lunedì 20 febbraio 2017

Ma a chi interessa?

Ma a chi mai può interessare 'sta benedetta scissione, che prima si fa, poi sembra rientrare, poi si fa di nuovo, poi chissà? Interessa forse a chi torna a casa dopo l'ennesima giornata passata a cercare un lavoro? (Un esempio tra i diecimila relativi a vita reale che si potrebbero fare.)
No, seriamente, a chi cazzo mai può interessare questo grottesco e patetico balletto, messo in campo da personaggi di infimo lignaggio unicamente con lo scopo di preservare posizioni di rendita tutte personali?

Come fa?

Per curiosità li ho voluti contare. Sono cinquantaquattro. Nella mia libreria, di là nella sala, ci sono cinquantaquattro libri di Stephen King, e non sono neppure tutti quelli che ha scritto. Mi mancano infatti alcuni della saga de La torre nera e alcuni di quelli scritti con lo psuedonimo Richard Bachman, e mi mancano anche quelli pubblicati solo in e-book. Così, a naso, ipotizzando un numero per difetto, posso quantificare in sessanta i libri che il grande scrittore americano ha sfornato dal '74 in qua, anno in cui uscì Carrie, il suo primo romanzo, e sto parlando di un autore ancora in attività. Aggiungo che non si tratta di librettini di cento o duecento pagine, no, sono libri che nella stragrande maggioranza superano tranquillamente le cinquecento/seicento pagine. 
Come fa?
(Ho controllato adesso su Wikipedia: tra romanzi e antologie di racconti ha pubblicato finora più di ottanta opere. Di nuovo: come fa?)

sabato 18 febbraio 2017

Baggio

Pure chi scrive, che di calcio non ci capisce niente né lo ha mai interessato, conosce Roberto Baggio, perché nel ventennio in cui ha giocato era impossibile anche per chi era totalmente a digiuno di calcio non sentire parlare di lui. Poi, certo, oggi come allora i giudizi sulle sue capacità di infilatore di palloni in rete erano, e sono, le più disparate, e grosso modo vanno da chi l'ha sempre considerato una mezza sòla a chi l'ha sempre considerato addirittura più grande di Pelè e Maradona. Chi scrive non si schiera né da una parte né dall'altra, non essendosi appunto mai interessato di calcio, e tuttavia non è così superficiale da non essersi accorto che dal lato umano è forse stato più "serio" di tanti altri ex campioni. Qui, l'aggettivo serio è da intendersi nel senso di apprezzamento, più che dell'attività calcistica, della gestione della vita da parte del calciatore una volta chiuso il sipario sul rutilante mondo del calcio. 
Una buona parte di quelli che appendono le scarpe al chiodo, infatti, incapaci evidentemente di rinunciare a una vita fatta di visibilità mediatica fatta di stadi pieni, applausi e titoli sui giornali, cercano di perpetuare la propria immagine trasformandosi in fenomeni da baraccone su qualche isola dei famosi, oppure come tristi comparse negli altrettanto tristi pomeriggi televisivi della domenica, oppure ancora inventandosi il ruolo di commentatori sportivi ammazza-congiuntivi, per arrivare ai casi più patetici e grotteschi di chi fa a gara per essere immortalato su rotocalchi di infima categoria mentre sverna su qualche isola della Polinesia con la bellona di turno, bellona che ovviamente cambia con la stessa frequenza con cui Lady Gaga cambia le scarpe.
Roberto Baggio, il famoso Divin Codino, una volta chiuso col calcio si è invece ritirato a vita privata, senza concedere più niente a nessuno. Una vita schiva: non una comparsata in tv, non una dichiarazione, un'intervista, niente di niente, tanto che molti in tutto questo tempo si sono sicuramente chiesti cos'abbia fatto in questi anni. Fino ad oggi, giorno del suo mezzo secolo di vita, trascorso tra i terremotati di Amatrice. E qui non so, boh, la perplessità si fa strada poco a poco come quelle nebbioline che avanzano lentamente in certe mattine di certi autunni su certi campi. Per carità, l'avrà sicuramente fatto con la migliore delle intenzioni, senza secondi fini - d'altra parte quali secondi fini potrebbe mai avere? - ma quell'impressione, pure se lontana, pure se piccola, pure a tratti appena percettibile e appena intelligibile, insomma quell'impressione di perplessità si prova. Sarà probabilmente perché chi, come lo scrivente, comincia a essere relativamente in là con l'età, ha ormai raggiunto un livello piuttosto elevato di "incarognimento", generatosi in tutti gli anni in cui risme di squallidissimi personaggi hanno marciato su ogni tragedia d'Italia guidati solo dal lume dello sciacallaggio mediatico-politico - l'ultimo caso noto è quello del tipo che alla sera, dopo il pellegrinaggio strumentale tra la sofferenza e il dolore, si è presentato in uno studio televisivo con un paio di doposci ai piedi. Ecco perché, probabilmente, si vedono certe azioni, magari animate dalle migliori intenzioni, sotto la luce della perplessità. 
Un giorno, chissà, agli squallidi personaggi di cui sopra magari chiederemo conto anche di questo.

