giovedì 12 settembre 2019

Decide il card. Bassetti per tutti?

Per il cardinal Bassetti, quindi per la Chiesa cattolica, non dovrebbe esistere un diritto a darsi la morte perché la nostra vita in realtà non è nostra, cioè non è nella nostra disponibilità, ma nelle mani di colui che ce l'ha donata.

Detesto tornare ancora su questi argomenti, ma ogni volta mi chiedo perché questa visione cattolica del fine vita debba essere imposta a tutti, compreso chi cattolico non è. È come se io andassi da Bassetti e gli dicessi: Senti, sul tuo fine vita decido io, e siccome del tuo orientamento cattolico non mi frega nulla, ora faccio una legge che impone che l'eutanasia sia applicata erga omnes, anche a quelli che la aborrono. Secondo voi Bassetti come la prenderebbe? Insomma, se voi cattolici avete la vostra morale, le vostre convinzioni e i vostri principî, e a me sta benissimo che li abbiate, perché li volete imporre anche a me?

E anche la trita e ritrita favoletta della vita intesa come dono presenta argomentazioni epistemologiche fragilissime. Per il semplice motivo che io un dono posso nella peggiore delle ipotesi anche rifiutarlo, e in quella migliore farci ciò che voglio, ed è la visione cattolica della vita intesa come obbligo che fa a pugni col concetto di dono e si avvicina semmai a quello di imposizione.

Voglio vivere in un paese dove ognuno possa decidere da sé come gestire la propria vita e la propria morte, e siccome non mi risulta di vivere in una teocrazia non mi sembra di chiedere troppo.

lunedì 9 settembre 2019

Non è Salvini

Quelli che esultano perché Salvini è ora all'opposizione non hanno capito che lui non era il male, ne era solo la rappresentazione, era colui che gli aveva dato voce. Voglio dire che il malessere, l'inciviltà, l'incultura, l'insoddisfazione (e aggiungeteci quello che volete) di cui lui era espressione non sono spariti con lui ma sono ancora lì, in attesa che arrivi un altro a rappresentarli. E se non si lavora su quello, su quel becerume e quell'inciviltà un tempo solo mugugnati a denti stretti perché ci si vergognava e con lui sdoganati pubblicamente senza più remore né freni, domani arriverà un altro a rappresentarli. E potrebbe essere addirittura ancora lui, il quale ha perduto una battaglia, e male, ma non ha certo perso la guerra. Anzi.

domenica 8 settembre 2019

La fine di Moby Dick

Terminato pochi minuti fa, dopo quasi due settimane, il maestoso Moby Dick di Herman Melville, nell'edizione pubblicata nel 2016 da Giulio Einaudi e tradotta da Ottavio Fortuna. Mi ci sono volute quasi due settimane in primo luogo perché è un tomo di settecento pagine, e poi perché, come ho già scritto altre volte, nella vita sono obbligato a fare altre cose oltre a leggere libri, come ad esempio lavorare, tanto per dirne una. Qualche curiosità.

Il libro è stato pubblicato originariamente nel 1851 in due edizioni, una americana e una inglese, quest'ultima emendata di molte parti considerate eufemisticamente irriverenti nei confronti della Corona. Oggi è considerato un capolavoro della letteratura universale ma nel periodo in cui Melville visse fu sostanzialmente ignorato. Alla sua morte, nel 1891, le copie vendute furono appena tremila.

L'Italia è il paese che l'ha tradotto di più, essendone in circolazione circa una ventina di traduzioni; la Francia, ad esempio, ne ha appena due. Quella più nota e letta, qui in Italia, è quella che Cesare Pavese pubblicò nel 1932 all'età di appena 23 anni, a cui farà seguito un'altra, riveduta e corretta, nel 1941. È opinione diffusa tra i critici letterari che Pavese abbia però piuttosto "maltrattato" l'originale, specie nella sua prima versione, con una traduzione in alcuni punti perlomeno approssimativa.

