di un paese occupato e schiacciato sotto il peso di una feroce dittatura. Un paese che a un certo punto decise di reagire e di liberarsi. Nacque la Resistenza, in cui confluirono uomini e donne di ogni estrazione politica: comunisti, cristiani, socialisti, laici, liberali, monarchici, repubblicani, azionisti. Questa è storia, ed è il motivo per cui il 25 aprile è la festa di tutti, anche di quelli che hanno altro da fare.

mercoledì 24 aprile 2019

Piazzale Loreto

I casi sono due: o hanno molto senso dell'autoironia o sono talmente ignoranti da non sapere cosa successe a piazzale Loreto. Propendo per la seconda ipotesi.

martedì 23 aprile 2019

Giornata mondiale del libro



"Quando tu leggi, abbandoni la tua visione del mondo per entrare in quella raccontata dal libro, e se tu hai tante visioni del mondo, non puoi votare Salvini".

Umberto Galimberti

lunedì 22 aprile 2019

(...)





(da Per un nuovo umanesimo - L. Ciotti, V. Alberti)

I miti del nostro tempo



Questo, che ho appena terminato, è forse il saggio che ho sottolineato di più e a cui ho fatto più orecchie tra quelli letti negli ultimi tempi, e che sicuramente rileggerò. È, in sostanza, un grande invito a non fossilizzarsi sulle idee acquisite, a scuotersi dalla pigrizia che impedisce di metterle in discussione, di sottoporle a critica rapportandole ai cambiamenti rapidi con cui si muove la società. E Galimberti invita all'uso del senso critico in maniera elemplare, smontando e illustrando le contraddizioni dei tanti miti di oggi: il culto della giovinezza, l'ossessione della crescita economica, la tirannia della moda, solo per citare quelli trattati in maniera più esaustiva.

È un libro pessimista, nel senso che non lascia grossi margini di speranza che in futuro ci siano cambiamenti di rotta rispetto alla direzione imboccata dalla società, dove ormai predomina l'incultura, la fascinazione per le "soluzioni" a colpi di slogan, il rigetto dell'analisi e della propensione al discernimento come mezzi per poter capire le cause, sempre più complesse, di ciò che succede. Significativo, tra i tanti, il passaggio in cui il filosofo dice che le nazioni progrediscono a partire dal livello culturale. Ed è facile capire cosa comporta questo per un paese, come il nostro, dove non si leggono più libri e che è agli ultimi posti, tra quelli europei, per la comprensione di un testo scritto.

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...