venerdì 17 febbraio 2017

L'agonia (del PD)

Ciò che sta succedendo al Partito Democratico (ancora mi stupisce questa denominazione, specie dopo che per due anni il ducetto di Rignano ne ha fatto praticamente una cosa sua) credo si possa definire, senza tema di confutazione, agonia. L'agonia del moribondo con le ore contate e l'accanimento terapeutico ormai inutile. Un partito che non è più né carne né pesce, se mai sia stato qualcuna delle due pietanze; un partito-spezzatino dilaniato da tremila correnti capeggiate da altrettanti poco raccomandabili figuri, che ricordano quegli animali poco simpatici che in certi documentari li vedi sgomitare sulla preda ormai morta per accaparrarsi brandelli della carogna. Ci sarà 'sta benedetta scissione? Non ci sarà? E in caso si riesca in qualche modo a ricomporre l'apparentemente insanabile frattura, quanto durerà la tregua prima della successiva ribalderia perpetrata da una delle due parti a danno dell'altra?
Niente, meglio aspettare che qualcuno stacchi la spina definitivamente e interrompa così il mesto e straziante spettacolo dell'agonia.

giovedì 16 febbraio 2017

Lavagna

La tragedia di Lavagna dovrebbe essere commentata solo col silenzio, nient'altro, e invece tutti a dire la loro preziosissima e importantissima opinione, ché l'umanità mica va avanti sennò. Che poi, alla fine, non ci sarebbe forse neppure niente di male, anche se rimango convinto che un salutare silenzio sia la cosa migliore. Ciò che irrita sono in realtà i giudizi, più che le opinioni. Nessuno ha titolo per dire se quella povera madre abbia fatto bene oppure abbia sbagliato, tutt'al più si potrebbe azzardare a dire cosa si sarebbe fatto in caso ci si fosse trovati dentro a una situazione come quella. Se invece non ci si trova, o non ci si è mai trovati, non si dovrebbe neppure esprimere un'opinione su un ipotetico agire personale, perché anche se si pensa che in una data situazione si possa avere un certo tipo di reazione, è matematico che una eventuale prova dei fatti smentirebbe la previsione della suddetta reazione.
E allora silenzio. Quello della decenza e del rispetto, due antichi cimeli ormai confinati nel dimenticatoio.

E

Capita ancora che m'imbatta in discussioni grammaticali che non dovrebbero neppure esistere. Se poi la tipa la mena affermando, con una sicumera degna di miglior causa, che, caschi il mondo, virgola ed e non possono stare insieme, o si mette l'una o si mette l'altra, perché la sua insegnante delle elementari - presumo si parli del Pleistocene inferiore o giù di lì - era categorica su questo, allora davvero avrei dovuto mollarla subito. E invece mi sono lasciato trascinare, cavolo. 
Intendiamoci, è vero, pure la signora Silvana delle mie elementari in presenza di una virgola e una e schiaffava vistosi segnacci rossi, ma si parla appunto di quarant'anni fa. La lingua non è una roba statica, granitica, immodificabile, ma cambia, evolve, si modifica, come tutto del resto, e oggi (ho appena messo la e dopo la virgola, sta così male?) è quasi la regola accoppiare la congiunzione per eccellenza col segno di interpunzione, del resto basta prendere in mano un qualsiasi libro per rendersene conto - evidentemente la tipa non ne legge molti. Pure quei duri e puri dei cruschiani non lo classificano più come errore, quindi di che stiamo a parlare?
Niente, quella là dovevo mollarla subito, dài.

martedì 14 febbraio 2017

Come può un prete causare tanto male?

Al lume della logica credo dovrebbero essere le persone normali a rivolgere la domanda qui sopra al papa, invece che il papa stesso a... boh, non si sa bene chi. Invece è appunto il papa che la mette sul tavolo, e lo fa con una enfasi e un'impressione di contrizione e dolore che quasi commuovono. Una commozione che per poco non fa dimenticare la riabilitazione di don Mauro Inzoli da parte appunto di Bergoglio. Per chi si fosse perso qualche passaggio, don Inzoli è un parroco lombardo, un pezzo grosso di CL, condannato nel giugno scorso a quattro e rotti anni di galera per abusi certificati su almeno cinque minori, in un periodo che va dal 2004 al 2008. Quando scoppiò lo scandalo, l'allora papa Ratzinger gli comminò la pena della sospensione a divinis, ossia l'interdizione dall'esercitare il mestiere di prete, per farla breve. Poi arriva Francesco che, nel 2014, non si sa bene perché, gli ridà lo status sacerdotale
Come possa un prete causare tanto male, quindi, non è dato di saperlo. Però una riabilitazione non si nega mai a nessuno, via.