Secondo questa classifica, il cui valore va preso con le pinze, il capolavoro di Melville è uno dei dieci libri più abbandonati. A me è piaciuto. È innegabile che a tratti assuma più le sembianze di un saggio sulla marineria e la baleneria, piuttosto che un romanzo, ed è sicuramente vero che decine di pagine impiegate ad esempio per descrivere lance, arpioni, navi baleniere, specie di cetacei ecc. possono risultare pesanti (e a tratti lo sono), ma, superate le prime 150 pagine circa, e cioè più o meno quando il Pequod comandato dall'arcigno e granitico capitano Achab prende il largo, beh, da lì in poi il romanzo conquista e trasporta il lettore con sé senza possibilità di scampo.

O almeno, questo è ciò che è successo a me.

Il gigante buono

Se nello stesso titolo si mettono assieme "gigante buono" e "quell'amore non corrisposto", l'impressione che se ne ricava, o che almeno io ne ricavo, è in fondo in fondo che una qualche forma di responsabilità anche la povera ragazza ce l'abbia, e si avverte, neppure tanto latente, quell'olezzo nauseabondo che ogni formula tendenzioso-assolutoria propaga da lontano.

Ma sicuramente è un abbaglio. No, dico, non vorrete mica che al Giornale facciano operazioni di questo genere...

Cacciatori

Settembre. Ricominciano le scuole e ricomincia anche la caccia. E il sabato e la domenica mattina, nelle campagne qua attorno, si sentono in lontananza gli spari dei cacciatori. I cacciatori si alzano prestissimo, la mattina, e coi loro cani si inoltrano per campi, prati e boschi per cacciare. Ho sempre pensato che la caccia sia lo sport (sport?) più stupido e cinico che ci sia.

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull'età, diceva Guccini, e porta il dono usato della perplessità. I cacciatori non hanno questo dono.

sabato 7 settembre 2019

Dimidiato

Dimidiato, sinecura, efesia, mescidare, incolsutile, ammolcito, labaro, inubertoso, aggricciante. Sono solo alcuni della miriade di termini dal significato a me ignoto incontrati in Moby Dick. Leggendolo, mi rendo conto di quanto io sia ignorante. Cosa di cui naturalmente ero al corrente. 

venerdì 6 settembre 2019

Il vestito di Teresa Bellanova

Negli anni '60 I Nomadi spopolavano con una canzone che si chiamava Come potete giudicar? "Come potete giudicar? Come potete condannar? Chi vi credete che noi siam, per i capelli che portiam?" Mi è venuto in mente, questo pezzo, mentre leggevo la marea di critiche e insulti alla nuova ministra dell'Agricoltura Teresa Bellanova per essersi presentata al giuramento al Quirinale con un vestito blu elettrico. Qual è il problema? Non lo so, e probabilmente non lo sanno neppure i leoni da tastiera, quelli abituati a sfogare le loro frustrazioni insultando dietro pseudonimi.

Ai giuramenti al Quirinale si sono presentati, in questi ultimi lustri, centinaia di ministri e primi ministri vestiti come dio comanda, in giacchetta, cravatta e completi azzeccatissimi, belli fuori ma lestofanti della peggior risma. Preferisco una ministra onesta e bella dentro vestita magari in maniera un po' vistosa piuttosto che la gentaglia di cui sopra. Per quanto riguarda gli insulti relativi al fatto che abbia solo la licenza media, credo occorra fare una distinzione.

Io sono stato tra quelli che criticarono la signora Fedeli, ministra dell'Istruzione nel governo Gentiloni, perché in possesso della sola maturità. Perché? Perché se io sono ad esempio un professore di liceo, pretendo che chi amministra la scuola italiana abbia perlomeno un titolo di studio equipollente al mio. L'ideale, poi, sarebbe che chi si siede ai vertici dell'Istruzione fosse anche uno che ha avuto esperienze nelle scuole come insegnante, cosa che naturalmente non accade mai.

La signora Bellanova è stata nominata al vertice del ministero dell'Agricoltura, e lavorare in quel campo lì è stato ciò che ha fatto per buona parte della sua vita, prima di accedere al sindacato e quindi al sottosegretariato. È una donna che ha sempre lavorato e gran parte del suo lavoro è stato attinente a ciò che oggi presiede, quindi non mi sembra una cosa gravissima la mancanza di una laurea, perché la competenza nel suo ramo le deriva da anni di lavoro ed esperienza. Cose naturalmente incomprensibili, il lavoro e l'esperienza, per i leoni da tastiera.

