giovedì 9 febbraio 2017

L'intelligenza di Federico Braschi

Federico Braschi è stato eliminato subito da quella specie di circo dell'inutile che è Sanremo. La sua eliminazione ha suscitato l'immediato commento idiota, l'ennesimo, dell'idiota per eccellenza che bazzica per il web. Federico ha dimostrato fin da subito l'intelligenza che è propria di ogni artista, di ogni persona che faccia uso dei propri talenti e della propria sensibilità per creare arte, sia essa musica, poesia o quello che ognuno associa a questo sostantivo. E l'ha fatto evitando di ribattere a Salvini e di infilarsi in un improduttivo battibecco, ma invitandolo semplicemente ad ascoltare il brano, un brano che parla di immigrazione e che per questo ha suscitato gli strali del piccolo uomo con la felpa. Braschi è stato intelligentissimo, ha dato l'illuminato esempio del modo migliore per combattere quelli come Salvini: ignorarli. Perché questa gente qui se la ignori muore, è finita. E Braschi, ignorandolo, ha dimostrato la infinita superiorità che è propria dell'artista vero rispetto a chi intende l'arte al massimo come una gara di rutti a un raduno della lega. I commenti beffardi di Salvini per l'eliminazione di Braschi credo siano la migliore vittoria che il cantautore santarcangiolese potesse portare a casa.

mercoledì 8 febbraio 2017

Il golf e il DL salvabanche

Quindi, alla fine, c'è voluto Pietro Grasso per stralciare dal DL salvabanche l'emendamento del Pd che elargiva 97 milioni di euro per una competizione di golf prevista nel 2022, dico bene? (A proposito, che c'azzecca il golf con le banche? Mah!) E pare non sia passato neppure l'emendamento che prevedeva che la banca d'Italia rendesse pubblici i nomi di chi non ha onorato i debiti contratti con le banche salvate dallo Stato. Tra l'altro non si capisce il motivo. Se per salvare un istituto bancario si usano soldi pubblici, cioè di tutti, non è giusto che a quei tutti venga almeno riconosciuto il diritto di sapere i nomi dei grandi tromboni che hanno contribuito a generare il dissesto di quegli istituti? A me pare il minimo sindacale della decenza. Evidentemente per lorsignori non è così.

L'avversario


L'avversario è un romanzo-verità, ossia il racconto in forma romanzata (in questo caso neppure più di tanto) di un fatto realmente accaduto. Il romanzo in questione, vergato dallo scrittore francese Emmanuel Carrère e pubblicato per la prima volta in Italia nel 2013, racconta le vicende di Jean-Claude Romand, il finto medico francese che nel 1993 sterminò moglie, figli e genitori (tentò, senza successo, di uccidere anche l'amante) nel momento in cui le sue ventennali bugie con cui aveva ingannato tutti (per due decenni era riuscito a fare credere di essere un ricercatore con un impiego di prestigio presso la sede di Ginevra dell'Organizzazione mondiale della sanità) stavano inesorabilmente per venire a galla. Dopo aver sterminato la famiglia ingurgitò elevatissime dosi di barbiturici e dette fuoco alla sua casa, con l'intento di porre fine anche alla propria esistenza. Il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco gli salvò invece la vita; fu processato e nel 1996 condannato all'ergastolo. Nel 2015 i suoi avvocati hanno avanzato richiesta di fargli ottenere brevi permessi di uscita, così come previsto dalle leggi francesi. 

È un romanzo che a tratti lascia impietriti, a tratti spaventa, soprattutto quando, leggendolo, ci si rende conto della straordinaria capacità di dissimulazione che può avere la natura umana, capacità che porta a pensare che un folle criminale potrebbe essere tranquillamente nascosto anche sotto le sembianze di innocue e gioviali persone che magari conosciamo.

lunedì 6 febbraio 2017

Muri poco visibili

Gentiloni ha stretto un accordo con le autorità libiche. L'accordo - l'ennesimo - prevede che l'Italia fornisca alla Libia supporti finanziario e tecnico tramite i quali migliorare le condizioni dei campi di concentr... cioè, volevo dire dei centri di accoglienza in territorio libico, sperando così che il flusso migratorio attraverso il Mediterraneo si fermi. Anche qua abbiamo il nostro piccolo Trump che costruisce muri. Che non sono di pietra, come vuol fare Donald di là, ma sono fatti di carta, di firme, di accordi. 
Dànno meno nell'occhio.

domenica 5 febbraio 2017

Gli studenti scrivono male

Scrivere bene è difficile. Se poi la passione per la scrittura (e soprattutto per la lettura) non si acquisisce fin dalla tenera età, non se ne esce. I seicento docenti che hanno lanciato il tardivo allarme riguardo all'esercito di studenti universitari con un livello di conoscenza di grammatica e sintassi da terza elementare, hanno ragione di allarmarsi. E qui lo si può testimoniare direttamente, dal momento che le due figlie dello scrivente frequentano entrambe l'università. Scrivente che naturalmente si guarda bene dall'affermare che la propria prole non sappia scrivere - meglio pararsi un po' il posteriore in caso l'una o l'altra passino di qua - ma che comunque nota in essa, a volte, una certa indecisione grammaticale e sintattica, specie in fase di stesura di testi destinati all'attenzione di qualche docente universitario, testi per questo motivo sottoposti preventivamente all'analisi del babbo con annessa richiesta di suggerimenti e/o correzioni. 
Giusto per sicurezza, sapete.