domenica 12 febbraio 2017

Il telefono fisso nell'Inghilterra degli anni '60

Quando leggo libri ambientati in un determinato periodo storico, mi viene sempre da pensare alle differenze tra il periodo preso in questione nel libro e il nostro, in particolar modo per quanto riguarda la socialità e la comunicazione. Il giallo Indagine a ritroso, di D. M. Devine, ad esempio, che sto leggendo in questi giorni, è ambientato nell'Inghilterra degli anni '60. In quel periodo non c'erano naturalmente i cellulari, non solo in Inghilterra ma anche da noi, men che meno gli smartphone, c'era appena il telefono fisso nelle case, e neppure in tutte. Quando ad esempio si andava in giro in macchina si era quindi isolati, e se la quattroruote si fermava per un guasto l'unico modo per non proseguire a piedi era quello di rintracciare una cabina telefonica, così come si era isolati quando si andava in giro a piedi; la sera si rientrava a casa e se non si aveva un compagno o una famiglia magari si guardava la televisione, oppure si leggeva un libro, e se si aveva voglia di fare due chiacchiere con qualcuno si alzava il telefono e si chiamava l'interessato. Bella differenza con la perenne connessione di tutti con tutti di adesso, perfino con persone che non si conoscono, virtuali, di cui non si sa niente. Una differenza abissale, che mi ricorda i tempi in cui ero bambino io, gli anni '70, anni in cui la cerchia di amici era quella della scuola e della parrocchia, e il passaparola per comunicare uno all'altro che il giorno dopo la scuola sarebbe stata chiusa per neve, giusto per fare un esempio, si faceva attraverso una catena di telefonate col telefono di casa: Tizio avvisava Caio, Caio avvisava Sempronio e così via. Adesso basta un messaggio sul gruppo Whatsapp della classe e tutti sanno tutto all'istante.
Meglio adesso o meglio allora? Meglio adesso, ovvio, ma si tratta di un meglio relativo, non definitivo, nel senso che è basato sul confronto tra una situazione precedente e quella attuale. Ma quella attuale non è statica, e non è detto che sia quella definitiva, che oltre non ci sia niente, anzi è sicuro che non sarà così. Tra dieci o quindici anni si svilupperà una tecnologia di comunicazione che farà sembrare obsoleto il messaggio collettivo su Whatsapp, e forse si guarderà a quest'ultimo con lo stesso dolce ricordo con cui oggi si ripensa al giro di chiamate dal telefono fisso. Quindi oggi è meglio di allora, e ci sembra il migliore dei mondi possibili, ma anche allora era meglio di quando non esisteva neppure il telefono fisso, e quell'allora ci sembrava il migliore dei mondi possibile.
E niente, torno al mio giallo, va'.

sabato 11 febbraio 2017

Salvini, Meloni e le foibe

Ci sarebbe da spiegare a Salvini e alla Meloni, che da giorni la menano con 'ste foibe, e che loro vanno a Basovizza, e perché Mattarella non viene e gnegnegne, che gli episodi tragici dei massacri delle foibe in particolare, e gli avvenimenti che ruotano attorno al cosiddetto confine orientale in generale, riguardano un periodo storico lungo, articolato e complesso, che addirittura affonda le sue radici nella disputa secolare tra popolazioni italiane e slave riguardo al possesso di quelle terre. Ridurre tutto questo a un singolo episodio storico, per quanto tragico, e strumentalizzarlo per bassi fini politici, è tipico di chi è ignorante e di storia sa poco o niente. E oltretutto è pure piuttosto squallido.

venerdì 10 febbraio 2017

Libero

A me provoca sempre un senso di leggera ilarità la puntuale ondata di indignazione che regolarmente segue certe prime pagine di Libero, tipo quella di stamattina sulla Raggi e la patata bollente. È così difficile capire che la suddetta ondata di indignazione collettiva è esattamente lo scopo che si prefigge chi fa quei titoli? Vi siete indignati in massa? Bene, avete fatto il gioco di Libero, e come se non bastasse pure Repubblica ha ripubblicato in cima all'home page quella cialtronata. Complimenti: Feltri ringrazia tutti per avergli regalato tanta pubblicità e probabilmente ha già pronto il titolo per fare indignare tutti anche domani, tanto sa già che saremo di nuovo ancora tutti lì a permettergli di continuare.

La giornata più calda?

Ieri, attorno alle 13, nel comune di Santarcangelo di Romagna l'app meteo del mio smartphone segnava 37° di temperatura reale e 41° di p...