Per i curiosi, qui c'è una carrellata dei titoli di studio dei ministri del Conte due.

mercoledì 4 settembre 2019

Luciana Lamorgese

Nella lista dei ministri che comporranno l'esecutivo che nasce oggi, è naturale che la curiosità principale riguardi la figura che prenderà il posto del peggiore ministro della storia d'Italia. Si tratta di una donna, Luciana Lamorgese, a me fino ad oggi totalmente sconosciuta, come del resto mi risulta sconosciuta buona parte della rosa di nomi scelti da Conte.

La signora che prenderà il posto dell'uomo del Papeete è del '53 ed è originaria della Basilicata; ha una laurea con lode in giurisprudenza, è avvocata e, tra i suoi numerosi incarichi, ha ricoperto quello di prefetto a Milano.

Da quanto mi risulta non ha account attivi su alcun social, e la cosa è rincuorante e rappresenta certamente un segno di discontinuità col passato, e non mi riferisco solo a Salvini ma anche ai suoi predecessori. Viene istintivo pensare che un politico che non ha mai avuto a che fare coi social sia un politico che prediliga il lavoro, la professionalità e la serietà istituzionale al cazzeggio improduttivo a base di selfie con pane e nutella e spaghetti col ragù Star, cioè quello che Salvini faceva ogni santo giorno.

Poi, certo, un giudizio sull'operato è naturalmente prematuro, ma le premesse mi sembrano buone.

lunedì 2 settembre 2019

Rousseau

Magari qualcuno se lo sarà già chiesto. Perché i Cinquestelle hanno aspettato che gli accordi tra Conte e Zingaretti fossero in dirittura d'arrivo per sottoporre la liceità dei suddetti accordi alla piattaforma? Non potevano interpellare il popolo del sacro portale internet quando i prodromi dell'accordo si erano già palesati, cioè subito dopo Ferragosto?

Cattolico non praticante

Dice il sindaco leghista di Ferrara, che ha appena comprato un migliaio di crocifissi per le scuole della città (come è noto, il crocifisso è il più grave problema che affligge la scuola in Italia, mica i soffitti che crollano o una qualità formativa da terzo mondo), di essere cattolico non praticante.

Ancora con 'sta storia patetica del cattolico non praticante: non è ora di smetterla una volta per tutte con questo ridicola ambivalenza, buona solo per autogiustificare la propria assenza di visioni e di idee? O si è cattolici o non lo si è. Punto. E se lo si è, si è anche praticanti, il resto è oziosa retorica. È come se uno dicesse di essere vegano non praticante: cosa significa? Nulla. Se sei vegano vivi mettendo in pratica il veganesimo, altrimenti non sei vegano e chiusa lì.

Certo, uno potrebbe dichiararsi simpatizzante, perché no? Sono simpatizzante del veganesimo ma non lo pratico. Va bene, ma ve lo immaginate un sindaco leghista, che impone il crocifisso a scuola, che si dichiari simpatizzante del cattolicesimo? Dài, su, siamo seri, anche se pretendere serietà da un leghista è ovviamente un controsenso.

Quindi, diciamo le cose come stanno: al sindaco leghista di Ferrara del crocifisso e del cattolicesimo non importa un fico secco, come del resto non importa nulla a Salvini, a entrambi importa solo utilizzare crocifisso (e ammennicoli correlati) e cattolicesimo in chiave strumentale e politica, e chiusa lì.

In quanto al ritenere il crocifisso un simbolo di pace, dice sempre il primo cittadino, ma stiamo scherzando? Il crocifisso un simbolo di pace? Dove? Quando? Il crocifisso è un simbolo che gronda sangue, la sua storia si snoda su secoli e secoli di guerre, massacri, genocidi, torture, abusi, prevacaricazioni, ruberie, occupazioni. L'unica pace che vedo, qui, è quella del cervello. Del sindaco.

(Ci sarebbe da fare, in aggiunta, un discorso sul fatto che non è il praticantato ossequioso che fa il buon cristiano, ma è ben altro. Magari un'altra volta.)

Bollo e balle

Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica. Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del b...