Onore al gladiatore

Sembra ci sia un bisogno generalizzato di vendetta. Viviamo in un periodo storico in cui pare aver rotto gli argini il desiderio imperioso di tornare al vecchio occhio per occhio, dente per dente. O forse questo anelito alla giustizia fai da te c'è sempre stato e non ce ne siamo mai accorti, tutti impegnati come siamo a cullarci nella falsa illusione che appartenga da tempo a un passato lontano, ché noi nel frattempo abbiamo imparato a essere civili, a credere nello stato di diritto, a ritenere moralmente giusta la giustizia anziché la vendetta. E invece non è così, o almeno non sembra che sia così; probabilmente questa pulsione primigenia a sopperire col brutale istinto animale, come è successo a Vasto, alla carenza e alle lacune della giustizia ufficiale era solo nascosta sotto il pelo dell'acqua, pronta a riemergere alla prima occasione. Vasto è solo l'ultima dimostrazione in ordine di tempo che testimonia come quegli argini siano ormai definitivamente rotti, e il riferimento non è limitato al singolo fatto in sé, ma alla generale ondata di solidarietà e apprezzamento circa l'operato di colui che è già stato elevato al rango di eroe.
Il cerchio formato da quelli che si oppongono e rifiutano questa visione e questa lettura della realtà è purtroppo sempre più piccolo. E non è escluso che sia destinato prima o poi a non esserci più.

venerdì 3 febbraio 2017

Blocchiamo i siti porno?

L'uscita di Adinolfi in cui dice che in caso il Popolo della famiglia andasse al governo il primo provvedimento sarebbe quello di rendere inaccessibili dall'Italia i siti porno, non meriterebbe neppure una replica, tutt'al più una sonora pernacchia. Che poi, tecnicamente, come intenderebbe procedere? A livello di DNS? Obbligando chiunque sia in possesso di un pc a installare un parental control? O cosa? Lo sa Adinolfi che un proxy web con cui bypassare eventuali restrizioni locali lo sa usare anche un quindicenne? No, non lo sa. Non sa niente, tanto meno di informatica. Torni a parlare di famiglia naturale, va'.

giovedì 2 febbraio 2017

50 libri

Andando probabilmente un po' controcorrente, non credo ci sia niente di eccezionale nell'impresa compiuta da Andrea Giarmanà, e cioè leggere 50 libri in un anno (io comunque l'ho battuto di nove, ammesso che un tale tipo di gara abbia un senso). L'impressione di eccezionalità si ha perché è ormai noto che l'Italia è uno dei paesi al mondo in cui si legge meno, come evidenziato ormai da ogni rilevazione; leggere è ormai considerata una roba da marziani, e quindi quando arriva uno che ne fa fuori 50, ecco che sembra un eroe. In più c'è da aggiungere che la lettura è una passione, come lo è, che ne so?, suonare la chitarra, dipingere, scrivere, giocare a calcio, e tutto quello che volete voi, e quando uno ha dentro di sé il sacro fuoco di una passione utilizza ogni momento libero della giornata per goderne. Se l'appassionato di libri fa uso di ogni momento libero della giornata per prenderne in mano uno, ecco che a fine anno si ritrova con un elevato numero di libri letti, così come l'appassionato di chitarra che prenda in mano il suo amato strumento in ogni momento libero: in un anno gli avrà dedicato un numero di ore molto elevato, e probabilmente senza nemmeno accorgersene.
È che spesso siamo abituati a considerare eccezionale ciò che in altri posti è normale. O quasi.

mercoledì 1 febbraio 2017

L'inglese

Ogni tanto mi viene in mente la frase "...e il giorno della fine non ti servirà l'inglese...", contenuta in una vecchissima canzone di Franco Battiato (credo sia Il re del mondo, 1979 o giù di lì). Una frase banalissima dal significato altrettanto banale: quando ci sarà la fine del mondo conterà poco che si sappia o meno la lingua per eccellenza conosciuta in tutto il mondo. Si tratta naturalmente di una metafora con la quale Battiato voleva un po' ironizzare su quanti si dannano durante la vita per raggiungere il massimo in ogni campo per poi accorgersi che, magari, tutto quell'affannarsi non valeva la pena, oppure non serviva a niente. Sicuramente si tratta di fatica sprecata per la "gente che si frantuma in un fiato senza capire, senza soffrire" di cui parla Guccini nella bellissima Signora Bovary. 
Certo, non è che nella vita si possa stare tutto il tempo in panciolle a grattarsi perché tanto alla fine tocca comunque passare di là, anche se chi scrive ammette tranquillamente che la prospettiva ha un suo fascino intrinseco, però, insomma, potendo...

Quella tentazione latente

Avevo già messo in pratica qualche tempo fa l'azione di disattivare il mio account fb. Sono stato alcuni mesi senza poi l'ho riattivato, ma ci bazzico ormai pochissimo, a volte sto interi giorni senza aprirlo per niente, e le poche volte che ci torno lo faccio solo per ripubblicare là ciò che scrivo qui, senza aggiungere alcun altro tipo di interazione. Credo che la prossima volta che ci metterò mano sarà per una cancellazione definitiva dell'account. Facevo queste riflessioni mentre leggevo il post in cui Federica Sgaggio spiega i motivi della sua ultima disattivazione dell'account, motivi a mio parere più che condivisibili a cui aggiungo la constatazione che fb rappresenta una delle più grosse perdite di tempo che siano mai state inventate, perché ruba tempo ai libri, alla riflessione, alle capacità e possibilità di poter scrivere post articolati e permeati da un minimo di ragionamento, di riflessione. È un mondo in cui sostanzialmente non mi riconosco più, che irrita, velocizza, banalizza, semplifica in maniera aberrante la complessità. E a me la complessità piace.

La giornata più calda?

Ieri, attorno alle 13, nel comune di Santarcangelo di Romagna l'app meteo del mio smartphone segnava 37° di temperatura reale e 41° di p...